Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Geografia Stati, regioni e città

SVEZIA

English Cita

Noto anche come: tedesco: Schweden; inglese: Kingdom of Sweden; spagnolo: Suecia; francese: Suède

SVEZIA. - I. GEOGRAFIA. - Il più vasto (450 mila kmq.) dei paesi scandinavi; il quarto, per superficie, fra gli europei (v. cartina alla voce NORVEGIA).

Occupa la parte orientale della penisola scandinava ed è costituito da una zona montuosa (sul confine con la Norvegia) che declina al Baltico con una serie di terrazze ondulate, intagliate da lunghe valli simmetriche, che s'approno frequentemente in laghi, in un monotono paesaggio di foreste, e, nel settore meridionale, da una ampia estensione di pianura (la Gotia), che fa posto ai tre maggiori laghi della penisola (il Vänér, il Vätter e il Mälar). La costa manca della eccezionale ricchezza di insenature che caratterizza quella norvegese, e soprattutto del benefico tepore delle acque oceaniche.

Il clima è caratterizzato dalla lunga durata delle stagioni estreme: l'inverno aumenta ancora questa durata verso N. (1/7 del territorio svedese rimane oltre il Circolo polare), dove anche le precipitazioni - di regola modeste - si fanno più copiose. Tuttavia il paese risente in misura non disprezzabile l'efficacia delle calde correnti dell'Atlantico settentrionale.

La S. è prima di tutto un paese di foreste (che occupano ca. la metà del territorio, ed i cui prodotti sono alla testa delle sue esportazioni), mentre l'agricoltura, nonostante il suo alto livello tecnico, non può, per la modesta estensione dell'arativo (8% del territorio, di contro al 28% di improduttivo), bastare al fabbisogno nazionale (più di metà dei cereali dev'essere importata). Dall'allevamento, sempre più fiorente, si traggono cospicui guadagni (burro, formaggio); mentre un'altra grande risorsa è data dall'industria, che, pur potendo contare, in sostanza, solo sul legname e sul ferro nazionale (S. centrale e Lapponia; modeste sono le riserve di argento, rame, arsenico e zinco), ha portato il paese ad una posizione di privilegio per l'eccellenza qualitativa di una produzione indirizzata verso articoli specializzati e di costo elevato. D'altronde, l'attività industriale si è affermata ormai in quasi ogni ramo: alla mancanza di combustibile supplicisce largamente l'energia idroelettrica, che conta impianti fra i più poderosi d'Europa.

La popolazione, assai omogenea dal punto di vista etnico (pochi Finni, e pochissimi Lapponi) e religioso (protestanti), ammonta a ca. 7 milioni di anime (15 a kmq.). La sua distribuzione è assai varia, con densità minime nelle regioni settentrionali e forti concentramenti urbani nella S. centrale e nella Gotia. La capitale, Stoccolma (715 mila ab.), è di gran lunga il centro abitato più popoloso; degli altri solo Göteborg (346) e Malmö (190) oltrepassano i 100 mila ab.

La S. è ordinata a monarchia costituzionale ereditaria; con un governo rappresentativo bicamerale.

Bibliografia2 opere
BIBL.: O. Sjögren, S. geografisk beskrivning, Stoccolma 1929-1935; T. Heywood, Background to Sweden, Londra 1951.

Giuseppe Caruci

II. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA

Lo storico romano Tacito, dopo aver trattato dei popoli della Germania settentrionale, parla dei Suiones, genti assai abili nel maneggio delle armi e provetti marinai. Dal termine Suiones deriva swear e l'odierno Sverige (S.). Secondo Tacito, inoltre, questi Suiones costituivano varie civitates sotto un unico capo. Ca.

cinque secoli dopo, Jordanes (De origine acti- bisque Getarum, composta intorno al 550 d. C.) parla degli suehans, forma gotica del termine swear, come di uno dei popoli della Scandinavia. Dell'ordinamento statale e della vita sociale della S. in questo periodo nulla si sa.

