COSMOLOGIA. - Dal gr. κόσμος (mondo) e λόγος (discorso), è la parte della filosofia naturale che studia l'ente corporeo in generale, e l'universo nel suo insieme. Come titolo di un trattato filosofico la voce appare la prima volta presso C. Wolff (C. generalis, Francoforte 1731) e fu in seguito adottata, particolarmente dai neoscolastici, o semplicemente in sostituzione della voce tradizionale « physica », o, più spesso per designare la parte generale della « physica ».
I. STORIA
Nella storia del pensiero occidentale la filosofia della natura sorge nell'insieme di un processo, in cui si acquista la visione del mondo come φίσις, cioè come realtà autonoma, mossa e governata da forze immanenti secondo leggi definibili. Presso i primi filosofi ionici la nuova concezione appare collegata con una veduta unitaria sul cosmo intero che, di fronte alla multiformità e incostanza delle cose, esigeva la distinzione fra le forme variabili ed il fondo unico ed imperituro della realtà. La determinazione di questo fondo divenne il primo problema della c. Con la scoperta del momento normativo dei numeri nei fenomeni naturali da parte dei pitagorici, si introdusse un nuovo ed importante motivo nella speculazione che contribuì all'orientamento del pensiero verso una c. pluralistica ed atomistica. La scuola eleatica rappresenta in parte una reazione contro questo indirizzo pitagorico: la base della sua dottrina è una dialettica, che per la prima volta sviluppa i problemi del divenire, dell'essere e delle sue determinazioni da un punto di vista ontologico. Le conseguenze paradossali cui giunse il monismo eleatico, condussero ai due tentativi di Empedocle e di Anassagora di riprendere le questioni cosmologiche su base pluralistica. Motivi eleatici e pitagorici si combinano anche nel sistema atomistico di Democrito.Nel pensiero di Platone la c. non si afferma come scienza autonoma. Tutto ciò che c'è di scibile nelle cose empiriche viene ad esse dalle idee e dai valori matematici. Proposizioni scientifiche intorno alle cose sono quindi possibili soltanto sul livello di una fisica matematizzata. Questo matematismo acquista però nella filosofia di Platone un
significato del tutto originale: numeri e figure sono le norme di un ordine preparatorio, intermedio fra le idee e le cose sensibili. Sopra l'ordine matematico poi sta l'ordine delle essenze, espressione immediata delle relazioni dialettiche fra le idee stesse. Le modificazioni che gli indirizzi platonici subiscono presso Aristotele sono comandate principalmente dall'idea del primato ontologico dell'essere concreto. A questo primato corrisponde nel regno delle essenze quello dell'εἶδος ἔσθων, che sta verso le essenze generiche nel rapporto di atto e potenza. Così cade la dialettica discendente di Platone e con essa la concezione aprioristica della scienza. Fra i quattro genesi di cause, le cause finali tengono il primo posto. L'ordine teleologico che orienta tutti gli esseri verso il supremo bene è limitato soltanto da parte della materia prima. Nella trattazione dei principi intrinseci dei corpi Aristotele sviluppa la sua dottrina ilemorica (v. ILEMORIFISMO).
Il cristianesimo, con la dottrina di un Dio trascendente e della creazione, introdusse una veduta sull'universo alla quale la filosofia greca ed ellenistica, nonostante notevoli avvicinamenti, non era pervenuta. Nello svolgimento di questa nuova concezione gli scrittori dell'età patriatica utilizzano largamente le dottrine allora in corso, specialmente quelle della scuola stoica e platonica. Un'occasione di trattare le questioni cosmologiche più distesamente si offrì loro nei commenti al Genesi; i commenti all'Hexosmeron diventano, da Teofilo di Antiochia ed Origene in poi, una tipica forma letteraria, nella quale i pensieri dei Padri sull'universo trovano la loro espressione.
