tendenza a sostituire alla più lunga procedura dei tribunali ordinari, quella agile e breve dello specifico tribunale dell'arte. Limitata, in un primo tempo, alle liti fra i membri della c. per questioni relative all'esercizio dell'arte stessa, essa tenta di ampliare la propria competenza avvicinando quindi la giurisdizione dell'associazione a quella dello Stato. D'altra parte, là dove dominano le arti maggiori, queste gradualmente estendono la giurisdizione propria anche sulle altre arti, anche perché dispongono, a differenza di queste ultime, di propri mezzi esecutivi.
Le funzioni assistenziali si esplicano nell'aiuto morale e materiale al socio colpito da eventi sfavorevoli ed ai poveri e disgraziati in genere, aiuto che può assumere forma organizzata ed imponente con la fondazione di ospedali ed ospizi.
La funzione religiosa, più estesa nelle città dell'Europa settentrionale, va dalla fissazione dei giorni di festività, e quindi di astensione dal lavoro, alla celebrazione della festa patronale, alla erezione di cappelle e chiese ed al loro funzionamento.
III. ORGANIZZAZIONE
La organizzazione interna delle c. risulta dalla documentazione più importante che oggi ancora si conserva a testimonianza della struttura dei vari organismi corporativi e che, all'epoca in cui l'arte era in piena funzione, ne consacrava giuridicamente l'esistenza, e cioè dagli statuti.Accanto allo statuto, elementi importanti dell'organizzazione corporativa sono il sigillo e la sede. Per ciò che concerne quest'ultima, la sua ampiezza e ricchezza dipende dalla posizione economica dell'arte che dà vita talvolta a manifestazioni artistiche notevoli.
Anche il patrimonio è un elemento costitutivo della struttura dell'arte. Esso viene gradualmente formandosi con i contributi versati dai soci, con proventi fiscali concessi dall'autorità centrale, con i lasciti per morte.
Ma l'elemento essenziale dell'organizzazione interna è dato dai dirigenti dell'arte. Variabili quanto al numero, essi comunque comprendono i dirigenti veri e propri nelle persone dei consoli o abati o gastaldi o sindaci, i consiglieri avvocati o assessori per le funzioni giurisdizionali, i notai o scrivani per la stesura degli atti sociali, e, infine, i casseri. Accanto ad essi è una schiera più o meno numerosa di persone adibite a mansioni varie.
Sovraintessimo è il criterio di nomina delle varie cariche: normalmente ciò avviene o per elezione o per estrazione a sostare, salvo in quelle città o in quell'epoca in cui le arti dipendono direttamente dal governo centrale, nel qual caso la nomina avviene ad opera di quest'ultimo.
In stretto collegamento con l'organizzazione interna è la posizione dei lavoratori nell'ambito della c.
In un primo tempo non tutti coloro che esercitano un'arte fanno parte di un organismo corporativo; in seguito,
gradualmente, per difesa contro la concorrenza, l'iscrizione diviene obbligatoria e tale obbligatorietà viene anche sanzionata dal potere centrale. Il che non esclude l'esistenza di artigiani non iscritti all'arte.
D'altra parte per essere iscritti ad una c. è condizione primaria l'esercizio di quell'arte o di una delle arti sulle quali la c. ha giurisdizione e, di conseguenza, anche (specie per quelle professioni che richiedono determinate conoscenze tecniche) la dimostrazione di saperla esercitare.
A parte queste condizioni, altre ve ne sono che si inquadrano nella fisio-nomia etico-sociale della c. Fra queste, ma non sempre, l'essere figlio di un maestro dell'arte (da cui, specie in epoca più avanzata, il crearsi di un diritto di iscrizione ereditario); da questo ancora il divieto di iscrizione per i figli illegittimi.
L'iscrizione comporta due obblighi: il pagamento della tassa prescritta; il giuramento di osservanza dello statuto sociale.
La posizione dei soci nell'interno dell'arte non è identica per tutti. All'apice stanno i maestri, che, soli, possono ricoprire cariche sociali; vengono poi i lavoratori e i garzoni a apprendisti, i

sti, i quali non sono quindi lavoratori salariati alle dipendenze dei maestri, ma maestri in potenza essi stessi e che tali giuridicamente sono destinati a divenire, previe varie for
quali non sono quindi lavoratori salariati alle dipendenze dei maestri, ma maestri in potenza essi stessi e che tali giuridicamente sono destinati a divenire, previe varie formalità, essenzialmente solo dopo aver dato dimostrazione di conoscere a fondo l'esercizio dell'arte, il che, come avviene in alcune città dell'Europa settentrionale, ha luogo a mezzo della presentazione, da parte dell'aspirante maestro, di un capolavoro.
