CORPORAZIONE. - Può essere definita come la riunione volontaria ed organizzata di coloro che esercitano una stessa professione, allo scopo di facilitarne l'attività dal punto di vista tecnico ed economico, di tutelarla nei confronti degli altri appartenenti alla c. e degli enti e persone ad essa estranee, e infine di inquadrarla in tutta la vita economica, sociale, politica e religiosa della città.
I. CARATTERISTICHE
Le c., d'arti e mestieri (paratici, arti, ghilde vennero chiamate a seconda dei tempi e delle località) possono essere considerate come le istituzioni economico-sociali più tipiche del medioevo, quelle che in gran parte ne riassumono i caratteri e ne perseguono l'ordine razionale ispirato all'ideale cristiano. Per questo fatto, quando si parla di c., in sede storica, si intende riferirsi normalmente alle c. medievali e ciò anche se l'organizzazione corporativa sia fenomeno che risale ad epoca ben più remota.Dibattuta è ancora la questione sulla derivazione delle c. medievali dai collegia romani attraverso o meno le c. bizantine, anche perché la documentazione molto scarsa
è tale da suffragare or l'una or l'altra ipotesi. Infatti, se parecchi elementi comuni si riscontrano nelle organizzazioni corporative delle varie città, è certo che altri ve ne sono che le differenziano, e ciò rende difficile riscontrare fra loro una logica continuità.
In particolare, il principio della autonomia (lo stesso che nella città aveva dato vita al comune) contraddistingue pure la c. medievale dai collegia romani specie dell'età imperiale, nonché dalle c. bizantine, come dalle scholae romane e ravennati di ispirazione bizantina e dai ministeria pavesi, organismi tutti nei quali l'intervento del potere pubblico per motivi di controllo e per motivi fiscali toglie alla c. buona parte della sua libertà. Il che comunque non esclude che lo spirito associativo, fondamento comune di ogni organizzazione sorta con il fine di facilitare ai soci lo svolgimento delle loro attività e di difenderli nei confronti di altri organismi, sia stato tramandato da un'epoca all'altra dando vita a forme corporative diverse a seconda delle condizioni politiche e sociali dominanti nel momento storico e nell'ambiente durante il quale ed in seno al quale esse avevano preso vita.
Proprio per le caratteristiche particolari presentate dall'ambiente politico-economico-sociale, sia in Italia che altrove, a partire dal sec. XI l'organizzazione corporativa medievale assume quella fisionomia specifica e quella importanza che la rendono un fenomeno tipico. E queste caratteristiche sono, oltre che, come si è detto, l'autonomia dal potere pubblico e l'ideale cristiano, anche il rifiorire dei centri urbani ed il moltiplicarsi dei lavoratori indipendenti, entrambi capisaldi del rinnovamento della società a partire dal sec. XI.
Le c. sorgono quindi nelle città e, fra queste, specialmente nelle città-stato, pur non essendo assenti anche nei centri demografici dipendenti da un organo politico al disopra ed al difuori di esse.
Vario è il numero delle arti. Poche in un primo tempo, vanno gradualmente aumentando, benché il loro numero venga poi limitato dall'autorità politica. Da questa limitazione sorge, accanto alla c. legale, cioè riconosciuta, quella non riconosciuta, solitamente formatasi per distacco dalla prima e tendente pur essa al riconoscimento.
Diversa è pure l'importanza delle arti, importanza il cui fondamento è la potenzialità economica. Per questo le c. dei mercanti, che raccolgono la parte scelta della popolazione economicamente attiva delle città, tengono ovunque il primato. Ad esse fanno seguito le c. dei medici, dei notai e degli speziali, mentre a distanza seguono quelle degli artigiani veri e propri, fatta eccezione per le categorie collegate con l'industria tessile che, per l'importanza assunta da quell'industria, acquistano ben presto un rango di primo piano.
Da ciò la distinzione in arti maggiori, arti medie e arti minori, distinzione che, partendo dal sostrato della diversa importanza economica, assume gradualmente un valore giuridico.
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(da C. Pedrazzini, La farmacia storica ed artistica italiana, Milano 1935, p. 39)
CORPORAZIONE - Certificati d'immatricolazione di Giotto nell'arte degli Speziali - Firenze, archivio di Stato.
