SVIZZERA

SVIZZERA. - Il più piccolo (41.295 kmq.) degli Stati confinanti con l'Italia, compreso in quel lembo dell'Europa centrale che è rinserato fra il Giura e l'arco alpino.

I. GEOGRAFIA

È paese di montagna, dove dalle alte cime dell'arco alpino (Punta Dufour, 4623 m.) che forma più della metà del suo territorio, si traspassa, attraverso una specie di piano inclinato (Mittelland) cosparso di laghi, al lembo del Giura disteso lungo il confine francese. Della superficie territoriale poco meno di 1/4 è improduttiva, occupata com'è da rocce, ghiacciai e laghi; ed appena 1/8 arativo, mentre i pascoli e i prati artificiali coprono più di 2/5 del totale. Risorse minerarie mancano quasi del tutto (sale in misura cospicua, ferro in quantità minime), mentre abbondano quelle idroelettriche; d'altra parte, l'isolamento dal mare è aggravato dall'ostacolo delle barriere montane che d'ogni parte recingono il territorio, anche se delle grandi valli che lo attraversano ve ne sono che permettono più o meno agevole passaggio dall'uno all'altro settore (Rodano, Reno, Aar), accentuando così la funzione che alla S. compete per la sua posizione intermedia fra l'Europa occidentale e l'Europa centrale, fra il Mediterraneo e le regioni atlantiche dall'altro.

Ciò spiega perché l'economia svizzera, pur non trascurando le modeste possibilità agricole di cui il paese dispone (valorizzate soprattutto sotto la spinta delle difficoltà di approvvigionamento che hanno accompagnato le recenti crisi internazionali), faccia perno essenzialmente sopra un allevamento sempre più razionale ed intenso (bovini e suini), ed un'industria altamente specializzata, volta ad articoli di valore e di precisione (meccanici, chimici e tessili), sui quali meno incidano le forti spese di trasporto imposte dall'importazione di quasi tutte le materie prime.

La S. è una confederazione di 22 Cantoni (di cui 2 doppi), retta da un'assemblea federale che ha funzioni legislative ed esprime dal suo seno un consiglio di 7 membri investito del potere esecutivo. L'Assemblea consta a

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sua volta di un consiglio nazionale e di un consiglio degli Stati, ambedue elettivi. Il presidente è rinnovato ogni anno. La popolazione svizzera (4, 6 milioni di ab.) è costituita per il 72% da Tedeschi, per il 20,4% da Francesi, per il 6% da Italiani (Canton Ticino e adiacenti valli dei Grigioni) e per l'1% da Ladini; la distinzione, fondata sull'uso delle rispettive lingue, è riconosciuta dallo Stato.

Oltre la capitale, Berna (130 mila ab.), oltrepassano i 100 mila ab. Zurigo (336 mila), che è il massimo centro del paese, Basilea (170) e Ginevra (124).

BIBL.: J. Fruh, Geographie von Schweiz, S. Gallo 1930-38; W. Leemann, Landeskunde der Schweiz, Zurigo 1939; A. Chapuis, La Suisse dans le monde, Parigi 1940. Giuseppe Caraci

II. STORIA CIVILE

La storia della S. incomincia con la sottomissione del paese a Roma. La popolazione celtica degli Elvezi che lo abitava venne costretta a rimanere nelle sue sedi da Giulio Cesare per impedire che vi si stanziassero tribù germaniche. Il paese venne completamente conquistato sotto Augusto: gli ultimi ad arrendersi furono i Reti dell'alto Reno ed i Leponzi dell'alto Ticino.

L'importanza della regione stava nelle vie che dalle Alpi e dalla Valle del Rodano raggiungevano per essa la linea del Reno. Durante l'età imperiale il paese degli Elvezi fu profondamente romanizzato: i principali centri erano «Augusta Rauricorum» (August), «Aventicum» (Avenches), «Geneva» (Ginevra), «Noviodunum» (Nyon) «Lausanna» (Losanna). La regione però non formava una unità amministrativa: essa era spartita tra la Gallia Narbonense, la Gallia Cisalpina, la Gallia Belgica, la Rezia. Questa divisione non facilitava la difesa contro gli attacchi dei Germani: il punto più pericoloso per una rottura era il passaggio del Reno a Coblenza, perciò sul piano tra Königsfelden e Windisch era stata costruita la grande fortezza di Vindonissa. Il limes ricevette poi nel sec. IV una seconda linea di resistenza appoggiata a numerosi castelli. Gli attacchi delle tribù germaniche incominciarono verso la metà del sec. III; nel 260 gli Alamanni riuscirono a distruggere Aventicum. Nuove scorrerie sono segnalate sotto Dioeleziano e poi ancora sotto Graziano. Quando poi, al principio del sec. V, Roma ritirò i presidi dal Reno per difendere l'Italia invasa dai Visigoti, le tribù dei Burgundi e degli Alamanni si gettarono senza difficoltà nelle Valli del Reno e del Rodano e vi si stabilirono con il consenso del governo imperiale. Nella seconda metà del sec. V i Burgundi dalla Sabauda (Savoia) avanzarono nel Vallese occupando Sion, a nord del Lago Lemano raggiunsero Avenches e Basilea. Così gli Alamanni dell'Elvezia settentrionale avanzarono verso sud occupando la Rezia. I Burgundi si romanizzarono, adottando lingua e costumi della popolazione romana locale; gli Alamanni invece sopraffecero la scarsa popolazione romana, rispettando forse solo i centri principali; la lingua dominante fu la germanica. Dopo una breve occupazione ostrogota i Franchi riuscirono ad occupare tutta la regione elvetica che seguì definitivamente le sorti dello Stato merovingico.

Nell'età carolingia si incominciò a profilare una distinzione tra i paesi elvetici. I paesi ad occidente dell'Aar, di civiltà burgundica, fecero parte della Neustria franca, i paesi ad oriente dell'Aar, di civiltà prevalentemente alamannica, fecero parte dell'Austria o Germania: tale divisione, apparsa nel Trattato di Verdun (843), diventò più salda nel Trattato di Mersen (870). Nei paesi burgundi tra Reno e Rodano, alla fine del sec. IX, si formarono i due Regni della Bassa Borgogna, a sud-ovest del Lago di Ginevra (879) e dell'Alta Borgogna da Ginevra al Vallese, all'Oberland bernese (888). Invece nella regione alamannica continuò a sussistere la vecchia organizzazione politica sotto i duchi di Alamannia o di Svevia; non sempre i re di Germania riuscivano a tenerli sottomessi. Durante il sec. X la regione elvetica subì gravi danni per le scorrerie degli Ungari da oriente e per quelle dei Saraceni da occidente, e non poche città furono distrutte. Nel 1033, l'imperatore Corrado II raccolse l'eredità dell'ultimo re

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(per cortesia dell'Ufficio nazionale svizzero del turismo) SVIZZERA - Suonatori in costume per le strade di Visperterminen (Vallese).
di Borgogna, Rodolfo III, e riunì i paesi burgundici al Regno di Germania, pur rispettandone la tradizione giuridica particolare; per mezzo della consorte Gisela ebbe anche l'eredità dei duchi di Svevia e assegnò Borgogna e Svevia al figlio Enrico. Durante il suo regno, Enrico III fece centro della sua potenza la regione burgundo-sveva. Dopo la sua morte, l'Imperatrice reggente per Enrico IV diede questo complesso di territori al genero Rodolfo di Rheinfelden; però questi si ribellò ed i paesi elvetici furono teatro di lotte fra i due partiti. Enrico IV tolse a Rodolfo l'Alamannia-Svevia e la diede a Federico conte di Staufen; Rodolfo diede il Ducato al figlio Berchtold dal quale i diritti passarono nel 1092 ai congiunti conti di Zähringen. Venuti ad accordo, stabilirono che il Ducato rimanesse agli Staufen e gli Zähringen avessero i territori a sud del Danubio, cioè i paesi elvetici attorno a Zurigo. Gli Zähringen pretesero chiamarsi ancora duchi, non però di Svevia, ma del loro castello Zähringen.

Una profonda feudalizzazione tra il sec. X ed il sec. XI favorì la ulteriore disgregazione politica del paese. Numerose dinastie di conti compaiono con autorità quasi assoluta nella loro circoscrizione. Chiese ed abbazie diventarono centri di vasti patrimoni ed una nuova feudalità ecclesiastica si formò con propri visconti, visdomini, avvocati. I grandi baroni si contesero la signoria delle chiese e dei piccoli vassalli. Gli Staufen conservarono il Ducato di Svevia sino alla loro scomparsa (1268). Gli Zähringen, avuto nel 1127 da Corrado IV l'ufficio di rettori di Borgogna, cercarono di creare un grande Stato territoriale tra le Alpi, il Giura ed il Reno. Nel 1172 raccolsero la successione dei potenti conti di Lenzburg; Federico Barbarossa diede loro l'avvocazia dei tre vescovati di Ginevra, Losanna e Sion. La dinastia era già spenta nel 1218. Se ne avvantaggiarono tre dinastie feudali. Nella zona occidentale intorno al Lago di Ginevra si innalzarono a potenza i conti di Savoia; il loro influsso si allargò nel Vallese e nel Vaud. Nella S. nord-occidentale erano sorti i conti Kyburg con domini nei cantoni di Zurigo e di Aargau: possedevano la contea di Thurgau e dalla eredità degli Zähringen ebbero Freiburg, Burgdorf, Thun. Ma anche questi si spensero dopo la metà del sec. XIII. Sulla loro eredità si gettarono gli Asburgo.

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SVIZZERA - Il santuario di S. Nicola della Flue - Ranft (Unterwalden).
(fot. Reinhard)
Signori dell'alta Alsazia, questi erano diventati nel sec. XI i signori di Habichtsburg (« Castello dell'Avvoltoio »), da essi costruito tra Reuss ed Aar su una groppa del Giura, dominante le vie commerciali che da Basilea e dalla S. occidentale si dirigevano verso la S. orientale. Gli Asburgo avevano possessi e diritti feudali di varia natura nell'Elvezia centrale; l'avvocazia del monastero di Murbach nelle sue corti dell'Aargau e nel Zürichgau attorno a Lucerna, diritti signorili tra Reuss e Limmat, l'avvocazia sul chiostro di Sackingen, beni a Willisau e a Sempach, l'autorità ballivale (Vogtei) sul Lago dei Quattro Cantoni, nei distretti di Schwytz e di Unterwald. Dalla eredità degli Zähringen ebbero l'autorità ballivale nel paese di Uri. Possessi e diritti svariati dispersi in una vasta regione, ma per essi gli Asburgo, nell'età di Federico II, apparivano i più potenti signori feudali tra Reno e Danubio. La divisione della famiglia in due linee non danneggiò lo sviluppo che fu curato in modo speciale dal ramo primogenito. Alla metà del sec. XIII questo era rappresentato da Rodolfo, figlio di Alberto IV (1239-91). La politica degli Asburgo acquistò per opera sua una maggiore precisione; ora si trattava di creare uno Stato territoriale unito, collegando i diversi elementi. Rodolfo d'Asburgo seppe mantenersi costantemente fedele a Federico II ottenendone concessioni varie. Ad un certo momento trovò di fronte l'opposizione di Pietro II di Savoia che pretendeva anch'egli di partecipare all'eredità dei Kyburg, ma quando, nel 1279, Rodolfo diventò re di Germania ed affermò il suo prestigio abbattendo la potenza del re di Boemia, vide allora più che mai la necessità di dare unità a tutti i possessi della famiglia, da quelli aviti di Alsazia a quelli nuovissimi di Austria. Questa l'assegnò al figlio maggiore Alberto e al cadetto Rodolfo pensò di dare il Ducato di Alamannia-Svevia. Il programma di riunire i domini della regione elvetica però urtava contro le popolazioni delle vallate

alpine che avevano da tempo conquistato, spesso di fatto soltanto, autonomie giudiziarie e finanziarie. La reazione apparve vivace nelle vallate di Uri, Schwytz, Unterwald. Tali regioni erano uscite dal loro silenzio nel sec. XIII quando il commercio internazionale aveva messo in evidenza la via dal Gottardo alla Valle del Reno.

Rodolfo era deciso ad appoggiare le sue pretese feudali locali con il peso ben maggiore dell'autorità regia. Il contrasto con le popolazioni era già aperto dunque nel periodo 1273-91. Quando Rodolfo morì, il 15 luglio 1291, il figlio Alberto non aveva ancora potuto ottenere dai principi di essere riconosciuto come re dei Romani, mentre il figlio minore, Rodolfo duca di Svevia, era scomparso poco prima. Le tre vallate alpine, nei primi d'ag. 1291, decisero di assicurarsi contro ogni eventualità futura, collegandosi ed impegnandosi per una azione concorde. La famosa « Lettera di lega », che ancora si conserva, stabiliva l'impegno di aiuto reciproco contro tutti, di non accettare giudici stranieri alle valli, di risolvere le vertenze arbitralmente, di intendersi contro gli atti di violenza, le uccisioni, gli incendi, ecc. L'atto del 1291 si collega con un altro atto analogo di alleanza, anteriore di qualche anno, a noi non giunto. Delineatosi il conflitto per l'Impero tra Alberto d'Asburgo ed Adolfo di Nassau, si formò nel 1291 nella Germania del sud una lega antiasburgica; i tre cantoni forestali vi aderirono. Il duca d'Austria, deluso dal trionfo del suo competitore, si affrettò ad intervenire nella regione elvetica, sottomettendo Lucerna, assediando Zurigo, ma i tre Cantoni di Uri, Schwytz, Unterwald rimasero fermi nella devozione al re Adolfo. Però quando questi cadde a Gollheim ed Alberto d'Asburgo trionfò, i cantoni ritornarono a trovarsi nella situazione dell'età di Rodolfo; il loro signore era il re ed essi non potevano ricorrere al re contro il loro signore. Questi sono gli inizi della Confederazione svizzera fuori dai veli delle leggende del tiranno Gessler e dell'eroe Tell, sorte da tarde cronache del sec. XV per spiegare una conquista d'indipendenza che pareva miracolosa.

Alberto d'Austria, impegnato nelle lotte germaniche, lasciò le cose in sospeso, così come il problema della ricostruzione del Ducato di Savoia reclamato dal nipote Giovanni, e questa fu la causa del suo assassinio nel 1308. Dal nuovo re, Arrigo VII di Lussemburgo, già nel 1309, i Cantoni ottennero la conferma del decreto di re Adolfo che poneva le tre vallate sotto la protezione regia ed inoltre il privilegio ai loro abitanti di essere chiamati in giudizio solo entro i loro confini e essere citati solo davanti alla corte Regia. Le tre valli però si impegnavano a stare dentro i loro confini davanti ad un giudice regio. Era un passo verso la completa separazione dalla giurisdizione asburgica. I figli di Alberto d'Asburgo, con il leale servizio feudale prestato all'Imperatore in Italia, cercarono di ottenere da Arrigo il ritiro del terribile documento. L'Imperatore, da Brescia, nel 1311, promise loro che avrebbe fatto verificare i diritti asburgici nelle vallate ed eventualmente li avrebbe ristabiliti nel legittimo possesso. Morto Arrigo VII, nel duello per la successione tra Ludovico il Bavaro e Federico d'Asburgo, i Cantoni svizzeri presero posizione contro gli Asburgo. Nella loro guerra del 1314 contro l'abbazia di Einsiedeln, intervenne energicamente Leopoldo d'Asburgo; il conflitto si chiuse con la sconfitta di Leopoldo a Morgarten (15 nov. 1315). Dopo la vittoria i tre Cantoni si strinsero a Brunnen il 9 dic. 1315 con patti più solenni; nessuno dei collegati avrebbe riconosciuto un signore senza intesa comune. Ludovico il Bavaro, in odio agli Asburgo, il 29 marzo 1316 confermò privilegi ed evocò all'Impero tutti i possessi ed i diritti fiscali degli Asburgo nelle vallate stesse nelle quali l'autorità regia doveva essere rappresentata da un balivo (Reichwogt). Più tardi parve che Ludovico e Federico si riconciliassero: pieni di timore i collegati strinsero una lega perpetua con la città asburgica di Lucerna (13 nov. 1332). Il pericolo ricomparve nel 1347 quando il successore di Ludovico il Bavaro, Carlo IV di Lussemburgo, per assicurarsi l'appoggio degli Asburgo, riconfermò loro tutti i vecchi diritti e feudi, dichiarando nulli gli atti del Bavaro. I

confederati riuscirono allora ad assicurarsi l'alleanza perpetua della potente città asburgica di Zurigo (1° maggio 1351): poco dopo una lega perpetua conchiusero pure con Glarus, terra di proprietà dell'abbazia di Sackingen (4 giugno 1352), e subito dopo con Zug (27 luglio 1352). I confederati ora erano sette. Il duca d'Austria dopo aver inutilmente assediato Zurigo e cercato di rompere la lega, scese a trattative con la mediazione del margravio di Brandeburgo. Nel Trattato del 1352 la sovranità degli Asburgo su Schwyz ed Unterwalden passò sotto silenzio, mentre venivano riconosciuti i diritti patrimoniali e di protezione su chiese e monasteri; Zurigo conservò la sua alleanza con i Cantoni, ma con l'impegno di non fare accordi con altri sudditi d'Asburgo senza il consenso di questi; Lucerna, Glarus, Zug, pur conservando i loro trattati riconobbero la sovranità d'Asburgo. La pace non fu mantenuta; intervenne Carlo IV; nel 1346 si ebbe un accordo tra Zurigo ed i duchi, ed ora i Cantoni, stanchi, finirono per aderire. Durante questa fase di trattative i Cantoni riuscirono a procurarsi l'alleanza perpetua di Berna che però considerava l'alleanza solo come garanzia di pace e non come vincolo nella sua attività politica (6 marzo 1353).

