Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Filosofia Problemi e argomenti particolari

CONCETTUALISMO

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CONCETTUALISMO. - È la dottrina che nega alle idee generali (universali) una corrispondenza oggettiva nella realtà, affermandole come puri concetti o forme dello spirito.

Gli inizi del c. si possono individuare già nella dottrina della Stoa, dove il concetto universale (κοινῷ ἔνναυσ), di indubbia importanza pratica, è un puro derivato delle impressioni sensibili, quasi condensazione di esse nella memoria, cui non corrisponde nella realtà un contenuto proprio, al di là delle cose individuali.

Nella filosofia medievale si attribuisce ad Abelardo (v.) la esplicita difesa del c. Ma in realtà Abelardo intese piuttosto combattere le soluzioni osterne date al problema degli universali da Roscellino e Guglielmo di Champeaux: contro il nominalismo per cui le idee generali in fondo non sono niente più che parole, e il realismo che dà loro una consistenza propria nella realtà, Abelardo afferma l'universale esistere essenzialmente nel concetto, senza peraltro negare nella natura delle cose individuali ciò che l'idea generale esprime. Per questo si tende oggi a interpretare la posizione di Abelardo nel senso di un moderato realismo, almeno di un avviamento ad esso (cf. W. Windelband, Storia della filos., I, trad. it. di C. Dentice D'Accadia, Palermo-Milano 1937, p. 347).

Rigido c., che anzi nelle sue ulteriori determinazioni degrada in nominalismo, è la posizione di Occam (v.): il concetto universale non è che una intentio o conceptio animae; nulla di reale ad esso corrisponde nelle cose; l'unità generica e specifica del concetto è una pura unità rappresentativa creata dal pensiero (fictiones chiama Occam i concetti universali) per comodità di riferimento ai molti, ossia agli individui, unica realtà esistente (In I Sent., 2, 8): più o meno come il modello che si crea l'architetto nella fantasia come guida alla realizzazione esteriore.

Nella filosofia moderna in vero c. si risolve la concezione kantiana, pur muovendosi su una base gnoseologico-metafisica nuova. L'universalità e la necessità, doti essenziali del concetto, non sono in alcun modo ricavabili dalla esperienza, ma provengono unicamente dal pensiero. Le categorie, ossia i modi generali secondo cui pensiamo gli oggetti, sono pure forme originarie della mente che valgono soltanto per l'ordinamento e la sistemazione soggettiva dell'esperienza, e nulla ci dicono della realtà in sé. Al c. si possono avvicinare le varie forme moderne di pragmatismo e anti-intellettualismo, particolarmente la posizione bergsoniana che, per la sua particolare concezione della realtà dinamica, nega al concetto, stabile nella rappresentazione della essenza, la possibilità di un adeguamento alla struttura fluida del reale. C. assoluto, ma in senso metafisico, può dirsi l'idealismo trascendentale hegeliano e neo-hegeliano che nel concreto concetto risolve tutta la realtà. Un'ultima forma di c. si può riscontrare nell'esistenzialismo (v.) per cui ciò che ha valore è soltanto il singolo, l'esistente in quanto tale, che non vuole essere livellato e perdersi in qualsiasi sistema di concetti o modelli universali.

Senza pretendere di ridurre alle idee generali ogni conoscenza scientifica (ricca e feconda e assolutamente necessaria è infatti la conoscenza concreta e analizzatrice della realtà individuale, tanto materiale, cioè il mondo, che spirituale, cioè l'anima) è tuttavia indubbiamente positivo il valore della conoscenza concettuale. Che le idee generali non siano pure creazioni del pensiero, ma ad esse corrisponda un fondamento di oggettività negli esseri individuali cui si riferiscono, è provato non solo dal fatto che esse nascono nell'intelletto in stretta continuità e dipendenza con i caratteri che del reale ci son dati dalla conoscenza sensibile e di cui esprimono i valori trascendentali o essenziali, ma anche dalla funzione altamente positiva che esercitano nella conoscenza umana, e principalmente nel sapere scientifico. Di concetti universali vive non solo la filosofia, ogni filosofia che non rinunci a se stessa, ma anche la scienza, che se ne serve, e con successo, nelle sue deduzioni, previsioni e applicazioni concrete, e che non può certo, in tutto il suo grandioso sviluppo sistematico, ridursi a una semplice conoscenza del pensiero e delle sue forme logiche (v. UNIVERSALI).

Bibliografia6 opere
BIBL.: G. Canella, Il nominalismo e Guglielmo d'Occam, Firenze 1907; E. Gilson, La philosophie au moyen-âge, Parigi 1925, p. 249 seg.; C. Geny, Critica, 3ª ed., Roma 1932, pp. 235-254; A. Naber, Theoria cognitionis critica, ivi 1933, pp. 210-243; C. Prantl, Storia della logica. Età mediev., parte 1ª, trad. it., Firenze 1937, p. 294 seg.; C. Giacon, Guglielmo di Occam, 2 voll., Milano 1941.

Ugo Viglino

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 163–164.

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Viglino, Ugo. “Concettualismo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 163–164. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/concettualismo.

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Viglino, Ugo. “Concettualismo.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 163–164. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/concettualismo.

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