SVIZZERA - Il muro della Riforma - Ginevra.
Moutier-Grandval ebbe un rapido splendore nei secc. VIII e IX, poi declinò. Romainmôtier e Payerne raggiunsero il loro apogeo nei secc. X e XI; poi venne la volta di Disentis, Einsiedeln, Muri, Allerheiligen, Engelberg, tutte importanti abbazie.
6. I principati
Gli antichi vescovati e le abbazie della S. possedettero dal medioevo al sec. XVIII una giurisdizione temporale, che ne faceva altrettanti veri Stati, di estensione, importanza, e durata variabili. Da notare anche, riguardo ai vescovati, che il territorio del principato non coincideva con il territorio della diocesi.Pare che il vescovato di Coira sia stato il primo a godere di un potere temporale dalla fine del sec. VIII. Più tardi Rodolfo III, ultimo re della Borgogna (1930) concesse diritti analoghi ai prelati del suo Regno. Gli imperatori tedeschi, preoccupati di assicurarsi libero passaggio attraverso le Alpi e di mantenere punti di appoggio di fronte al Signore ereditari, favorirono lo sviluppo dei principati ecclesiastici sia abbaziali che episcopali. I principi ecclesiastici generalmente riunivano nelle loro mani i poteri legislativo, amministrativo e giudiziario, con il diritto di stabilire imposte, esigere il servizio militare, battere moneta. Alcuni funzionari (ministeriales) esercitavano le varie mansioni amministrative, giudiziarie e fiscali. Del resto grande varietà esisteva secondo i luoghi, anche sotto il medesimo signore ecclesiastico. Questa complessa e caratteristica situazione politico-ecclesiastica della S. sarà esposta, per necessità, in un modo compendioso; ci si indagherà a mo' di esempio, sul solo principato di Coira, mentre per gli altri si ricorderanno soltanto i dati essenziali.
a) Le origini del principato episcopale di Coira sono complesse. La dinastia dei Vittoridi, che governò la Rezia dall'inizio del sec. VII alla fine dell'VIII, diede a Coira una serie di vescovi che, quantunque designati per elezione popolare e ratificati dai re franchi, occuparono tuttavia la sede episcopale in maniera quasi ereditaria. Le proprietà fondiarie dei Vittoridi passarono così al vescovato; il vescovo Pasquale III (m. nel 695) lasciò al suo successore, Vittore II (m. nel 714) il Domleschg, e i vescovi Tullo (758-73), Costanzo (fine del sec. XVIII) e Remedio (m. ca. 1805) furono nello stesso tempo vescovi e reggitori (praeses) del paese; anzi Remedio emanò anche leggi. Dopo la sua morte Carlomagno separò il potere spirituale da quello temporale, che venne affidato al reggitore Unfrido, indi a Roderico. Questi ingaggiò una lotta violenta contro il vescovo Vittore III, che per tre volte lo querelò presso l'imperatore. Finalmente nel 1831 Luigi il Bonario concesse a Vittore III un diploma di immunità, che costituì il fondamento dello Stato episcopale. Gli Ottoni, specialmente Ottone I, ne favorirono lo sviluppo, sicché lo Stato nel sec. XIII comprese Coira e la sua regione, il Domleschg, l'Oberhalbstein, la Val Bregaglia, l'Alta Engadina, Poschiavo, Münster, parecchi domini nel Vintschgau (Austria) e Grossängstigen nel Württemberg. Dal 1170 al 1803 i vescovi di Coira saranno principi del Sacro impero romano-germanico. Nel 1282 compaiono a Coira i consiglieri (consules); da quel momento la città cercherà di liberarsi dal potere episcopale. Lo sviluppo dei comuni restringerà i diritti del principe vescovo. Il vescovo Pietro Gelito (1355-68) con la sua politica di alleanza con l'Austria, irridò i suoi sudditi, e i loro delegati, riuniti a Coira nel 1367, si accordarono per resistere al prelato; questa l'origine della Lega della Casa di Dio (Lega Cadèi o Ca[sa] Dei), specie di Stato federale, che nel 1498 stringerà alleanza con i Cantoni svizzeri, tranne Berna. Il sec. XV vide l'emancipazione progressiva di Coira, che godette, fra l'altre, la protezione dell'imperatore Federico III. Gli articoli d'Ilanz, nel 1526, rafforzati nel 1541 di altri sei nuovi articoli, abolirono la maggior parte dei diritti temporali del vescovo; perciò né il vescovo, né il Capitolo vollero mai riconoscerli. In realtà i vescovi conservarono diritti ridotti fino al 1798. Durante questi tre secoli i conflitti politico-religiosi furono numerosi; uno degli ultimi, nel 1753, oppose la città di Coira, in maggioranza protestante, alla Corte episcopale (Hof) che formava la città alta, e ciascuna delle due parti rivendicava piena indipendenza dall'altra. Il vescovo Giuseppe Benedetto von Rost partì per Vienna, dove l'imperatrice Maria Teresa fece da mediatrice; infatti al suo ritorno il prelato fu accolto con onore e la pacificazione fu compiuta.
b) L'abbazia di Disentis, sita nell'alta valle del Reno a levante di Coira, iniziò il suo potere temporale con il testamento (766) del vescovo Tello di Coira (m. nel 773). L'importante posizione geografica e strategica del territorio abbaziale valse al monastero la protezione di Ottone I (606, 695) e II (976), di Enrico III, che gli concesse l'immediata dipendenza imperiale (1048): privilegio di poi più volte confermato. Gli abati erano principi dell'Impero. La rivoluzione elettrica del 1798 pose termine al principato abbaziale.
c) L'abbazia di Pfäfers, sita a nord della diocesi di Coira, fondata nel sec. VIII, ricevette da Lotario I (840) la libertà di elezione, privilegio nuovamente confermato nel 949 da Ottone I. La signoria abbaziale cessò alla fine del sec. XVIII.
d) La vastissima diocesi di Costanza aveva i suoi vescovi principi dell'Impero. Sin dal sec. XII la città di Costanza entrò in conflitto con il suo vescovo principe per rendersi libera. Il Trattato di Baden (1554) ridusse i diritti del vescovo il cui principato vescovile durò, in Germania, fino al 1803.
e) L'abbazia di S. Gallo possedette dal sec. VIII alla fine del sec. XVIII un così notevole potere temporale da farne uno dei principali Stati ecclesiastici svizzeri, di cui acquisti, guerre e diplomazia modificarono a più riprese l'estensione e la potenza. L'abbazia venne soppressa nel 1805. Dal 1077 al 1418 S. Gallo fu un'abbazia riservata alla nobiltà. Dal 1207 al 1798 l'abate ebbe il titolo di principe del Sacro Impero e la Casa Savoia gli concesse l'Ordine dell'Annunziata a cominciare dal 1686.
f) L'abbazia di Rheinau, eretta sul finire del sec. XVIII in inizi del sec. IX, ebbe per benefattore principale il duca Volvene che ne divenne poi abate (m. nell'879). I beni dell'abbazia erano dispersi negli attuali territori di Zurigo, Sciaffusa, Turgovia, Baden e perfino in Italia. Ottone II nel 972 confermò all'abbazia il privilegio dell'immunità e la libertà d'elezione degli abati. Sulla città di Rheinau l'abate esercitò l'alta e bassa giustizia per mezzo del suo advocatus e, dal 1460, del balivo svizzero di Turgovia. Il 6 marzo 1798 i diritti temporali dell'abbazia cessarono.

