DETERMINISMO

DETERMINISMO. - È la concezione di una dipendenza stretta, necessaria e inevitabile, fra gli elementi di un processo di divenire che stanno nel rapporto di causa e di effetto. A seconda che si tratta di un processo nel campo della natura o della vita dello spirito, sia individuale come collettiva, possiamo avere diverse forme di d.: fisico, psicologico, etico, economico, storico, ecc. Il d. tuttavia non è affatto legato ad una concezione materialistica dell’essere e dello spirito, ma piuttosto all’identificazione rigorosa di causa e ragione e alla conseguente rappresentazione o concezione del divenire reale sul modello della derivazione meramente logica nel rapporto di principio e conseguenza. Il d. rappresenta perciò la concezione più esplicita ed esigente della razionalità dell’universo a cui aspirano la scienza e la filosofia e si presenta a tutte le epoche della storia del pensiero. Il postulato o principio generale del d. è che «a ogni causa segue di necessità il suo effetto», e ciò importa: 1) la preesistenza o antecedenza della causa rispetto all’effetto; 2) la sua determinabilità o conoscibilità come causa, cioè la preesistenza univoca e rigorosa dell’effetto nella causa; 3) la necessità quindi del processo di derivazione dell’effetto dalla causa, così da assicurare la perfetta razionalità dell’essere e quindi una scienza o conoscenza di tipo rigorosamente logico-matematico. Perciò per il d. la contingenza e il caso si riducono a mera apparenza, dovuta alla provvisorietà e deficienza del nostro conoscere e degli attuali nostri “mezzi d’indagine.

Secondo Democrito il divenire fisico soggiacce a una totale e rigorosa necessità: “natura et kat’aváykyv yívesóai, τής δίνης αἰτίας ούσης τῆς γενέσεως πάντων, ἦν ἀνάγκην λέγει (frg. A. I, Diels-Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, 5ª ed., II, Berlino 1935, p. 84). È in un testo di Plutarco: «Le cause dei corpi che attualmente nascono o si dissolvono non hanno avuto alcun principio, ma via via da tempo infinito tutte assolutamente le cose passate, presenti e future sono governate dalla necessità» (frg. A. 39; trad. V. ALTIERI, Gli atomisti, Bari 1936, p. 87). Siccome gli atomi risultano di strutture rigorosamente geometriche e non si muovono che per impulsi unicamente meccanici, Democrito esclude del tutto dalla natura il caso (τ’αὐτόματον) e dalla vita umana la fortuna (τύχη) come contro di lui polemizza Aristotele (Phys., II, 4, per intero). Ma allora si credebbe nella necessità più rigorosa che esclude ogni contingenza e accidentalità nel mondo. Infatti, completa Aristotele, se questo fatto accade perché ne accade un altro, e questo perché ne accade un altro ancora, sino a un primo che non accade a caso ma per necessità, allora tutto accadrà per necessità a cominciare dal fatto ch’era causato come primo e sino a quello che si considera come effetto» (Met.,

XII, 8, 1065 a 8 sgg.). La critica di Aristotele mirava a salvaguardare la contingenza fisica dovuta alla defettibilità dei corpi sublunari come la stessa libertà ch'è essenziale alla responsabilità dell'agire umano. Certamente sotto l'influsso della critica aristotelica, Epicuro abbandonò il rigido d. meccanistica di Democrito ammette che gli atomi nella loro caduta subissero un climamen e resta quindi uno spiraglio per l'iniziativa individuale (cf. Epicuri Ethica, frg. 7; Col., VIII, ed. C. Diano, Firenze 1946, p. 41); mentre gli stoici fondavano il loro moralismo sulla più rigida concatenazione degli eventi, sotto il giogo della equipev.

È certamente al meccanismo democrático che ritorna la concezione che Galileo si fa della causalità secondo la formula che si legge nel Dialogo dei massimi sistemi: «Se è vero che di un effetto una sola sia la cagione primaria e che tra la causa e l'effetto sia una ferma e costante connessione, necessaria cosa è che, qualunque volta si vegga alterazione ferma e costante nell'effetto, ferma e costante alterazione sia nella causa» (Opere, ed. Naz., VII, Firenze 1933, p. 471). Nella nuova fisica quindi di Galileo-Nevton il d. dei fenomeni risulta decomposto in una serie di azioni elementari esercitanti per continuità spazio-temporale sul punto materiale in movimento in modo che tanto i singoli movimenti, come il loro insieme e come la loro risultante, risulteranno sempre strettamente determinati in tutti i sensi. Questa concezione ebbe la sua formulazione filosofica nel principio di ragion sufficiente di Leibniz a cui resta fedele, per la struttura determinata, anche il principio di causa formolato da Kant come «seconda analogia dell'esperienza» ch'è appunto il modo di concepire la successione dell'esperienza nel tempo secondo necessità. Tale concezione ebbe la sua formula più esplicita in Laplace: «Nous devons envisager l'état présent de l'univers comme l'effet de son état antérieur et comme la cause de celui qui va suivre». La corrispondenza fra gli stati antecedente e conseguente dev'essere assoluta: «Une intelligence qui, pour un instant donné, connaîtrait toutes les forces dont la nature est animée et la situation respective des études qui la composent, si d'ailleurs elle était assez vaste pour soumettre ces données à l'analyse, embrasserait dans la même formule les mouvements des plus grands corps de l'univers et ceux du plus léger atome; rien ne serait incertain pour elle, et l'avenir comme le passé serait présent à ses yeux» (Théorie analytique des probabilités, 3a ed., Parigi 1820, p. VII). Questa concezione che dominò tutto il sec. XIX ebbe l'appoggio non soltanto del materialismo e del positivismo ma anche del razionalismo e del criticismo (F. Enriquez). Fu invece energicamente combattuta dalla «filosofia della contingenza» propugnata dal Boutroux (preceduto dal Secrétan e dal Ravaison) il cui significato è nell'opposizione della moderna filosofia francese ad ogni forma d'intellettualismo astratto e nell'affermazione della libertà originaria della vita spirituale che emerge sulla materia: tale libertà corona il dinamismo di «spontaneità» che si trova al fondo di ogni essere in grado e forme diverse. L'idea di «necessità», così come quella di «forza», è derivata dal nostro spirito, dalla vita morale e estetica, e quindi a priori: «Elle serait le symbole le plus matériel de l'obligation morale et de l'attrait esthétique, c'est-à-dire de la nécessité consentie et sentie» (E. Boutroux, De la contingence des lois de la nature, 5a ed., Parigi 1905, p. 169). Le leggi della natura non sono quindi qualcosa di assoluto e di per sé stante, ma rappresentano un certo grado di penetrazione della materia da parte dello spirito e non viceversa, come voleva il materialismo. In questa lotta al d. si univano il Bergson e cultori della filosofia della scienza come G. Milhaud, J. Tannery e H. Poincaré, e il neo-idealismo che specialmente in Italia ebbe causa vinta sul positivismo materialista.