La pace durò sul Lago dei Quattro Cantoni per ca. tre decenni. Nel 1385 un contrasto tra Lucerna e gli Asburgo risprì la lotta: il duca Leopoldo fu sconfitto a Sempach (19 luglio 1385) e poi a Nafels (9 apr. 1388), la pace si ristabilì nel 1394 per vent'anni; dei diritti degli Asburgo sui Cantoni non si parlò più; Lucerna, Glarus, Zug ebbero riconosciuta la loro indipendenza; le conquiste dei confederati furono convalidate. La Confederazione (Eidgenossenschaft) comprendeva ora cinque paesi e tre città: Uri, Schwyz, Unterwalden, Glarus, Zug, Lucerna, Zurigo, Berna. Erano Stati autonomi legati da particolari trattati che nell'ambito del diritto imperiale si accordavano per difendere le loro autonomie tradizionali. Poiché non vi era un trattato unico, ma trattati diversi, né vi era uguaglianza tra i contrasti (Glarus era in realtà un protettorato dei tre Cantoni) non mancavano dissidi: si provvede ad eliminarli con la cosiddetta «Lettera dei Preti» (Pfaffenbrief) del 7 ott. 1370, riguardante le giurisdizioni ecclesiastiche e poi con la «Lettera di Sempach» nel 1375 (Sempacherbrief), per la disciplina delle milizie nelle spedizioni militari.

La Confederazione pretendeva l'immediata dipendenza dal Reich (Reichsfreiheit) senza la mediazione feudale. Quando gli imperatori erano d'accordo con gli Asburgo, combattevano la Lega, quando erano in urto con essi la proteggevano. Roberto nel 1401 si schierò con gli Asburgo; Sigismondo invece nel 1415 riconobbe i privilegi dei confederati, dando loro il diritto di eleggere quel balivo regio che finora aveva rappresentato presso di loro il Reich (Reichswogt) e di amministrare direttamente l'alta giustizia. La Confederazione, nel sec. XV, agiva come predominante nelle Alpi centrali. Nel 1411 Appenzell e S. Gallo furono ricevuti come membri protetti della Lega. Basilea, stringendo nel 1400 alleanza con Berna, si legò in qualche modo alla Confederazione. Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti, la disgregazione dello Stato milanese diede pretesto ad Uri ed Unterwalden di intervenire a sud del Gottardo: nel 1419 occuparono Bellinzona, ma nel 1422 furono sconfitti ad Arbedo e respinti a nord. Nell'alta Rezia, le lotte tra i vescovi e i baroni e le borghesie portarono in quei decenni alla creazione della «Lega Grigia» che si alleò con Glarus. Nel 1474 si venne tra la Confederazione e gli Asburgo ad una pace definitiva, perpetua, con il Trattato di Senlis conchiuso sotto gli auspici di Luigi XI (11 giugno 1474). La conciliazione era dovuta al programma di espansione di Carlo il Temerario. Luigi XI impedì agli Svizzeri di conservare le loro conquiste della Franca Contea borgognona, del Vaud sabaudo e del Canton Ticino milanese, sebbene a Giornico

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SVIZZERA - Veduta di Müstair con la chiesa del monastero di S. Giovanni (Münstertail).
(fot. Schola - Tarasp)
vincessero l'esercito dello Sforza (28 dic. 1478). Le vittorie militari determinarono gravi contrasti interni tra le vecchie aristocrazie cittadine e gli elementi popolari. La crisi cessò quando scoppiarono le grandi guerre d'egemonia tra Francia, Spagna ed Austria. Le potenze andarono a gara nell'arruolare mercenari svizzeri: i Cantoni a loro volta si divisero secondo le simpatie politiche. Basilea entrò a far parte della Confederazione il 9 giugno 1501 e Sciaffusa il 10 ag. Più tardi, il 17 dic. 1513, anche Appenzell. La Confederazione rimase così sino alla Rivoluzione Francese.

Nelle guerre di Lombardia per il Ducato di Milano, milizie mercenarie svizzere combatterono da ambo le parti. Ludovico il Moro, cacciato dai Francesi, ricuperò il Ducato con l'aiuto degli Svizzeri che poi lo tradirono con gli Svizzeri dell'esercito francese (1500). Del trionfo francese approfittarono i cantoni di Uri e Unterwalden per occupare Bellinzona ed il Ticinese che Luigi XII cedette loro con il Trattato di Arona (1503). Gli Svizzeri negli anni seguenti stettero con Giulio II; nel 1512 ricondussero a Milano gli Sforza e costituirono un vero protettorato su Milano. La sconfitta loro inflitta a Marignano nel 1515 li costrinse a ritirarsi. Una grave crisi apparve con la diffusione della Riforma luterana e la predicazione religiosa-nazionale di Ulrico Zwingli. La guerra tra cantoni cattolici e protestanti (guerra di Kappel) si chiuse con il Trattato del 20 nov. 1531 che riconobbe la libertà religiosa per ambo le parti e la Confederazione riuscì a salvarsi. La questione religiosa accostò ai confederati la città di Ginevra ribellatasi al Duca di Savoia e diventata centro del calvinismo; nel 1558 Ginevra si alleò con Berna. Durante il sec. XVI la Confederazione si procurò l'alleanza di città e principi distinguendoli secondo la vicinanza e l'importanza in alleati di primo ordine (Zugewandte) e di secondo ordine (Verwandte) con lo scopo di assicurarsi una barriera contro le minacce delle grandi potenze. Di fronte alle guerre europee la Confederazione incominciò ad affermare il principio di neutralità. Garanzie non sufficienti apparivano ora il trattato di unione con l'Austria (1511) e la pace perpetua con la Francia (1516). La neutralità però era minacciata dal consenso dato ai cantoni per gli arruolamenti all'estero. Durante la guerra dei Trent'anni la Confederazione riuscì ad impedire lo scoppio della lotta tra i partiti e creò un sistema militare per la difesa dei confini (Defensional).

Nella pace del 1648 i rappresentanti della Confederazione, con l'appoggio della Francia, ottennero il riconoscimento della sovranità e l'abolizione di ogni dipendenza feudale dall'Impero germanico. Così la Confederazione (era detta «Corpo Elvetico») dopo il 1648 fu un ente di diritto pubblico con piena indipendenza. Nell'età seguente essa subì una lunga crisi di carattere economico.

Le vecchie aristocrazie mercantili delle città e fondiarie dei Cantoni provocarono con la loro oppressione la ribellione delle classi operaie e rurali. Si ebbero nuove lotte tra Cantoni cattolici e protestanti: sconfitti questi nel 1636, poi vincitori nel 1712 (Pace di Aarau). I cattolici si misero sotto la protezione di Luigi XIV.

Nel sec. XVIII la S. venne ad occupare un posto rilevante nel movimento culturale europeo: Zurigo, Basilea, Ginevra erano centri importanti di studi letterari e scientifici. L'influsso delle teorie politiche ed economiche europee rese più esasperato quello che era il persistente squilibrio interno della Confederazione, dovuto all'antiquata organizzazione. I paesi sudditi aspiravano all'uguaglianza con i cantoni dominanti e le popolazioni volevano liberarsi dal predominio dei patriziati cittadini. Nella seconda metà del sec. XVIII si hanno insistenti movimenti di ribellione che precedono lo scoppio della Rivoluzione Francese.

Dopo il 1789 alle agitazioni democratiche seguono le repressioni aristocratiche. La S. diventa campo di osservazione tra gli agenti rivoluzionari francesi e quelli monarchici francesi ed europei. A Parigi i democratici svizzeri fanno appello per la liberazione della S. dalle oligarchie cantonali. Dopo la spedizione di Bonaparte in Italia, il possesso della S. acquistò grande importanza come via di comunicazione tra Italia e Francia, e nel 1798 le divisioni francesi entrarono in S.: nell'apr. ad Aarau, sotto gli auspici francesi, un'assemblea proclamò la Repubblica Elvetica unitaria e democratica invece della vecchia Confederazione di Stati sovrani aristocratici. Alle decisioni di Aarau risposero i cantoni rurali ribellandosi, ma furono domani con la forza. Requisizioni e contribuzioni forzose colpirono allora le popolazioni. Il direttorio di Aarau concluse con il governo di Parigi un'alleanza difensiva ed offensiva; la Francia si assicurò il libero passaggio per i suoi eserciti (19 ag. 1798). I tradizionalisti riempirono il paese di controversie e di lotte. Per troncarle il Primo Console impose una nuova Costituzione (Atto di Malmaison) che stabiliva una Confederazione di 17 Cantoni con autonomia e costituzione censitaria (29 apr. 1801). La Dieta respinse tale costituzione e ne stabilì un'altra che i Francesi respinsero a loro volta. Ne derivò una nuova occupazione militare del paese. Nella Consulta Elvetica di Parigi del 1803 il Primo Console diede una nuova Costituzione (Atto di mediazione). Si ebbero allora 19 Cantoni con larga autonomia; ad unirli restò solo l'uguaglianza dei cantoni che formavano la Dieta. Napoleone si proclamò protettore della Repubblica Elvetica e le impose la sua alleanza. Caduto Napoleone, nel 1814, i partigiani del vecchio regime si sollevarono ed organizzarono un governo a Lucerna. Le potenze europee però rifiutarono il consenso e decisero che al 19 Cantoni napoleonici venissero aggiunti tre nuovi Cantoni: Neuchâtel, Vallese, Ginevra; poi il 20 nov. 1815 firmarono la « Dichiarazione della neutralità perpetua della S. e della inviolabilità del suo territorio ». Il Patto federale del 7 ag. 1815 stabilì che la S. fosse una Confederazione perpetua di 22 Stati sovrani. Ogni Cantone regolava da sovrano la propria Costituzione, istituzioni comuni furono solo quelle della diplomazia e della guerra. La Dieta federale doveva sedere alternativamente nelle tre città di Berna, Zurigo, Lucerna, sotto la direzione del Consiglio centrale del luogo. Dopo un periodo di tranquillità incominciò verso il 1830 quello che gli Svizzeri chiamarono periodo di rigenerazione. Il trionfo del sistema oligarchico del 1815 aveva, infatti, determinato nuove agitazioni, rivoluzioni, guerre civili.

Si formò un partito detto « radicale » che voleva la revisione costituzionale, intesa a stabilire la sovranità del popolo, il suffragio universale, l'uguaglianza, le libertà di stampa, di associazione, di credenza. Sette Cantoni riformatori crearono una « Lega per la difesa delle riforme »; a Sarnen si formò la « Lega dei Cantoni tradizionalisti ». Le discussioni dopo il 1840 si trasformarono in lotta tra Cantoni cattolici e protestanti. Nel 1845 sette Cantoni cattolici, Uri, Schwyz, Unterwalden, Zug, Lucerna, Friburgo, Vallese crearono una « Lega separata (il Sonderbund) per difendere i loro diritti tradizionali

contro il radicalismo protestante che voleva l'espulsione dei Gesuiti. La Costituzione del 1848 riorganizzò la Confederazione secondo il programma radicale. Alla federazione di Stati (Staatenbund) del 1815 venne sostituito uno Stato federale (Bundesstaat) con un diritto pubblico federale superiore a quello cantonale. Berna diventò capitale federale con la presidenza e l'assemblea formata dal Consiglio nazionale e dal Consiglio dei Cantoni. La Confederazione ebbe piena competenza per la diplomazia, esercito, dogana, moneta, finanze, poste, ferrovie. I cittadini divennero allora cittadini della S. e non più dei Cantoni e ne nacque veramente la concezione della nazione svizzera (12 sett. 1848). Cessarono, così, le lotte interne: i Cantoni cattolici lentamente si adattarono sfruttando i vantaggi di libertà assicurati dal programma radicale moderato. Più tardi si ebbero revisioni della Costituzione, come nel 1874, in modo da rafforzare il potere centrale. Nuove riforme democratiche furono introdotte, quali quella della iniziativa popolare per certe leggi e quella della sanzione popolare per certi provvedimenti governativi. Dopo il 1891 si stabilì che riforme costituzionali potessero essere proposte da 50.000 cittadini e sottoposte al voto popolare (referendum). La neutralità della Confederazione attraversò felicemente le due grandi crisi delle guerre del 1914-18 e del 1939-45: le potenze europee hanno considerato la Confederazione Svizzera come una felice oasi di pace adatta per le trattazioni e le discussioni internazionali. Gli Svizzeri però poco fidandosi delle potenze hanno creato un esercito piccolo ma agguerrito per difendere la loro civiltà.

BIBL.: J. Dierauer, Gesch. der schweiz. Eidgenossenschaft bis 1848, Gotha 1887-1922; 3e ed. 1919-32; id., Hist. de la Confédérat. suisse, trad. di A. Reymond, 6 voll., Losanna 1910-19 con alcuni voll. in 2e ed. ivi 1927-29; E. Gagliardi, Gesch. der Schweiz, Zurigo 1920; 4e ed. ivi 1939 (trad. franc. di A. Reymond, Hist. de la Suisse, I. Losanna 1925); H. Nabholz, L. V. Muralt, R. Feller, E. Dürr, Gesch. der Schweiz, Zurigo 1932 (vi e solo il 1 vol. sino al sec. XVI). Sulle origini è da vedere: H. Nabholz, Die neueste Forschung über die Entstehung der schweiz. Eidgen. in Papsttum und Kaisertum, in Festgabe Kehr, Monaco 1926. Sulle lotte con gli Asburgo, V. M. Uhritz, Handbuch d. Gesch. Österreichs, I. Innsbruck 1927. Per le relazioni con Milano, V. E. Pometta, Come il Ticino venne in potere degli Svizzeri, Bellinzona 1912. Per le relazioni con la Borgogna, V. H. Pirenne, Hist. de Belgique, II. Bruxelles 1922. Per le guerre d'Italia, V. Ch. Köhler, Les Suisses dans les guerres d'Italie de 1502 à 1522, Parigi 1897 e E. Gagliardi, Der Anteil der schweizer an den italienischen Kriege, I. Zurigo 1919. Per la politica della Confederazione nei secc. XVI-XVIII, V. E. Rott, Hist. de la représentation diplomate de la France auprès des cantons suisses, Berna 1900-26. Per i rapporti con la Rivoluzione Francese e Napoleone, V. E. Guillon, Napoléon et la Suisse, Parigi 1910. Per il periodo della rigenerazione V. Seippel, La Suisse au XIXe siècle, Zurigo 1899-1900; Per altra bibl. V. H. Barth, Bibliogr. der schweizeris. Gnefs., Basilea 1914 agg. Sulla bibl. recente cf. C. Gilliard e H. Marylan, in Rev. hist., 1946, p. 47 agg. Cf. inoltre V. Gitermann, Gesch. der Schweiz, Sriaffusa 1941; W. von Wartburg, Geschichte der Schweiz, Monaco 1951. Francesco Cognasso

III. LA GUERRA DEL SONDERBUND

Combattuta nel 1847 in S. tra i Cantoni liberali e protestanti e quelli conservatori e cattolici.