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g) L'abbazia di Einsiedeln, con la concessione da parte di Ottone I (27 ott. 947) del privilegio della libera elezione dei suoi abati e dell'immunità, ebbe il fondamento dello Stato abbaziale che comprendeva la regione di Einsiedeln e beni e diritti in altre regioni. La potenza temporale dell'abbazia cessò definitivamente con la fine del sec. XVIII.
h) L'abbazia di Muri (Argovia), fondata nel 1027 dagli Asburgo e posta sotto la protezione imperiale sin dal 1164, passò sotto la protezione dei Confederati, dopo la conquista dell'Argovia (1415). L'imperatore Leopoldo I accordò agli abati il titolo di principe dell'Impero (1701), ma meno di un secolo dopo i diritti temporali dell'abbazia vennero soppressi dalla rivoluzione elettiva (1798).
i) L'abbazia di Engelberg, fondata nel 1120, fu posta sotto la protezione imperiale da Enrico V (28 dic. 1124); però a cominciare dal 1415, l'abbazia dovette accettare la protezione dei Cantoni Svizzeri. I diritti temporali dell'abbazia furono soppressi nel 1798 e il suo territorio annesso all'effetto del Cantone di Waldstätten, poi a quello di Nidwalden (1803) e finalmente di Obwalden (1815).
l) Altri monasteri dell'antica diocesi di Costanza, pur non raggiungendo l'importanza delle grandi abbazie sopra ricordate, furono a capo di notevoli signorie. Tali furono i monasteri: di Stein sul Reno (Sciaffusa) soppresso nel 1525; di Allerheiligen a Sciaffusa, che beneficò dei privilegi dei Nellenburg confermati da Gregorio VII e Enrico V, soppresso nel 1524; di Fischingen (Turgovia), fondato da il 1135, che perdette i suoi diritti temporali nel 1708; di Sankt Johann di Toggenburg, fondato nel 1152 e incorporato a S. Gallo nel 1555; il priorato di S. Leodegario attorno al quale sorse la città di Lucerna; questo priorato nel sec. IX dipendeva dalla abbazia alsaziana di Murbach. Quando Lucerna tentò di emanciparsi, l'abbazia di Murbach pose il priorato di S. Leodegario sotto la protezione del vescovo di Costanza (1233) e cedette i suoi diritti temporali a Rodolfo I di Austria (16 apr. 1291). Il priorato ottenne da Callisto III di erigersi in Collegiata nel 1455. Da segnalare infine due monasteri femminili che ebbero pure una notevole importanza: l'abbazia o il Fraumünster di Zurigo, dotata il 21 luglio 853 da Ludovico il Germanico, soppressa nel 1524, divenne un capitolo di canonichesses, riservato alla nobiltà e la badessa ebbe il titolo di principessa dell'Impero; l'abbazia di canonichesses di Saeclingen, costruita in un'isola del Reno (Baden) che figura in documenti a cominciare dall'879. La badessa fu dichiarata principessa dell'Impero da Alberto I nel 1307. Gli ultimi residui della sua potenza temporale scomparvero con la soppressione del 1805.
m) A nord ovest della S. si estendeva prima del 1729 il principato dei vescovi di Basilea, il più importante della regione con quello di S. Gallo. L'origine del potere temporale dei vescovi di Basilea risale alla donazione fatta da Rodolfo III di Borgogna nel 999 ad Adalberto II della ricca abbazia di Grandval nel Giura, fondata nel sec. VII dai monaci di Luxeuil, che resistette sino al 1210 per conservare la sua indipendenza. I diritti temporali sulla città di Basilea riconosciuti al vescovo da Enrico II (1030) furono quanto mai oggetto di contrasti tra abitanti e vescovi, nonostante l'istituzione sin dal sec. XII di un consiglio di città. Nel 1521 la città si emancipò dal vescovo e nel 1529 passò alla riforma. Il vescovo trasportò allora la sua sede a Porrentruy e tentò di restaurare il suo principato, che fu nuovamente e duramente provato durante la guerra dei Trent'anni, soprattutto tra il 1635-50, e durante la Rivoluzione francese. Nel 1803 l'ultimo principe vescovo perdette tutti i suoi territori posti sulla riva destra del Reno. Dal 1579 al 1735 i principi vescovi furono alleati dei 7 Cantoni cattolici, di poi sino alla rivoluzione prevalse la politica di avvicinamento alla Francia.
n) I vescovi di Losanna possedettero un principato il cui territorio s'accrebbe durante il medioevo, nono-

(da L. Blondel, La cazione funeraria di cimiterie d'Agoune et la basilique du XIe siècle, in Vallésia, 6 (1931), tav. a colori f. t.)
Svizzera - Arcosolo decorato a losanghe con croce gemmata (sec. VIII), ritrovato nel 1947 in occasione dei lavori di ingrandimento della chiesa abbaziale. Acquerello di E. Correpon - St-Maurice.
stante le rivalità di potenti famiglie feudali, come i conti del Genevese, di Gruyère, di Savoia e dei baroni di Blonay. Il vescovo ebbe il titolo di principe vescovo e partecipò alle diete imperiali almeno sin dal 1125. Nel 1157 il vescovo, b. Amedeo, concesse franchigie a Losanna e sin d'allora compare il consiglio di città, ma gli abitanti cercarono a più riprese di esimersi dall'autorità vescovile. Nel 1434 Losanna è dichiarata città imperiale; nel 1481 si realizza l'unità tra città alta e città bassa e nel 1529 si ha l'elezione di un borgomastro. L'occupazione, da parte dei Bernesi, di Losanna e del paese di Vaud (1536), con la successiva imposizione della Riforma, pose fine al principato episcopale.
o) L'abbazia di Romainmôtier, diocesi di Losanna, priorato cluniacense nel sec. X e largamente dotata da Rodolfo III, ebbe una piccola signoria, che fu governata con una saggia amministrazione fino all'occupazione bernese del 1537. Nella stessa diocesi di Losanna, l'abbazia di Payerne, fondata nel sec. X e passata a Cluny, ricevette dai Rodolfini una notevole dotazione; qui pure l'invasione dei Bernesi del 1536 pose termine ai diritti temporali dell'abbazia.
p) I vescovi di Ginevra figurano già in possesso di un potere temporale sin dal sec. XI, potere che è loro contrastato dai conti di Ginevra. Nonostante l'accordo di Seyssel del 1124, i conti di Ginevra, detti poi del Genevese, continuarono a suscitare conflitti contro il vescovo, al quale Federico I nel 1154 riconobbe i diritti di principe vescovo. Dal sec. XIII sono i conti di Savoia che tentano di dominare la città, ma questa organizzata municipalmente, preferì rimanere sotto la signoria episcopale. Però dal 1444 in poi i ducchi di Savoia riuscirono ad impossessarsi del vescovato ponendovi membri della loro casa o ad essa ligi. Questa intromissione preparò, per reazione, il terreno alla Riforma che la città abbracciò nel 1535. Le armate bernesi, accorse in aiuto alla città assediata dai Savoia (1536), assicurarono il trionfo della Riforma e Ginevra si poté proclamare repubblica. Il vescovo, cacciato dalla città nel 1533, stabilì la sua sede ad Annecy, continuando fino al 1802 a portare il titolo di principe vescovo.
q) La Signoria temporale dei vescovi di Sion risale al 999, anno in cui Rodolfo III di Borgogna cedette loro la contea del Vallese. Nel 1189 Enrico VI dichiarò il vescovo di Sion immediatamente soggetto all'impero, e il titolo di principe comincia a figurare sin dal 1249. Per amministrare il loro territorio i vescovi si servirono dapprima di «ministeriales» ereditari, sostituiti a cominciare dal sec. XIII con funzionari amovibili. Nel 1339 già funziona un consiglio generale del paese, detto poi «dieta». Il principato dei vescovi di Sion ebbe all'esterno un terribile nemico nei conti di Savoia e all'interno la costante azione dei democratici, o patrioti che tendevano a ridurre
si costituì nelle predette valli un vero Stato ecclesiastico o contea (donde il titolo di conte dato ai canonici della metropolitana di Milano) con vita comunale, consiglio generale e statuti. I Visconti nel sec. XIV ricevettero poi l'investitura del dominio temporale di Como e dei Canonici di Milano nel Cantone Ticino. Gli Svizzeri occuparono la Leventina sin dal 1403 e il capitolo milanese rinunciò definitivamente al suo potere temporale sulle valli ambrosiane nel 1487.