II. FUNZIONI
Ma una visione esatta della natura delle c. medievali, come pure della loro evoluzione, si può avere solo attraverso l'esame delle funzioni da esse svolte.Tali funzioni possono essere così raggruppate: funzioni economiche, funzioni politiche, funzioni giudiziarie, funzioni assistenziali e religiose.
Le funzioni economiche sono le più importanti e, come tali, quelle che giustificano essenzialmente la vitalità dell'associazione; di più, quello dalle quali balza più evidente la natura etico-religiosa del mondo che le c. in certo qual modo rappresentano. Esse consistono infatti nella difesa degli interessi particolari dei singoli soci (difesa contro terzi e difesa contro i soci stessi, come nel caso della disciplina della concorrenza), nel reclutamento della mano d'opera, nella disciplina dell'approvvigionamento delle materie prime, nella fissazione dei prezzi d'acquisto di queste ultime, nonché dei prezzi dei prodotti e degli stessi salari, secondo quel criterio del giusto prezzo che è uno dei capisaldi del pensiero economico medievale, nella disciplina della lavorazione delle materie o comunque nella disciplina dell'esercizio dell'arte (ad es., disposizioni sull'esercizio dell'arte dei barbieri quando agivano come medici e chirurghi, su quello dell'arte degli speciali nella fabbricazione dei medicinali vari, disposizioni sulla tecnica della lavorazione dei panni, disposizioni sulla verifica e l'uso dei pesi e misure ecc.), sul mantenimento dello sbocco dei prodotti.
Per ciò che concerne le funzioni politiche, occorre distinguere fra le c. sorte e sviluppatesi nelle città dove limitato era il predominio del potere centrale e dove pertanto quest'ultimo dovette dividere le proprie funzioni con le c., e le città in cui invece, essendo riuscito il potere centrale a mantenere tutte le proprie prerogative, le c., se funzioni politiche ebbero, ciò avvenne solo per concessione dello stesso potere centrale.
Appartengono alla prima categoria le c. di Milano, Firenze, Piacenza, Bologna, Siena, Pisa, Perugia, nonché delle città delle Fiandre e di alcune della Germania. In esse la costruzione della costituzione dello Stato sulla base delle c. non è infatti che l'ultima fase del processo per il quale, prima attraverso l'emancipazione politica, poi con l'incorporazione della organizzazione corporativa nella costituzione dello Stato, la c. stessa partecipa sempre più strettamente al potere, giungendo, come a Firenze, a limitare i diritti politici ai soli propri iscritti.
Diversa è però la «posizione» politica delle varie arti: di assoluta preminenza quella delle arti maggiori che giungono talvolta anche a dirigere tutta la politica estera, fatto, questo, fondamentale per gli interessi economici della categoria, strettamente collegati con i mercati stranieri; di secondo piano quella delle arti medie e minori, il cui ingresso all'amministrazione dello Stato (temporaneo, peraltro) avviene in un secondo tempo, approfittando della crisi economica delle arti maggiori (come a Firenze ad opera del ceto medio dopo la crisi del quarto decennio del Trecento), oppure mediante un'azione rivoluzionaria (come, ancora a Firenze, con il tumulto dei Ciampi, ad opera del proletariato).
Appartengono alla categoria delle c., la cui posizione politica è limitata e controllata dal potere centrale, gli organismi corporativi di Venezia, Genova, del Regno di Napoli e Sicilia, della Francia, della Spagna e di alcune città della Germania.
Nella Serenissima, ed in parte anche a Genova, la cosa si spiega con la stretta unione che vigeva tra tutte le forze politico-sociali ed il loro asservimento agli interessi del grande commercio ed alla amministrazione di un dominio coloniale fortemente accresciuto dal sec. XIII in poi.
Da ciò la limitazione della funzione politica delle arti ad una semplice rappresentanza presso lo Stato dei loro interessi economici e religiosi. Nell'Italia meridionale la scarsa forza politica delle c. si spiega invece con la limitata potenza economica delle categorie professionali che esse inquadravano.
In relazione con la più o meno ampia indipendenza del potere politico, le c. svolgono verso i propri iscritti una importante funzione giudiziaria. Essa si basa sulla

(da C. Pedratini, La farmacia storica ed artistica italiana, Milano 1931, p. 19)
Le funzioni assistenziali si esplicano nell'aiuto morale e materiale al socio colpito da eventi sfavorevoli ed ai poveri e disgraziati in genere, aiuto che può assumere forma organizzata ed imponente con la fondazione di ospedali ed ospizi.
