COSMOGRAFIA BIBLICA. - Gli antichi Ebrei ebbero circa la struttura del mondo idee consone a quelle allora diffuse in Oriente. Essi raffiguravano la terra come un disco pianeggiante e rotondo, con al centro la Palestina e Gerusalemme, interrotto qua e là dai mari e circondato dal grande oceano, al quale Dio ha posto dei limiti che non si debbono valicare (Iob 26, 10).
Codesto disco poggia sulle acque primordiali del grande abisso o téhōm (Gen. 1, 2; cf. l'accadico tāmtu) ed è consolidato da colonne (Ps. 18, 16). Dal grande abisso le acque risalgono per alimentare le fonti e i fiumi. Nelle profondità della terra si trova lo śē'ōl (Iob 10, 21 sgg.; cf. l'accadico arallil) destinato alla dimora delle anime trapassate, che si presentano come ombre, rēphōl'm (Ps. 88, 11). In alto la volta celeste solida (« firmamentum ») ha il compito di dividere le acque superiori dalle inferiori (Gen. 1, 6 sgg.) e trattenere queste nei loro serbatoi (Iob 38, 22). Quando Dio vuole mandare la pioggia apre le cataratte (Gen. 7, 11; 8, 2) e lascia fluire le acque. Il cielo delle stelle sarebbe il più alto (secondo G. Schiaparelli) e sottilissimo come cortina o pelle (Volgata, cf. Ps. 104, 2); secondo altri, le stelle, con il sole e la luna, sarebbero invece applicate al firmamento solido (cf. Gen. 1, 14, 15, 17), con la conseguente difficoltà di spiegare il moto delle stelle, rico-
nosciuto e ammesso dagli Ebrei. Insomma gli Ebrei si raffiguravano il cosmo secondo l'analogia d'una casa, il cui pian terreno corrisponde alla superficie terrestre, il piano sotterraneo allo śē'ōl, il tetto alla volta celeste, la terrazza a quanto si trova sopra i cieli (v. ESAMERONE).