Nel corso dei secoli gli swear, stabiliti nel territorio intorno al lago Mälar, estesero un po' alla volta la loro sovranità alle altre regioni della S. occupandone la parte orientale. Particolare importanza raggiunse nei secc. VIII e IX la città di Birka sorta su un'isola del Mälar, che fu un ragguardevole centro di transito per le relazioni commerciali dell'Europa settentrionale. Il primo tentativo di cristianizzazione fu opera di Anscario (v.), che si recò a Birka verso l'830 e fu nominato poi arcivescovo di Amburgo e legato per le missioni nordiche. A Birka intanto fu inviato un sacerdote sassone, Gautberto, il quale vi rimase per qualche tempo per proseguire l'attività missionaria iniziata da Anscario, ma la diffusione del cristianesimo determinò una reazione assai violenta da parte della popolazione, attaccata alle sue tradizionali divinità, cosicché Gautberto fu costretto a lasciare il paese. L'attività missionaria vi fu interrotta anche dalle scorbande dei Vichinghi, ma il cristianesimo riuscì però man mano a metter piede nel paese. Intorno al 1000 si ha notizia del primo re battezzato, Olov Skötkonung. La nuova religione dai centri missionari di Skara, Linköping, Strängnäs, Sigtuna e Västerås, si diffuse grazie anche all'intensa evangelizzazione promossa dall'arcivescovo Adalberto (v.) di Amburgo-Brema. Le pretese degli arcivescovi di Amburgo-Brema subirono un fiero colpo nel 1104 con la costituzione dell'arcivescovo di Lund (v.), in seguito alle richieste dei re di Danimarca che non gradivano la dipendenza della Chiesa danese (Lund e La Scania, che è la parte meridionale della S., facevano parte della Danimarca) dagli arcivescovi di Amburgo-Brema, sudditi e feudatari dell'Impero. Intorno al 1120 si ha notizia di sei sedi episcopali in S. dipendenti dalla sede metropolitana di Lund: Skara, Linköping, Eskilstuna, Strängnäs, Sigtuna e Västerås. Eskilstuna fu ben presto unita a Strängnäs, mentre Sigtuna intorno al 1140 si mutò nel vescovato di Uppsala. Nel frattempo, dopo lotte tra pretendenti, salì al trono il re Sverker ed intorno al 1130 la S. si trovò unita sotto un solo sovrano. Durante il suo regno si diffuse nel paese l'Ordine cistercense. Erik il Santo (1157-60), suo successore, è legato alla cosiddetta prima crociata in Finlandia, la cui storicità è tuttora assai controversa. Carlo VII (1161-67), figlio di Sverker, approfittando della lotta tra Alessandro III ed il Barbarossa, e del fatto che il re di Danimarca, Valdemaro il Grande, aveva riconosciuto l'antipapa Vittore IV, si rivolse al Pontefice per la costituzione di una metropoli svedese, e la richiesta fu accolta da Alessandro III nel 1164 con la costituzione dell'arcivescovato di Uppsala e dei vescovati dipendenti di Skara (con giurisdizione sulle regioni di Västergötland e Värmland), Linköping (Östergötland, Öland), Strängnäs (Södermanland, Närke) e Västerås (Västmanland, Dalarna), cui più tardi si aggiunsero i due di Växjö (Tröhärad) e di Abo (Finlandia). Primo arcivescovo fu Stefano, monaco di origine inglese che appunto nel 1164 era stato a capo della ambasceria inviata da Carlo VII e governò l'arcivescovato di Uppsala fino alla morte (1185). Egli si era trovato in gravi lotte con il successore di Carlo, Knut Eriksson, che pretendeva sottomettere i chierici al giudizio dei tribunali laici.

SVEZIA - Ponte tra la Norvegia e la S., costruito da ingegneri italiani.
SVEZIA - Ponte tra la Norvegia e la S., costruito da ingegneri italiani.(fot. Normann)