7. Vita religiosa
a) Come si vede, numerose e vaste regioni della S. attuale si trovarono poste durante il medioevo e talvolta sino alla fine dei sec. XVIII, sotto il governo temporale di principi o signori ecclesiastici: seccovati, abbazie e capitoli, unendo i due poteri, spirituale e temporale, contribuirono potentemente allo sviluppo religioso e al progresso civile del paese. Vescovati e monasteri divennero centri culturali di alta importanza, i cui benefici influssi si facevano sentire anche nelle più lontane regioni del loro dominio temporale.Dal punto di vista strettamente religioso, i confini della diocesi non coincidevano con quelli politici. Soltanto Sion e Losanna non oltrepassavano o quasi i confini della S. attuale. La maggior parte della S. tedesca apparteneva alla diocesi di Costanza che si estendeva anche nella Germania del sud. Coira raggiungeva il Vorarlberg e il Tirolo. Basilea comprendeva tutta l'alta Alsazia e Ginevra tutta la Savoia del nord. Ca. il 1300 esistevano nel territorio attuale della S. 66 decanati o arciprete. Il cartolario di Losanna del 1228 registra per questa diocesi 301 parrocchie; i conti delle decime papali per la diocesi di Sion segnalano 64 parrocchie nel 1364 e 67 nel 1428. I registri delle visite pastorali della diocesi di Ginevra ne contano 529 nel 1445. Mentre l'organizzazione parrocchiale aveva raggiunto il suo pieno sviluppo nella diocesi di Losanna, sin dal sec. XIII nelle regioni alpine le parrocchie erano poco numerose, nonostante le grandi distanze: ciò era dovuto alla scarsa densità della popolazione.
b) Tutte le regioni svizzere contano numerosi santi: i TEBE (v.) con a capo s. LIEBER, MAURIZIO (v.). Nella diocesi di Sion si venerano i vescovi: Teodoro (m. alla fine del sec. IV), Salvio o Silvio (425-50), Amato (m. alla fine del sec. VII), Garino cistercense (1138-1150); nella diocesi di Losanna i vescovi Mario (m. nel 594), Protasio (m. nel 659), Amedeo di Hauterive (1144-1159), Bonifacio Clutine (1230-139); nella diocesi di Coira: Asinio (451), Valentiniano (m. nel 548), Ursiziano (754-58), Adalgott (1151-60); nella diocesi di Costanza: Corrado (934-75), e Gebardo II (979-95). Tra i monaci sono da ricordare: s. Romano fondatore nel sec. V di Condat e Romanimòtier; s. Ambrogio (m. nel 520), uno dei primi abati di St-Maurice; s. Miniero, eremita sul finire del sec. VI; s. Ursanno discepolo di s. Colombano (m. nel 615) come s. Gallo (m. ca. il 630-45); s. Amato (m. ca. il 630) eremita nei pressi di Aguano, poi abbate di Remiremont, nei Vosgi; s. Sigisberto e s. Placido a Disentis (sec. VIII); s. Otmaro (m. nel 759), restauratore della vita monastica a S. Gallo; s. Magno (m. nel 750) e s. Nocherio il Balbulo (m. nel 952), ambedue monaci di S. Gallo.
c) Le vicende storiche medievali offrirono a vari papi l'occasione per attraversare la S.: Stefano II fu incontrato dagli ambasciatori di Pipino il Breve a St-Maurice (753); s. Leone IX (1049-54) e il b. Eugenio III (1145-53) passarono per la S. ed Eugenio III consacrò la chiesa di St-Maurice (1148); il b. Gregorio X, dopo il Concilio di Lione, raggiunse l'Italia attraverso la S. e consacrò la cattedrale di Losanna (1275). In occasione della lotta tra Guelfi e Ghibellini, i vescovi della S., i quali tenevano il loro potere temporale dall'imperatore, si schierarono generalmente in favore di quest'ultimo. Identico atteggiamento ebbero i primi Stati Confederati. Ad iniziativa del vescovo Ugo di Losanna si deve la proclamazione della Tregua di Dio, avvenuta a Montrond nel 1036 alla presenza degli arcivescovi e vescovi, dei signori e del popolo del regno di Borgogna.
d) Dal sec. XII al sec. XIV sul territorio svizzero si stabilirono vari Ordini religiosi i quali vi eressero numerosi monasteri e conventi; la maggior parte soppressi all'epoca della Riforma o in occasione dei moti anticattolici della

Svizzera - Absida sud della chiesa del monastero di S. Giovanni gli affreschi del catino e della prima zona sottostante, scoperti nel 1948, sono d'epoca carolingia, quelli delle zone inferiori sono della fine del sec. xit - Müstair.
fine del sec. XVIII e del sec. XIX. I Cistercensi comparvero nel 1124 a Lucelle nella diocesi di Basilea; i Premostratensi nel 1126 a Lac-de-Joux (Vaud); i Certosini nel 1146 a Oujon (Vaud); i Francescani nel 1216 a Lugano; i Domenicani nel 1229 a Zurigo; gli Agostiniani nel 1256 a Friburgo; gli Antoniani nel 1304 a Basilea. Fino al sec. XII nel 1311 nei capitoli cattedrali si conduceva via regolare, così pure, e più a lungo, in una cinquantina di Collegiate, delle quali la più antica è quella di Solothurn (742). Numerosi erano pure i monasteri femminili: moniali cistercensi, Clarisse e Canonichesse Regolari.
8. Dallo scisma d'Occidente alla Riforma
Le regioni svizzere di lingua francese furono costantemente per Avignone, il che non fa meraviglia se si tiene presente che l'antipapa Clemente VII apparteneva alla famiglia dei conti di Ginevra. Le regioni di lingua tedesca furono invece divise e tentenanti: il duca d'Austria Leopoldo III (m. nel 1386) ponendosi sotto l'obbedienza avignonese trasse al suo seguito i monasteri di S. Leodegario di Lucerna, Muri, Allerheiligen di Sciaffusa, S. Urbano, Wettingen, Kappel e i Capitoli di Beromünster, Zofingue, Schönenwerd e Solothurn. Per reagire contro gli Asburgo, gli Stati di Lucerna, Zurigo, Zug, Glarus, Schwyz e Nidwalden con i monasteri di S. Gallo, Einsiedeln, Engelberg. Stein am Rhein, Zurzach e Frienisberg si tennero fedeli a Roma. I Cantoni di Berna, Uri e Obwalden e la città di Basilea non furono costanti nella loro politica religiosa e si rivolsero ora all'una ora all'altra obbedienza. La diocesi di Ginevra fu sempre per l'obbedienza avignonese, mentre le altre diocesi conobbero due elezioni episcopali: una avignonese, l'altra romana. Di questo periodo Costanza (v.), che pose termine allo scisma con l'elezione di Martino V, BRASILE (v.) che culminò con l'elezione dell'antipapa Felice V (v.), incoronato a Basilea il 24 luglio 1440, e che si sciolse a Losanna il 25 apr. 1449, dopo aver accettato le dimissioni dell'antipapa ed acclamato Niccolò V. S. riconobbe l'autorità dell'antipapa.I numerosi personaggi ecclesiastici e laici che parteciparono ai predetti Concili portarono nella S. l'aura della rinascenza e l'umanista Enea Silvio Piccolomini che risiedette a Basilea, dall'apr. 1432 al sett. 1433 e dalla primavera del 1436 al nov. del 1442, divenuto papa sotto il nome di Pio II, concesse al Consiglio della città di Basilea il privilegio di creare una Università che fu aperta il 4 apr. 1460 e che rimase unica in S. fino al sec. XIX.
La fine dello scisma d'Occidente e il ristabilimento dell'unità pontificia segnò per la S. l'inizio d'una intensa restaurazione religiosa: i vecchi Ordini si rinnovarono ed altri nuovi vi si stabilirono, come i Carmelitani nel 1425 a Gérondé nel Vallese, i Servi di Maria nel 1471 a Mondrisio, le Clarisse riformate da s. Coletta nel 1422 a Vevey (Vaud); diverse chiese vennero restaurate e numerose altre costruite, nel solo Cantone di Solothurn, ad es., furono edificate ben 40 chiese nel mezzo secolo che precedette la Riforma; alcuni santi vi esercitarono una benefica azione riformatrice, basti ricordare la predicazione di s. Vincenzo Ferreri nella S. Romanda (1403-1404), l'opera di s. COLLETTA (v.), la vita ascetica della b. Ludovica di Savoia (m. nel 1503) a Orbe (Vaud), e l'influsso veramente straordinario di s. Nicola della Flue (v.). Indizi del generale risveglio religioso sono anche: 1° la diffusione della divizione al S. Nome di Gesù, unito talvolta a quello di Maria; 2° l'erezione di molte confraternite; 3° la costituzione di varie corporazioni d'arti e mestieri sotto il patronato di alcuni santi; e 4° Guardia Svizzera (v.), segno di un profondo amore per la S. Sede.