Al conflitto portarono ragioni politiche e religiose. I radical-liberali, che trovarono un ostacolo al trionfo delle loro idee nel sistema statale confederale, sortì nel 1814, il quale accordava un'autonomia di governo assai ampia ai singoli Cantoni, miravano ad una revisione del Patto federale; si opposero con successo i conservatori ed i cattolici di altri Cantoni negli anni successivi al 1830. Il conflitto assume ben presto anche un aspetto religioso, quando i liberali dell'Argovia secolarizzarono sette conventi (4 maschili e 3 femminili) con il pretesto che i frati e le monache avevano aizzato la popolazione contro le autorità costituite. Le autorità federali, alle quali le due parti si erano rivolte, proclamarono l'illegalità di tale atto ma il governo dell'Argovia non si conformò a tale deliberato. Allora i Cantoni cattolici e conservatori, di fronte alle infrazioni altrui, iniziarono più stretti contatti tra loro; i loro avversari assunsero posizioni estreme. Alla soppressione dei conventi nell'Argovia fu replicato con la chiamata dei Gesuiti nel Cantone di Lucerna. Un

tentativo liberale di impadronirsi con corpi franchi di Lucerna e l'assassinio di Joseph Leu, il capo del conservatorismo cattolico di quel Cantone, portò i Cantoni conservatori alla difesa, contro radicali e liberali, dei propri diritti mediante un'alleanza separata (Sonderbund) considerata indispensabile a causa dell'inefficienza delle autorità federali. L'Alleanza fu conclusa segretamente l'11 dic. 1845 tra Uri, Schwyz, Unterwalden, Lucerna, Zug, Friburgo e Vallese, con l'impegno di respingere qualsiasi attacco con ogni mezzo a loro disposizione. Per procurarsi un adeguato armamento i sette Cantoni si rivolsero all'Austria ed alla Francia. Fallita la mediazione di alcuni conservatori protestanti, guidati da Bluntschli, il Sonderbund rifiutò di piegarsi all'ordine di scioglimento approvato dalla maggioranza della Dieta federale, e scoppiò la guerra. Il generale Dufour, nominato comandante supremo delle forze federali il 24 ott. 1847, ebbe sotto di sé ca. 100.000 uomini con 172 bocche da fuoco, mentre il Sonderbund poté opporre ca. 80.000 armati con 88 cannoni; inoltre la situazione strategica era sfavorevole al Sonderbund, stretto tutt'attorno da Cantoni nemici e per di più diviso in due parti. Dufour si gettò anzitutto contro Friburgo, separata dal Sonderbund dal Cantone di Vaud, e se ne impadronì il 14 nov. Rivolte quindi le proprie forze contro Lucerna, vi entrò dieci giorni dopo. L'esercito del Sonderbund in piena rotta cessò di esistere. Zug si era già arreso senza lotta il 21 nov. Il 25 capitolò Unterwalden, il 26 Schwyz, il 27 Uri ed il 28 il Vallese. In tutti i Cantoni conquistati salirono al potere governi radicali, che si affrettarono ad emanare leggi contro i Gesuiti ed a secolarizzare i monasteri. La sconfitta del Sonderbund fu dovuta alla fiducia riposta in un intervento militare dell'Austria e della Francia al proprio fianco, che determinò la rinuncia a qualsiasi piano d'offensiva da parte del generale Salis-Soglio, comandante supremo delle forze del Sonderbund.

BIBL.: J. Crétineau-Joly, Hist. au Sonderbund, 2 voll., Parigi 1850; G.-H. Dufour, Compagnie du Sonderbund et évêcements de 1856, Neuchâtel-Ginevra-Parigi 1876; A. Winkler, Die Korrespondenz des Erzherzogs Johann mit der Staatskanzlei über die schweizer Sonderbunausfrage, in Hist. Blätter, 5 (1921), pp. 66-96; E. Gagliardi, Gesch. der Schweiz, II, Zurigo 1937, p. 378 SGR.; G. Beretta, Gli intrighi della diplomazia estera nella guerra del Sonderbund, in Boll. stor. S. italiana, 22 (1947), pp. 65-98.

Silvio Furlani

IV. STORIA ECCLESIASTICA

1. Origini. — Le prime origini cristiane della S. risalgono al sec. III-IV e il cristianesimo vi è penetrato, per mezzo di oscuri missionari, mercanti o militari, attraverso le due grandi arterie di comunicazione tra l'Italia settentrionale e le regioni d'oltr'alpe: la prima valicava le Alpi Pennine e conduceva nel Vallese e in S., donde poi si biforcava verso la Gallia e la Germania; l'altra attraverso le Alpi Retiche, sboccava a Coira e di là seguiva il Reno verso il nord.

Una schiera di soldati cristiani (tebei [v.]), probabilmente destinata a reprimere la rivolta dei Bagaudi, fu messa a morte, sotto il regno di Diocleziano e Massimiano (285-292), Agauno (v.) nel Vallese, che divenne uno dei santuari più popolari dell'alto medioevo. Le rovine di una cappella nelle isole di Brissago (Ticino); due lampade d'argilla trovate a Ginevra, recanti una il pesce e l'altra la palma; un vetro scoperto ad Avenches con l'iscrizione Vivas in Deo, possono risalire al sec. IV o anche alla fine del III.
Racconti tardivi e infondati pretendono che s. Barnaba abbia evangelizzato alcune regioni del Vallese e del Canton Ticino, che lo stesso apostolo s. Pietro abbia valicato le Alpi e sia passato nel Basso Vallese e a Ginevra, che un eremita già venerato sulle rive del lago di Thoune, s. Beato, sia stato un discepolo di s. Pietro. Si è anche preteso che Ginevra abbia avuto vescovi dalla fine del sec. I. Sin dall'alto medioevo, Coira venerava s. Lucio che, verso la fine del sec. II, sarebbe venuto dalla Gran Bretagna (dove era re) nella Rezia e vi avrebbe predicato la fede cristiana.

2. I primi vescovati. — a) La parte del territorio svizzero attuale compreso tra le Alpi e il Giura formava la Civitas Helvetiorum. La capitale, Avenches, conobbe una brillante

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SVIZZERA — Absidi romaniche (sec. XII) della collegiata di Neuchâtel.
(fot. Nambum)
prosperità fino al giorno in cui, verso il 265, gli Alemanni la saccheggiarono; una seconda invasione sembra averla ancora colpita verso la metà del sec. IV. Nondimeno, nel medioevo, Avenches conservava il ricordo di essere stata sede episcopale e pretendeva persino d'aver avuto una serie assai lunga di vescovi (7, secondo una supplica del 1447 al Papa, o 22, secondo una tradizione riferita nel 1228). Comunque sia, nessun nome si conosce prima del sec. VI. Anzi all'inizio di questo secolo sembra che la sede da Avenches sia passata nella città di Windisch, già antico castrum che si trovava in un punto geografico importante, presso la congiunzione di tre fiumi, l'Aar, il Reuss e il Limmat. Tuttavia quando, nel 561, l'antica Civitas Helvetiorum rimase spartita fra l'Austrasia (regno di Sigiberto) e la Borgogna (regno di Gontranno) e il confine dei due regni portato sino al fiume Aar, la sede episcopale fu nuovamente da Windisch riportata ad Avenches. E il vescovo più celebre di questa sede nel sec. VI fu s. Mario (574-94), originario di Autun e sepolto a Losanna: il che fa pensare ch'egli trasferì la sua sede in quest'ultima città.

b) Alla periferia della Civitas Helvetiorum, quattro altre «città» avevano la loro capitale nel territorio attuale della S.: la Civitas Vallensium (Vallese) a sud, la Civitas Genavensium (Ginevra) a ovest, la Civitas Rauricorum (Augusta) a nord-ovest e la Civitas Raetorum (Coira) a est. Il territorio di queste tre ultime «Città» sconfinava largamente dalle frontiere svizzere di oggi: la sola Civitas Vallensium, abbracciando il Vallese, era interamente compresa nella S. attuale.

S. Teodoro è il primo vescovo certo del Vallese; egli figura al Concilio di Aquileia, nel 381, con il titolo di Octoduro (oggi Martigny) che era allora la capitale di questa civitas. L'ordine della sua firma lo pone tra i vescovi in carica da lungo tempo, ciò che permette di ri-

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SVIZZERA - Interno della Collegialità di Berna (1421-1575).
(fot. Franco-Suisse, Berna)
portare la fondazione della sede episcopale verso la metà del sec. IV o poco dopo la metà; è possibile che il prelato omonimo presente a un Sinodo milanese del 389 o 390 sia lo stesso personaggio. Al Concilio di Epaone del 517 e ai due Concili di Orléans del 541 e 549 partecipano ancora vescovi di Octoduro: Costanzo (517) e Rufo (541 e 549). Tre altri vescovi del Vallese sono conosciuti attraverso menzioni relative ad Agauno, dove essi ebbero forse la loro residenza; e sono Salvio, nel secondo quarto del sec. V, Protasio, verso la fine dello stesso secolo, e Agricola nel 565. Le inondazioni della Dranse a Octoduro, poi l'invasione e i saccheggi dei Longobardi ad Agauno nel 574, furono senza dubbio causa dello spostamento della sede episcopale: infatti al tempo del Concilio di Mâcon nel 585 il vescovo Eliodoro (che vi aveva inviato un delegato) già risiedeva a Sion (v.).

c) Ginevra ha un vescovo sicuro, Isacco, alla fine del sec. IV. Si conoscono tre dei suoi successori nel sec. V e cinque nel sec. VI; questi ultimi partecipano, come i loro vicini, i vescovi del Vallese e quelli degli Elvezii, ai Concili d'Epaone (517: Massimo), Orléans (541 e 549: Pappulo), Mâcon (585: Cariatto). Ginevra resterà residenza episcopale fino al sec. XVI. La sede episcopale di Ginevra non conobbe dunque le variazioni delle sedi elvetiche e vallese. D'altra parte si è aspramente discussa la questione di una sede episcopale a Nyon, tra Ginevra e Losanna, che sarebbe stato il capoluogo della Civitas Equestrium; i vescovi di Nyon avrebbero poi trasportato la loro sede a Belley (Francia) e il territorio di Nyon sarebbe stato unito alla diocesi di Ginevra. Mons. Besson ha dimostrato la fragilità di tale ipotesi; egli stesso e mons. Duchesne hanno dimostrato che non si conosce nessun vescovo di Nyon; quanto a quelli di Belley, essi non appaiono che dopo la metà del sec. VI, e senza legame con una pretesa sede di Nyon.

d) La Civitas Rauricorum, che si stendeva dal Giura renano ai Vosgi meridionali, ebbe da principio per capitale Augusta, ad est di Basilea. La senza dubbio dovette essere stabilita la sede episcopale di questa Civitas. Mancano notizie su questo vescovato prima del sec. VIII; infatti il più antico catalogo episcopale di questa Chiesa,

scritto nel sec. XI, comincia con il vescovo Walaua, contemporaneo del papa Gregorio III (731-41). Tuttavia, si rileva il nome di Giustiniano, vescovo dei Raurichi, in una lista di vescovi che avrebbero partecipato ad un Concilio di Colonia nel 346; la realtà di questo Concilio è controversa, ma l'elenco dei vescovi sarebbe stato compilato con nomi reali. Al sec. VII il monaco Giona cita, nella sua biografia di S. Eustazio, Ragnacario, vescovo d'Augusta e di Basilea, Augustanae et Basiliae. Così, tra il 600 e il 650, la sede episcopale sembra stabilita a Basilea. Non si sa quando si sia fatto il trasferimento, ma senza dubbio questo avvenne in seguito all'espansione degli Alemanni nel sec. V e VI.
e) COREA (v.), ha un vescovo certo alla metà del sec. V: Asinio, che si fece rappresentare nel 451 a un Sinodo milanese da Abbondanzio, vescovo di Como. Il vescovato di Coira esiste ancora e la città omonima è la più antica residenza episcopale che tuttora trovasi sul territorio della S.

f) Inoltre, i vescovati di Milano e di Como, già costituiti nel sec. IV, abbracciavano nel medioevo le valate italiane della S. attuale, ma si ignora a quale epoca rimonti questa ripartizione. Hidber pensa che la diocesi di Novara avrebbe all'origine, e durante più secoli, esteso la sua giurisdizione su tutto l'attuale Canton Ticino.

g) Non si è bene informati sulla fondazione del vescovato di Costanza. Si credeva nel passato che fosse la continuazione dell'antico vescovato di Windisch, il cui vescovo Grammazio aveva preso parte al Concilio di Orléans del 549. Ora, mons. Besson ha dimostrato che Grammazio era a capo del vescovato degli Elvezii, e la sua sede fu riportata ad Avenches dopo la divisione del 561 tra i re merovingi e fissata più tardi a Losanna. Un manoscritto del sec. XII, conservato a Stoccarda, mette in testa al catalogo episcopale di Costanza un vescovo Massimo, che si è collocato nella seconda metà del sec. VI; nulla si sa di lui, osserva M. Besson, e da parte sua L. Duchesne nota che non esiste alcuna menzione di vescovato a Costanza e prima del sec. VII più o meno avanzato V. Da notare però al riguardo che la Vita Sancti Galli, scritta verso la fine del sec. VIII, ricorda un Sinodo, tenuto ca. il 615 a Costanza, che clesce Giovanni a vescovo di questa città.

3. Vescovati del medioevo

A partire dalla metà del sec. VIII, la carta ecclesiastica della S. rimane fissata e non varierà più fino al sec. XVI. Cinque città della S. attuale sono centro di diocesi: Ginevra, Coira, Sion, Losanna, Basilea. Tutta la S. orientale appartiene alla diocesi di Costanza, che l'Aar separa, a ovest, dalle diocesi di Basilea (a valle del Sigger, affluente della riva sinistra dell'Aar) e di Losanna (a monte del Sigger). Si noti che Porrentry e la sua regione, a nord-ovest del Giura, facevano parte della diocesi di Besançon, e le valate meridionali delle Alpi, di lingua italiana, si riallacciano ai vescovati di Novara, Milano e Como. Novara conservò fino al sec. XIX la vallata di Gondo (Vallese); Milano possedette, a partire almeno dal sec. X, tutta la Leventina al di sopra di Bellinzona, con la valle Blenio che ne è un'articolazione, come pure i territori di Brissago, della Capriasca e di Campione. Alla diocesi di Como appartenevano Mendrisiotto, Lugano, Locarno, Bellinzona, come pure Poschiavo e Brusio (Grigioni).

4. Metropolitane

La partecipazione dei primi vescovi d'Octoduro (381) e di Coira (451) a concili italiani ha fatto supporre che questi vescovi dipendessero all'origine dalla metropolitana di Milano. Nel sec. VI i vescovi del Vallese, degli Elvezii e di Ginevra si recano invece a concili dell'Impero franco. È arrischiato stabilire in quest'epoca vincoli di dipendenza sicuri; tuttavia il Vallese e Ginevra appaiono nell'irradialmento di Vienne sul Rodano, e può darsi che il vescovato degli Elvezii sia dipeso originariamente da Lione. Quando Besançon si separò dalla provincia di Lione per formare il centro di una nuova provincia, al principio del sec. VII, i vescovati di Losanna e di Basilea divennero suffragane della nuova metropolitana. Alla fine del sec. VIII Tarantasia si libera ugualmente dalla dipendenza di Vienne e costituisce una provincia alpina con Sion e Aosta come suffragane. Infine Coira fu riunita, dopo l'843, alla metropolitana di Magonza. Questi rapporti durarono fino alla fine del medioevo.

Dal 1492 il vescovo di Sion, Jost di Silenen, cercò di sottrarsi dalla dipendenza dell'arcivescovo di Tarantasia, ma senza riuscirvi; il suo secondo successore, Matteo Schiner, ottenne dal papa Giulio II, nel 1510, di esserne dispensato, per la durata del suo episcopato; poco dopo, nel 1513, Leone X l'aboliva definitivamente. Sion fu così il primo vescovato svizzero che dipese immediatamente dalla S. Sede. Gli altri vescovati restarono soggetti ai loro metropolitani fino al principio del sec. XIX.

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5. Monachismo

Verso il 450, s. Romano, il fondatore dei « monaci del Giura », creò sul versante occidentale il monastero di Condat (oggi St-Claude) e sul versante orientale quello di Romainmôtier. Nel Vallese, il vescovo Teodoro d'Octoduro costruì nel sec. IV una piccola basilica in onore di s. LIEBER, MAURIZIO (v.) e dei suoi Agauno (v.); fino dal sec. V questa basilica attirò pellegrini, anche dalla Gallia, come testimonia s. Eucherio, vescovo di Lione (m. ca. il 450). Poco dopo i Burgundi si stabilirono nel bacino del Rodano; s. Sigismondo, figlio del loro re Gondebaudo, fondò nel 515 presso la basilica di Agauno un monastero, che deve dunque essere considerato come un « monasterium basilicae ». Questi sono i più antichi monasteri eretti nel territorio attuale della S. e sono anteriori a s. Benedetto.