Agli inizi del sec. XIII di fronte all'attiva politica espansionistica danese di re Valdemaro Sejr, e del suo valido consigliere Anders Suneson, arcivescovo di Lund, i re di S. si sforzarono di impedire sia una eccessiva influenza di quell'arcivescovo sulle questioni ecclesiastiche della metropoli di Uppsala, sia un'estensione del dominio danese sulla Finlandia, che avrebbe compromesso gravemente la libertà del loro Regno. Nel 1216 Innocenzo III indirizzò infatti a re Erik Knutsson una lettera, con cui gli riconosceva la sovranità sulla Finlandia ed autorizzava l'arcivescovo di Uppsala a provvedere alla istituzione di uno o due vescovi in quella regione. Il timore dell'egemonia danese sul Baltico favorì pertanto la conquista della Finlandia e la sua cristianizzazione da parte della S. Le terre al di là del golfo di Botnia furono conquistate mediante le spedizioni di Birger Jarl nel 1249-1250 e di Torgils Knutsson, che fondò il castello di Viborg (Viipuri) nell'ultimo decennio dello stesso secolo. Dal sec. XIII in poi le condizioni sociali della S. subirono una profonda trasformazione. Il rafforzamento dell'autorità regia sotto Magnus Ladulås (1275-90) contribuì alla formazione di una nuova aristocrazia, che ben presto divenne arbitra del paese, soprattutto nel corso del secolo successivo, quando si cominciò a disporre liberamente della dignità reale, conferendola a chi le garantisse i maggiori privilegi. Anche la posizione politica della Chiesa si rinsaldò sensibilmente. Inoltre la predicazione degli Ordini di S. Francesco e di S. Domenico, che particolarmente nel sec. XIV si diffusero con celerità nel paese, diede vita ad una intensa fioritura spirituale e mistica, di cui fu luminoso esempio la figura di s. Brigida (v.). I nobili, scontenti del re Alberto di Meclemburgo, che essi stessi avevano chiamato nel paese per liberarsi di Magnus Eriksson che si era dimostrato troppo autocrate, si rivolsero nel 1388 per aiuto a Margherita, regina di Danimarca e di Norvegia, e costei con le armi cacciò Alberto dal paese. Nel 1397, i rappresentanti della Danimarca, della Norvegia e della S. stabilirono l'unione dei tre Regni (unione di Kalmar).

Tale unione, il cui vero carattere giuridico e politico è tuttora materia di interpretazione varia e oggetto di controversia fra gli studiosi, durò fino al 1523, quando Gustavo Vasa fu proclamato re di S. La partecipazione della S. all'Unione fu tuttavia assai incerta e non sempre i re di Danimarca ebbero riconosciuta la loro sovranità anche sulla S., tanto è vero che vi furono anche sovrani indigeni, come, p. es., Carlo VIII Knutsson intorno alla metà del sec. XV, oppure reggenti, come Sten Sture il Vecchio ed il Giovane. Quest'ultimo soprattutto contribuì in modo determinante alla diffusione di un vivo sentimento antidanese e lottò contro l'arcivescovo di Uppsala, G. Trolle. Di quella lotta intestina approfittò Cristiano II di Danimarca per occupare Stoccolma e per costringere nel 1520 la S. a riconoscere la sua sovranità sul paese e

Regioni (e Läner)Super- ficie in kmq.Popolazione (in 1000 ab) 1990Denarà a kmq.Città princi- pali (popol. in 1000 ab)
Norrland (Norbot- ten, Västerbotten, Jämtland, Väster- norrland, Gävle- borg)261.8151.1805Sävle (46), Lulea (21)
Svealand (Kop- parberg, Uppsala, Västmanland, Öre- bro, Stoccolma, Värmland, Söder- manland)85.4042.43729Stoccolma Örebro (66)
Götaland (Skara- borg, Östergötland Göteborg e Bohus, Älvsborg, Jönkö- ping, Kalmar, Got- land, Halland, Kro- noberg, Kristian- stad, Blekinge, Malmöhus)92.8693.36936Göteborg (349), Malmö (190)
Area dei grandi laghi9.078——
Svezia449.1666.98616Stoccolma (715)