9. Dalla riforma ai giorni nostri
Il risveglio religioso svizzero del sec. XV ebbe nella prima metà del secolo seguente un violento contraccolpo con l'introduzione e la rapida diffusione della Riforma che trovò un terreno propizio nel malcontento che serpeggiava contro i vescovi e abati principi, spesso stranieri e commendatari, per conflitti di giurisdizione temporale, e contro il clero regolare e secolare per la vita mondana di parte di esso (lo scandalo di Jetzer a Berna) ed anche nello stato di agitazione spirituale in cui versavano alcune regioni, come Basilea dove fioriva l'umanesimo svizzero con Erasmo, e dove si erano dati convegno uomini, taluni eminenti, indiziati sia religiosamente come politicamente. In questo ambiente ebbero facile presa le dottrine eterodose di Lutero (1520-36) ZWINGLI, HULDRYCH (v.) e la loro ribellione contro l'autorità ecclesiastica. Zurigo, con l'assenso delle pubbliche autorità civili, divenne sin dal 1519 il centro propulsore della propaganda di zwingliana che imperversò in vari Cantoni e regioni suddite o alleate, grazie all'opera di fanatici predicatori, celebre tra tutti Giovanni Ecclampadio (v.) che diffuse le dottrine zwingliane a Basilea. Quivi governo e università si opposero dapprima alle novità riformatrici, ma nel 1529 i cattolici vennero sopraffatti e i novatori si abbandonarono a tali eccessi che Erasmo e vari suoi ammiratori disgustati lasciarono la città per recarsi a Friburgo in Br. Con il 1528 la predicazione zwingliana già si era diffusa a Sciaffusa, Glarus, Appenzell Ausser Rohden, Berna, S. Gallo e nei Grigioni. Inoltre sin dal 1525 erano comparsi a Zurigo e a S. Gallo gli anabattisti contro cui si accanirono gli stessi seguaci di Zwingli. Rimasero fedeli alla Chiesa cattolica e tentarono di arginare lo scisma i Cantoni di Schwyz, Uri, Unterwalden, Lucerna e Zug; Solothurn fu per poco tempo tentennante di fronte alla nuova predicazione; altri cantoni furono costretti a scindersi in due parti.Se la conferenza religiosa che i Cantoni cattolici promossero contro Zwingli e che si tenne a Baden nel maggio 1526 con la ECKART (v.) fu per loro salutare, essa portò ad un inasprimento di rapporti con i Cantoni contaminati dalla predicazione zwingliana. Nel 1527 Zurigo strinse la «combersia cristiana» con Costanza cui si associano nel 1528 Berna, Basilea ed altre città; dal canto loro i Cantoni cattolici non vollero rimanere isolati e nel 1529 si univano tra loro e con l'Austria; a questa «alleanza cristiana» parteciparono pure Friburgo e il Vallese. L'urto armato non si fece aspettare; le ostilità del 1529, subito sospese da un accordo favorevole ai riformati, furono poi riprese violentemente nel 1531. I cattolici prevennero allora i Cantoni riformati e l'11 ott. 1531 questi ultimi perderono la battaglia di Kappel, dove trovò la morte lo stesso Zwingli. Condizioni precipue della pace fu che i Cantoni non si molestassero per causa di religione e che il culto cattolico venisse rispettato nelle regioni suddite comuni (Turgovia, Argovia, Ticino, ecc.) che in tal modo vennero in buona parte sottratte all'influsso dei riformati; però i cattolici non seppero trarre tutti i vantaggi che offriva loro la vittoria. La situazione ottenuta dalla vittoria del 1531 si protrasse fino alla seconda guerra di Villmergen del 1712, in cui ebbero il sopravvento i riformati, essendo loro fallita la prima campagna di Villmergen nel 1656.
Terminata la guerra con i Cantoni cattolici, Berna si volse verso l'occidente e nel 1536 venne in aiuto a Ginevra che tentava di liberarsi dai duchi di Savoia, la regione di Vaud, le città di Losanna, Yverdon, Morges e Vevey accolsero i bernesi ed accettarono le dottrine riformate, mentre il Vallese rimaneva fedele alla religione
SVIZZERA - Particolare del cenotafio dei Conti di Neuchâtel (sec. XIV-XV).
cattolica. Ginevra, liberatasi dai Savoia, cadde nell'orbita di Berna con cui era in «comberghesia» sin dal 1526 e quindi i riformatori vi ebbero libero piede, fra cui G. Calvino (v.) che vi comparve nel 1536. Però, essendo la dottrina calvinista in contrasto con quella dei bernesi, questi aiutati da un partito loo favorevole riuscirono a cacciare dalla città Calvino e i suoi fautori (1538); Calvino tuttavia pregato dalla città ginevrina vi rientrò da trionfatore nel sett. 1541 e vi rimase da vero dittatore fino alla morte (1544), assicurando così il trionfo della sua «Città-Chiesa». Per motivi politici Calvino fece pace con i teologi di Zurigo nel 1549 (consensus Tigurinus); la «2ª Confessione Elvetica» del 1566 doveva poi rafforzare definitivamente il protestantesimo svizzero; e, nel 1557, si fece rappresentare a Worms dal Berna (v.). Con la morte di Calvino la configurazione religiosa della S. era fissata e tale rimase ad eccezione di lievi mutamenti sino ai giorni nostri. I Cantoni rifioritati usarono nei confronti della Chiesa cattolica i più drastici metodi di persecuzione e i cattolici rimasti nei loro territori furono di frequente duramente oppressi. I vescovi di Basilea e Ginevra dovettero cambiare la loro sede e i loro territori furono notevolmente ridotti; ma nastri e capitoli collegiati furono soppressi e altri ridotti nei loro beni; le giurisdizioni temporali ecclesiastiche soppresse e le chiese vennero profanate. Giova però ricordare che dal canto loro i Cantoni cattolici punivano di morte gli apostati.
Pur non affrettandosi a porre in esecuzione i decreti del Concilio di Trento, i Cantoni cattolici strinsero il 19 apr. 1565 alleanza con Pio IV e dopo lunghe trattative e per interessamento di s. Carlo Borromeo (cui la S. cattolica deve molto), Gregorio XIII mandò loro il 2 maggio 1579 un nunzio ordinario, nella persona di Giov. Franco, cesso Bonhomini, vescovo di Vercelli (il primo nunzio non ordinario fu Giov. Ant. Volpi nel 1559-63). I nunzi portarono un notevole contributo per la riforma cattolica svizzera, in cui gareggiarono con molti membri del clero secolare, i gesuiti e i cappuccini. I rapporti con la S. Sede generalmente buoni conobbero momenti difficili, ad es. nel sec. XVIII per la polemica sorta circa i poteri del nunzio e per alcune infrarnettanze civili in questioni ecclesiastiche, come a Coira e a Lucerna. Sul finire del secolo la S. fu largamente ospitale verso i sacerdoti e profughi politici perseguitati dai rivoluzionari francesi.
Nel sec. XIX la Chiesa cattolica in S. fu di nuovo duramente perseguitata. Le prime avvisaglie si ebbero dal 1797 con l'invasione francese e la creazione della Repubblica Elvetica (1798-1802), che cacciò dal suo territorio, il 9 luglio 1798, il nunzio apostolico e soppresse tutte le giurisdizioni temporali ecclesiastiche. Durante il periodo napoleonico e subito dopo la restaurazione si ebbero vivaci questioni per l'erezione di nuove diocesi o la sistemazione delle antiche, che furono regolate da varie convenzioni con la S. Sede, raccolte ora nel III vol. del Lampert. Ma la lotta aperta contro la Chiesa cominciò nel 1830 e fu condotta con tutti i mezzi dal partito radicale che trionfò nel 1847 con la sconfitta del Sonderbund (v. SORA). La persecuzione si intensificò ancora al tempo del Kulturkampf (v.) tedesco. Ma ormai il radicalismo andava lentamente moderandosi e i cattolici svizzeri ne approfittarono subito per riprendere le loro attività e rimarginare le ferite inflitte dalla persecuzione: essi si distinsero soprattutto nel campo sociale, con la creazione di sindacati e di numerose opere di assistenza per la classe operaia, e in quello culturale con l'erezione dell'Univ. Cattolica di Friburgo (1889), divenuta in breve tempo un centro internazionale di alta cultura. Anche nel campo politico essi ottennero notevoli successi e il cattolico ticinese Giuseppe Motta (m. il 23 gen. 1940) venne eletto per 5 volte dal 1915 presidente della Confederazione. Durante le guerre mondiali 1914-18, 1939-45 i cattolici svizzeri si distinsero per le loro opere di assistenza alle popolazioni civili colpite e ai prigionieri di guerra; e furono proprio questi contatti caritativi della «Missione cattolica svizzera» con la S. Sede che indussero quest'ultima ad inviare nel 1917 un rappresentante presso il Governo Federale, elevato il 17 ag. 1920 al grado di Nunzio Apostolico.
