COSMOPOLITISMO. - La derivazione etimologica del termine (da *cosmos* e *polis*) ne esprime anche il concetto. C. è quella concezione, la quale considera l'uomo come cittadino di tutto il mondo e conseguentemente nega ogni valore alla patria, nazione e Stato, ritenuti come barriere che dividono l'umanità. È quindi da distinguersi dall'universalismo e dall'internazionalismo, il primo dei quali si riferisce all'atteggiamento concettuale e pratico di chi considera l'umanità come una famiglia omogenea nella natura e nelle aspirazioni, e quindi legata da vincoli morali, senza tuttavia negare né la patria, né la nazione, né lo Stato, mentre il secondo, nel senso più comune, mette in rilievo la necessità di una superiore unità giuridica degli Stati nella società universale delle genti. Tracce, invece, di concime l'internazionalismo marxista.
Il c. è un concetto antico. Rimonta ai cinici, ma ebbe più ampia diffusione nel periodo ellenista. Con le imprese di Alessandro, caduta la concezione ristretta della *polis*, come nucleo politico chiuso al quale erano estranee le altre genti, il pensiero greco, venuto a contatto con quello orientale, si atteggiò in senso universalistico. A questo orientamento concorse lo stoicismo, che, muovendo da una concezione monistica dell'universo, agitato dallo stesso *logos* immanente, pervenne all'affermazione che l'uomo è cittadino di tutto il mondo. Lo stoicismo romano ereditò questo concetto. Seneca, ad es., scrive: "Tutto questo mondo, che tu vedi, e che racchiude le cose divine ed umane, è uno... Noi siamo le membra di un gran corpo. In nessun luogo l'uomo è straniero... la sua vera patria è l'universo" (Epistola 95).
La concezione cosmopolítica si esclusa con la diffusione del cristianesimo, che nel suo universalismo concilia l'unità del genere umano, come famiglia derivante dallo stesso padre celeste, con l'esistenza della patria, nazione e Stato. Essa rivive nel sec. XVIII con l'illuminismo, il razionalismo e il romanticismo. Le premesse agnostiche, cui si ricollegano questi indirizzi di pensiero, condussero ad una sopravvalutazione dell'umanità, dalla quale derivò la cosiddetta religione dell'umanità, e quell'umanitarismo vagò che si diffuse specialmente nei paesi anglosassoni. Secondo questa nuova ideologia attesa, l'uomo sarebbe l'essere supremo della natura e l'umanità il suo ultimo fine. Il suo dovere sommo consisterebbe nell'amore al genere umano, al cui progresso indefinito dovrebbero essere sacrificati tutti i sentimenti particolaristici, ossia il patriotismo e il nazionalismo, per conseguire una fratellanza universale.
Il periodo romantico vide dilatarsi tali concezioni. In tutti i paesi gli scrittori più noti si dedicarono a discreditarne l'idea di patria e di nazione, ad es., in Francia il Renan, in Inghilterra lo Spencer, in Germania il Lessing, in Russia il Tolstoi, in Italia il Mazzini, che arrivava a prevedere il giorno in cui, col trionfo della legge morale dell'umanità, sarebbe sparita la patria oggi sacra. Un valido sostegno ha trovato ancora il c. nel pacifismo umanitario, il quale ritiene che l'unico mezzo per raggiungere la pacificazione del genere umano consiste nella soppressione delle divisioni nazionali e politiche, causa di tutti i dissidi. Come sopra è stato accennato, anche l'internazionalismo marxista porta tracce di c., in quanto definisce l'idea di patria e di nazione come un pregiudizio escogitato dal capitalismo, connesso con l'odierno ordine economico. Il proletario non ha patria; la sua azione deve tendere ad abbattere la società borghese e la sua struttura, per raggiungere, con l'abolizione di ogni potere politico, la fusione di tutti i popoli in una repubblica universale.
Tolto il nucleo di verità che ogni forma di raccoglie, nel rilievo dato all'unità del genere umano, alla fratellanza universale e alla necessità di eliminare le cause di divisione, idee comuni al sano universalismo, il resto è pura utopia, giacché non sarà mai possibile sopprimere patria, nazione e Stato, realtà che corrispondono alle leggi più profonde della natura umana e sono richieste dalle esigenze razionali, sentimentali, morali e fisiche dell'uomo.