l'unione di Kalmar. La politica tirannica di Cristiano scatenò di lì a qualche mese una sollevazione generale, capeggiata da Gustavo Vasa, che con le armi liberò la S. dal vincolo dell'unione. Egli introdusse anche la riforma luterana nel paese, spintovi da motivi non tanto religiosi quanto politici. I beni ecclesiastici furono confiscati a beneficio della corona e della nobiltà. Nel 1544 la dignità regia fu dichiarata ereditaria nella famiglia dei Vasa. Il secondo successore di Gustavo, Giovanni III, ammogliato con Caterina Jagellonica, fu propenso a ripristinare in S. il cattolicesimo, ma tale suo tentativo si esaurì nella pubblicazione di una liturgia uniforme nel 1577. Il suo successore Sigismondo III, che fu anche re di Polonia, cercò decisamente di ricondurre la S. in grembo al cattolicesimo, ma incontrò la decisa ostilità degli Svedesi, capeggiati da suo zio Carlo, il quale nel Sinodo di Uppsala del 1593 fece abolire la riforma liturgica di Giovanni III ed accogliere invece integralmente la confessione di Augusta. Ma Sigismondo insistette nel suo programma religioso servendosi anche delle armi finché, battuto in battaglia, dovette lasciare precipitosamente la S. Carlo, fatto deporre il nipote nel 1598, si fece egli stesso incoronare re con il nome di Carlo IX. Il figlio di Carlo, Gustavo Adolfo, succedutogli sul trono nel 1611, non solo elevò grandemente il prestigio e la forza politica della S., e ne fece la maggiore potenza baltica, ma estese il dominio sulla Germania con il suo intervento nella guerra dei Trent'anni a fianco dei protestanti. Si adoperò anche per il riordinamento della Chiesa luterana nel paese, mantenendo una specie di gerarchia ecclesiastica e diversi elementi della liturgia cattolica, ed impedi rigorosamente ogni influsso cattolico o inquinamento di altre sette. Solo agli stranieri fu consentito di partecipare alla Messa nel recinto delle cappelle delle rappresentanze diplomatiche. L'improvvisa morte di Gustavo Adolfo in battaglia a Lützen (5 nov. 1632) non rallentò l'ascesa politica della S. grazie all'abilità diplomatica di Axel Oxenstierna, che ne tenne le redini del governo durante la minore età di Cristina, unica figlia del grande sovrano ed unica erede al trono. Nella Pace di Vestfalia (1648) la S. ottenne infatti vantaggi territoriali tali che ne garantirono, insieme a quanto aveva conseguito dalla Danimarca con la Pace di Brömsebro del 1645, l'egemonia sul Baltico. Conseguì infatti la sovranità sulle isole di Gotland e di Ösel e su regioni della S. centrale e meridionale (Jämtland, Härjedalen, Halland) già dano-norvegesi; acquistò gran parte della Pomerania (con le isole di Rügen, Usedom, Wollin e le città di Stettino e di Wismar), del Ducato di Brema (esclusa la città stessa) e di Verden, insieme con l'esenzione dai diritti doganali per il passaggio del Sund. L'abdicazione di Cristina nel 1654 e la sua conversione alla fede cattolica non ebbero influenza alcuna sulle condizioni religiose del paese, né ostacolarono sotto il Regno del successore Carlo X Gustavo, il rafforzamento della potenza svedese. Con l'attraversare il Piccolo e il Grande Belt, in pieno inverno con l'esercito, Carlo X costrinse la Danimarca, che covava propositi di rivincita, a riconoscere l'egemonia svedese. Con la Pace di Roskilde del 1658 infatti la sovranità dei Vasa si allargò sulle regioni della odierna S. meridionale ancora sotto il dominio danese: Scania, Blekinge, Bohuslän. Morto Carlo X nel 1660, nell'ancor giovane età di 38 anni, il figlio e successore Carlo XI era ancora minorenne, ma raggiunta la maggiore età nel 1672, riformò organicamente la Chiesa luterana, emanò nel 1686 una nuova legge ecclesiastica che annullò qualsiasi indipendenza dei vescovi e rese la Chiesa strettamente dipendente dal sovrano che ne divenne praticamente «summus episcopus»; fece adottare un catechismo comune per tutto il Regno (1689) ed un nuovo salterio (1695). Carlo XII (1697-1718), in una lunga guerra contro la Russia di Pietro il Grande, esaurì gravemente la capacità militare ed economica del paese, con la conseguenza del declino della S. nel Baltico e nella politica europea e del prevalere della Russia. La morte di Carlo diede principio a quello che gli storici chiamano il periodo della libertà (Frihetstid), in cui gli affari politici divennero prerogativa dei quattro stati (Nobiltà, Clero, Borghesia, Contadini) alla mercè dei due partiti dei Cappelli (Hattar) e dei Berretti (Mösser) che per i loro particolari fini politici interni non esitarono a richiedere il benevolo appoggio della Francia, dell'Inghilterra, della Russia, della Prussia, che tutte volentieri l'accordarono nell'intento di diminuire la potenza svedese. Ma nel 1772, il nuovo sovrano Gustavo III con un colpo di Stato ristabilì l'autorità reale. Figlio del secolo dei lumi, Gustavo III abbandonò in materia religiosa la politica dei predecessori ed emanò nel 1781 un Editto di tolleranza, che diede anche ai cattolici la facoltà di esercitare liberamente la loro religione. In seguito a ciò Pio VI istituì un vicariato apostolico per i cattolici svedesi nel 1783. Nell'autunno dello stesso anno il re di S. venne a Roma, amichevolmente accolto dal Pontefice, e vi si trattenne fino alla Pasqua del 1784. In quella stessa Settimana Santa i cattolici svedesi poterono nuovamente assistere, dopo quasi due secoli di persecuzioni, a Stoccolma ad una celebrazione pubblica del servizio divino. Le vicende dell'età rivoluzionaria e napoleonica ebbero successivamente gravi ripercussioni politiche in S. I tentativi di Gustavo IV Adolfo di mantenere la neutralità tra la Russia e la Gran Bretagna in funzione anti-napoleonica si dimostrarono vani in seguito all'alleanza franco-russa: nel 1808 lo zar Alessandro I invase la Finlandia, che con la Pace di Fredrikshamn (1809) entrò a far parte dell'Impero russo quale granducato autonomo. Gustavo IV fu costretto ad abdicare cedendo il passo ad un regime basato sulla divisione dei poteri, fissato nella Costituzione del 1809 che, rimaneggiata in seguito, è tuttora in vigore. L'elezione del maresciallo francese Bernadotte ad erede del trono nel 1810 (egli fu poi re Carlo XIV Giovanni dal 1819 al 1844) portò sul trono una nuova dinastia, che ancora dura. Allorché il nuovo principe vide la stella di Napoleone sul tramonto, promosse l'alleanza con la Russia e con la coalizione antifrancese e fece dichiarare guerra alla Danimarca che, sconfitta, dovette rinunciare alla propria sovranità sulla Norvegia, che rimase poi fino al 1905 unita alla S. La diffusione delle idee di nazionalità diedero vita ad un movimento pancandinavo, con un'unica monarchia nordica, disegno questo non discaro a re Oskar I (1844-59), che sperava di potere in tal modo riunire sotto il proprio scettro anche la Danimarca. L'avvento del liberalismo portò invece nel 1865 ad una riforma della Dieta dei quattro Stati ed all'adozione del regime rappresentativo con un parlamento di due Camere. La S., che al Congresso di Vienna aveva rinunciato a tutti i territori a sud del Baltico, improntò la sua politica a criteri puramente difensivi ed accentuò, soprattutto dopo il 1864, il suo disinteresse per gli affari europei. Questo neutralismo le risparmiò di essere coinvolta nelle due guerre mondiali della prima metà del sec. XX, e favorì un suo ordinato sviluppo economico e sociale con un progressivo inserimento della classe operaia (rappresentata dal partito socialdemocratico) nella vita politica del paese.