I cattolici sono tuttora 1.666.000 distribuiti in 6 diocesi tutte immediatamente soggette alla S. Sede: BASILEA e LUGANO, COIRA, LOSANNA GINEVRA e FRIBURGO. S. GALLO, SION; e due abbazie «nullius»: ST-MAURICE e S.MA VERGINE MARIA DI ENSIEDELN. I cantoni Cattolici sono: il Vallese. Ticino, Obwalden e Nidwalden (Unterwalden), Schwyz, Uri. Appenzell Inner Rhoden. Lucerna, Zug e Friburgo. I protestanti sono 2.300.000. I Cantoni con assoluta maggioranza protestante sono: Vaud, Neuchâtel, Zurigo, Sciaffusa, Appenzell Ausser Rhoden, Glarus, Grigioni; con lieve maggioranza protestante: Ginevra, Berna, Solothurn, Basilea (città e campagna), Argovia, Turgovia e S. Gallo.
Leone Dupont Lachelan-A. Pietro Frutaz
V. S. SEDE. — Condizione giuridica della Chiesa. — Attesa la particolare configurazione politica della S., la situazione giuridica della Chiesa va considerata secondo le singole circoscrizioni ecclesiastiche, nelle quali è diviso il territorio della Repubblica.
10. Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo
Abbaccia i Cantoni di Friburgo, Vaud, Ginevra e Neuchâtel. Il governo non ha ingerenza nella nomina del vescovo, né in quella dei parroci, fatta eccezione per il parroco della cattedrale di S. Nicola di Friburgo, eletto dalla borghesia della città fra tre candidati presentati dal vescovo (bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum, 17 ott. 1924, AAS, 17 [1925], pp. 56-61). Il governo cantonale entra in merito, invece, nella nomina dei dieci canonici residenziali del Capitolo di S. Nicola secondo le norme stabilite nella bolla citata.11. Diocesi di Basilea e Lugano
Si estende nei Cantoni di Solothurn, Lucerna, Berna, Argovia, Zug, Basilea, Turgovia, Sciaffusa. È ancora vigente la Convenzione stipulata tra Leone XII ed i Can
Svizzera - Particolare del cenotafio dei Conti di Neuchâtel (sec. xiv-xy).
toni di Lucerna, Berna, Solothurn e Zug il 26 marzo 1828, la quale regola la composizione e la dotazione del Capitolo cattedrale, la nomina dei canonici, la dotazione della mensa vescovile e del seminario, e conferisce al senato della Cattedrale il diritto di nomina del vescovo, previo accertamento che nessun candidato preso in considerazione sia persona poco grata ai governi cantonali (breve Quod ad rem dello stesso Pontefice in data 15 ett. 1828). Accordi successivi e più recenti hanno regolato la nomina dei prevosti e dei canonici delle due collegiate di S. Leodegario in Lucerna e di S. Michele in Beromünster, dei rettori dei benefici curati, dei professori di teologia nel seminario e dei maestri di religione nelle scuole cantonali, ed il trattamento economico dei medesimi da parte del governo. 3. Dioeci di S. Gallo. – Comprende i Cantoni di St. Gallen e degli Appenzell. Secondo la Convenzione del 7 nov. 1845, tuttora in vigore, il vescovo è eletto dal Capitolo cattedrale e deve essere persona non ingrata al Supremo Consiglio cattolico, che nel Cantone omonimo ha la cura degli interessi della parte cattolica. È inoltre necessario il previo nulla osta della S. Sede. 4) Dioeci di Coira. – Comprende i cantoni dei Grigioni, Schwyz, Ob-und-Nid-Walden, Uri, Glarus, Zurigo ed il Principato di Liechtenstein. Il Capitolo cattedrale ha il privilegio di eleggere il vescovo tra tre candidati proposti dalla S. Sede. Alcune difficoltà esistono nel Cantone di Zurigo, dove quel governo, oltre a non riconoscere il vescovo di Coira, riconosce soltanto tre delle oltre venti parrocchie esistenti nel territorio, e ad esse solo concedo sovvenzioni.
12. Dioeci di Sion
Comprende il Cantone del Vallese, esclusa la parte affidata all’abbazia nullius di St. Maurice. La nomina del vescovo è fatta liberamente dalla S. Sede, previa assicurazione che nulla, dal punto di vista politico, si opponga alla elezione del candidato.13. Amministrazione apostolica del Ticino
È stata oggetto di tre Convenzioni: del 1° sett. 1884, del 23 sett. 1884 e del 16 marzo 1888. Il Ticino è aggregato nominalmente alla diocesi di Basilea, il cui vescovo porta anche il titolo di Lugano. Di fatto, però, costituisce una diocesi vera e propria, distinta ed indipendente. La nomina è fatta dalla S. Sede d’intesa con il vescovo di Basilea e deve cadere su un sacerdoce ticinese. L’amministratore ha carattere episcopale.Le altre questioni che riguardano la condizione giuridica della Chiesa, quali la personalità giuridica della Chiesa medesima, la protezione della religione cattolica da parte dello Stato come religione del popolo, la libera amministrazione dei beni ecclesiastici, la loro esenzione dalle imposte, la libertà d’insegnamento, l’insegnamento religioso, il riconoscimento giuridico degli Ordini e con- gregazioni religiose, i contributi governativi ad enti ecclesiastici ed a spese di culto in genere, ecc., hanno soluzione diversa da cantone a cantone. Tutte le Costituzioni, comunque, garantiscono la libertà di coscienza, di religione e di culto. La S. Sede ha relazioni diplomatiche con la S. Un nunzio apostolico è accreditato presso il governo federale, ma senza reciprocità.
SVIZZERA - Palotto d'oro donato da Enrico II alla Cattedrale di Basilea (sec. XI): Cristo tra s. Benedetto, e gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ai piedi di Cristo i donatori - Parigi, Museo di Cluny.
insistere anche sullo sviluppo del 'lirismo'), qui appena delineati, prendono un posto sempre più importante.
2. Letteratura della S. francese. - Nella S. francese il sec. XIX è rappresentato anch'esso da tre autori, ma dalla fisionomia del tutto differente da quella degli autori già nominati. Alexandre Vinet (1797-1847), autore di saggi di filosofia morale, discorsi su argomenti religiosi, sulla libertà di culto, ecc. è un pensatore protestante di larghe vedute e più cristiano che protestante. Ammirabile è soprattutto la sua critica letteraria: critica pascaliana, nel senso che per lui le opere dello spirito sono testimonianza della nostra miseria e della nostra possibilità di grandezza (mediante la Grazia di Dio), e ciò tanto per quello che esse dicono quanto per ciò che esse celano. Così, per chi riflette, lo studio della letteratura serve a stabilire la necessità, la verità della Rivelazione evangelica. Henri-Frédéric Amiel (1821-81) non scrive per un vasto pubblico, ma per se stesso, anzitutto, e per coloro che si preoccupano della vita interiore. Dalle 16.900 pagine del suo Journal intime si sono estratti due volumi, poi tre, poi frammentati inediti. Il Journal offre lo spettacolo di una vita intellettuale e spirituale; esso fa conoscere le amicizie dell'autore, le sue passeggiate, le sue velleità amorose, la sua ricerca religiosa e soprattutto quella «ospitalità in-definita del pensiero» che lo caratterizza. Divaga tra Leibnitz e Spinoza, tra il Dio biblico e il richiamo del pan-teismo, tra la libertà e la santità. Nessuno, meglio di Amiel, rappresenta ciò che c'è di internazionale nello spirito svizzero. Anche Rodolphe Toepffer (1799-1846) ha lasciato pagine di critica d'arte, oltre a uno o due romanzi, novelle e quegli sbalorditivi Album, che han fatto la gioia di quattro generazioni. Ecco finalmente, in mezzo a una letteratura d'intellettuali, uno scrittore di fantasia, un umorista, cristiano come Vinet, buon cittadino di una minuscola repubblica (Ginevra), che medita sulla felicità, sempre cosa relativa, e che insegna la più sorridente saggezza. Oltre a questi tre, occorre ricordare Marc-Monnier (1829-85), il quale riconobbe che l'Italia non è affatto la terra dei morti, e Juste Olivier (1804-76), le cui canzoni esprimono la poesia dei morti e delle memorie svizzere.
