CRISPO. - Archisinagogo (v.) di Corinto, convertito da s. Paolo (nomi latini erano non di rado portati da Giudei). C. era capo della sinagoga o di una delle sinagoghe di Corinto, oppure uno dei personaggi più eminenti della sinagoga. È ricordato due volte nel Nuovo Testamento. C. credette, « con tutta la sua casa », alla predicazione di Paolo (Act. 18, 8). Non è escluso che, mentre la grande maggioranza dei correligionari restava ostinata, altri seguissero l'esempio di C. e della sua casa: s. Luca si limiterebbe a nominare il personaggio più in vista. C. fu battezzato dallo stesso Paolo, benché il battezzare non entrasse nell'attività ordinaria dell'Apostolo (I Cor. 1, 14). Senza fondamento è la congettura di R. Perdelwitz (cf. E. B. Allo, p. 82), che vorrebbe sostituire C. a Cristo in I Cor. 1, 12, per togliere di mezzo l'incomodo e discusso partito « di Cristo ». Le Constit. apost. (VII, 46: PG 1, 1056) fanno di C. il primo vescovo di Egina. I Greci e i Latini lo commemorano il 4 ott.
CRISPO (Flavius Iulius Crispus). - Figlio di Costantino Magno e Minervina. La data di nascita oscilla, presso gli autori, fra il 300 e il 307, ma più probabilmente è da porsi verso il 303 (cf. I. Maurice, Numismatique Constantinienne, I, Parigi 1908, pp. 120-121); m. il 326. Nominato Cesare il 1º marzo 317, gli fu affidata la Gallia, dove, sebbene tanto giovane, poté domare i Franchi che si erano sollevati. Durante la sua permanenza in Gallia, ebbe a maestro il retore cristiano Lattanzio. Dopo aver celebrato il quinto anniversario della nomina a Cesare, sposò una certa Elena dalla quale ebbe un figlio. Si distinse come comandante della flotta nella guerra tra il padre e Licinio nel 322. Ma 4 anni dopo, per ordine dello
stesso Costantino, in circostanze rimaste ignote, fu fatto avvelenare a Pola.