SVEZIA - Vecchie case in legno, costruite nel 1654 a Eskilstuna.
SVEZIA - Vecchie case in legno, costruite nel 1654 a Eskilstuna.(da Sweden, Stereolima 1915, p. 71)
Bibliografia8 opere
BIBL.: non esiste fino ad oggi una storia della S. in lingua italiana. Per storie gener. in lingue europee v. R. Svanström-C. F. Palmstierna, A short history of Sweden. Oxford 1934; I. Andersson, Schwedische Geschichte, Monaco 1950; L. Musset, Les peuples scandinaves au moyen âge, Parigi 1951. In svedese cf. Sveriges Historia till våra dagar, III ed. Stoccolma 1919 agg. in 15 voll. a cura di diversi autori, con una descrizione, ragionata delle fonti e della bibliogr. di tutta la storia svedese. Sulla storia della Chiesa cf. Svenska Kyrhans Historia, Stoccolma 1933 agg., opera in corso di stampa sotto la direzione di Hj. Holmquist e H. Pleijel, che sarà completa in nove voll.: Hj. Holmquist-Y. Brilloth, Handbok i Svensk Kyrkhhistoria, 3 voll., Stoccolma 1940-48. Sui rapporti con la S. Sede e su argomenti particolari: H. Martin, Gustave Vasa et la réforme en Suède, Parigi 1906; H. Blaudet, Le Saint-Siège et la Suède durant la seconde moitié du XVIe siècle, 2 voll., Parigi-Ginevra 1906-12; P. Fiel-A. Serriere, Gustave III et la rentrée du catholic, en Suède, Parigi 1913; Pastor, XVI, parte 3°, pp. 80-83 (sulla visita di Gustavo III a Roma); G. A. Donner, Kard. Wilhelm von Sabina, päpstl. Legat in den nord, Ländern, Helsinki 1920; W. M. Carlgren, Om Finlands relationer till Sverige och påverömet 1216-1237, in Historisk Tidskrift, 70 (1950), pp. 247-84.