I tre principali scrittori del sec. XIX non hanno avuto discendenza. Essi sono venerati, ristampati, ma poco seguiti. Perché il paesaggio letterario della S. francese s'è molto modificato dopo il 1900. A una generazione di pensatori e di critici è successa una generazione preoccupata di creare, di inventare. Un grande poeta, C. F. Ramuz, ha intanto operato. Inoltre la parte cattolica della zona francese, rimasta lungo tempo muta, ha trovato un eloquente e brillante interprete in Gonzague de Reynold (n. nel 1880) - storico, poeta lirico, epico - e successi-vamente, narratori come Léon Savary, Maurice Zermatten, Corinna Bille, ecc. Infine la S. francese, più coscientemente svizzera che mai, è, dal punto di vista letterario, più vicina alla Francia che nel passato. C.-F. Ramuz (1878-1947) è la più grande figura del Novecento svizzero-francese. A leggerlo, si crederebbe che le acque e le montagne, le stagioni, la condotta degli uomini, l'infessione delle loro voci, tutto sia capitato e riprodotto per la prima volta. E Ramuz rappresenta, in margine alla tradizione pro-priamente francese, il più puro, il più nobile sforzo di espressione verbale, di trasposizione in parole della realtà prossima, che si sia manifestata nella S. francese.
La geografia letteraria della regione si è complicata. Si ha oggigiorno il romanzo d'analisi, che non è un prodotto autoctono, ma importato dalla Francia, e che ha dato eccellenti frutti con Robert de T'raz (1884-1951), Jacques Chenevière (n. nel 1886), Bernard Barbey, ecc.; il romanzo d'anticipazione, con Noëlle Roger (n. nel 1874); il romanzo fantastico, poetico, con Pierre Girard e Jean Marteau; il romanzo d'ele-vazione spirituale, con Monique St-Hélier; il racconto pittoresco e altamente morale, con Benjamin Valloton (n. nel 1877). Sembra che attualmente gli scrittori più originali e rappresentativi siano: sulla scia di Ramuz, ma più umano e di un talento personalis-simo, C.-F. Landry, e, nel campo dell'analisi psicologica, Jacques Mercanton. E, come nella S. tedesca, il teatro si è molto sviluppato dopo il 1900 (René Morax [n. nel 1873] e il suo Théâtre du Yarat, ecc.); allo stesso modo che, con Henry Spiess (n. nel 1876), più tardi con René-Louis Piachaud (1896-1941) e Gilbert Trolliet, e oggi con il poeta cristiano Edm. Jeanneret, la poesia lirica ha trovato la sua voce.
3. Letteratura della S. italiana. - La S. italiana è venuta tardi alla creazione letteraria. La sua tradizione era di arte (architettura, pittura, decorazione). Per questo appunto il Ticino si è affermato in Italia e in Europa. Il p. Soave (1743-1806), nel sec. XVIII, non fu se non un poligrafo, un traduttore, un pedagogo. Ma, dagli inizi di questo secolo, la S. italiana ha il suo grande poeta, che è divenuto, con gli anni, il maestro del breve racconto: Francesco Chiesa (n. nel 1871), che l'Italia ha adottato fin dai suoi esordi. Il suo attaccamento al luogo natale, a tutti gli aspetti dell'angolo di mondo dove egli è cresciuto, si ritrova in Giuseppe Zoppi (1806-1952) e Guido Calgari.
Anche la poesia, in italiano o in dialetto, si è sviluppata durante gli ultimi venti anni. L'autore più dotato della giovane generazione è, senza dubbio, Felice Filippini, autore de Il signore dei poveri morti, nonché scultore, pittore, musico.
VII. Arte
Al tempo della prima espansione del cristianesimo in S. (secc. IV-V) appartengono avanti di costruzioni sacre a St-Maurice e a Ginevra, e alla prima metà del sec. VII risale il nucleo primitivo della chiesa di Roman-môtier. A Riva S. Vitale (v. Lugano) esiste invece un battistero, costruito all'inizio del sec. VII che è il più antico monumento sacro tuttora integralmente conservato della S.Dopo la parziale distruzione del cristianesimo per opere degli Alemanni in seguito alla loro invasione nel sec. V, si affermarono nel sec. VII nuove correnti missionarie per merito degli apostoli franco-irlandesi, s. Colombano e suoi seguaci, dalle cui celle trassero origine nel sec. VIII una serie di monasteri benedettini, tra i quali

Svizzera - Palioito d'oro donato da Enrico II alla Cattedrale di Basilea (sec. xi) Cristo tra s. Benedetto, e gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ai piedi di Cristo i donatori - Parigi, Museo di Cluny.
S. Gallo con il suo celebre scriptorium, con la sua Biblioteca di manoscritti miniati insulari e carolingi, e con la pianta dell'Abbazia che risale all'82o c.a., massimo documento di architettura dell'alto medioevo. Con le chiese a una navata (Saalkirchen) dei Grigioni, con tre absidi a ferro di cavallo (Müstair, Mistail, Disentis, Coira, ecc.), per la maggior parte del sec. IX, appare un tipo di costruzione che, si può dire, trovasi unicamente nella regione retica. Un'idea della loro decorazione è data dai frammenti di stucchi di Disentis, il maggior documento di questo genere a nord delle Alpi, e dai pregevoli affreschi neo-testamentari di Müstair, dell'80o c.a., scoperti nel 1948, unici del genere. Delle poche cripte circolari carolinghe a nord delle Alpi, due con tracce di decorazione pittorica si trovano a St-Maurice che di questo periodo possiede anche singolari smalti incassati, e una a Coira; mentre la cripta di Disentis ha caratteristiche tutte proprie.
Un gruppo particolare di edifici sacri sorse nei secc. X e XI nei paesi appartenenti al Regno dell'Alta Borgogna (Amsoldingen, Spiez, Schönenwerd, Zurzach, Beromünster, St-Imier, ecc.), per la maggior parte basiliche a soffitto piano con tre absidi senza transetto, apparentate alle chiese della Lombardia e del Piemonte. Il movimento di riforma cluniacense ha dato origine nel sec. XI a due importanti edifici che, in quanto basiliche con transetto e coro absidale, seguono, eccezion fatta per la volta e per la rinuncia a una cripta, la seconda costruzione di Cluny: Romainmôtier (inizialmente a soffitto piano) il cui avancorpo occidentale (Westwerk) assomiglia a quello di Tournus; e Payerne che, cominciato con un avancorpo occidentale e con un coro finemente articolato, fu compiuto soltanto nel sec. XII. Da Hirsu, centro del movimento tedesco di riforma, Sciaffusa ebbe nella sua Cattedrale, consacrata nel 1104, il miglior esempio del tipo di Hirsu. Del tempo degli Ottoni si sono conservati il famoso paliotto aureo (Parigi, Museo di Cluny), donato dall'imperatore Enrico II alla cattedrale di Basilea, e le tavole degli Apostoli e di S. Vincenzo.
Nel sec. XII venne condotto a termine, come vera basilica con matrone, il duomo di Zurigo, edificato in un primo tempo ad imitazione della basilica di S. Ambrogio di Milano. Al tardo romanico appartiene il duomo di Coira ([V. 1150-1250] ca.), che, in quanto basilica priva di transetto, con volte ed archi acuti in parte con nervature a ferro di cavallo, e ricca di decorazione plastica, sembra unire in sé influssi lombardi, borgognoni e franco-meridionali. Nel Ticino, rappresenta nel modo più evidente lo stile del secolo. S. Nicola in Giornico. Altra chiesa singolare è quella del priorato di Grandson, dipendente dall'abbazia di La Chaise-Dieu nell'Alvernia, nella quale si notano influssi architettonici alverniati. Nel sec. XII sorsero una serie di chiese cistercensi il cui tipo architetturale, a parte il coro rinnovato in periodo gotico, si è conservato in tutta la sua purezza a Hauterive (fondata nel 1137). Fin dal 1185 BRASILE (v.) il magnifico duomo tardo-romanico, la cui impronta originaria fu seriamente danneggiata con la volta gotica e il coro del sec. XIV (dopo il terremoto del 1356); esso richiama nella membratura delle pareti il duomo di Modena, e nelle arcate e nervature a sesto acuto e nelle volte a crociera modelli borgognoni. È a forma di croce, poi a cinque navate; possiede una cripta, il cui ambulatorio fa pensare a un ambulatoro di coro sprofondato, e il celebre portale detto di S. Gallo.
