COMPOSTO. - C. è quella realtà nella quale si
possono distinguere parti. Può essere un insieme di
più realtà ontologicamente distinte e indipendenti (c.
accidentale) o invece un ente ontologicamente uno (c.
metafisico). Inteso in questo ultimo senso il c. può
risultare di parti essenziali (p. es., anima e corpo nel
c. umano) o integrali (p. es., gli organi che compon-
gono il corpo umano). La terminologia scolastica di-
stingue ulteriormente le parti essenziali in fisiche (ad
es., materia e forma come principi costitutivi del corpo)
e metafisiche (ad es., la corporeità e la sensibilità nel
c. umano).
Sul concetto di c. e di semplice è basata la seconda
antinomia kantiana, sorta dalle difficoltà che il Kant pre-
critico aveva visto nel concetto di continuo, e creduto in-
solubili (v. CONTINUO). Nella tesi, che rappresenta la teoria
razionalistica (Leibniz), Kant affermava: « ogni sostanza
composta nel mondo consta di parti semplici e non esiste
in nessun luogo se non il semplice e ciò che ne è com-
posto » (Critica della ragione pura, trad. it., Bari 1945,
p. 354); e nell'antitesi, che rappresenta la teoria empi-
rista (Hume): « nessuna cosa composta consta di parti
semplici, e al mondo non esiste in nessun luogo niente di
semplice » (ibid., p. 355). La tesi è errata, perché, come si
vede dalla dimostrazione che ne diede Kant, fondata sul
falso presupposto che il c. sia sempre un aggregato di enti
distinti. L'antitesi è vera, se viene riferita al c. esteso,
che non può risultare di entità semplici; ma esistono anche
enti composti non estesi. È falso inoltre che « al mondo
non esiste in nessun luogo niente di semplice ».