La dominazione degli Alemanni nella S. settentrionale ritardò l'espansione del cristianesimo e la civilizzazione in questa regione, dove bisogna attendere ca. il 600 per trovare costituiti i vescovati di Costanza e di Basilea, e vedervi apparire i primi monasteri. Questi si riallacciano al gruppo dei monaci irlandesi dei quali fu capo e legislatore s. Colombano che, dopo aver fondato il monastero di Luxeuil nei Vosgi, passò a Bregenz, sulle rive del lago di Costanza, e poi a Bobbio dove morì nel 615. Egli fu l'apostolo degli Alemanni. Il suo principale discepolo, s. Gallo, si ritirò in una foresta a sud del lago di Costanza; la tradizione riallaccia ugualmente al gruppo colombaniano due altri eremiti, s. Ursanno, che si stabilì sulla sponda del Doubs, nel Giura, e s. Sigisberto, che si ritirò sulla riva del Reno, nell'alta Rezia. Sulla tomba di questi santi si formarono nel secc. VII-VIII le abbazie di S. Gallo, S. Ursanno e Disentis. Anche ai monaci di Luxeuil fece appello il duca Crammeleno per restaurare l'abbazia di Romainmôtier e fondare il priorato di Baulmes (Vaud) nel corso del sec. VII; s. Vandregisilo fece prolungati soggiorni a S. Ursanno e a Romainmôtier prima di fondare Fontenelle in Normandia (v. BOUER). I monaci di Luxeuil fondarono pure Moutier-Grandval, dove s. Germano fu il primo abate verso il 666. Nel secc. VIII e IX la Regola di s. Benedetto soppiantò dappertutto le prescrizioni di s. Colombano. Essa fu introdotta nel 748 a S. Gallo, poi a Moutier-Grandval, che, all'epoca carolingia, fu in stretta relazione con S. Gallo. Da Moutier-Grandval dipende, nel sec. IX, un monastero sortì sulla tomba dell'eremita s. Imiero, nella vallata della Suze (Giura). Forse la Regola benedettina fu introdotta nel sec. VIII anche a St-Maurice, dove si segnala più tardi una cappella di S. Benedetto. Altre abbazie benedettine dovettero la loro origine a s. Pirmino che fondò nel 724, in un'isola del lago di Costanza, l'abbazia di Reichenau; questa creò in seguito il monastero di Pfäfers (Rheintal); s. Meinrado passò da Reichenau a Einsiedeln dove fu assassinato nell'861; alla stessa epoca viveva a Rheinau, in un'isola del Reno, il monaco irlandese s. Fintano, morto nell'878. Inoltre nel sec. IX l'abbazia di Murbach in Alsazia fondò il priorato di S. Leodegario a Lucerna. Poco dopo il 1000, si stabilì a Stein am Rhein l'abbazia di S. Giorgio, fondata verso il 966 a Hohentwiel, e i monaci di Einsiedeln andarono a popolare il convento di Muri in Argovia, fondato dagli Asburgo; nel 1052 compare l'abbazia di Allerheiligen a Sciaffusa, alla quale fu unita la nuova abbazia di Wagenhausen nel 1083, ma fino al 1417 anche l'abbazia di Petershausen presso Costanza pretese di dirigere il monastero di Wagenhausen e furono i monaci di Wagenhausen e di Petershausen che fondarono verso il 1135 l'abbazia di Fischingen. Nel corso del sec. X, la dinastia Cluny (v.) l'antica abbazia di Romainmôtier e la nuova abbazia fondata a Payerne alla quale fu unito l'antico monastero di Baul-

(fot. Reichenau)

SVIZZERA - Interno del Municipio (sec. XV) - Ginevra.

mes; monaci di Payerne si stabilirono a Bevaix nel 998; mentre quelli di Romainmôtier, ebbero un piccolo priorato a Vallorbe dal 1139 al 1321. I Cluniacensi stabilirono pure a Ginevra, verso l'anno 1000, il priorato di S. Vittore, vicino a una basilica fondata verso il 500. Alla fine del sec. XI e al principio del sec. XII, l'Ordine di Cluny si stabilì ancora a Rueggisberg (con una dipendenza a Roethenbach), a Basilea (priorato di S. Albano), Rougemont, Corcelles (Neuchâtel), Villars-les-Moines, Hettiswyl (con dipendenze a Bargenbrück e Leuzigen) e infine Belmund, da dove il monastero si trasportò, verso il 1127, all'Isola St-Pierre, S. Udalrico risiede a Payerne e a Rueggisberg.

Oltre Cluny, altre abbazie benedettine straniere alla S. vi fecero fondazioni o vi ebbero dipendenze. Alla fine del sec. XI il vescovo di Basilea, Burcardo di Fenis, fondò l'abbazia di Beinwil (Solothurn) e suo fratello Conone, vescovo di Losanna, quella di St-Jean-de-Cerlier (Berna); per quest'ultima fondazione Conone fece appello ai monaci di St. Blasien nella Foresta Nera. Pure da St. Blasien vennero i monaci che fondarono le abbazie di Engelberg, nel 1120, e di Trub (Berna) verso il 1125; Trub a sua volta creò prima del 1152 l'abbazia di Alt Sankt Johann nel Toggenburg, con il priorato di Sankt Peterzell (S. Gallo). Ancora dalla Foresta Nera, ma dall'abbazia di Sankt Peter, vennero i monaci che crearono il priorato di Herzogenbuchsee (Berna) nel 1108. Nella S. romanza, i priorati di S. Giovanni a Ginevra e di S. Pietro di Clages nel Vallese (questo con piccoli priorati a Granges e Ayent) dipendevano, dal sec. XII al XVI, dall'abbazia di Ainay (Lione). Un'altra abbazia lionese, Savigny, possedeva dopo il 1025 il priorato di Lutry (con priorati secondari a Cossonay, Broc, St-Paul-sur-Evian, Vionna). I conti di Ginevra donarono infine i priorati di Chamonix e di Port-Valais all'abbazia di S. Michele della Chiusa in Piemonte. Il monachismo benedettino conobbe dunque una larga fioritura sul territorio attuale della S. Tutte le sue fondazioni non ebbero evidentemente lo stesso vigore e non brillarono alla stessa epoca. S. GALLIONE (v.), che all'epoca carolingia era già uno dei principali centri di cultura tedesca con Reichenau e Fulda, occupa la parte più importante nella storia delle abbazie benedettine.

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SVIZZERA - Il muro della Riforma - Ginevra.
Moutier-Grandval ebbe un rapido splendore nei secc. VIII e IX, poi declinò. Romainmôtier e Payerne raggiunsero il loro apogeo nei secc. X e XI; poi venne la volta di Disentis, Einsiedeln, Muri, Allerheiligen, Engelberg, tutte importanti abbazie.

6. I principati. — Gli antichi vescovati e le abbazie della S. possedettero dal medioevo al sec. XVIII una giurisdizione temporale, che ne faceva altrettanti veri Stati, di estensione, importanza, e durata variabili. Da notare anche, riguardo ai vescovati, che il territorio del principato non coincideva con il territorio della diocesi.

Pare che il vescovato di Coira sia stato il primo a godere di un potere temporale dalla fine del sec. VII. Più tardi Rodolfo III, ultimo re della Borgogna (993-1032) concesse diritti analoghi ai prelati del suo Regno. Gli imperatori tedeschi, preoccupati di assicurarsi libero passaggio attraverso le Alpi e di mantenere punti di appoggio di fronte ai Signori ereditari, favorirono lo sviluppo dei principati ecclesiastici sia abbaziali che episcopali. I principi ecclesiastici generalmente riunivano nelle loro mani i poteri legislativo, amministrativo e giudiziario, con il diritto di stabilire imposte, esigere il servizio militare, battere moneta. Alcuni funzionari (ministeriales) esercitavano le varie mansioni amministrative, giudiziarie e fiscali. Del resto grande varietà esisteva secondo i luoghi, anche sotto il medesimo signore ecclesiastico. Questa complessa e caratteristica situazione politico-ecclesiastica della S. sarà esposta, per necessità, in un modo compendioso; ci si indugierà a mo' di esempio, sul solo principato di Coira, mentre per gli altri si ricorderanno soltanto i dati essenziali.

a) Le origini del principato episcopale di Coira sono complesse. La dinastia dei Vittoridi, che governò la Rezia dall'inizio del sec. VII alla fine dell'VIII, diede a Coira una serie di vescovi che, quantunque designati per elezione popolare e ratificati dai re franchi, occuparono tuttavia la sede episcopale in maniera quasi ereditaria. Le proprietà fondiarie dei Vittoridi passarono così al vescovato; il vescovo Pasquale III (m. nel 695) lasciò al suo successore, Vittore II (m. nel 714) il Domleschg, e i vescovi Tallo (758-73), Costanzo (fine del sec. VIII) e Remedio (m. ca. l'805) furono nello stesso tempo vescovi e reggitori (praeses) del paese; anzi Remedio emanò

anche leggi. Dopo la sua morte Carlomagno separò il potere spirituale da quello temporale, che venne affidata al reggitore Unfrido, indi a Roderico. Questi ingaggiò una lotta violenta contro il vescovo Vittore III, che per tre volte lo querelò presso l'imperatore. Finalmente nell'1831 Luigi il Bonario concesse a Vittore III un diploma di immunità, che costituì il fondamento dello Stato episcopale. Gli Ottoni, specialmente Ottone I, ne favorirono lo sviluppo, sicché lo Stato nel sec. XIII comprese Coira e la sua regione, il Domleschg, l'Oberhalbstein, la Val Bregaglia, l'Alta Engadina, Poschiavo, Münster, parecchi domini nel Vintschgau (Austria) e Grossängstigen nel Würtemberg. Dal 1170 al 1803 i vescovi di Coira saranno principi del Sacro impero romano-germanico. Nel 1282 compaiono a Coira i consiglieri (consules); da quel momento la città cercherà di liberarsi dal potere episcopale. Lo sviluppo dei comuni restringerà i diritti del principe vescovo. Il vescovo Pietro Gelito (1355-68) con la sua politica di alleanza con l'Austria, irritò i suoi sudaliti, e i loro delegati, riuniti a Coira nel 1367, si accordarono per resistere al prelato; questa l'origine della Lega della Casa di Dio (Lega Cadri o Ca[sa] Dei), specie di Stato federale, che nel 1498 stringerà alleanza con i Cantoni svizzeri, tranne Berna. Il sec. XV vide l'emancipazione progressiva di Coira, che godette, fra l'altre, la protezione dell'imperatore Federico III. Gli articoli d'Ilanz, nel 1526, rafforzati nel 1541 di altri sei nuovi articoli, abolirono la maggior parte dei diritti temporali del vescovo; perciò né il vescovo, né il Capitolo vollero mai riconoscerli. In realtà i vescovi conservarono diritti ridotti fino al 1798. Durante questi tre secoli i conflitti politico-religiosi furono numerosi; uno degli ultimi, nel 1753, oppose la città di Coira, in maggioranza protestante, alla Corte episcopale (Hof) che formava la città alta, e ciascuna delle due parti rivendicava piena indipendenza dall'altra. Il vescovo Giuseppe Benedetto von Rost partì per Vienna, dove l'imperatrice Maria Teresa fece da mediatrice; infatti al suo ritorno il prelato fu accolto con onore e la pacificazione fu compita.

b) L'abbazia di Disentis, sita nell'alta valle del Reno a levante di Coira, iniziò il suo potere temporale con il testamento (766) del vescovo Tello di Coira (m. nel 773). L'importante posizione geografica e strategica del territorio abbaziale valse al monastero la protezione di Ottone I (960, 965) e II (976), di Enrico III, che gli concesse l'immediata dipendenza imperiale (1048); privilegio di poi più volte confermato. Gli abati erano principi dell'Impero. La rivoluzione elvetica del 1798 pose termine al principato abbaziale.

c) L'abbazia di Pfäfers, sita a nord della diocesi di Coira, fondata nel sec. VIII, ricevette da Lotario I (840) la libertà di elezione, privilegio nuovamente confermato nel 949 da Ottone I. La signoria abbaziale cessò alla fine del sec. XVIII.

d) La vastissima diocesi di Costanza aveva i suoi vescovi principi dell'Impero. Sin dal sec. XII la città di Costanza entrò in conflitto con il suo vescovo principe per rendersi libera. Il Trattato di Baden (1554) ridusse i diritti del vescovo il cui principato vescovile durò, in Germania, fino al 1803.

e) L'abbazia di S. Gallo possedette dal sec. VIII alla fine del sec. XVIII un così notevole potere temporale da farne uno dei principali Stati ecclesiastici svizzeri, di cui acquisti, guerre e diplomazia modificarono a più riprese l'estensione e la potenza. L'abbazia venne soppressa nel 1805. Dal 1077 al 1418 S. Gallo fu un'abbazia riservata alla nobiltà. Dal 1207 al 1798 l'abate ebbe il titolo di principe del Sacro Impero e la Casa Savoia gli concesse l'Ordine dell'Annunziata a cominciare dal 1686.

f) L'abbazia di Rheinau, eretta sul finire del sec. VIII o gli inizi del sec. IX, ebbe per benefattore principale il duca Volvene che ne divenne poi abate (m. nell'878). I beni dell'abbazia erano dispersi negli attuali territori di Zurigo, Sciaffusa, Turgovia, Baden e perfino in Italia. Ottone II nel 972 confermò all'abbazia il privilegio dell'immunità e la libertà d'elezione degli abati. Sulla città di Rheinau l'abate esercitò l'alta e bassa giustizia per mezzo del suo advocatus e, dal 1460, del balivo svizzero di Turgovia. Il 6 marzo 1798 i diritti temporali dell'abbazia cessarono.

g) L'abbazia di Einsiedeln, con la concessione da parte di Ottone I (27 ott. 947) del privilegio della libera elezione dei suoi abati e dell'immunità, ebbe il fondamento dello Stato abbaziale che comprendeva la regione di Einsiedeln e beni e diritti in altre regioni. La potenza temporale dell'abbazia cessò definitivamente con la fine del sec. XVIII.

h) L'abbazia di Muri (Argovia), fondata nel 1027 dagli Asburgo e posta sotto la protezione imperiale sin dal 1164, passò sotto la protezione dei Confederati, dopo la conquista dell'Argovia (1415). L'imperatore Leopoldo I accordò agli abati il titolo di principe dell'Impero (1701), ma meno di un secolo dopo i diritti temporali dell'abbazia vennero soppressi dalla rivoluzione elvetica (1798).

i) L'abbazia di Engelberg, fondata nel 1120, fu posta sotto la protezione imperiale da Enrico V (28 dic. 1124); però a cominciare dal 1415, l'abbazia dovette accettare la protezione dei Cantoni Svizzeri. I diritti temporali dell'abbazia furono soppressi nel 1798 e il suo territorio annesso all'effimero cantone dei Waldstätten, poi a quello di Nidwalden (1803) e finalmente di Obwalden (1815).

l) Altri monasteri dell'antica diocesi di Costanza, pur non raggiungendo l'importanza delle grandi abbazie sopra ricordate, furono a capo di notevoli signorie. Tali furono i monasteri: di Stein sul Reno (Sciaffusa) soppresso nel 1525; di Allerheiligen a Sciaffusa, che beneficò dei privilegi dei Nellenburg confermati da Gregorio VII e Enrico V, soppresso nel 1524; di Fischingen (Turgovia), fondato ca. il 1135, che perdette i suoi diritti temporali nel 1798; di Sankt Johann di Toggenburg, fondata nel 1152 e incorporata a S. Gallo nel 1555; il priorato di S. Leodegario attorno al quale sorse la città di Lucerna; questo priorato nel sec. IX dipendeva dalla abbazia alsaziana di Murbach. Quando Lucerna tentò di emanciparsi, l'abbazia di Murbach pose il priorato di S. Leodegario sotto la protezione del vescovo di Costanza (1253) e cedette i suoi diritti temporali a Rodolfo I di Austria (16 apr. 1291). Il priorato ottenne da Callisto III di erigersi in Collegiata nel 1455. Da segnalare infine due monasteri femminili che ebbero pure una notevole importanza: l'abbazia o il Fraumünster di Zurigo, dotata il 21 luglio 853 da Ludovico il Germanico, soppressa nel 1524, divenne un capitolo di canonichesse, riservato alla nobiltà e la badessa ebbe il titolo di principessa dell'Impero; l'abbazia di canonichesse di Saeckingen, costruita in un'isola del Reno (Baden) che figura in documenti a cominciare dall'878. La badessa fu dichiarata principessa dell'Impero da Alberto I nel 1307. Gli ultimi residui della sua potenza temporale scomparvero con la soppressione del 1805.

