LANGE, FRIEDRICH ALBERT. - Filosofo tedesco, n. a Wald presso Solingen il 29 sett. 1828, m. a Marburgo il 21 dic. 1875. Dopo aver attivamente insegnato nelle scuole medie e come Privatdozent di psicologia e pedagogia a Bonn (1855), fu professore di filosofia a Zurigo (1870), quindi a Marburgo (1872). Può considerarsi il fondatore del neokantismo. L'opera sua principale è la Geschichte des Materialismus und Kritik seiner Bedeutung in der Gegenwart (Iserlohn 1886; ristampa con modifiche dell'autore stesso nel 1873; 7a ed. ampliata, Lipsia 1902; nuova ed. ivi 1921; trad. II. di A. Treves, 2 voll., Milano 1932), uno dei contributi migliori della storiografia tedesca del secolo scorso ed ancora oggi utilissimo.
Il neokantismo del L. è maturato attraverso la ricostruzione storico-critica del materialismo; anche ammessa la tesi fondamentale del materialismo (spiegazione dell'attività spirituale con la legge della conservazione della forza e con il funzionamento del sistema nervoso e in generale dell'organismo fisiologico), resta nondimeno che tutti i fatti materiali sono rappresentazioni del soggetto e perciò la realtà fisica è tale in quanto così la fa apparire la nostra costituzione mentale. La nostra esperienza dipende dalla nostra organizzazione intellettuale; se fossimo organizzati diversamente sperimenteremo e penseremo diversamente (e così avviene per altri esseri diversamente organizzati) e perciò gli oggetti apparirebbero diversi (Gesch. d. M., trad. cit., I, p. 6). Dunque, il mondo sensibile non è che un prodotto della nostra organizzazione e i nostri organi sono stati formati come tutto quanto il mondo fenomenico) sono soltanto immagini di un oggetto sconosciuto; perciò il fondamento trascendentale della nostra organizzazione è ignoto (ibid., II, p. 423). Uscire dal fenomenico per raggiungere il monumento o la cosa in sé è per L. impossibile. È evidente che in tal modo il L. non critica il materialismo sulla base del criticismo kantiano, ma interpreta Kant in maniera empiristica (e non esclude che nel futuro sia possibile una traduzione in termini fisiologici del kantismo). Anche i valori morali ed estetici per L. non si possono cogliere fuori del mondo fenomenico, a cui limita invalicabilmente il sapere positivo.
Ma l'uomo non può contentarsi di questo sapere e perciò con la creazione poetica si crea un mondo ideale, quel mondo intellegibile di cui parlano Kant e Platone, ma senza essersi convinti che non è oggetto di scienza dimostrativa. Così il L., in fondo, finisce per dare ragione al materialismo: quel che l'uomo conosce e sa è solo il mondo corporeo, il cui limite è valicabile solo dalla fantasia poetica. Ciò però non significa, come qualche critico ha sostenuto, che il L. faccia sovrapere il reale nel regno dei fantasmi: la fantasia creatrice non è fantastica, ma attività rivelatrice di una realtà non ingannevole. Allo stesso modo la religione non vale per il solo conte-nuto teoretico, ma perché eleva al di sopra del fenomenico e crea (anche essa è poetica) una patria spirituale.
Altre opere principali: Die Grundlage d. math. Psy-chologie (Duisburg 1865); Die Arbeiterfrage (ivi 1865; Lipsia e Berlino 1910); Beitr. zur Neubegründung d. for-malen Logik u. d. Erkenntnistheorie (Iserlohn 1877); inoltre insieme con F. Weinkauff: Die päpstl. Rundschreiben u. d. 80 verdammten Sätze (contro il Sillabo, anno, 1865; con il tit. Antisyllabus, 1875).