Per la scultura meritano menzione Madonne e Crocifissi in legno intagliato del Vallese, dei Grigioni e della S. centrale. Per la pittura, accanto alle vetrate di Flums e agli affreschi di Montchérard, Payerne, Spiez, Degennau, Prugiasco e Rovio, soprattutto il soffitto ligneo dipinto di Zillis e eseguito intorno al 1140, il più antico d'Europa che si sia conservato. Ad Engelberg fiorì la miniatura di codici. Nell'oreficeria, specialmente i vari cimeli di St-Maurice, il calice di Eptingen a Basilea ENGLBERG (v.) hanno un posto notevole nella storia dell'arte. Al primo gotico appartiene la più bella cattedrale della S., OSANNA (v.) cominciata nel 1173, che, pur nella già classica tripartizione delle pareti sopra le trifore, lungo le finestre pos
siede ancora una galleria che risale a modelli normanni. La sua caratteristica è costituita da un nartecce chiuso con absidi da ambo le parti e da uno dei suoi particolari ornamenti, il rosone meridionale, disegnato da Villard de Honnecourt, le cui magnifiche vetrate non hanno l'uguale nella S. In relazione con Losanna fu evidentemente portata a compimento per la parte principale nel 1232 anche S. Pietro a Ginevra (v. vol. VII, tav. CIX). Numerose, a partire dalla seconda metà del sec. XIII, sono le chiese degli Ordini mendicanti, e le chiese parrocchiali fatte a loro imitazione, secondo uno schema più o meno uniforme, con navata basilicale a soffitto piano e con lungo coro coperto da volta stellata o a crociera. La chiesa dei Francescani a Basilea sorpassa tutte in grandezza, mentre quella più semplice di Königsfelden (1311-130) presenta vetrate che sono tra le migliori dell'epoca (altre a Blumenstein, Oberkirch e Kappel, tutte intorno al 1300). Il tipico stile delle loro figure, proprio dell'ambiente artistico della Germania meridionale della prima metà del sec. XIV, è rappresentato anche dagli affreschi di Oberwinterthur e da quelli del «Maestro di Waltensburg» in varie chiese dei Grigioni, mentre nell'ultimo terzo del secolo nel versante sud delle Alpi (ad es., a Brione, Verzasca) appaiono visibili influssi giotteschi. La scultura creò nella prima metà del sec. XIV, sotto l'influsso della mistica, una serie di devote immagini sacre scolpite in legno, oltre a vari crocifissi, pietà, tombe di santi (Ems), specialmente il gruppo di Gesù e Giovanni di Katharinen. A queste vanno stilisticamente parallele alcune opere di scultura architettonica (portale principale del duomo di Basilea e portale sud del S. Nicola di Friburgo; entrambi sotto l'influsso di Strasburgo del principio del sec. XIV). Seguono, verso la metà del secolo, immagini sacre e Madonne del cosiddetto «stile lezioso» (ad es., nello Spalento a Basilea). Eccettuato il coro del duomo di Basilea, il gotico del sec. XIV non ha creato in architettura nulla di importante.
Al contrario invece il tardo gotico si è diffuso fin nelle più remote valli montane, come dimostrano soprattutto le molte chiese dei paesi dei Grigioni. L'opera principale è la collegiata di Berna, chiesa priva di transetto con torre frontale (composta nel sec. XIX) affine al duomo di Ulma, iniziata fin dal 1421 da Matteo Ensinger, figlio del costruttore del duomo di Ulma, e terminata nello stesso stile nel 1575. Le vetrate istoriate del coro, interessanti dal punto di vista iconografico, possono considerarsi, insieme a quelle di Stauberg e Biel, come l'opera principale della pittura svizzera su vetro di questo periodo. Parimenti come basilica fu condotta a termine la chiesa di S. Osvaldo a Zug, con bel portale a figure, cominciata da Franz Felder da Öttingen (Baviera). Accanto a questo tipo architettonico allora passato di moda, vi sono soltanto pochi esempi di tipiche chiese a tre navate di uguale altezza (Hallenkirchen) del tardo gotico: la chiesa di S. Leonardo a Basilea, iniziata da Niesenberg der Graz nel 1490 e le chiese di Baron e di Savièse nel Vallese e quella del monastero di Müstair, carolingia in origine, ma ricostruita con tre navate alla fine del sec. XV. Il chiostro più ricco di questo periodo si trova nel monastero di Mariaberg a Rorschach, dove lavorò tra gli altri Erasmo Grasser. Nelle chiese risparmiate dall'ondata iconoclasta, soprattutto nei Grigioni e nel Vallese, si sono conservati numerosi politici, specie della seconda metà del sec. XV e del principio del sec. XVI. Mentre il Vallese, la S. occidentale e centrale si rivolgevano specialmente a botteghe locali (Basilea, Berna, Lucerna, ecc.) legate all'ambiente artistico renano (il miglior quadro d'altare è a Münster nel Vallese, opera di Jörg Keller di Lucerna, 1509), i Grigioni e la S. settentrionale erano fornite da botteghe seve (uno dei quadri d'altare più notevoli a Stürvis, il più grande a Coira di Jakob Russ da Ravensburg, numerose le opere di Ivo Strigel da Memmingen, ecc.). La pittura su tavola della prima metà del secolo è rappresentata, oltre che dalla Maria tra le fragole di Solothurn, ancora influenzata dallo «stile lezioso», da Corrado Witz, il «Masaccio del Nord», col suo politico con scene della Storia della salvezza a Basilea, conservato in parte, e con il suo altare di Ginevra.
Nella seconda metà del secolo sono immensamente
attivi i diversi « Maestri del garofano » (opera più notevole il quadro d’altare nella chiesa dei Francescani a Frigurgo, 1480). Il Rinascimento non si è mai completato, mentre acclimatato in S. Il coro di S. Nicola a Frigurgo rinnovato verso il 1630, in un gotico ritardato, mostra come ci si tenesse fedeli al tradizionale gotico. Le forme rinascimentali furono adottate principalmente negli elementi decorativi, spesso alleandosi in modo singolare col tardo gotico. A forme miste di tal genere si attenne, ad es., Hans Franz Reyff di Frigurgo nel corpo centrale della chiesa della Visitazione e in quella delle Orelle a Frigurgo. Il nuovo stile fu congiunto in modo suggerito all’antico nel monastero di Werthenstein (Cantone di Lucerna). Più pura è la sua impronta nella Hofkirche di Lucerna (1633-44) e nella chiesa parrocchiale di Stans (1641-47), entrambe già alle soglie del barocco. Naturalmente il più puro edificio rinascimentale si trova nel sud, ed è la facciata di S. Lorenzo a Lugano (v.) elevata nel 1517. Con quanta leggidaria le forme del Rinascimento si congiungono con la struttura gotica è dimostrato dall’altare di Castelberg a Disentis. Il Ticino entrò nell’ambito della grande pittura lombarda (ad es., Luini in S. Maria degli Angioli a Lugano), mentre a Basilea Hans Holbein il Giovane perveniva a grandi e chiare forme rinascimentali in una produzione classica non raggiunta da alcun altro artista nordico del suo tempo.
La chiesa dei Gesuiti a Lucerna (1666-78) e, in relazione con essa, la chiesa dei Gesuiti a Solothurn (1680-88) e il duomo di Arlesheim (1680-81) di Giacomo Angelini dàmo, per così dire, il via al barocco che conquistò trionfemente i distretti cattolici e perfino nelle più remotamente delle Alpi eresse come per incanto cappelle e chiese suggestive, facendo scomparire parecchi antichi edifici. Il nuovo stile non venne direttamente dall’Italia (dove lo propagarono, tra gli altri, i ticinesi D. Fontana e Maderno), ma piuttosto fu portato nella Germania meridionale e nell’Austria da Svizzeri del sud e da Mesolcinesi come Zuccali, Viscardi, Barbieri, Angelini, Bertalli, e di lì si propagò nella S. in nuova forma. Notevole importanza ebbero a questo riguardo architetti e costruttori del Vorarlberg, i Thumb, Beer, Moosbrugger, ecc. Dalla loro collaborazione sorseo dal 1700 in poi chiese barocche a tre navate, come variazioni dello schema di cattedrale detto del Vorarlberg: Rheina, St. Urban, Münsterlingen, Katharinen, Disentis, Pfäfers, ecc.; poi, quale ampliamento di questo mediante la congiunzione di navate longitudinali con un edificio centrale, come il vasto complesso di Einsiedeln del valente Gaspare Moosbrugger e la magnifica chiesa abbaziale di S. Gallo, edificata nel 1752 con la partecipazione di parecchi architetti e anch’essa fortemente influenzata dai progetti di Gaspare Moosbrugger. A Muri una basilica romanica a forma di croce fu unita già nel 1695-98 con un grandioso ottagono. Alla decorazione di queste chiese, mediante pitture, stucchi, stalli di coro, inferriare in ferro battuto e organi, contribuirono artisti molto famosi come i fratelli Asam ad Einsiedeln, Appiani ad Arlesheim, Giuseppe Antonio Feuchtmayer e Wenzinger a S. Gallo, Zeiller a Fischingen, tutti, eccettuati gli Asam, artisti dell’arioso rococò. Celebra ed attivi furono pure gli Schmutzler, i Barbieri, Giovanni Betini, gli Stauder di Costanza e Francesco Ludovico Hermann.
