NEOFITI. - Dal greco vēšoprov dice pianticella nuova, quindi tenera. Nella S. Scrittura ricorre una volta, benché vi siano molti accostamenti, essendo la vita cristiana paragonata alla pianta e all'innesto. S. Paolo (I Tim. 3, 6) chiama n. i neoconvertiti dal gentilesimo: questa accezione del termine si perpetuò nella Chiesa, includendovi pure dopo il Battesimo i convertiti da qualsiasi setta non cristiana. Il termine ebbe pure il significato di individui ammessi da poco alla vita religiosa o clericale (cf. s. Gregorio Magno, Epistolae: PL 77, 784; 1030-37, 1051). I due significati passarono in Graziano (1, 2, D. 48); ma poi furono nettamente distinti. Affini ai n., anche per le norme disciplinari, sono i clinici (v.).
Per vari secoli i n. furono numerosi, come appare dalle iscrizioni funerarie, dai Padri, dalla storia: la severità disciplinare e un'esagerata prudenza di fronte ai gravi doveri cristiani facevano ritardare il Battesimo, nonostante l'opera della Chiesa, non solo a molti pagani, ma anche ai catecumeni. Comunque, si ebbero per loro sempre cure particolari, p. es., il rito battesimale solenne nelle vigili di Pasqua e Pentecoste, con l'invitatio o sermo del vescovo, la traditio legis Christianae, la tunica alba per tutta l'ottava, l'osculum pacis, la Cresima e l'Eucaristia. Del celebre Vittorino dice Agostino (Confess., I, 8, n. 2): «Senex non rubuit esse puer Christi et infans fontis Dei».
S. Paolo (loc. cit.) prescriveva che il n. non fosse ordinato vescovo per il pericolo di pervimento in persona non sufficientemente istruita e formata. La pace costantiniana (313) portò a inserire alcuni n. fra il clero; vi ebbe parte pure l'ambizione latente di qualche n. o il desiderio del popolo d'aver per vescovo qualche celebre convertito. L'abuso fu condannato dal I Concilio di Nicea (325) e da altri, estendendo la proibizione anche al presbiterato e più tardi alla tonsura, creando allo scopo un impedimento, o, secondo altri, un'irregolarità. Le ragioni, oltre quella addotta da s. Paolo, sono esposte da s. Girolamo (Ad Oceanum: PL 22, 663), Gregorio Nazianzeno (In laudem s. Athanasii: PG 35, 1090 sgg.), Gregorio Magno (loc. cit.) e riepilogate da Graziano (loc. cit.).
Si ebbero eccezioni, come nei casi di Ambrogio, Nettario di Costantinopoli, Agostino; ma furono sempre vagliate con severità. Dopo Graziano non si ebbe innovazione alcuna; il CIC (can. 987 n. 6) conferma la disciplina precedente, considerando il n. semplicemente impedito, non irregolare, e rimandando la soluzione del tempo necessario, perché cessi l'impedimento, al vescovo. Nei riguardi dei n. si hanno pure vaste applicazioni nel Privilegio paolino (v.).
Bibliografia5 opere
Sisinio da Romallo
NELLE MISSIONI
Anche nella ripresa dell'apostolato missionario le prescrizioni concernenti i n. sono state numerose.
Nel 1213 Riccardo, priore di Bermondsey, fondò un Hospital of Converts in onore di s. Tommaso di Canterbury per i n. ebrei; e lo stesso fecero i Domenicani a Oxford. Sotto Enrico III (1216-72) fu aperta in Londra una domus conversorum per catecumeni e n. ebrei. Il Concilio di Basilea (1431; sess. XIX, decr. 6 [Mansi, XXIX, p. 99 sgg.]) stabilì un particolare metodo di ministero tra i n. e Paolo III con la bolla Cupientes Judaeos (§§ 5-8; 21 marzo 1542) sanzionò i decreti conciliari. In seguito, con la bolla Ilius qui (19 febbr. 1543), per iniziativa di s. Ignazio, il quale, probabilmente visitando Londra nel 1530, aveva conosciuto la domus conversorum, fu eretta a Roma la «Casa dei n.» di S. Giovanni di Mercato; con altra bolla In hoc praecelso fastigio (20 maggio 1580), Gregorio XIII eresse quella presso la chiesa della Madonna dei Monti, che ancora esiste. Sempre per opera di s. Ignazio varie case di catecumeni si eressero nei territori delle missioni portoghesi.
All'epoca della conquista del nuovo mondo, le conversioni in massa non permettevano un'adeguata preparazione al Battesimo e perciò i Concili prescrissero l'istruzione dopo di esso, al punto dove oggi s'inizia il primo passo verso il catecumenato. Il I Concilio di Messico, nel 1555, stabilì che i n. dopo il Battesimo dovessero imparare le «4 preghiere», cioè: Pater, Ave, Credo, Salve Regina (Conc. Mess., can. 1). La medesima prescrizione è ripetuta nel Concilio di Quito (1570; sess. III, p. 1; IV, cap. 3). Il Concilio di Lima, 1567, decretò che l'istruzione dopo il Battesimo dovesse servire di preparazione per ricevere gli altri Sacramenti. Nel 1585 il III Concilio di Messico stabilì che ai n. si facessero spesso sermoni semplici tratti dalla S. Scrittura (lib. I, tit. I, De praedicatione Verbi Dei, 3-4). Nell'America spagnola, al principio, i n. erano esclusi dalla Comunione. Sembra che la prima « Junta » di Messico, nel 1524, abbia decretato che ai n. la Comunione si doveva rifiutare anche come vistico (F. A. Lorenzana, Los Concilios Mexicanos, Messico 1769, p. 4); ma il testo originale non è stato ancora ritrovato. Paolo III invece, con la bolla Veritas ipso (2 giugno 1537), stabilì come principio fondamentale che gli indiani erano veri uomini dotati di ragione umana; la seconda « Junta » di Messico (1539; can. 22) permise l'amministrazione dell'Eucaristia agli indiani, purché sufficientemente preparati; il I Concilio di Messico dichiarava che lo si poteva fare, ma senza obbligo; e il I Concilio di Lima, nel 1567, mitigando questo decreto, permetteva che a tutti gli indiani si potesse dare la Comunione pasquale e il Vistico (cap. 58, 59). È merito di José de Acosta l'aver propugnato a suo tempo l'amministrazione dei Sacramenti, come avviamento alla vita cristiana dal punto di vista missionario pratico. Anche nell'India Orientale molti n. furono esclusi dalla Comunione, ma Alessandro VII con il breve Sacrosancti Apostolatus officii (18 genn. 1658) condannò severamente l'abuso (Collectanea S. Congr. de Prop. Fide, I, n. 129).
Anzi, già nel 1645 e nel 1656, Propaganda aveva risposto ai missionari della Cina dichiarando l'obbligo dei n. di osservare il diritto positivo circa il ricevere i Sacramenti, il precetto festivo e il digiuno (Collectanea, I, n. 114, 126). Prezioso disposizioni per la cura dei n. furono date anche in seguito (cf., ad es.: Collect., II, n. 1346, 31-33). Merita speciale menzione il metodo dei Padri Bianchi che trattengono i n. ancora 3 mesi dopo il Battesimo per introdurli sistematicamente nella vita cristiana.