La c. della Scolastica prese uno sviluppo ricco e multiforme. La superiorità della fisica aristotelica assicurava a questa, dalla metà del sec. XII in poi, un influsso importante anche presso gli scolastici di direzione agostiniana (scuola di s. Bonaventura) e neoplatonica (Ripellino ed Ugone di Strasburgo, Vitello). La c. medievale raggiunse il suo culmine con la ricostruzione della fisica aristotelica nell'opera di s. Alberto e di s. Tommaso. L'inscrizione della dottrina aristotelica nelle grandi sintesi filosofico-teologiche esigeva certe correzioni e complementi, che sono di importanza anche per l'indirizzo più profondo della speculazione cosmologica. Così l'esemplarismo divino è, presso i medievali, dottrina comune, e il caso vien subordinato alla provvidenza di Dio; è inoltre approfondita ed emendata la metafisica della causalità cosmica.
I sistemi cosmologici moderni furono immediatamente preparati da una corrente, viva specialmente in Italia ed in Germania, in cui si compì il passaggio dall'esperienza interna del misticismo del tardo medioevo ad una esperienza entusiastica dell'universo, più o meno vicina al panteismo. L'ispiratore principale di questa corrente è N. Cusano, i suoi rappresentanti più influenti G. Bruno e Paracelo. Un altro fattore della più grande importanza costituirono le scienze naturali. Il primo frutto del nuovo movimento scientifico fu la meccanica moderna (G. Galilei, C. Huygens, I. Newton) che acquistò un influsso sempre più largo e condusse al crollo della fisica delle qualità sensibili. Le tendenze agenti nella fisica nuova trovano una prima espressione, ispirata da un razionalismo matematico, nella c. meccanicistica di Cartesio.
Nel criticismo kantiano è posta in prima linea una distinzione di principio fra le scienze criticamente assicurabili degli oggetti dell'esperienza e la metafisica. La conoscenza teoretica della natura si identifica in sostanza con la fisica newtoniana. A ragione della portata limitata di questa conoscenza, Kant può evitare le conseguenze dommatico-fisicalistiche di essa.
Per la storia della c. dalla fine del romanticismo in poi, l'orientamento di tutte le scienze naturali verso l'ideale scientifico della fisica fu di importanza decisiva. Il dibattito del vero significato e della portata dell'immagine scientifica del mondo, costruita sotto la guida metodologica della fisica, caratterizza il periodo seguente, del resto poco omogeneo. L'accettazione dommatica dei concetti scientifici condusse ad un gruppo di dottrine (materialismo, energetismo, evoluzionismo) prive del necessario approfondimento filosofico. I filosofi del gruppo positivistico (A. Comte, E. Mach) sottopongono i metodi scientifici ad una critica che è ordinariamente fondata sui presupposti di
un radicale empirismo sensistico. Altri filosofi invece (E. V. Hartmann, H. Driesch) difendono il diritto e la necessità di una filosofia naturale il cui compito vedono nell'estensione e nell'approfondimento dell'immagine del mondo, tracciata dalle scienze empiriche, in modo che possa soddisfare alle esigenze di una totale comprensione causale e finale.
Per i continuatori della tradizione scolastica si pose, di fronte alle differenze profonde tra la fisica aristotelica ed i risultati delle scienze naturali, il compito di mettere in rilievo il contenuto propriamente filosofico della dottrina tradizionale e di dimostrare la possibilità e la necessità di una speculazione cosmologica, prima e al di là dell'indagine sperimentale. I neoscolastici poterono saldamente dimostrare che le tesi essenziali della loro c. sono fondate sopra generali principi filosofici e sui più universali e fondamentali dati dell'esperienza.