Silvio Furlani

III. SITUAZIONE ATTUALE DELLA CHIESA CATTOLICA IN S

Il 24 genn. 1781 il re Gustavo aveva concesso ai cattolici di S. (che dal 4 maggio 1688 dipendeva dal vicariato apostolico delle missioni nordiche) alcune libertà, e con rescritto del 15 sett. 1783 aveva permesso al vicario apost. Nicola Oster, inviato dal Papa, l'esercizio del governo e della sorveglianza sui cattolici. I primi vicari apostolici ebbero successi assai scarsi. Solo sotto mons. Lorenzo Studach (1833) la situazione migliorò e furono erette chiese a Stoccolma (1837), Göteborg (1865) e Malmö (1872). Nel 1860 fu abrogata la legge, che proibiva agli Svedesi nativi d'abbracciare la religione cattolica sotto pena di confisca dei beni e di esilio. I decreti del 1870 e 1873 portarono nuove facilitazioni. Il 19 maggio 1951 la Camera accettò la legge di libertà religiosa per la prima volta in tutta la storia del paese. Così fu tolta pure la proibizione di costruire conventi. La nuova legge, entrata in vigore il 1° genn. 1952, permette queste costruzioni, previo però il consenso del re o del governo dello Stato. Anche dopo la nuova legge i cattolici sono costretti a contribuire in favore della Chiesa di Stato protestante, essendo i parroci protestanti incaricati dello stato civile della popolazione. La Chiesa cattolica invece non riceve nessun contributo da parte del governo.

Il vicariato apost. della S. ha attualmente 46 sacerdoti e 2 seminaristi. Il numero delle suore è di 149, quello dei cattolici di ca. 18.700, di cui 6000 svedesi; 27 tra i sacerdoti e 140 tra le suore sono esteri: ciò prova con evidenza che la Chiesa in S. ha ancora bisogno dell'aiuto della Chiesa universale.

Bibliografia2 opere
BIBL.: J. Metzler, Die Apostolischen Vihariate des Nordens, Paderborn 1919; E. Müller, Aus dem letzten Jahresbericht des schwedischen Bischofs, in Die Weltmission der katholischen Kirche, Monaco 1952, p. 167.

Nicola Kowalsky

IV. LETTERATURA

Una letteratura scritta sorge in S. solo dopo che il cristianesimo introduce nel paese l'alfabeto latino. Della più antica poesia epica, fiorita all'epoca dei Vichinghi e tramandata oralmente, non restano dirette testimonianze, ma di essa si trovano echi non solo nell'Edda e nelle saghe islandesi e norvegesi, ma nelle Gesta Danorum di Saxo Grammaticus, nel Kalevala e persino in alcuni canti popolari russi. Dell'epoca pagana rimangono solo numerose iscrizioni runiche, ma per la loro brevità e la loro non sempre facile interpretazione esse non possono considerarsi vere testimonianze letterarie. Alla epoca pagana risalgono nella loro formulazione, anche se redatte nei sec. XIII e XIV, le varie leggi provinciali, fissate in brevi versi mnemonici.

SVEZIA - Trasporto di legname per mezzo di un corso d'acqua.
SVEZIA - Trasporto di legname per mezzo di un corso d'acqua.(da Svedes, Stoccolma 1913, p. 28)

Della cultura cristiana, che si venne sviluppando dopo il Mille intorno alle chiese ed ai conventi, testimoniano numerose vite di santi, leggende, cronache e poesie di argomento religioso, composte generalmente in latino. Varrà ricordare i quattro Uffici e la sequenza De spinea corona di Brynolphus, vescovo di Scara (m. nel 1317), il canto Rosa rorans bonitatem di Nicolaus Hermanni in onore di s. Brigida, e gli Uffici di Birgerus Gregorii. Tra le opere di prosa, notevole la biografia della mistica Kristina di Stommeln, scritta dal domenicano Petrus de Dacia (m. nel 1298). L'unica grande opera di poesia del medioevo svedese sono però le Revelationes di s. Brigida (1303-73), raccolta in otto libri delle visioni della Santa. Lo stile efficace ed immaginoso di queste Revelationes, aderenti alla realtà ed aperte nello stesso tempo ai più arditi voli mistici, ne fa ancor oggi una lettura interessante, anche a voler prescindere dal valore storico e religioso di esse. S. Brigida si rese anche benemerita della cultura svedese per aver fatto tradurre opere religiose latine, per aver fondato il convento di Vadstena, ove monaci e religiose dell'Ordine da lei creato si occuparono sino, all'avvento della Riforma, di trascrizioni di testi latini e di traduzioni in svedese. Se le opere di Petrus de Dacia e di s. Brigida sono nella linea delle correnti neoplatoniche che allora serpeggiavano per tutta l'Europa, l'autore della Konungastyrelse («Direzione di re»), rielaborazione del De regimine principum di Egidio Romano, si ispirò invece alle dottrine tomistiche, dominanti nell'Europa medievale.

