DEUTINGER, MARTIN. - Filosofo, n. a Langenpreising (Baviera superiore) il 24 marzo 1815, m. a Pfäfers (Svizzera) il 9 sett. 1864. Studiò a Monaco, ed ebbe maestri F. X. von Baader e F. W. J. Schelling. Fu sacerdote nel 1837; nel 1841 docente di filosofia nel liceo di Freising, nel 1846 Privatdozent dell'Università di Monaco, quindi a Dillingen (1847-52). Dal 1852, collocato a riposo a sua domanda, fu predicatore dell'Università di Monaco.
Risenti l'influenza dei suoi maestri, di Hegel e di tutta la filosofia moderna, e, sembra, anche del Günther, pur proseguendo, com'egli afferma, una via tutta propria. Si oppone, infatti, al dualismo cartesiano del Günther, al razionalismo hegeliano e all'idealismo assoluto; è tenace avversario del materialismo e del panteismo; e si propone di conciliare fede e scienza nello spirito della Rivelazione cristiana. Rinprovera alla scolastica di non avere sufficientemente chiarito il rapporto tra filosofia e teologia, che egli intende sistemare in un tentativo di conciliazione della tradizione religiosa con il progresso della cultura, sotto l'influsso della speculazione moderna. La sua reazione ad Anton Günther lo pone contro il modernismo di cui a torto fu considerato seguace. Il D. vuole elevare a scienza la fede per rivendicare contro l'apriorismo la positività della Rivelazione e l'incontestabile verità dei dogmi.
L'uomo è al centro della realtà come soggetto di conoscenza. È una triplice fonte del conoscere che conduce alla triade di Dio, natura, uomo: l'autocoscienza è possibile in virtù dell'azione del mondo inconscio sull'uomo e in funzione di un terzo essere indipendente, Dio, senza di cui non si può concepire un essere dipendente. La personalità umana non si esaurisce nell'attività razionale. Essa attinge, in quanto concreto essere per sé, alla triplice forma di pensare, potere ed agire. Soggettività è azione libera e la volontà è forza mediatrice ed unificatrice di pensiero ed essere, presupposto essenziale dell'atto consapevole dell'autocoscienza. Questa soluzione intende risolvere il dualismo costitutivo dell'esperienza e demolire la visione teoretica dell'idealismo. Vi si riconnette, e chiarisce il rapporto dell'attività autosciente e dell'azione del trascendente, una fondamentale distinzione tra filosofia naturale e filosofia della religione. La prima ricerca, nell'uomo, i principi di intelligibilità dei fenomeni naturali, la seconda ha il compito di giustificare la mediazione delle verità oggettive della Rivelazione con la facoltà conoscitiva del soggetto umano.
Il D. riparti la filosofia in teoria del pensiero o ideologia, etica ed estetica. Si occupò con interesse anche di quest'ultima (oltre che di filosofia del diritto e sociologia) e svolse, con influssi schellinghiani, il punto di vista idealistico che ricongiunge la raffigurazione dell'arte all'interiorità dell'ispirazione.
Opere principali: Grundlinien einer positiven Philosophie (7 parti, Ratisbona 1843-53); Grundriss der Moralphilosophie (Dillingen 1847); Geist der christlichen Überlieferung, I (Augusta 1850), II (Ratisbona 1851); Das Prinzip der neueren Philosophie und die christliche Wissenschaft
(ivi 1857); Über das Verhältnis der Poesie zur Religion (Augusta 1861); Das Reich Gottes nach dem Apostel Johannes (3 voll., Friburgo in Br. 1862-65); Der gegenwärtige Zustand der deutschen Philosophie (ed. postuma di L. Kastner, Monaco 1866).
BIBL.: sources