m) A nord ovest della S. si estendeva prima del 1729 il principato dei vescovi di Basilea, il più importante della regione con quello di S. Gallo. L'origine del potere temporale dei vescovi di Basilea risale alla donazione fatta da Rodolfo III di Borgogna nel 999 ad Adalberto II della ricca abbazia di Grandval nel Giura, fondata nel sec. VII dai monaci di Luxeuil, che resistette sino al 1210 per conservare la sua indipendenza. I diritti temporali sulla città di Basilea riconosciuti al vescovo da Enrico II (1030) furono quanto mai oggetto di contrasti tra abitanti e vescovo, nonostante l'istituzione sin dal sec. XII di un consiglio di città. Nel 1521 la città si emancipò dal vescovo e nel 1529 passò alla riforma. Il vescovo trasportò allora la sua sede a Porrentruy e tentò di restaurare il suo principato, che fu nuovamente e duramente provato durante la guerra dei Trent'anni, soprattutto tra il 1635-50, e durante la Rivoluzione francese. Nel 1803 l'ultimo principe vescovo perdette tutti i suoi territori posti sulla riva destra del Reno. Dal 1579 al 1735 i principi vescovi furono alleati dei 7 Cantoni cattolici, di poi sino alla rivoluzione prevalse la politica di avvicinamento alla Francia.

n) I vescovi di Losanna possedettero un principato il cui territorio s'accrebbe durante il medioevo, nono-

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SVIZZERA - Arcosolio decorato a losanghe con croce gemmata (sec. VIII), ritrovato nel 1947 in occasione dei lavori di ingrandimento della chiesa abbaziale. Acquerello di E. Correvon - St-Maurice.
(da L. Blondel, Le caisson funéraies du cimetière d'Agaune et la banlieue du XIe siècle, in Vallesia, 6 [1931], aux. a colori f. i.)
stante le rivalità di potenti famiglie feudali, come i conti del Genevese, di Gruyère, di Savoia e dei baroni di Blonay. Il vescovo ebbe il titolo di principe vescovo e partecipò alle diete imperiali almeno sin dal 1125. Nel 1157 il vescovo, b. Amedeo, concesse franchigie a Losanna e sin d'allora compare il consiglio di città, ma gli abitanti cercarono a più riprese di esimersi dall'autorità vescovile. Nel 1434 Losanna è dichiarata città imperiale; nel 1481 si realizza l'unità tra città alta e città bassa e nel 1529 si ha l'elezione di un borgomastro. L'occupazione, da parte dei Bernesi, di Losanna e del paese di Vaud (1536), con la successiva imposizione della Riforma, pose fine al principato episcopale.

o) L'abbazia di Romainmôtier, diocesi di Losanna, priorato cluniacense nel sec. X e largamente dotata da Rodolfo III, ebbe una piccola signoria, che fu governata con una saggia amministrazione fino all'occupazione bernese del 1537. Nella stessa diocesi di Losanna, l'abbazia di Payerne, fondata nel sec. X e passata a Cluny, ricevette dai Rodolfini una notevole dotazione; qui pure l'invasione dei Bernesi del 1536 pose termine ai diritti temporali dell'abbazia.

p) I vescovi di Ginevra figurano già in possesso di un potere temporale sin dal sec. XI, potere che è loro contrastato dai conti di Ginevra. Nonostante l'accordo di Seyssel del 1124, i conti di Ginevra, detti poi del Genevese, continuarono a suscitare conflitti contro il vescovo, al quale Federico I nel 1154 riconobbe i diritti di principe vescovo. Dal sec. XIII sono i conti di Savoia che tentano di dominare la città, ma questa, organizzata municipalmente, preferì rimanere sotto la signoria episcopale. Però dal 1444 in poi i duchi di Savoia riuscirono ad impossessarsi del vescovato ponendovi membri della loro casa o ad essa ligi. Questa intromissione preparò, per reazione, il terreno alla Riforma che la città abbracciò nel 1535. Le armate bernesi, accorse in aiuto alla città assediata dai Savoia (1536), assicurarono il trionfo della Riforma e Ginevra si poté proclamare repubblica. Il vescovo, cacciato dalla città nel 1533, stabilì la sua sede ad Annecy, continuando fino al 1802 a portare il titolo di principe vescovo.

q) La Signoria temporale dei vescovi di Sion risale al 999, anno in cui Rodolfo III di Borgogna cedette loro la contea del Vallese. Nel 1189 Enrico VI dichiarò il vescovo di Sion immediatamente soggetto all'impero, e il titolo di principe comincia a figurare sin dal 1249. Per amministrare il loro territorio i vescovi si servirono dapprima di « ministeriales » ereditari, sostituiti a cominciare dal sec. XIII con funzionari amovibili. Nel 1339 già funziona un consiglio generale del paese, detto poi « dieta ». Il principato dei vescovi di Sion ebbe all'esterno un terribile nemico nei conti di Savoia e all'interno la costante azione dei democratici, o patrioti che tendevano a ridurre

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SVIZZERA - Abside sud della chiesa del monastero di S. Giovanni: gli affreschi del catino e della prima zona sottostante, scoperti nel 1948, sono d'epoca carolingia, quelli delle zone inferiori sono della fine del sec. XII - Müstair.
(fot. A. Steiner)
sempre più i poteri vescovili. I patrioti riuscirono a far proclamare la repubblica nel 1627 e il vescovo dovette cedere i suoi poteri nel 1634 ad eccezione di alcune prerogative onorifiche. Il vescovo rimase nominalmente capo dello Stato fino al 1798; dal 1815 al 1847 gli fu riconosciuta una partecipazione limitata al potere legislativo.

r) L'abbazia di St-Maurice nel cantone del Vallese, fondata nel 515 dal re Sigismondo, fu da questi largamente dotata, ragione per cui i duchi Norberto (735 ca.), Uberto (856), Corrado (864), suo figlio re Rodolfo I di Borgogna e i suoi successori sino al 1032, poi i conti di Savoia, ne ambirono i beni temporali. Gli abati si trovarono a capo di un conglomerato di signorie, rette da statuti assai diversi e sparse nel Vallese e Vaud. nel Giura francese, nella regione di Grenoble e in Valle d'Aosta. Questi domini erano amministrati dapprima da una serie di « ministeriales » e poi da castellani. Gli abati avevano il diritto di alta giustizia che essi esercitavano per mezzo di tribunali regionali e godevano di poteri legislativi e amministrativi. I diritti temporali di St-Maurice ricevettero un duro colpo dalle conquiste vallesane, bernesi e friburgesi degli anni 1475-76 e 1536. Dal 1571 in poi l'abbazia dovette sottostare alla protezione del cantone del Vallese. Il dominio temporale degli abati cessò con la rivoluzione del 1798.

s) I capitoli cattedrali di Losanna, Ginevra e Sion possedettero pure, talvolta con il diritto di alta giustizia, numerose signorie amministrate da « ministeriales » vari, ereditari, o da castellani amovibili. Anche la prevostatura del Gran S. Bernardo ebbe il suo dominio temporale.

t) Nel Cantone Ticino, il vescovo di Como possedette sin dall'evo carolingio vari diritti temporali che, a cominciare dal sec. XII, dovette cedere al comune di Como. Altra notevole signoria ecclesiastica fu quella del capitolo metropolitano di Milano costituita dalle valli cosiddette ambrosiane di Leventina, Blenio e Riviera. L'origine di questa signoria risale al sec. X; sin dal sec. XII

si costituì nelle predette valli un vero Stato ecclesiastico o contea (donde il titolo di conte dato ai canonici della metropolitana di Milano) con vita comunale, consiglio generale e statuti. I Visconti nel sec. XIV ricevettero poi l'investitura del dominio temporale di Como e dei Canonici di Milano nel Cantone Ticino. Gli Svizzeri occuparono la Leventina sin dal 1403 e il capitolo milanese rinunciò definitivamente al suo potere temporale sulle valli ambrosiane nel 1487.

7. Vita religiosa

a) Come si vede, numerose e vaste regioni della S. attuale si trovarono poste durante il medioevo e talvolta sino alla fine del sec. XVIII, sotto il governo temporale di principi o signori ecclesiastici: vescovati, abbazie e capitoli, unendo i due poteri, spirituale e temporale, contribuirono potentemente allo sviluppo religioso e al progresso civile del paese. Vescovati e monasteri divennero centri culturali di alta importanza, i cui benefici influissi si facevano sentire anche nelle più lontane regioni del loro dominio temporale.

Dal punto di vista strettamente religioso, i confini della diocesi non coincidevano con quelli politici. Soltanto Sion e Losanna non oltrepassavano o quasi i confini della S. attuale. La maggior parte della S. tedesca apparteneva alla diocesi di Costanza che si estendeva anche nella Germania del sud. Coira raggiungeva il Vorarlberg e il Tirolo. Basilica comprendeva tutta l'alta Alsazia e Ginevra tutta la Savoia del nord. Ca. il 1300 esistevano nel territorio attuale della S. 66 decanati o arcipreture. Il cartolario di Losanna del 1228 registra per questa diocesi 301 parrocchie; i conti delle decime papali per la diocesi di Sion segnalano 64 parrocchie nel 1364 e 67 nel 1428. I registri delle visite pastorali della diocesi di Ginevra ne contano 529 nel 1445. Mentre l'organizzazione parrocchiale aveva raggiunto il suo pieno sviluppo nella diocesi di Losanna, sin dal sec. XIII nelle regioni alpine le parrocchie erano poco numerose, nonostante le grandi distanze: ciò era dovuto alla scarsa densità della popolazione.

b) Tutte le regioni svizzere contano numerosi santi: i TEBE (v.) con a capo s. LIEBER, MAURIZIO (v.). Nella diocesi di Sion si venerano i vescovi: Teodoro (m. alla fine del sec. IV), Salvio o Silvio (425-50), Amato (m. alla fine del sec. VII), Garino cistercense (1138-1150); nella diocesi di Losanna i vescovi Mario (m. nel 594), Protasio (m. nel 659), Amedeo di Hauterive (1144-1159), Bonifacio Clutine (1230-39); nella diocesi di Coira: Asinio (451), Valentiniano (m. nel 548), Urisizino (754-58), Adalgott (1151-60); nella diocesi di Costanza: Corrado (934-75), e Gebardo II (979-95). Tra i monaci sono da ricordare: s. Romano fondatore nel sec. V di Condat e Romainmôtier; s. Ambrogio (m. nel 520), uno dei primi abati di St-Maurice; s. Imiero, eremita sul finire del sec. VI; s. Ursanno discepolo di s. Colombano (m. nel 615) come s. Gallo (m. ca. il 630-45); s. Amato (m. ca. il 630) eremita nei pressi di Agauno, poi abbate di Remiremont, nei Vosgi; s. Sigisberto e s. Placido a Disentis (sec. VIII); s. Otmaro (m. nel 759), restauratore della vita monastica a S. Gallo; s. Magno (m. nel 750) e s. Notchero il Balbulo (m. nel 952), ambedue monaci di S. Gallo.

c) Le vicende storiche medievali offrirono a vari papi l'occasione per attraversare la S.: Stefano II fu incontrato dagli ambasciatori di Pipino il Breve a St-Maurice (753); s. Leone IX (1049-54) e il b. Eugenio III (1145-53) passarono per la S. ed Eugenio III consacrò la chiesa di St-Maurice (1148); il b. Gregorio X, dopo il Concilio di Lione, raggiunse l'Italia attraverso la S. e consacrò la cattedrale di Losanna (1275). In occasione della lotta tra Guelfi e Ghibellini, i vescovi della S., i quali tenevano il loro potere temporale dall'imperatore, si schierarono generalmente in favore di quest'ultimo. Identico atteggiamento ebbero i primi Stati Confederati. Ad iniziativa del vescovo Ugo di Losanna si deve la proclamazione della Tregua di Dio, avvenuta a Montriond nel 1036 alla presenza degli arcivescovi e vescovi, dei signori e del popolo del regno di Borgogna.

d) Dal sec. XII al sec. XIV sul territorio svizzero si stabilirono vari Ordini religiosi i quali vi eressero numerosi monasteri e conventi; la maggior parte soppressi all'epoca della Riforma o in occasione dei moti anticattolici della

fine del sec. XVIII e del sec. XIX. I Cistercensi comparvero nel 1124 a Lucelle nella diocesi di Basilea; i Premostratensi nel 1126 a Lac-de-Joux (Vaud); i Certosini nel 1146 a Oujon (Vaud); i Francescani nel 1216 a Lugano; i Domenicani nel 1229 a Zurigo; gli Agostiniani nel 1256 a Friburgo; gli Antoniani nel 1304 a Basilea. Fino al sec. XI-XII nei capitoli cattedrali si conduceva vita regolare, così pure, e più a lungo, in una cinquantina di Collegiate, delle quali la più antica è quella di Solothurn (742). Numerosi erano pure i monasteri femminili: moniali cistercensi, Clarisse e Canonichesse Regolari.

8. Dallo scisma d'Occidente alla Riforma. - Le regioni svizzere di lingua francese furono costantemente per Avignone, il che non fa meraviglia se si tiene presente che l'antipapa Clemente VII apparteneva alla famiglia dei conti di Ginevra. Le regioni di lingua tedesca furono invece divise e tentennanti: il duca d'Austria Leopoldo III (m. nel 1386) ponendosi sotto l'obbedienza avignonese trasse al suo seguito i monasteri di S. Leodegario di Lucerna, Muri, Allerheiligen di Sciaffusa, S. Urbano, Wettingen, Kappel e i Capitoli di Beromünster, Zofingue, Schönenwerd e Solothurn. Per reagire contro gli Absburgo, gli Stati di Lucerna, Zurigo, Zug, Glarus, Schwyz e Nidwalden con i monasteri di S. Gallo, Einsiedeln, Engelberg, Stein am Rhein, Zurzach e Friensberg si tennero fedeli a Roma. I Cantoni di Berna, Uri e Obwalden e la città di Basilea non furono costanti nella loro politica religiosa e si rivolsero ora all'una ora all'altra obbedienza. La diocesi di Ginevra fu sempre per l'obbedienza avignonese, mentre le altre diocesi conobbero due elezioni episcopali: una avignonese, l'altra romana. Di questo periodo Costanza (v.), che pose termine allo scisma con l'elezione di Martino V, BRASILE (v.) che Felice V (v.), incoronato a Basilea il 24 luglio 1440, e che si sciolse a Losanna il 25 apr. 1449, dopo aver accettato le dimissioni dell'antipapa ed acclamato Niccolò V. S. riconobbe l'autorità dell'antipapa.

I numerosi personaggi ecclesiastici e laici che parteciparono ai predetti Concili portarono nella S. l'aura della rinascenza e l'umanista Enea Silvio Piccolomini che risiedette a Basilea, dall'apr. 1432 al sett. 1433 e dalla primavera del 1436 al nov. del 1442, divenuto papa sotto il nome di Pio II, concesse al Consiglio della città di Basilea il privilegio di creare una Università che fu aperta il 4 apr. 1460 e che rimase unica in S. fino al sec. XIX.

La fine dello scisma d'Occidente e il ristabilimento dell'unità pontificia segnò per la S. l'inizio d'una intensa restaurazione religiosa: i vecchi Ordini si rinnovarono ed altri nuovi vi si stabilirono, come i Carmelitani nel 1425 a Géronde nel Vallese, i Servi di Maria nel 1471 a Mondrisio, le Clarisse riformate da s. Coletta nel 1422 a Vevey (Vaud); diverse chiese vennero restaurate e numerose altre costruite, nel solo Cantone di Solothurn, ad es., furono edificate ben 40 chiese nel mezzo secolo che precedette la Riforma; alcuni santi vi esercitarono una benefica azione riformatrice, basti ricordare la predicazione di s. Vincenzo Ferreri nella S. Romanda (1403-1404), l'opera di s. COLLETTA (v.), la vita ascetica della b. Ludovica di Savoia (m. nel 1503) a Orbe (Vaud), e l'influsso veramente straordinario di s. Nicola della Flue (v.). Indizi del generale risveglio religioso sono anche: 1º la diffusione della divozione al S. Nome di Gesù, unito talvolta a quello di Maria; 2º l'erezione di molte confraternite; 3º la costituzione di varie corporazioni d'arti e mestieri sotto il patronato di alcuni santi; e 4º Guardia Svizzera (v.), segno di un profondo amore per la S. Sede.