Per tutto il medioevo, ogni iniziativa culturale è in S. opera della Chiesa, o sorge all'ombra di essa: la prima Università svedese, quella di Uppsala, verrà fondata con bolla papale nel 1477, ed il primo libro verrà stampato, nel 1483, in un convento francescano di Stoccolma. A un francescano è anche dovuto il primo tentativo, non troppo felice in verità, di storia della S. (Prosaiska krōnikas) («Cronaca in prosa»), e agli Ordini religiosi appartiene anche Enricus Olai, autore della Chronica Gothorum, la prima importante opera storica svedese. Verso la metà del sec. XIII si diffuse anche in S. la cavalleria con i suoi ideali religioso-profani ed il suo comune patrimonio di racconti e di leggende. L'unica testimonianza diretta della diffusione dei racconti cavallerschi sono però le tre cosiddette Canzoni di Eufemia (Eufemia visorna). All'inizio del 1400 verranno poi tradotte le leggende di Alessandro Magno, di Carlemagno e di Teodorico. Caratteristiche del mondo nordico, anche se nate sotto altro cielo e spesso ispirate a motivi leggendari non autoctoni, sono le canzoni a ballo, anonime. Diffuse con varianti minime in tutta la Scandinavia e trascritte nei secoli seguenti secondo criteri tutt'altro che scientifici, esse non offrono ora elementi per poter giudicare se vi sia stato in questo campo un apporto particolare svedese.