La funzione religiosa, più estesa nelle città dell'Europa settentrionale, va dalla fissazione dei giorni di festività, e quindi di astensione dal lavoro, alla celebrazione della festa patronale, alla erezione di cappelle e chiese ed al loro funzionamento.
III. ORGANIZZAZIONE
La organizzazione interna delle c. risulta dalla documentazione più importante che oggi ancora si conserva a testimonianza della struttura dei vari organismi corporativi e che, all'epoca in cui l'arte era in piena funzione, ne consacrava giuridicamente l'esistenza, e cioè dagli statuti.Accanto allo statuto, elementi importanti dell'organizzazione corporativa sono il sigillo e la sede. Per ciò che concerne quest'ultima, la sua ampiezza e ricchezza dipende dalla posizione economica dell'arte che dà vita talvolta a manifestazioni artistiche notevoli.
Anche il patrimonio è un elemento costitutivo della struttura dell'arte. Esso viene gradualmente formandosi con i contributi versati dai soci, con proventi fiscali concessi dall'autorità centrale, con i lasciti per morte.
Ma l'elemento essenziale dell'organizzazione interna è dato dai dirigenti dell'arte. Variabili quanto al numero, essi comunque comprendono i dirigenti veri e propri nelle persone dei consoli o abati o gastaldi o sindaci, i consiglieri avvocati o assessori per le funzioni giurisdizionali, i notai o scrivani per la stesura degli atti sociali, e, infine, i cassieri. Accanto ad essi è una schiera più o meno numerosa di persone adibite a mansioni varie.
Svariatissimo è il criterio di nomina delle varie cariche: normalmente ciò avviene o per elezione o per estrazione a sorte, salvo in quelle città o in quell'epoca in cui le arti dipendono direttamente dal governo centrale, nel qual caso la nomina avviene ad opera di quest'ultimo.
In stretto collegamento con l'organizzazione interna è la posizione dei lavoratori nell'ambito della c.
In un primo tempo non tutti coloro che esercitano un'arte fanno parte di un organismo corporativo; in seguito,
gradualmente, per difesa contro la concorrenza, l'iscrizione diviene obbligatoria e tale obbligatorietà viene anche sanzionata dal potere centrale. Il che non esclude l'esistenza di artigiani non iscritti all'arte.
D'altra parte per essere iscritti ad una c. è condizione primaria l'esercizio di quell'arte o di una delle arti sulle quali la c. ha giurisdizione e, di conseguenza, anche (specie per quelle professioni che richiedono determinate conoscenze tecniche) la dimostrazione di saperla esercitare.
A parte queste condizioni, altre ve ne sono che si inquadrano nella fisionomia etico-sociale della c. Fra queste, ma non sempre, l'essere figlio di un maestro dell'arte (da cui, specie in epoca più avanzata, il crearsi di un diritto di iscrizione ereditario); da questo ancora il divieto di iscrizione per i figli illegittimi.
L'iscrizione comporta due obblighi: il pagamento della tassa prescritta; il giuramento di osservanza dello statuto sociale.
La posizione dei soci nell'interno dell'arte non è identica per tutti. All'apice stanno i maestri, che, soli, possono ricoprire cariche sociali; vengono poi i lavoratori e i garzoni o apprendisti, i quali non sono quindi lavoratori salariati alle dipendenze dei maestri, ma maestri in potenza essi stessi e che tali giuridicamente sono destinati a divenire, previe varie formalità, essenzialmente solo dopo aver dato dimostrazione di conoscere a fondo l'esercizio dell'arte, il che, come avviene in alcune città dell'Europa settentrionale, ha luogo a mezzo della presentazione, da parte dell'aspirante maestro, di un capolavoro.
A partire dal sec. XV (ma l'epoca varia da regione a regione in relazione con il mutarsi delle condizioni che determinano ed accompagnano il fenomeno), la organizzazione corporativa decade. I motivi sono di carattere economico e di carattere politico. Sono dati i primi dal mutarsi dell'organizzazione produttiva. L'affermarsi del mercante-imprenditore e conseguentemente, anche se non immediatamente, il sorgere della figura del salariato, rendono anacronistico il sussistere di una organizzazione che, per sua natura, doveva, salvo il caso tutto particolare della distinzione fra maestro ed apprendista, raccogliere nel proprio seno elementi in assoluta parità e che invece ora pone accanto l'uno all'altro individui la cui potenzialità economica e specialmente la cui autonomia economica sono nettamente diverse.