Nella S. centrale due famiglie di architetti, emigrate entrambe dall’Austria, i Singer e i Purtschert, costruirono numerose e imponenti chiese parrocchiali come Sarnen, Schwyz e Ruswil. Melchiorre Wyrsch del Nidwalden, educato in Francia, si segnalò come pittore di quadri d’altare. Nel Vallese, dall’ultimo quarto del sec. XVII sino alla fine del sec. XVIII, fuori un’arte dell’intaglio e della costruzione di altari i cui rappresentanti più notevoli, i Ritz e i Sigristen, fornirono numerose opere ai Grigioni e alla S. centrale. Tra le poche chiese protestanti barocche spicca la chiesa dello Spirito Santo a Berna. La chiesa di S. Orso a Solothurn, edificata nel 1762-73 da Gaetano Matteo Pisoni di Assona e dal suo nipote Paolo Antonio in stile neo-classico, chiude la grandiosa e feconda epoca del barocco. Come opera architettonica degna di attenzione, lo storicismo del sec. XIX, altrimenti strei, produsse la chiesa protestante di Elisabetta a Basilea, e nella pittura l’attivissimo Paolo Deschwanden rappresenta la tendenza dei « nazareni ».
Nuova e feconda rinascita ebbe in tutti i settori l’arte sacra nel sec. XX, quando con serietà religiosa e con senso di responsabilità artistica si cercò che la forma corrispondesse alle esigenze liturgiche. La chiesa di S. Antonio a Basilea, opera importante di Carlo Moser (1925), diede il via alle numerose chiese in cemento armato di Metzger, Baur, ecc. Alla loro decorazione lavorarono numerosi scultori (von Matt, Schilling, Rossi, pittori (Stocker, Cingria, Severini), orafi (Burch, Feuillat) e ricamatici (suor Augustina Flüeber). Grazie a queste opere la S. ha assunto una posizione d’avanguardia, specie nell’architettura, nell’arte sacra contemporanea.
VIII. ORDINAMENTO SCOLASTICO
In S., confederazione di ventidue Cantoni, dei quali tre sono divisi in due semicantoni, la scuola non dipende dal potere centrale né vi è il Dipartimento federale dell’istruzione pubblica. I Cantoni e i semicantoni sono sovrani in materia scolastica; vi sono dunque in S. 25 dipartimenti dell’istruzione pubblica. Questo stato di cose si spiega con la storia del paese; e tiene conto della differenza delle lingue (tedesco, francese, italiano, romanzo), della differenza delle religioni, delle culture, e dei bisogni particolari di ciascuna regione.
Svizzera - Coppa (pisside), detta del Centauro, con medaglioni a sbalzo riproducenti alcuni episodi della vita di Cristo (sec. xit). St-Maurice, Tesoro dell'abbazia.
La Costituzione federale dà tuttavia qualche direttiva. Essa esige, senza precisare nulla di più, che un insegnamento primario sufficiente, gratuito e obbligatorio sia dato in tutti i Cantoni; non rivendica per i Cantoni il monopolio dell'istruzione; esige semplicemente che tutti i fanciulli ricevano un'istruzione almeno uguale a quella che determinano i programmi ufficiali dei Cantoni dove vivono. L'apertura di scuole private è dunque autorizzata sotto certe condizioni che vengono precisate dalla legge cantonale. La Costituzione federale esige ancora che tutti i fanciulli possano frequentare la scuola senza essere urtati nella loro libertà di coscienza e di fede, esigenza tuttavia che non implica la neutralità assoluta della scuola. Così differenti Cantoni (cattolici o protestanti) hanno la scuola confessionale. Benché la Costituzione federale preveda che la scuola ufficiale sia posta sotto la direzione dello Stato, ecclesiastici, religiosi e religiose possono occupare posti nell'insegnamento ufficiale. Un certo numero di leggi, di ordinanze e di decreti federali hanno influsso sulla scuola, ad es. la disposizione dell'organizzazione militare federale, che prevede un esame (scritto e orale) per le reclute, il cui risultato viene comunicato ai vari direttori dell'istruzione pubblica; la legge federale del 26 giugno 1930 che fissa a 15 anni compiuti l'età minima per entrare nell'apprendistato; le disposizioni dell'organizzazione militare federale sull'insegnamento della ginnastica nella scuola primaria e nelle scuole normali; il regolamento secondo cui non sono ammessi agli esami federali per le professioni derivanti dalla medicina e per l'entrata senza esami al Polytechnicum e non quelli che hanno una maturità riconosciuta dalla Confederazione.
I Cantoni, spessissimo con i comuni, hanno l'incarico della scuola. A capo dell'organizzazione scolastica del cantone sta il dipartimento dell'istruzione pubblica, diretto da un membro del governo, assistito da un consiglio; degli ispettori sono incaricati di controllare i classi ad esso subordinato. In ogni comune, poi, una commissione scolastica sorveglia il buon procedimento delle scuole.
Le scuole materne dipendono generalmente da associazioni private, congregazioni religiose, ecc. L'età di ammissione alla scuola popolare varia secondo i Cantoni, da 6 a 7 anni compiuti; la durata della scuola obbligatoria varia ugualmente tra 7, 8 o 9 anni. Essa comprende la scuola primaria (grado elementare, frequentato da tutti i fanciulli, base di tutte le ulteriori istruzioni; grado superiore che riunisce i fanciulli che non frequentano altre scuole), la scuola secondaria, istituzione propria della S., con nome differente secondo le regioni (scuola reale, scuola di distretto, ecc.) che, secondo la sua organizzazione, conduce in 2 o 3 anni sia alla fine degli studi, sia all'entrata in una scuola superiore (ginnasio, scuola professionale, ecc.). I ragazzi che non vanno in una di queste scuole o non fanno l'apprendistato sono tenuti ai corsi complementari (qualche ora per settimana) fino a 16-17 o 17-18 anni. Nelle grandi città vi sono classi speciali per gli arretrati. Gli istitutori primari si formano in generale in scuole normali (cantonali o comunali), i maestri secondari all'Università.
Le scuole medie (con nome diverso secondo le regioni) preparano, in un numero di anni differenti, secondo il grado di preparazione preteso per l'ammissione, a una o più forme di baccellierato (o maturità): tipo A, latino-greco; tipo B, latino-lingue moderne; tipo C, matematica-scienze. Alcune preparano alla maturità commerciale. I loro professori provengono dall'Università; per branche speciali da scuole speciali (belle arti, musica).
Le Università (Basilea, Berna, Friburgo, Ginevra, Losanna, Neuchâtel, Zurigo) dipendono dai Cantoni che le hanno create e le sostengono. S. Gallo ha una università commerciale. La Confederazione non ha mai fatto uso del suo diritto di erigere una Università. Solo il Polytechnicum di Zurigo dipende da essa.
Sono anche da ricordare i tipi di scuole, che si riscontrano in quasi tutti i Cantoni e sotto diverse forme d'organizzazione: scuole industriali, commerciali, professionali, scuole d'agricoltura, d'arte e mestieri, di belle arti, conservatori, istituti tecnici, ecc. Inoltre le scuole di economia domestica, scuole sociali femminili, scuole di infermieri, scuole di puericultura, le molteplici forme di pensionati, i licei alpini per fanciulli di salute delicata, tutte le varietà di istituti per ragazzi deficienti (ciechi, sordomuti, anormali psichici, ecc.).
Le associazioni pedagogiche che raggruppano le differenti categorie di insegnanti sono numerose. La stampa pedagogica è rappresentata da numerose riviste ed è largamente diffusa. - Vedi tavv. CXIV-CXVII.