9. Dalla riforma ai giorni nostri. - Il risveglio religioso svizzero del sec. XV ebbe nella prima metà del secolo seguente un violento contraccolpo con l'introduzione e la rapida diffusione della Riforma che trovò un terreno propizio nel malcontento che serpeggiava contro i vescovi e abati principi, spesso stranieri e commendatari, per conflitti di giurisdizione temporale, e contro il clero regolare e secolare per la vita mondana di parte di esso (lo scandalo di Jetzer a Berna) ed anche nello stato di agitazione spirituale in cui versavano alcune regioni, come Basilea dove fioriva l'umanesimo svizzero con Erasmo, e dove si

erano dati convegno uomini, taluni eminenti, indiziati sia religiosamente come politicamente. In questo ambiente ebbero facile presa le dottrine eterodosse di Lutero (1520-36) ZWINGLI, HULDRYCH (v.) e la loro ribellione contro l'autorità ecclesiastica. Zurigo, con l'assenso delle pubbliche autorità civili, divenne sin dal 1519 il centro propulsore della propaganda zwingliana che imperversò in vari Cantoni e regioni suddite o alleate, grazie all'opera di fanatici predicatori, Ecolampadio (v.) che diffuse le dottrine zwingliane a Basilea. Quivi governo e università si opposero dapprima alle novità riformatrici, ma nel 1520

i cattolici vennero sopraffatti e i novatori si abbandonarono a tali eccessi che Erasmo e vari suoi ammiratori disgustati lasciarono la città per recarsi a Friburgo in Br. Con il 1528 la predicazione zwingliana già si era diffusa a Sciaffusa, Glarus, Appenzell Ausser Rohden, Berna, S. Gallo e nei Grigioni. Inoltre sin dal 1525 erano comparsi a Zurigo e a S. Gallo gli anabattisti contro cui si accanirono gli stessi seguaci di Zwingli. Rimasero fedeli alla Chiesa cattolica e tentarono di arginare lo scisma i Cantoni di Schwyz, Uri, Unterwalden, Lucerna e Zug; Solothurn fu per poco tempo tentennante di fronte alla nuova predicazione; altri cantoni furono costretti a scindersi in due parti.

Se la conferenza religiosa che i Cantoni cattolici promossero contro Zwingli e che si tenne a Baden nel maggio 1526 con la ECKART (v.) fu per loro salutare, essa portò ad un inasprimento di rapporti con i Cantoni contaminati dalla predicazione zwingliana. Nel 1527 Zurigo strinse la «comborghesia cristiana» con Costanza cui si associarono nel 1528 Berna, Basilea ed altre città; dal canto loro i Cantoni cattolici non vollero rimanere isolati e nel 1529 si univano tra loro e con l'Austria; a questa «alleanza cristiana» parteciparono pure Friburgo e il Vallese. L'urto armato non si fece aspettare; le ostilità del 1529, subito sospese da un accordo favorevole ai riformati, furono poi riprese violentemente nel 1531. I cattolici prevennero allora i Cantoni riformati e l'11 ott. 1531 questi ultimi perdettero la battaglia di Kappel, dove trovò la morte lo stesso Zwingli. Condizioni precipue della pace fu che i Cantoni non si molestassero per causa di religione e che il culto cattolico venisse rispettato nelle regioni suddite comuni (Turgovia, Argovia, Ticino, ecc.) che in tal modo vennero in buona parte sottratte all'influsso dei riformati; però i cattolici non seppero trarre tutti i vantaggi che offriva loro la vittoria. La situazione ottenuta dalla vittoria del 1531 si protrasse fino alla seconda guerra di Villmergen del 1712, in cui ebbero il sopravvento i riformati, essendo loro fallita la prima campagna di Villmergen nel 1656.

Terminata la guerra con i Cantoni cattolici, Berna si volse verso l'occidente e nel 1536 venne in aiuto a Ginevra che tentava di liberarsi dai duchi di Savoia, la regione di Vaud, le città di Losanna, Yverdon, Morges e Vevey accolsero i bernesi ed accettarono le dottrine riformate, mentre il Vallese rimaneva fedele alla religione

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SVIZZERA - Colonna con in rilievo la figura di s. Pietro (fine sec. XII). Coira, cripta della Cattedrale.
(fot. Meerkämper)
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SVIZZERA - Particolare del cenotafio dei Conti di Neuchâtel (sec. XIV-XV). Neuchâtel, collegiata.
cattolica. Ginevra, liberatasi dai Savoia, cadde nell'orbita di Berna con cui era in « comborghesia » sin dal 1526 e quindi i riformatori vi ebbero libero piede, fra cui G. Calvino (v.) che vi comparve nel 1536. Però, essendo la dottrina calvinista in contrasto con quella dei bernesi, questi aiutati da un partito loro favorevole riuscirono a cacciare dalla città Calvino e i suoi fautori (1538); Calvino tuttavia pregato dalla città ginevrina vi rientrò da trionfatore nel sett. 1541 e vi rimase da vero dittatore fino alla morte (1564), assicurando così il trionfo della sua « Città-Chiesa ». Per motivi politici Calvino fece pace con i teologi di Zurigo nel 1549 (consensus Tigurinus; la « 2ª Confessione Elvetica » del 1566 doveva poi rafforzare definitivamente il protestantesimo svizzero) e, nel 1557, si fece rappresentare a Worms Beza (v.). Con la morte di Calvino la configurazione religiosa della S. era fissata e tale rimase ad eccezione di lievi mutamenti sino ai giorni nostri. I Cantoni riformati usarono nei confronti della Chiesa cattolica i più drastici metodi di persecuzione e i cattolici rimasti nei loro territori furono di frequente duramente oppressi. I vescovi di Basilea e Ginevra dovettero cambiare la loro sede e i loro territori furono notevolmente ridotti; monasteri e capitoli collegiati furono soppressi e altri ridotti nei loro beni; le giurisdizioni temporali ecclesiastiche soppresse e le chiese vennero profanate. Giova però ricordare che dal canto loro i Cantoni cattolici punivano di morte gli apostati.

Pur non affrettandosi a porre in esecuzione i decreti del Concilio di Trento, i Cantoni cattolici strinsero il 10 apr. 1565 alleanza con Pio IV e dopo lunghe trattative e per interessamento di s. Carlo Borromeo (cui la S. cattolica deve molto), Gregorio XIII mandò loro il 2 maggio 1579 un nunzio ordinario, nella persona di Giov. Francesco Bonhomini, vescovo di Vercelli (il primo nunzio non ordinario fu Giov. Ant. Volpi nel 1559-63). I nunzi portarono un notevole contributo per la riforma cattolica svizzera, in cui gareggiarono con molti membri del clero secolare, i gesuiti e i cappuccini. I rapporti con la S. Sede generalmente buoni conobbero momenti difficili, ad es., nel sec. XVIII per la polemica sorta circa i poteri del nunzio e per alcune inframmettenze civili in questioni ecclesiastiche, come a Coira e a Lucerna. Sul finire del secolo la S. fu largamente ospitale verso i sacerdoti e i profughi politici perseguitati dai rivoluzionari francesi.

Nel sec. XIX la Chiesa cattolica in S. fu di nuovo duramente perseguitata. Le prime avvisaglie si ebbero dal 1797 con l'invasione francese e la creazione della Repubblica Elvetica (1798-1802), che cacciò dal suo territorio, il 9 luglio 1798, il nunzio apostolico e soppresse tutte le giurisdizioni temporali ecclesiastiche. Durante il periodo napoleonico e subito dopo la restaurazione si ebbero vivaci questioni per l'erezione di nuove diocesi o la sistemazione delle antiche, che furono regolate da varie

convenzioni con la S. Sede, raccolte ora nel III vol. del Lampert. Ma la lotta aperta contro la Chiesa cominciò nel 1830 e fu condotta con tutti i mezzi dal partito radicale che trionfò nel 1847 con la sconfitta del Sonderbund (v. SORA). La persecuzione si Kulturkampf (v.) tedesco. Ma ormai il radicalismo andava lentamente moderandosi e i cattolici svizzeri ne approfittarono subito per riprendere le loro attività e rimarginare le ferite inflitte dalla persecuzione: essi si distinsero soprattutto nel campo sociale, con la creazione di sindacati e di numerose opere di assistenza per la classe operaia, e in quello culturale con l'erezione dell'Univ. Cattolica di Friburgo (1889), divenuta in breve tempo un centro internazionale di alta cultura. Anche nel campo politico essi ottennero notevoli successi e il cattolico ticinese Giuseppe Motta (m. il 23 genn. 1940) venne eletto per 5 volte dal 1915 presidente della Confederazione. Durante le guerre mondiali 1914-18, 1939-45 i cattolici

svizzeri si distinsero per le loro opere di assistenza alle popolazioni civili colpite e ai prigionieri di guerra; e furono proprio questi contatti caritativi della « Missione cattolica svizzera » con la S. Sede che indussero quest'ultima ad inviare nel 1917 un rappresentante presso il Governo Federale, elevato il 17 ag. 1920 al grado di Nunzio Apostolico.

I cattolici sono tuttora 1.666.000 distribuiti in 6 diocesi tutte immediatamente soggette alla S. Sede: BASILEA e LUGANO, COIRA, LOSANNA GINEVRA e FRIBURGO, S. GALLO, SION; e due abbazie « nullum »: ST-MAURICE e S.MA VERGINE MARIA DI EINSIEDELN. I cantoni Cattolici sono: il Vallese, Ticino, Obwalden e Nidwalden (Unterwalden), Schwyz, Uri, Appenzell Inner Rhoden, Lucerna, Zug e Friburgo. I protestanti sono 2.300.000. I Cantoni con assoluta maggioranza protestante sono: Vaud, Neuchâtel, Zurigo, Sciaffusa, Appenzell Ausser Rhoden, Glarus, Grigioni; con lieve maggioranza protestante: Ginevra, Berna, Solothurn, Basilea (città e campagna), Argovia, Turgovia e S. Gallo.

BIBL.: oltre le opere indicate nelle bibl. dei paragrafi II e III, si V. Ch. Woeste, Hist. du Culturkampf en Suisse, 1837-46, Bruxelles 1887; E.A. Stückelberg, Die schweizerischen Heiligen des Mittelalters, Zurigo 1903; Pastor, IV, p. 489 seg.; VII, p. 343 sg.; IX, pp. 515-32 e passim in altri voll.; Rev. d'hist. eccles. Suisse, dal 1907 a tutt'oggi (ricchissimo materiale); G. Hergenröther-G.P. Kirsch, St. Universale della Chiesa, vers. it., E. Rosa, Firenze 1904-10 (soprattutto voll. vi e VII con ricca bibl., V. GENERE); L. Duchesne, Faites épise, de l'ancienne Gaule, I, 2ª ed., Parigi 1907, pp. 225 seg.; III, ivi 1915, p. 219 seg.; M. Besson (le opere che interessano sono elencate nella sua voce); Alb. Brackmann, Helvetia Pontificia, 2 voll., Berlino 1927; U. Lampert, Kirche u. Staat in der Schweiz, 2 voll., Friburgo di S. 1929-39; Th. Schwegler, Gesch. der Kath. Kirche in der Schweiz, 2ª ed., Stans 1943 (ricca bibl. sistematica, pp. 341-58).

Leone Dupont Lachenal-A. Pietro Frutax

V. S. SEDE. - Condizione giuridica della Chiesa. - Attesa la particolare configurazione politica della S., la situazione giuridica della Chiesa va considerata secondo le singole circoscrizioni ecclesiastiche, nelle quali è diviso il territorio della Repubblica.

8. Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo

Abbraccia i Cantoni di Friburgo, Vaud, Ginevra e Neuchâtel. Il governo non ha ingerenza nella nomina del vescovo, né in quella dei parroci, fatta eccezione per il parroco della cattedrale di S. Nicola di Friburgo, eletto dalla borghesia della città fra tre candidati presentati dal vescovo (bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum, 17 ott. 1924, AAS, 17 [1925], pp. 56-61). Il governo cantonale entra in merito, invece, nella nomina dei dieci canonici residenziali del Capitolo di S. Nicola secondo le norme stabilite nella bolla citata.

9. Diocesi di Basilea e Lugano

Si estende nei Cantoni di Solothurn, Lucerna, Berna, Argovia, Zug, Basilea, Turgovia, Sciaffusa. E ancora vigente la Convenzione stipulata tra Leone XII ed i Can-

toni di Lucerna, Berna, Solothurn e Zug il 26 marzo 1828, la quale regola la composizione e la dotazione del Capitolo cattedrale, la nomina dei canonici, la dotazione della mensa vescovile e del seminario, e conferisce al senato della Cattedrale il diritto di nomina del vescovo, previo accertamento che nessun candidato preso in considerazione sia persona poco grata ai governi cantonali (breve Quod ad rem dello stesso Pontefice in data 15 ett. 1828). Accordi successivi e più recenti hanno regolato la nomina dei prevosti e dei canonici delle due collegiate di S. Leodegario in Lucerna e di S. Michele in Beromünster, dei rettori dei benefici curati, dei professori di teologia nel seminario e dei maestri di religione nelle scuole cantonali, ed il trattamento economico dei medesimi da parte del governo. 3. Diocesi di S. Gallo. - Comprende i Cantoni di St. Gallen e degli Appenzell. Secondo la Convenzione del 7 nov. 1845, tuttora in vigore, il vescovo è eletto dal Capitolo cattedrale e deve essere persona non ingrata al Supremo Consiglio cattolico, che nel Cantone omonimo ha la cura degli interessi della parte cattolica. È inoltre necessario il previo nulla osta della S. Sede. 4) Diocesi di Coira. - Comprende i cantoni dei Grigioni, Schwyz, Ob-und-Nid-Walden, Uri, Glarus, Zurigo ed il Principato di Liechtenstein. Il Capitolo cattedrale ha il privilegio di eleggere il vescovo tra tre candidati proposti dalla S. Sede. Alcune difficoltà esistono nel Cantone di Zurigo, dove quel governo, oltre a non riconoscere il vescovo di Coira, riconosce soltanto tre delle oltre venti parrocchie esistenti nel territorio, e ad esse solo concede sovvenzioni. 5. Diocesi di Sion. - Comprende il Cantone del Vallese, esclusa la parte affidata all'abbazia nullus di St-Maurice. La nomina del vescovo è fatta liberamente dalla S. Sede, previa assicurazione che nulla, dal punto di vista politico, si opponga alla elezione del candidato. 6. Amministrazione apostolica del Ticino. - È stata oggetto di tre Convenzioni: del 1° sett. 1884, del 23 sett. 1884 e del 16 marzo 1888. Il Ticino è aggregato nominalmente alla diocesi di Basilea, il cui vescovo porta anche il titolo di Lugano. Di fatto, però, costituisce una diocesi vera e propria, distinta ed indipendente. La nomina è fatta dalla S. Sede d'intesa con il vescovo di Basilea e deve cadere su un sacerdote ticinese. L'amministratore ha carattere episcopale.

Le altre questioni che riguardano la condizione giuridica della Chiesa, quali la personalità giuridica della Chiesa medesima, la protezione della religione cattolica da parte dello Stato come religione del popolo, la libera amministrazione dei beni ecclesiastici, la loro esenzione dalle imposte, la libertà d'insegnamento, l'insegnamento religioso, il riconoscimento giuridico degli Ordini e congregazioni religiose, i contributi governativi ad enti ecclesiastici ed a spese di culto in genere, ecc., hanno soluzione diversa da cantone a cantone. Tutte le Costituzioni, comunque, garantiscono la libertà di coscienza, di religione e di culto. La S. Sede ha relazioni diplomatiche con la S. Un nunzio apostolico è accreditato presso il governo federale, ma senza reciprocità.

BIBLI: U. Lampert, Kirche und Staat in der Schweiz, in Chiesa e Stato, Studi stor. e giur. per il decennale della Cuscilia, tra la S. Sede e l'Italia, II, Milano 1939, p. 465 agg. Ippolito Rotoli

VI. LETTERATURA

Sarebbe più esatto dire «letterature», trattandosi di un paese trilingue, anzi quadrilingue. La produzione letteraria svizzera in tedesco, francese e italiano potrebbe far pensare a un'appendice estera delle letterature in quelle lingue. Ciò è vero solo in una certa misura: esistono, infatti, numerosi scrittori, ingegni e tendenze che appartengono propriamente alla S. L'esposizione sarà limitata ai secc. XIX-XX: il Seicento e il Settecento - se si fa astrazione di Rousseau, che appartiene più alla Francia che alla S., e di Pestalozzi, ispirato pedagogo piuttosto che scrittore - son secoli di cultura, di teologia, di scienza. Soprattutto «pastori» scrivono, dirigono riviste, dissertano di letteratura, di morale, di religione, ecc. Soltanto nel sec. XIX la S. si esprime finalmente con il romanzo e la novella, talvolta con la poesia, non ancora con il teatro.