A partire dal sec. XV (ma l'epoca varia da regione a regione in relazione con il maturarsi delle condizioni che determinano ed accompagnano il fenomeno), la organizzazione corporativa decade. I motivi sono di carattere economico e di carattere politico. Sono dati i primi dati del maturarsi dell'organizzazione produttiva. L'affermarsi di mercante-imprenditore e conseguentemente, anche se non immediatamente, il sorgere della figura del salariato, rendono anacronistico il sussistere di una organizzazione che, per sua natura, doveva, salvo il caso tutto particolare della distinzione fra maestro ed apprendista, raccogliere nel proprio seno elementi in assoluta parità e che invece ora pone accanto l'uno all'altro individui la cui potenzialità economica e specialmente la cui autonomia economica sono nettamente diverse.
D'altra parte il crescere della concorrenza sollecita gli iscritti all'arte, monopolisti dell'esercizio della medesima, a limitare maggiormente le possibilità di ingresso nella c., con il risultato logico che viene a crearsi, specialmente al di fuori delle città, una sempre più forte schiera di liberi lavoratori la cui sola presenza mina alla base l'edificio corporativo.
I motivi di carattere politico risiedono nel sempre maggiore intervento del potere centrale nei confronti degli organismi corporativi. Infatti gli Stati, già di per sé sempre più portati ad estendere il proprio intervento nell'economia interna (siamo nel periodo in cui si affermano in Italia le Signorie e fuori d'Italia le grandi monarchie), trovano utile ai propri fini trasformare gli organismi corporativi in strumenti della propria politica economica, spesso anzi in veri organi statali.
Nello stesso tempo là dove, come in Francia ed in Inghilterra, lo Stato vuole dare incremento alle proprie industrie sorgenti, esso agisce al di fuori delle c., le quali pertanto restano svuotate di gran parte delle loro funzioni.
Con tutto ciò esse si rinserrano ancor più nella cerchia dei propri privilegi che diffendono sia nei confronti delle altre organizzazioni, sia nei confronti dello Stato, il quale ultimo tali privilegi riconosce dietro esazione di forti contributi fiscali che terminano di esaurire anche finanziariamente le arti.
In simili condizioni l'organismo corporativo si affaccia al Settecento, quando cioè le concezioni naturalistiche cominciano a penetrare nel pensiero economico. E quale sia la valutazione che dei sopravvissuti organismi corporativi le nuove idee oppositorie di ogni vincolismo economico effettuano, è facile intuire.
Nella aspirazione generale ad una libertà, le arti che, negli ultimi tempi, erano andate invece sempre più negandola a coloro che non entravano nella loro orbita, diventano una istituzione sempre più anacronistica ed odiosa.
Da questa situazione di fatto al formarsi di una vera e propria campagna anticorporativa il passo è breve, cosicché, quando hanno inizio le riforme sia in Italia che altrove ad opera dei vari principi illuministi, il problema della soppressione del plurisecolare, glorioso, ma ormai superato organismo, è maturo per una radicale soluzione.
In Francia le c. vengono soppresse dal Turgot, ma non in modo definito, ché ciò avviene solo con la Rivoluzione.
In Italia, invece, le soppressioni hanno inizio nel 1770 con Pietro Leopoldo in Toscana, mentre contemporaneamente nel Lombardo Veneto le arti vengono private di ogni privilegio, salvo ad essere soppresse completamente fra il 1778-86.
A seguito della Rivoluzione Francese, anche Belgio, Spagna ed alcuni Stati della Germania operano la soppressione, nonché gli altri Stati italiani, primo fra essi lo Stato pontificio nel 1801 con Pio VII, seguito da Ferdinando I delle due Sicilie nel 1821 e da Carlo Alberto di Sardegna nel 1844.
Non sono ancora soppresse in tutti i paesi le antiche c., che già maturano definitivamente in alcuni le condizioni per il sorgere di nuove organizzazioni di lavoratori. È l'Inghilterra, paese che già aveva da tempo soppresso le ghide, l'ambiente dove, a causa dei progressi dell'industrialismo, tali condizioni sono più urgenti. Sintetizzabili in un acuirsi sempre più dei conflitti di lavoro e nella graduale convinzione che un regime di assoluta libertà economica non è il migliore sia per appianare i conflitti di lavoro, sia per