In psicologia il principio del d. ebbe molto favore nella «dottrina dell'associazione» sia come tentativo di spiegazione del dinamismo rappresentativo (v. IDEE, ASSOCIAZIONE DELLE) sia come ipotesi sulla genesi e sul comportamento delle abitudini o complessi operativi (ad es., behaviorism). Restano prigioniere del d. sia la psichanalisi facendo derivare la vita conscia dalla sfera in-consci, sia la Gestaltpsychologie della scuola del Wertheimer fin quando afferma il cosiddetto «principio dell'isomorphismo» cioè della corrispondenza (e quindi dipendenza) delle «forme rappresentative» e operative dalle «forme fisiche» ovvero dalle condizioni strutturali fisico-chimiche (le Quer-funktionen = «correnti traversali di raccordo»: Wertheimer) del sistema nervoso. È noto invece come la indagine fisica più recente, delle micro-structure infrantoiche, contrariamente all'ipotesi di Laplace, si orienta sempre più verso una concezione indeterminista in quanto con la scoperta del quanto (h) di Planck l'energia fisica si è rivelata discontinua (principio d'indeterminazione di Heisenberg). Ma si disputa vivacemente sul significato di tale indeterminismo, se cioè esso sia intrinseco allo sviluppo del processo fisico come tale o se dipenda soltanto dai nostri mezzi di sperimentazione e dalla nostra limitata capacità di conoscenza dei fattori presenti in un processo. Comunque il concetto rigido meccanista democrático-galileiano della natura e delle sue leggi risulta inadeguato sia nelle scienze della natura come in quelle della vita che accettano invece il principio della «probabilità» e esprimono il divenire dei processi in forma di «leggi statistiche».

Cade così una delle più gravi difficoltà che la scienza di tutti i tempi aveva cercato di avanzare contro la possibilità del libero arbitrio che sembrava una rottura del d. causale. Il d. psicologico, in questo senso più preciso, sosteneva che la «scelta» della volontà era determinata o dalle condizioni dell'oggetto, in quanto è il bene maggiore fra quelli presenti (d. ontologico oggettivo: ad es., in Leibniz) o dalle condizioni del soggetto in quanto cioè la scelta è concepita come la risultante della costellazione di forze e motivi consci o inconsci operanti nella coscienza (d. psicologico). Al d. deve arrivare ogni concezione della libertà che fa dipendere l'azione umana da agenti cosmici, p. es. il movimento degli astri, errore che l'autore del Errores philosophorum (ciò Egidio Romano secondo J. Koch) attribuisce ad Alkindi: «Erravit enim, quia simpliciter et absque condicione asseruit futura pendere ex condicione superacelestium corporum» (J. Koch, Giles of Rome: Errores Philosophorum, trad. di J. O. Riedl, Mill-walke 1944, p. 46, 14-15). Il d. economico è la concezione che spiega la storia e le sue crisi di civilità in funzione esclusiva di conflitti economici, intesi soprattutto come «lotta di classe», così che il fattore economico risulta primario e determinante rispetto a tutti gli altri (morale, religioso, scientifico, artistico, ecc.) come sostiene il marxismo che in forza di questo principio ermeneutico si è chiamato «socialismo scientifico». V. LIBERTÀ; MARTHALISMO.

BIBL.: A. Fouillée, Liberté et déterminisme, Parigi 1873; F. Masci, L'idealismo indeterminista, II, Napoli 1898; A. Levi, L'indeterminismo nella filosofia francese contemporanea: la filosofia della contingenza, Firenze 1904; L. Brunschvicg, Nature et liberté, Parigi 1921; E. Gobbo, Traité de Logique, 3a ed., ivi (Cahiers de la Nouvelle Journée, 37), ivi 1937, p. 71 sgg.; C. Fabro, La fenomenologia della percezione, Milano 1941 (per l'associazione, p. 84 sgg.; per la Gestaltpsychologie, spec. p. 313 sgg.); F. Enriquez, Causalità e d. nella filosofia e nella storia della scienza, Roma [1946]; M. Pohlenz, Die Stoa. Geschichte einer geistigen Bewegung, I, Göttingen 1947, p. 103 sgg.; L. Brunschvicg, L'esperience humaine et la causalité physique, 2a ed., Parigi 1949. Cornelio Fabro