1. Letteratura della S. tedesca. - Nell'Ottocento vi campeggiano tre grandi narratori: Gotthelf, Keller, Meyer, Ieremias Gotthelf (1797-1854), «pastore» mal compreso dai suoi parrocchiani, per farsi meglio intendere scrive racconti per almanacchi e, successivamente, romanzi, nei quali dipinge l'ambiente agreste dell'Emmenthal nel momento in cui lo spirito patriarcale - e matriarcale - è minacciato dallo spirito dei tempi nuovi, dall'attaccamento al denaro, dal radicalismo egualitario, ecc. Egli vi reagisce e scrive, perciò, libri a tesi, inserendo persino sermoni nei racconti; ma la perfetta conoscenza della sua regione e della sua gente gli permette una così possente evocazione di esse, da far dimenticare l'intento di predicare il ritorno alla tradizione familiare, bernese, cristiana. Gottfried Keller (1819-91), invece, non predica. Piccolo borghese, i suoi mirabili racconti esprimono un animo borghese e civico. È il maestro della lunga novella, in cui il protagonista, attraverso gli errori, gli amori e le ambizioni deluse, ritorna alla ragione e alla casa. I figli prodighi, da lui ritratti, ignorano la via del pentimento fissata nel Vangelo. Keller è anche l'autore di uno stupendo Bildungsroman: Der grüne Heinrich. Egli avrebbe voluto esser pittore e, come Rousseau, amava le passeggiate solitarie: perciò nella sua opera la natura è viva come i suoi personaggi. Conrad Ferdinand Meyer (1825-98) per primo, in S., ha conferito dignità al racconto storico. Questo patrizio di Zurigo subisce il fascino del Rinascimento italiano e del suo prestigioso decoro; ma non perde mai i contatti con il protestantesimo severo nel quale è cresciuto. Le sue novelle hanno un'imponente perfezione stilistica, ma, come le sue poesie, interessano ancora per l'intimo conflitto, la tragedia occulta che esse lasciano indovinare e che travagliò l'autore durante tutta la sua vita.

A questi tre grandi si potrebbe aggiungere il poeta Carl Spitteler (1845-1924), uno degli isolati talenti epici del suo secolo, ma che non ha esercitato l'influenza dei primi. Ciascuno di questi, infatti, ha oggi i suoi epigoni. Molti, sulle orme di Gotthelf, hanno descritto crisi domestiche, storie di casati o di dominio, e ciò sotto un cielo non troppo scuro o almeno tendente a finali schiarite. Così Rudolf von Tavel (1866-1934) ha narrato le gesta di numerosi personaggi bernesi e del loro parentado; Josef Reinhart (n. nel 1875) numerosi aneddoti del paese di Solothurn; Alfred Huggenberger (n. nel 1867) la vita delle popolazioni di Turgovia, ecc. Letteratura, come si vede, provinciale e che spesso, a motivo del dialetto, riesce difficilmente accessibile al lettore straniero.

La discendenza di Keller, del suo Der grüne Heinrich, si trova in molti Bildungsromane: genere ancora fiorente nella S. tedesca e rappresentato dal Johannes di Jac. Schaffner (n. nel 1875), vita romanzata dell'autore, il quale passò per ogni sorta di mestieri prima di diventare scrittore, e da parecchi dei racconti dell'eccellente autore cattolico Henri Federer (1866-1928). Attualmente, Arn. Kübler pubblica un lunghissimo romanzo di questo tipo. Nella S. tedesca siffatta forma narrativa germanica non accenna a esaurirsi. Eredità di Keller - e in particolare del suo Martin Salander - è altresì lo Zeitroman, ossia il racconto di una crisi politica o sociale (lo Schweizerspiegel di Meinrad Inglin [n. nel 1893], Wenn Puritaner jung sind di A. J. Welti, ecc.). Dalle belle e solide novelle di C. F. Meyer derivano i numerosi romanzi storici che appaiono ogni anno tra Berna e Zurigo: quelli di Emmanuel Stickelberger (n. nel 1884), di R. Faesi (n. nel 1883), di G. H. Heer, di Mary Lavater-Sloman. Ciò in un tempo in cui il romanzo storico altrove tace.

Oltre all'eredità del sec. XIX, si hanno fenomeni nuovi. Il teatro, anzitutto, che, con César von Arx, Max Frisch e Fred Dürrenmatt, si afferma notevolmente in un paese dove il teatro prima non esisteva. Inoltre quel genere seducente che è il «romanzo d'evasione» o «d'elevazione spirituale», coltivato dall'antroposofo Steffen. Si vorrebbe insistere di più su questa letteratura attuale, dove spesso si insinua lo strano, come se una bacchetta magica abbia toccato gli esseri, i luoghi, gli oggetti. Si vedano i racconti di Cécile Lauber, di Cécile Inès Loos e, soprattutto, di Regina Ullmann. Questi fenomeni nuovi (e si dovrebbe

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(fot. Alinari)
SVIZZERA - Pallotto d'oro donato da Enrico II alla Cattedrale di Basilea (sec. XI); Cristo tra s. Benedetto, e gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ai piedi di Cristo i donatori - Parigi, Museo di Cluny.

insistere anche sullo sviluppo del « lirismo »), qui appena delineati, prendono un posto sempre più importante.

2. Letteratura della S. francese. - Nella S. francese il sec. XIX è rappresentato anch'esso da tre autori, ma dalla fisionomia del tutto differente da quella degli autori già nominati. Alexandre Vinet (1797-1847), autore di saggi di filosofia morale, discorsi su argomenti religiosi, sulla libertà di culto, ecc. è un pensatore protestante di larghe vedute e più cristiano che protestante. Ammirabile è soprattutto la sua critica letteraria: critica pascaliana, nel senso che per lui le opere dello spirito sono testimonianza della nostra miseria e della nostra possibilità di grandezza (mediante la Grazia di Dio), e ciò tanto per quello che esse dicono quanto per ciò che esse celano. Così, per chi riflette, lo studio della letteratura serve a stabilire la necessità, la verità della Rivoluzione evangelica. Henri-Frédéric Amiel (1821-81) non scrive per un vasto pubblico, ma per se stesso, anzitutto, e per coloro che si preoccupano della vita interiore. Dalle 16.000 pagine del suo Journal intime si sono estratti due volumi, poi tre, poi frammenti inediti. Il Journal offre lo spettacolo di una vita intellettuale e spirituale; esso fa conoscere le amicizie dell'autore, le sue passeggiate, le sue velleità amorose, la sua ricerca religiosa e soprattutto quella « ospitalità indefinita del pensiero » che lo caratterizza. Divaga tra Leibnitz e Spinoza, tra il Dio biblico e il richiamo del panteismo, tra la libertà e la santità. Nessuno, meglio di Amiel, rappresenta ciò che c'è di internazionale nello spirito svizzero. Anche Rodolphe Toepffer (1799-1846) ha lasciato pagine di critica d'arte, oltre a uno o due romanzi, novelle e quegli sbalorditivi Albums, che han fatto la gioia di quattro generazioni. Ecco finalmente, in mezzo a una letteratura d'intellettuali, uno scrittore di fantasia, un umorista, cristiano come Vinet, buon cittadino di una minuscola repubblica (Ginevra), che medita sulla felicità, « sempre cosa relativa », e che insegna la più sorridente saggezza. Oltre a questi tre, occorre ricordare Marc-Monnier (1829-85), il quale riconobbe che l'Italia « non è affatto la terra dei morti », e Juste Olivier (1804-76), le cui canzoni esprimono la poesia dei morti e delle memorie svizzere.

I tre principali scrittori del sec. XIX non hanno avuto discendenza. Essi sono venerati, ristampati, ma poco seguiti. Perché il paesaggio letterario della S. francese s'è molto modificato dopo il 1900. A una generazione di pensatori e di critici è successa una generazione preoccupata di creare, di inventare. Un grande poeta, C. F. Ramuz, ha intanto operato. Inoltre la parte cattolica della zona francese, rimasta lungo tempo muta, ha trovato un eloquente e brillante interprete in Gonzague de Reynold (n. nel 1880) - storico, poeta lirico, epico - e successi-

vamente, narratori come Léon Savary, Maurice Zermatten, Corinna Bille, ecc. Infine la S. francese, più coscientemente svizzera che mai, è, dal punto di vista letterario, più vicina alla Francia che nel passato. C.-F. Ramuz (1878-1947) è la più grande figura del Novecento svizzero-francese. A leggerlo, si crederebbe che le acque e le montagne, le stagioni, la condotta degli uomini, l'inflessione delle loro voci, tutto sia captato e riprodotto per la prima volta. E Ramuz rappresenta, in margine alla tradizione propriamente francese, il più puro, il più nobile sforzo di espressione verbale, di trasposizione in parole della realtà prossima, che si sia manifestata nella S. francese.

La geografia letteraria della regione si è complicata. Si ha oggigiorno il romanzo d'analisi, che non è un prodotto autoctono, ma importato dalla Francia, e che ha dato eccellenti frutti con Robert de Traz (1884-1951), Jacques Chenevière (n. nel 1886), Bernard Barbey, ecc.; il romanzo d'anticipazione, con Noëlle Roger (n. nel 1874); il romanzo fantastico, poetico, con Pierre Girard e Jean Marteau; il romanzo d'elevazione spirituale, con Monique St-Hélier;

il racconto pittoresco e altamente morale, con Benjamin Vallotton (n. nel 1877). Sembra che attualmente gli scrittori più originali e rappresentativi siano: sulla scia di Ramuz, ma più umano e di un talento personalissimo, C.-F. Landry, e, nel campo dell'analisi psicologica, Jacques Mercanton. E, come nella S. tedesca, il teatro si è molto sviluppato dopo il 1900 (René Morax [n. nel 1873] e il suo Théâtre du Jorat, ecc.); allo stesso modo che, con Henry Spiess (n. nel 1876), più tardi con René-Louis Piachaud (1896-1941) e Gilbert Trolliet, e oggi con il poeta cristiano Edm. Jeanneret, la poesia lirica ha trovato la sua voce.

3. Letteratura della S. italiana. - La S. italiana è venuta tardi alla creazione letteraria. La sua tradizione era di arte (architettura, pittura, decorazione). Per questo appunto il Ticino si è affermato in Italia e in Europa. Il p. Soave (1743-1806), nel sec. XVIII, non fu se non un poligrafo, un traduttore, un pedagogo. Ma, dagli inizi di questo secolo, la S. italiana ha il suo grande poeta, che è divenuto, con gli anni, il maestro del breve racconto: Francesco Chiesa (n. nel 1871), che l'Italia ha adottato fin dai suoi esordi. Il suo attaccamento al luogo natale, a tutti gli aspetti dell'angolo di mondo dove egli è cresciuto, si ritrova in Giuseppe Zoppi (1896-1952) e Guido Calgari.

Anche la poesia, in italiano o in dialetto, si è sviluppata durante gli ultimi venti anni. L'autore più dotato della giovane generazione è, senza dubbio, Felice Filippini, autore de Il signore dei poveri morti, nonché scultore, pittore, musico.

BIBL.: 1) J. Nadler, Literaturgesch. der deut. Schweiz, Lipsia 1932; J. Moser, Le roman contemporain en Suisse allemande, Losanna 1934. 2) autori vari, Littér. de la Suisse, Parigi 1938; P. Kohler, Hist. de la littér. française, III, Losanna 1949; Ch. Clerc, L'Ame d'un pays, Neuchâtel e Parigi 1950; Weber-Perret, Ecrivaina romandi, Losanna 1951. 3) Scrittori della S. ital., pubbl. dal Dipartim. della pubbl. educ. del Canton Ticino, 2 voll., Bellinzona 1936. Carlo Clerc

VII. ARTE

Al tempo della prima espansione del cristianesimo in S. (secc. IV-V) appartengono avanzi di costruzioni sacre a St-Maurice e a Ginevra, e alla prima metà del sec. VII risale il nucleo primitivo della chiesa di Romainmôtier. A Riva S. Vitale (v. LUGANO) esiste invece un battistero, costruito all'inizio del sec. VII che è il più antico monumento sacro tuttora integralmente conservato della S.

Dopo la parziale distruzione del cristianesimo per opere degli Alemanni in seguito alla loro invasione nel sec. V, si affermarono nel sec. VII nuove correnti missionarie per merito degli apostoli franco-irlandesi, s. Colombano e suoi seguaci, dalle cui celle trassero origine nel sec. VIII una serie di monasteri benedettini, tra i quali

S. Gallo con il suo celebre scriptorium, con la sua Biblioteca di manoscritti miniati insulari e carolingi, e con la pianta dell'Abbazia che risale all'820 ca., massimo documento di architettura dell'alto medioevo. Con le chiese a una navata (Saalkirchen) dei Grigioni, con tre absidi a ferro di cavallo (Müstair, Mistail, Disentis, Coira, ecc.), per la maggior parte del sec. IX, appare un tipo di costruzione che, si può dire, trovasi unicamente nella regione retica. Un'idea della loro decorazione è data dai frammenti di stucchi di Disentis, il maggior documento di questo genere a nord delle Alpi, e dai pregevoli affreschi neo-testamentari di Müstair, dell'800 ca., scoperti nel 1948, unici del genere. Delle poche cripte circolari carolingie a nord delle Alpi, due con tracce di decorazione pittorica si trovano a St-Maurice che di questo periodo possiede anche singolari smalti incassati, e una a Coira; mentre la cripta di Disentis ha caratteristiche tutte proprie.

Un gruppo particolare di edifici sacri sorse nei secc. X e XI nei paesi appartenenti al Regno dell'Alta Borgogna (Amsoldingen, Spiez, Schönenswerd, Zurzach, Beromünster, St-Imier, ecc.), per la maggior parte basiliche a soffitto piano con tre absidi senza transetto, apparentate alle chiese della Lombardia e del Piemonte. Il movimento di riforma cluniacense ha dato origine nel sec. XI a due importanti edifici che, in quanto basiliche con transetto e coro absidale, seguono, eccezion fatta per la volta e per la rinuncia a una cripta, la seconda costruzione di Cluny: Romainmötier (inizialmente a soffitto piano) il cui avancorpo occidentale (Westwerk) assomiglia a quello di Tournus; e Payerne che, cominciato con un avancorpo occidentale e con un coro finemente articolato, fu compiuto soltanto nel sec. XII. Da Hirsau, centro del movimento tedesco di riforma, Sciaffusa ebbe nella sua Cattedrale, consacrata nel 1104, il miglior esempio del tipo di Hirsau. Del tempo degli Ottoni si sono conservati il famoso paliotto aureo (Parigi, Museo di Cluny), donato dall'imperatore Enrico II alla cattedrale di Basilea, e le tavole degli Apostoli e di S. Vincenzo.

Nel sec. XII venne condotto a termine, come vera basilica con matroneo, il duomo di Zurigo, edificato in un primo tempo ad imitazione della basilica di S. Ambrogio di Milano. Al tardo romanico appartiene il duomo di Coira (lv. 1150-1250 ca.) che, in quanto basilica priva di transetto, con volte ed archi acuti in parte con nervature a ferro di cavallo, e ricca di decorazione plastica, sembra unire in sé influssi lombardi, borgognoni e franco-meridionali. Nel Ticino, rappresenta nel modo più evidente lo stile del secolo. S. Nicola in Giornico. Altra chiesa singolare è quella del priorato di Grandson, dipendente dall'abbazia di La Chaise-Dieu nell'Alvernia, nella quale si notano influssi architettonici alverniani. Nel sec. XII sorsero una serie di chiese cistercensi il cui tipo architetture, a parte il coro rinnovato in periodo gotico, si è conservato in tutta la sua purezza a Hauterive (fondata nel 1137). Fin dal 1185 BRASILE (v.) il magnifico duomo tardo-romanico, la cui impronta originaria fu seriamente danneggiata con la volta gotica e il coro del sec. XIV (dopo il terremoto del 1356); esso richiama nella membratura delle pareti il duomo di Modena, e nelle arcate e nervature a sesto acuto e nelle volte a crociera modelli borgognoni. È a forma di croce, poi a cinque navate; possiede una cripta, il cui ambulacro fa pensare a un ambulacro di coro sprofondato, e il celebre portale detto di S. Gallo.

