'CRESCENTE

'CRESCENTE. - Filosofo cinico romano del secolo II. Parolaio, immorale ed avido di denaro, amante più del plauso popolare che della verità, fu un accanto nemico dei cristiani che combatteva pur senza conoscerne pienamente la dottrina, tacchiandoli di ateismo ed empietà. In pubblico discute con S. Giustino fu facilmente convinto di ignoranza e di vanità, ma C. si vendicò dello scacco su-

sorta con la maggiore famiglia aveva tratto i C. a schierarsi col partito imperiale. Il casato innalzò la sua potenza; riuscì, nel 965, a insediar papa uno dei suoi, Giovanni, che fu Giovanni XIII; con l'appoggio del duca di Napoli Giovanni III, vedovo di Teodora III, represse la rivolta del nuovo conte della Campagna, Roffredo di Veroli, e del prefetto della città, Pietro, mentre poteva ingrandirsi per il favore del suo pontefice, che concedeva alla sorella Stefania la città e il contado di Palestrina e al figlio di lei, Benedetto, il comitato di Sabina. Morto nel 972 Giovanni XIII e dopo poco Ottone I, CRESCENZIO de Theodora, postosi a capo del partito popolare, faceva strangolare Benedetto VI, eletto papa nel frattempo, sostituendolo nel 974 con una sua creatura, Bonifacio VII. Ma quando questi fuggi (980) dinnanzi all'ira di Ottone II e gli successe Benedetto VII, Crescenzio de Theodora non fu travolto nella rovina ch'egli aveva cagionata, anzi addivenne ad una conciliazione con Benedetto VII e forse anche con Ottone II, finché non finì nel 984 monaco, in S. Alessio sull'Aventino.

La maggior potenza raggiunsero in Roma i C. con Giovanni detto Nomentano forse dal luogo dei suoi maggiori possedimenti, figlio di Crescenzio de Theodora. Profittando della reggenza di Teofano, madre di Ottone III, il Nomentano favorì il ritorno di Bonifacio VII da Costantinopoli rendendosi complice della deposizione e dell'uccisione di Giovanni XIV (984), e si proclamò patrizio. Morto Bonifacio VII, il Nomentano ottenne da Teofano e da Giovanni XV il comitato di Terracina per il fratello Crescenzio. Morta però l'imperatrice, il Nomentano ritornò alla politica antigermanica. Alla prima venuta di Ottone III nel 996 egli fu spogliato della sua dignità e ridotto alla condizione di privato cittadino. Riprese però la lotta dopo la partenza di Ottone e fece creare pontefice Giovanni XVI (v.); ma Ottone III, ritornato a Roma, fece deporre ignominiosamente l'antipapa, assediò in Castel S. Angelo il Nomentano, e, presolo, lo fece decapitare sugli spalti del castello (29 apr. 998).

La fortuna dei C. risorse dopo la morte di Ottone III, quando nel 1006 divenne patrizio Giovanni C., figlio del Nomentano. Ancor più dei predecessori, questi si volse ad ingrandire i suoi, specie in Sabina, ai danni di Farfa. Ma, diversamente dal padre, seppe conservarsi in buona armonia, nei dieci anni che durò il suo patrizio, con i pontefici Giovanni XVIII e Sergio IV e con l'Impero, rettò allora da Enrico II. Tuttavia, se sotto gl'indubbi segni di ossequio, si manteneva la tendenza autonomistica, come mostrano gli ostacoli frapposti all'incoronazione romana dell'Imperatore e le intelligenze corse con re Arduino, Giovanni C. poté morire in silenzio, tra il maggio e il giugno del 1012. Finito con lui il primato dei C. in Roma, i rami superstiti degli Stefaniani e degli Ottaviani durarono ancora a contrastare la crescente potenza di Farfa e dei Tuscolani. Ma nel 1022 gli Stefaniani si dovettero piegare all'alleanza dei rivali più potenti, mentre gli Ottaviani continuavano, contro i Tuscolani e gli Stefaniani, la lotta, che doveva recarli nel 1044 ad avere, in Silvestro III, un loro papa. Nella seconda metà del sec. XI il casato è in aperto declino: sul principio del sec. XII, nelle lotte romane suscitate con i Corsi in sostegno dell'antipapa Maginolfo contro Pasquale II, i C. fanno la loro ultima modesta ricomparsa nella sempre più agitata vicenda cittadina, in cui ormai il primato è passato alle famiglie dei Frangipane e dei Piericoni.

BIBL.: Giustino, II Apol., 8; Eusebio, Hist. eccl., IV, 16; P. De Labriolle, La réaction païenne, Parigi 1934, pp. 63-65. Agostino Amore