II. PROBLEMI
Le divergenze più profonde apparse nella storia della c. derivano dalla diversità dei presupposti metafisici. La decisione di questioni come idealismo o realismo, i rapporti fra l'essere cosmico e l'essere assoluto, monismo o pluralismo, non spetta alla filosofia naturale, ma alla metafisica. Però, anche dopo l'eliminazione di questi problemi dalla c. rimane un gruppo di questioni che, benché ordinariamente discusse nei trattati di filosofia naturale, sono, a rigor di termini, metafisiche. Le questioni riguardanti l'esistenza temporale delle cose corporee, cioè il loro divenire e perire come sostanze e la loro mutabilità accidentale, la composibilità dell'autonomia degli esseri singoli con la dipendenza da altri e dell'unità sostanziale con la molteplicità di parti integranti, sono le più importanti di questo gruppo. La tradizione aristotelica cerca la soluzione di esse in base alla teoria metafisica di potenza ed atto ed all'ilemorfismo che è l'applicazione di quella teoria alla costituzione dei corpi. I problemi della causalità transeunte ricevono la loro chiarificazione principalmente dalla dottrina dell'identità fra l'atto dell'azione e della «passio».Un secondo gruppo di problemi si concentra intorno alla questione dell'essenza fisica dei corpi. Si tratta della determinazione delle proprietà essenziali e fondamentali dei corpi in genere e dell'ordine e modo secondo cui da esse risultano le altre determinazioni corporee. In queste questioni la c. si trova in contatto più stretto con l'indagine sperimentale, come dimostrano anche alcune delle risposte, intimamente collegate con teorie fisiche (meccanicismo, il dinamismo recente in base alla fisica del campo elettro-magnetico). Gli scolastici considerano la quantità come la proprietà prima dei corpi immediatamente connessa con la loro materialità. Le difficoltà riguardanti la estensione continua, che hanno formato uno dei più importanti motivi dell'elaborazione delle diverse teorie dinamiche, vengono risolte con continuo (v.), che è insieme molteplicità potenziale. Contro il meccanicismo gli scolastici respingono però la negazione delle proprietà qualitative e della mutabilità intrinseca dei corpi, insistendo specialmente sull'esistenza di potenze operative, richieste dalla spiegazione causale di qualsiasi mutazione naturale. Anche nella questione della natura delle relazioni spaziali la dottrina scolastica si diparte dalle concezioni meccanico-dinamiche affermando lo spazio come «ens rationis» che ha il suo fondamento nella reale estensione dei corpi e nei rapporti dimensionali che ne derivano. Connessa con quella dello spazio è la questione del tempo, risolta sulla base del principio aristotelico che dà al concetto tempo un reale fondamento nel moto successivo.
Alle questioni relative alle proprietà generiche dei corpi si riconnette la questione sui principi delle dif-
ferenziazioni di essi. Anche qui i neoscolastici considerano le spiegazioni di tipo atomistico che ripetono le diversità nel mondo corporeo da differenze non specifiche, insufficienti a rendere ragione specialmente delle diversità chimiche dei corpi; ordinariamente essi spiegano i risultati dell'analisi chimica e fisica con la teoria della presenza virtuale delle forme sostanziali dei composto (v.). Nella questione dell'ordine delle strutture essenziali la scuola aristotelica difende negli enti corporei una gerarchia di forme, in cui le forme superiori integrano in sé le perfezioni delle inferiori.
Un gruppo ultimo di questioni riguarda il mondo nel suo insieme. Ad esso spettano in prima linea le questioni relative all'ordine dell'universo. Contro le dottrine che derivano la struttura e lo sviluppo dell'universo dal caso, o da forze cosmiche trascendenti gli esseri singoli, la tradizione scolastica difende una tendenza teleologica di tutti gli esseri cosmici alla costituzione e conservazione di un universo armonicamente ordinato; le sostanze inferiori sono destinate all'uso degli esseri superiori; tutto il cosmo è ordinato a conseguire, nell'uso e nella conoscenza da parte dell'uomo, il suo senso più elevato in rapporto all'ordine finale immanente dell'universo. Le deficienze dell'ordine cosmico e le apparenti disteleologie pongono il problema della cosmodicea: la filosofia aristotelica ricerca la sua soluzione principalmente in base alla dottrina che la legge razionale delle forme non giunge alla subordinazione completa della potenzialità indeterminata della materia prima. Le questioni riguardanti la direzione e le ragioni dello sviluppo cosmico hanno, grazie alle indagini delle scienze, ricevuto un contenuto più determinato. Specialmente di fronte alla storia delle forme vitali sorge la questione in che maniera ed in quale estensione lo sviluppo dell'universo è determinato dai fattori causali del cosmo stesso (v. EVOLUZIONISMO CULTURALE).