D'altra parte il crescere della concorrenza sollecita gli iscritti all'arte, monopolisti dell'esercizio della medesima, a limitare maggiormente le possibilità di ingresso nella c., con il risultato logico che viene a crearsi, specialmente al di fuori delle città, una sempre più forte schiera di liberi lavoratori la cui sola presenza mina alla base l'edificio corporativo.
I motivi di carattere politico risiedono nel sempre maggiore intervento del potere centrale nei confronti degli organismi corporativi. Infatti gli Stati, già di per sé sempre
più portati ad estendere il proprio intervento nell'economia interna (siamo nel periodo in cui si affermano in Italia le Signorie e fuori d'Italia le grandi monarchie), trovano utile ai propri fini trasformare gli organismi corporativi in strumenti della propria politica economica, spesso anzi in veri organi statali.
Nello stesso tempo là dove, come in Francia ed in Inghilterra, lo Stato vuole dare incremento alle proprie industrie sorgenti, esso agisce al di fuori delle c., le quali pertanto restano svuotate di gran parte delle loro funzioni.
Con tutto ciò esse si rinceranno ancor più nella cerchia dei propri privilegi che difendono sia nei confronti delle altre organizzazioni, sia nei confronti dello Stato, il quale ultimo tali privilegi riconosce dietro esazione di forti contributi fiscali che terminano di esaurire anche finanziariamente le arti.
In simili condizioni l'organismo corporativo si affaccia al Settecento, quando cioè le concezioni naturalistiche cominciano a penetrare nel pensiero economico. E quale sia la valutazione che dei sopravvissuti organismi corporativi le nuove idee oppositrici di ogni vincolismo economico effettuano, è facile intuire.
Nella aspirazione generale ad una libertà, le arti che,
negli ultimi tempi, erano andate invece sempre più negandola a coloro che non entravano nella loro orbita, divengono una istituzione sempre più anacronistica ed odiosa.
Da questa situazione di fatto al fermarsi di una vera e propria campagna anticorporativa il passo è breve, cosicché, quando hanno inizio le riforme sia in Italia che altrove ad opera dei vari principi illuministi, il problema della soppressione del plurisecolare, glorioso, ma ormai superato organismo, è maturo per una radicale soluzione.
In Francia le c. vengono soppresse dal Turgot, ma non in modo definito, ché ciò avviene solo con la Rivoluzione.
In Italia, invece, le soppressioni hanno inizio nel 1770 con Pietro Leopoldo in Toscana, mentre contemporaneamente nel Lombardo Veneto le arti vengono private di ogni privilegio, salvo ad essere soppresse completamente fra il 1778-86.
A seguito della Rivoluzione Francese, anche Belgio, Spagna ed alcuni Stati della Germania operano la soppressione, nonché gli altri Stati italiani, primo fra essi lo Stato pontificio nel 1801 con Pio VII, seguito da Ferdinando I delle due Sicilie nel 1821 e da Carlo Alberto di Sardegna nel 1844.
Non sono ancora soppresse in tutti i paesi le antiche c., che già maturano definitivamente in alcuni le condizioni per il sorgere di nuove organizzazioni di lavoratori. È l'Inghilterra, paese che già aveva da tempo soppresso le ghilde, l'ambiente dove, a causa dei progressi dell'industrialismo, tali condizioni sono più urgenti. Sintetizzabili in un acuirsi sempre più dei conflitti di lavoro e nella graduale convinzione che un regime di assoluta libertà economica non è il migliore sia per appianare i conflitti di lavoro, sia per

(da P. Kostner, Basel Zunftszeitlichkeit, ein Bilderbuch der Zünfte und Gesellschaften, Basilea 1918, p. 81, fig. 89)
Dal tutto differente da quello tradizionale relativo alle c. medievali è il contenuto delle c. istituite dal governo fascista nel febbr. del 1934, come pure le altre manifestazioni corporativistiche dei nostri tempi (