Per la scultura meritano menzione Madonne e Crocifissi in legno intagliato del Vallese, dei Grigioni e della S. centrale. Per la pittura, accanto alle vetrate di Flums e agli affreschi di Montchérand, Payerne, Spiez, Degenau, Prugiasco e Rovio, soprattutto il soffitto ligneo dipinto di Zillis e eseguito intorno al 1140, il più antico d'Europa che si sia conservato. Ad Engelberg fiorì la miniatura di codici. Nell'oreficeria, specialmente i vari cimeli di St-Maurice, il calice di Eptingen a Basilea Engelberg (v.) hanno un posto notevole nella storia dell'arte. Al primo gotico appartiene la più bella cattedrale della S., OSANNA (v.) cominciata nel 1173, che, pur nella già classica tripartizione delle pareti sopra le trifore, lungo le finestre pos-

siede ancora una galleria che risale a modelli normanni. La sua caratteristica è costituita da un nartece chiuso con absidi da ambo le parti e da uno dei suoi particolari ornamenti, il rosone meridionale, disegnato da Villard de Honnecourt, le cui magnifiche vetrate non hanno l'uguale nella S. In relazione con Losanna fu evidentemente portata a compimento per la parte principale nel 1232 anche S. Pietro a Ginevra (v. vol. VII, tav. CIX). Numerose, a partire dalla seconda metà del sec. XIII, sono le chiese degli Ordini mendicanti, e le chiese parrocchiali fatte a loro imitazione, secondo uno schema più o meno uniforme, con navata basilicale a soffitto piano e con lungo coro coperto da volta stellata o a crociera. La chiesa dei Francescani a Basilea sorpassa tutte in grandezza, mentre quella più semplice di Königsfelden (1311-30) presenta vetrate che sono tra le migliori dell'epoca (altre a Blumenstein, Oberkirch e Kappel, tutte intorno al 1300). Il tipico stile delle loro figure, proprio dell'ambiente artistico della Germania meridionale della prima metà del sec. XIV, è rappresentato anche dagli affreschi di Oberwinterthur e da quelli del «Maestro di Waltensburg» in varie chiese dei Grigioni, mentre nell'ultimo terzo del secolo nel versante sud delle Alpi (ad es., a Brione, Verzasca) appaiono visibili influssi giotteschi. La scultura creò nella prima metà del sec. XIV, sotto l'influsso della mistica, una serie di devote immagini sacre scolpite in legno, oltre a vari crocifissi, pietà, tombe di santi (Ems), specialmente il gruppo di Gesù e Giovanni di Katharinental. A queste vanno stilisticamente parallele alcune opere di scultura architettonica (portale principale del duomo di Basilea e portale sud del S. Nicola di Friburgo; entrambi sotto l'influsso di Strasburgo del principio del sec. XIV). Seguono, verso la metà del secolo, immagini sacre e Madonne del cosiddetto «stile lezioso» (ad es., nello Spalentor a Basilea). Eccettuato il coro del duomo di Basilea, il gotico del sec. XIV non ha creato in architettura nulla di importante.

Al contrario invece il tardo gotico si è diffuso fin nelle più remote valli montane, come dimostrano soprattutto le molte chiese dei paesi dei Grigioni. L'opera principale è la collegiata di Berna, chiesa priva di transetto con torre frontale (compiuta nel sec. XIX) affine al duomo di Ulma, iniziata fin dal 1421 da Matteo Ensinger, figlio del costruttore del duomo di Ulma, e terminata nello stesso stile nel 1575. Le vetrate istoriate del coro, interessanti dal punto di vista iconografico, possono considerarsi, insieme a quelle di Staufberg e Biel, come l'opera principale della pittura svizzera su vetro di questo periodo. Partimenti come basilica fu condotta a termine la chiesa di S. Osvaldo a Zug, con bel portale a figure, cominciata da Franz Felder da Öttingen (Baviera). Accanto a questo tipo architettonico allora passato di moda, vi sono soltanto pochi esempi di tipiche chiese a tre navate di uguale altezza (Hallenkirchen) del tardo gotico: la chiesa di S. Leonardo a Basilea, iniziata da Niesenberger da Graz nel 1490 e le chiese di Raron e di Savièse nel Vallese e quella del monastero di Müstair, carolingia in origine, ma ricostruita con tre navate alla fine del sec. XV. Il chiostro più ricco di questo periodo si trova nel monastero di Mariaberg a Rorschach, dove lavorò tra gli altri Erasmo Grasser. Nelle chiese risparmiate dall'ondata iconoclasta, soprattutto nei Grigioni e nel Vallese, si sono conservati numerosi politici, specie della seconda metà del sec. XV e del principio del sec. XVI. Mentre il Vallese, la S. occidentale e centrale si rivolgevano specialmente a botteghe locali (Basilea, Berna, Lucerna, ecc.) legate all'ambiente artistico renano (il miglior quadro d'altare è a Münster nel Vallese, opera di Jörg Keller di Lucerna, 1209), i Grigioni e la S. settentrionale erano fornite da botteghe sveve (uno dei quadri d'altare più notevoli a Stürvis, il più grande a Coira di Jakob Russ da Ravensburg, numerose le opere di Ivo Strigel da Memmingen, ecc.). La pittura su tavola della prima metà del secolo è rappresentata, oltre che dalla Maria tra le fragole di Solothurn, ancora influenzata dallo «stile lezioso», da Corrado Witz, il «Masaccio del Nord», col suo politico con scene della Storia della salvezza a Basilea, conservato in parte, e con il suo altare di Ginevra.

Nella seconda metà del secolo sono immensamente

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SVIZZERA - Coppa (pisside), detta del Centauro, con medaglioni a sbalzo riproducenti alcuni episodi della vita di Cristo (sec. XII). St-Maurice, Tesoro dell'abbazia.
(fot. Bolesonnes)
attivi i diversi « Maestri del garofano » (opera più notevole il quadro d'altare nella chiesa dei Francescani a Friburgo, 1480). Il Rinascimento non si è mai completamente acclimatato in S. Il coro di S. Nicola a Friburgo, rinnovato verso il 1630, in un gotico ritardato, mostra come ci si tenesse fedeli al tradizionale gotico. Le forme rinascimentali furono adottate principalmente negli elementi decorativi, spesso alleandosi in modo singolare col tardo gotico. A forme miste di tal genere si attenne, ad es., Hans Franz Reyff di Friburgo nel corpo centrale della chiesa della Visitazione e in quella delle Orsoline a Friburgo. Il nuovo stile fu congiunto in modo suggestivo all'antico nel monastero di Werthenstein (Cantone di Lucerna). Più pura è la sua impronta nella Hofkirche di Lucerna (1633-44) e nella chiesa parrocchiale di Stans (1641-47), entrambe già alle soglie del barocco. Naturalmente il più puro edificio rinascimentale si trova nel sud, ed è la facciata di S. Lorenzo a Lugano (v.) elevata nel 1517. Con quanta leggiadria le forme del Rinascimento si congiungono con la struttura gotica è dimostrato dall'altare di Castelberg a Disentis. Il Ticino entrò nell'ambito della grande pittura lombarda (ad es., Luini in S. Maria degli Angioli a Lugano), mentre a Basilea Hans Holbein il Giovane perveniva a grandi e chiare forme rinascimentali in una produzione classica non raggiunta da alcun altro artista nordico del suo tempo.

La chiesa dei Gesuiti a Lucerna (1666-78) e, in relazione con essa, la chiesa dei Gesuiti a Solothurn (1680-88) e il duomo di Arlesheim (1680-81) di Giacomo Angelini danno, per così dire, il via al barocco che conquistò trionfalmente i distretti cattolici e perfino nelle più remote contrade delle Alpi eresse come per incanto cappelle e chiese suggestive, facendo scomparire parecchi antichi edifici. Il nuovo stile non venne direttamente dall'Italia

(dove lo propagarono, tra gli altri, i ticinesi D. Fontana e Maderno), ma piuttosto fu portato nella Germania meridionale e nell'Austria da Svizzeri del sud e da Mesolcinesi come Zuccali, Viscardi, Barbieri, Angelini, Bertalli, e di lì si propagò nella S. in nuova forma. Notevole importanza ebbero a questo riguardo architetti e costruttori del Vorarlberg, i Thumb, Beer, Moosbrugger, ecc. Dalla loro collaborazione sorsero dal 1700 in poi chiese barocche a tre navate, come variazioni dello schema di cattedrale detto del Vorarlberg: Rheinau, St. Urban, Münsterlingen, Katharinental, Disentis, Pfäfers, ecc.; poi, quale ampliamento di questo mediante la congiunzione di navate longitudinali con un edificio centrale, come il vasto complesso di Einsiedeln del valente Gaspare Moosbrugger e la magnifica chiesa abbaziale di S. Gallo, edificata nel 1752 con la partecipazione di parecchi architetti e anch'essa fortemente influenzata dai progetti di Gaspare Moosbrugger. A Muri una basilica romanica a forma di croce fu unita già nel 1695-98 con un grandioso ottagono. Alla decorazione di queste chiese, mediante pitture, stucchi, stalli di coro, inferriate in ferro battuto e organi, contribuirono artisti molto famosi come i fratelli Asam ad Einsiedeln, Appiani ad Arlesheim, Giuseppe Antonio Feuchtmayr e Wenzinger a S. Gallo, Zeiller a Fischingen, tutti, eccettuati gli Asam, artisti dell'arioso rococò. Celebri ed attivi furono pure gli Schmutz, i Barbieri, Giovanni Betini, gli Stauder di Costanza e Francesco Ludovico Hermann.

Nella S. centrale due famiglie di architetti, emigrate entrambe dall'Austria, i Singer e i Purtschert, costruirono numerose e imponenti chiese parrocchiali come Sarnen, Schwyz e Ruswil. Melchiorre Wyrsch del Nidwalden, educato in Francia, si segnalò come pittore di quadri d'altare. Nel Vallese, dall'ultimo quarto del sec. XVII sino alla fine del sec. XVIII, fiorì un'arte dell'intaglio e della costruzione di altari i cui rappresentanti più notevoli, i Ritz e i Sigristen, fornirono numerose opere ai Grigioni e alla S. centrale. Tra le poche chiese protestanti barocche spicca la chiesa dello Spirito Santo a Berna. La chiesa di S. Orso a Solothurn, edificata nel 1762-73 da Gaetano Matteo Pisoni di Ascona e dal suo nipote Paolo Antonio in stile neo-classico, chiude la grandiosa e feconda epoca del barocco. Come opera architettonica degna di attenzione, lo storicismo del sec. XIX, altrimenti sterile, produsse la chiesa protestante di Elisabetta a Basilea, e nella pittura l'attivissimo Paolo Deschwanden rappresenta la tendenza dei « nazareni ».

Nuova e feconda rinascita ebbe in tutti i settori l'arte sacra nel sec. XX, quando con serietà religiosa e con senso di responsabilità artistica si cercò che la forma corrispondesse alle esigenze liturgiche. La chiesa di S. Antonio a Basilea, opera importante di Carlo Moser (1925), diede il via alle numerose chiese in cemento armato di Metzger, Baur, ecc. Alla loro decorazione lavorarono numerosi scultori (von Matt, Schilling, Rossi), pittori (Stocker, Cingria, Severini), orafi (Burch, Feuillat) e ricamatrici (suor Augustina Flücher). Grazie a queste opere la S. ha assunto una posizione d'avanguardia, specie nell'architettura, nell'arte sacra contemporanea.

BIBL.: J. R. Rahn, Gesch. der bildenden Künste in der Schweiz von den ältest. Zeiten bis zum Schluss des Mittelalts, Zurigo 1876; J. Gantner, Kunstgesch. der Schweiz, 2 voll., Frauenfeld 1936 e 1947 (il III è in preparazione a cura di A. Reinle); P. Meyer, Schweizer. Stillkunde, Zurigo 1942; H. Jenny, Kunstführer der Schweiz, 4ª ed., Berna 1946; H. Reinhardt, Die Kirchl. Baukunst in der Schweiz, Basilea 1947; V. anche, Kunstdenhändler der Schweiz, ivi 1927 agg. (finora pubblicati 30 voll.). V. AGAUNO; MAURIZIO; SIGEMONDO, SANTO; SMALTO; TEBET, MARTINI. Otnaro Steinmann

VIII. ORDINAMENTO SCOLASTICO

In S., confederazione di ventidue Cantoni, dei quali tre sono divisi in due semicantoni, la scuola non dipende dal potere centrale né vi è il Dipartimento federale dell'istruzione pubblica. I Cantoni e i semicantoni sono sovrani in materia scolastica; vi sono dunque in S. 25 dipartimenti dell'istruzione pubblica. Questo stato di cose si spiega con la storia del paese; e tiene conto della differenza delle lingue (tedesco, francese, italiano, romanzo), della differenza delle religioni, delle culture, e dei bisogni particolari di ciascuna regione.

La Costituzione federale dà tuttavia qualche direttiva. Essa esige, senza precisare nulla di più, che un insegnamento primario sufficiente, gratuito e obbligatorio sia dato in tutti i Cantoni; non rivendica per i Cantoni il monopolio dell'istruzione; esige semplicemente che tutti i fanciulli ricevano un'istruzione almeno uguale a quella che determinano i programmi ufficiali dei Cantoni dove vivono. L'apertura di scuole private è dunque autorizzata sotto certe condizioni che vengono precisate dalla legge cantonale. La Costituzione federale esige ancora che tutti i fanciulli possano frequentare la scuola senza essere urtati nella loro libertà di coscienza e di fede, esigenza tuttavia che non implica la neutralità assoluta della scuola. Così differenti Cantoni (cattolici o protestanti) hanno la scuola confessionale. Benché la Costituzione federale prevede che la scuola ufficiale sia posta sotto la direzione dello Stato, ecclesiastici, religiosi e religiose possono occupare posti nell'insegnamento ufficiale. Un certo numero di leggi, di ordinanze e di decreti federali hanno influito sulla scuola, ad es., la disposizione dell'organizzazione militare federale, che prevede un esame (scritto e orale) per le reclute, il cui risultato viene comunicato ai vari direttori dell'istruzione pubblica; la legge federale del 26 giugno 1930 che fissa a 15 anni compiuti l'età minima per entrare nell'apprendistato; le disposizioni dell'organizzazione militare federale sull'insegnamento della ginnastica nella scuola primaria e nelle scuole normali; il regolamento secondo cui non sono ammessi agli esami federali per le professioni derivanti dalla medicina e per l'entrata senza esami al « Polytechnicum » se non quelli che hanno una maturità riconosciuta dalla Confederazione.

I Cantoni, spessissimo con i comuni, hanno l'incarico della scuola. A capo dell'organizzazione scolastica del cantone sta il dipartimento dell'istruzione pubblica, diretto da un membro del governo, assistito da un consiglio; degli ispettori sono incaricati di controllare i classi ad esso subordinate. In ogni comune, poi, una commissione scolastica sorveglia il buon procedimento delle scuole.

Le scuole materne dipendono generalmente da associazioni private, congregazioni religiose, ecc. L'età di ammissione alla scuola popolare varia secondo i Cantoni, da 6 a 7 anni compiuti; la durata della scuola obbligatoria varia ugualmente tra 7, 8 o 9 anni. Essa comprende la scuola primaria (grado elementare, frequentato da tutti i fanciulli, base di tutte le ulteriori istruzioni; grado superiore che riunisce i fanciulli che non frequentano altre scuole), la scuola secondaria, istituzione propria della S., con nome differente secondo le regioni (scuola reale, scuola di distretto, ecc.) che, secondo la sua organizzazione, conduce in 2 o 3 anni sia alla fine degli studi, sia all'entrata in una scuola superiore (ginnasio, scuola professionale, ecc.). I ragazzi che non vanno in una di queste scuole o non fanno l'apprendistato sono tenuti ai corsi complementari (qualche ora per settimana) fino a 16-17 o 17-18 anni. Nelle grandi città vi sono classi speciali per gli arretrati. Gli istitutori primari si formano in generale in scuole normali (cantonali o comunali), i maestri secondari all'Università.

Le scuole medie (con nome diverso secondo le regioni) preparano, in un numero di anni differenti, secondo il grado di preparazione preteso per l'ammissione, a una o più forme di baccellierato (o maturità): tipo A, latino-greco; tipo B, latino-lingue moderne; tipo C, matematica-scienze. Alcune preparano alla maturità commerciale. I loro professori provengono dall'Università; per branche speciali da scuole speciali (belle arti, musica).

Le Università (Basilea, Berna, Friburgo, Ginevra, Losanna, Neuchâtel, Zurigo) dipendono dai Cantoni che le hanno create e le sostengono. S. Gallo ha una università commerciale. La Confederazione non ha mai fatto uso del suo diritto di erigere una Università. Solo il « Polytechnicum » di Zurigo dipende da essa.

Sono anche da ricordare i tipi di scuole, che si riscontrano in quasi tutti i Cantoni e sotto diverse forme d'organizzazione: scuole industriali, commerciali, professionali, scuole d'agricoltura, d'arte e mestieri, di belle arti, conservatori, istituti tecnici, ecc. Inoltre le scuole di economia domestica, scuole sociali femminili, scuole di

infermiere, scuole di puericultura, le molteplici forme di pensionati, i licei alpini per fanciulli di salute delicata, tutte le varietà di istituti per ragazzi deficienti (ciechi, sordomuti, anormali psichici, ecc.).

Le associazioni pedagogiche che raggruppano le differenti categorie di insegnanti sono numerose. La stampa pedagogica è rappresentata da numerose riviste ed è largamente diffusa. - Vedi tavv. CXIV-CXVII.

BIBL.: sull'argomento si possono confrontare: Archiv für das schweiz. Unterrichtswesen (Frauenfeld), annuo dal 1914; Annuaire de l'Instr. publ. en Suisse (Losanna), annuo dal 1910; dal 1942 roca il titolo: Etudes pédagogiques; Lexikon der Pädagogik, 3 voll., Berna 1950-52. Laura Dupraz
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“SVIZZERA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 984. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/svizzera.