DE SARLO, FRANCESCO. - Filosofo, n. a S. Chirico Raparo (Potenza) il 13 febbr. 1854, m. a Firenze il 14 genn. 1937. Esordì come medico, ma ben presto si diede alla filosofia e alla psicologia. Era il periodo del positivismo trionfante, e merito del D. S. fu di opporsi alle conclusioni che in campo morale e religioso si pretendeva di dedurre con il metodo della ricerca positiva. Si proclamò apertamente spiritualista e teista, benché al suo spiritualismo intendesse dare una base esclusivamente psicologica, e il suo teismo venisse presentato soltanto come un'ipotesi, non dimostrabile dalla ragione, ma pur suffragata da considerazioni che la rendevano più probabile delle altre (cf. Metafisica, scienza e moralità, Roma 1898).
Nel 1900 fu nominato alla cattedra di filosofia teorica nell'Istituto di studi superiori di Firenze e nel 1903 pubblicò I dati dell'esperienza psichica; nello stesso anno fondò, in quell'istituto, un gabinetto di psicologia sperimentale, il primo in Italia. Di qui uscirono, nel 1906-1907, i due volumi di Ricerche di psicologia, con lavori suoi e di suoi scolari. Promosse questi studi anche fuori della scuola con grande fervore. Ma non trascurava il problema morale, come si vede dai due volumi usciti nel 1907: L'attività pratica e la coscienza morale e principio di scienza etica. Con questi il D. S. si allontanava sempre più dal positivismo accogliendo il principio del valore, che ha senso soltanto per la coscienza ed esige un punto di vista spirituale. In questo stesso anno fondò una rivista, La cultura filosofica, la quale ebbe un decennio di vita prosperosa, con molti scritti di lui e dei suoi scolari più valenti. Carattere importante della Cultura filosofica fu l'opposizione, non solo al positivismo, ma più all'idealismo che sorgeva allora e si diffondeva rapidamente in Italia. Contro l'idealismo il D. S. mantenne sempre fermi due punti principali: il dualismo di soggetto e di oggetto, cioè l'esistenza del mondo esteriore come altro e indipendente dalla coscienza; e l'individuabilità della coscienza, ossia la concreta esistenza di questa nella molteplicità dei soggetti, pur in relazione fra loro. In questa opposizione all'idealismo il D. S. accentuò sempre più la sua vicinanza al positivismo, in quanto, anche per lui, la filosofia deve, come ogni altra scienza, fondarsi sull'esperienza, pur avendo in proprio il compito della riflessione sui principi gnoseologici e logici presupposti dalla scienza, i quali si incentrano pur sempre, per lui, nello studio dell'attività psicologica umana. Cfr. per questo punto, i due volumi di Psicologia e filosofia (1918), e più ancora, come esposizione complessiva del suo pensiero, l'Introduzione alla filosofia (Roma 1928); cf. anche Esame di coscienza: quarant'anni dopo la laurea (Firenze 1928). Per la sua polemica contro l'idealismo, i motivi sono riassunti nel volume Gentile e Croce: lettere filosofiche di un superato (Firenze 1935). Conseguenza di questo duplice atteggiamento polemico, antipositivista e insieme antidealista, fu, in metafisica, un blando agnosticismo, col quale, mentre riconosceva la necessità di porre un principio assoluto e la legittimità di problemi che trascendono l'esperienza, stimava non fosse compito della filosofia discutere tali questioni: essa può, al massimo, avanzare congetture e cercare di cogliere qualche barlume o frammento dell'ordine razionale che governa il mondo: il resto è affatto alla fede religiosa, la quale, pur rispondendo a un bisogno insopprimibile dello spirito umano, può fare a meno di dimostrazioni. Degno di nota è anche l'interesse, dimostrato da lui e promosso nella sua scuola, per la conoscenza del pensiero contemporaneo: si veggano, tra altri, i suoi volumi Il pensiero moderno (Palermo 1915) e Filosofi del tempo nostro (Firenze 1916). Per la sua posizione nella questione etico-politica, cfr. il volume L'uomo nella vita sociale (Bari 1931).