Mentre per tutto il medioevo la S. è partecipe della comune cultura europea, con l'avvento della Riforma protestante essa viene a trovarsi staccata non solo da Roma, ma dalla cultura dei paesi latini, prima ancora che le correnti umanistiche, postulanti una maggiore libertà e indipendenza del pensiero, fossero giunte sino ad essa. Modesta figura di umanista quella di Conrad Rugge, laureato in legge a Perugia nella seconda metà del sec. XV e poi vescovo di Strängnia. Indubbiamente più grandi le figure di Olaus Magnus (m. nel 1544), ultimo arcivescovo cattolico della S., e del fratello Johannes. Esuli entrambi a Roma, cercarono uno sfogo alla loro nostalgia della patria ed ai loro sogni umanistici di un più grande passato nella composizione di fantastiche opere storiche. Sia la Historia de omnibus Gothorum Suenumque regibus di Olaus, pubblicata a Roma, postuma, nel 1560, che la Historia de gentibus apdentrionalibus di Johannes, pubblicata a Roma nel 1554, furono conosciute in tutta Europa (alla prima si ispirò anche il Tasso per il suo Torrismondo). Maggior senso critico, ma non maggiore obiettività scientifica, si trova nella Svenska Krönika («Cronaca svedese») di Olaus Petri (m. nel 1552). Già discepolo di Lutero a Wittenberg, egli fu tra i primi a diffondere in S. il protestantesimo e si occupò, insieme al fratello Laurentius Petri, della traduzione svedese della Bibbia voluta da Gustavo Vasa. Sempre sull'esempio di Lutero, egli tradusse e compose anche numerosi salmi, e a lui è anche stata attribuita la Tobiae comedia, il primo tentativo drammatico svedese degno di nota. Se la Riforma protestante venne indirettamente a favorire il consolidarsi di una lingua nazionale (i problemi affrontati e risolti da Olaus Petri nella sua traduzione biblica sono alla base dello svedese moderno) e promosse il diffondersi della cultura tra i laici, pure essa venne a segnare nel complesso una battuta di arresto nel campo culturale e scientifico, occupando esclusivamente gli animi — per decenni — in polemiche religiose ed in dispute teologiche. Oltre al già ricordato arcivescovo Laurentius Petri basterà citare i nomi di Abraham Angermannus, di Petrus Ioannis Gothus e di Laurentius Paolinus Gothus. La biografia di Gustavo Vasa scritta nel 1533 da Petrus Swart e le poesie in suo onore composte in latino dal poeta di corte Henricus Mollerus valgono ad indicare i gusti del tempo, mentre le incertezze lasciate negli animi dai rivolgimenti religiosi e politici ben appaiono nella Scandia illustrata di Johannes Messenius (1579-1639). Durante il Regno di Gustavo Adolfo (1611-32) si ha un maggior interesse per le scienze e per la letteratura, ormai svincolatesi dalla teologia: sorgono l'Archivio di Stato, nuove università e biblioteche: la S., assurta ormai al rango di grande potenza europea, non vuol più esser seconda a nessuno, nemmeno nel campo scientifico e letterario. Tipico esponente della molteplicità di interessi, dell'ardore di ricerca e degli entusiasmi nazionalistici dell'epoca è Olaus Rudbeck (1630-1702), professore di anatomia, studioso di botanica e di filologia ed autore della immaginosa Atland (1679), nella quale, superando le fantasie di Johannes Magnus, giunge a identificare nella S. la leggendaria Atlantide di Platone. Maggior valore scientifico ha la prima storia del diritto svedese (De jure Sæanum et Gothorum vetusto) di Johan Stiernhöök. Dando inizio al primo dizionario della lingua svedese (Gambla Sæa och Gotha males fästebur) e pubblicando il Codex argentus di Ulfila, Georg Stiernhjelm (1598-1672) persegue un fine nazionalistico, ed è l'amor di patria che lo spinge a «far cantare per la prima volta le muse in svedese» nel suo poema epico in esametri Hercules (1658), opera non ispirata liricamente, ma fondamentale per il successivo sviluppo della letteratura. Dimenticate sono ora le opere dei numerosi imitatori di Stiernhjelm, come dimenticato è anche Samuel Columbus (1642-79), ma vive sono ancora le poesie di Lars Wivallius (1605-69) e di Lars Johansson (1638-74) conosciuto sotto il nome di Lucidor l'infelice. Specie di Villon nordico, ribelle e vagabondo, Lars Wivallius compose i suoi canti migliori in carcere. Come Wivallius, anche Lucidor campò la vita cantando a nozze e funerali: la gioia dell'ebrezza è da lui sentita con un pesante sensualismo nordico, che si ritroverà poi in molti poeti svedesi. Verso la fine del secolo lo spirito classicheggante del Trissino e dello Opitz, ammirati ed imitati dallo Stiernhjelm e dai suoi seguaci, è soffocato dall'influsso del marinismo italiano e della seconda scuola slesiana. Più che Johan Lillienstedt (1655-1732), traduttore del Guarini, e di Christofer Levoncrona (1662-1710) varrà ricordare Gunnion Eurelius Dahlstierna, imitatore del Marino. Alla Francia guardano invece Israel Holmström, imitatore di Scarron, e Johan Runius (1679-1713). Ma la sconfitta della Poltava (1709) soffoca qualsiasi sogno nazionalistico, riportando i poeti verso la realtà o verso un più complesso atteggiamento religioso. Se i fermenti religiosi dell'epoca trovano sfogo nel misticismo allucinato di Swedenborg (1707-78), autore di molte opere scientifiche e filosofiche, non meno rappresentativa del Settecento svedese è la limpida semplicità della prosa di Linneo (1707-78), specialmente avvincente nella descrizione dei viaggi in Lapponia ed in Olanda. Più che sotto il segno della speculazione religiosa, il secolo è, anche in S., sotto quello della scienza e della corte, ed in onore della prima e sotto la protezione della seconda sorgono a Stoccolma numerose accademie e società scientifiche e letterarie: ultima in ordine di tempo ma non di importanza l'Accademia svedese, fondata nel 1786 da Gustavo III, e tuttora viva e operante nella vita culturale del paese. Nello stesso anno del viaggio in Lapponia di Linneo (1732) viene pubblicato a Stoccolma, su modello dello Spectator dello Addison, il primo importante settimanale svedese, Then swänska Argus («L'Argo svedese»), a cura di Olof Dalin. Poeta di corte, storico ufficiale della nazione e precettore del principe ereditario, Olof Dalin (1708-63) è la figura più notevole dell'epoca gustaviana. Più che un poeta ispirato o un pensatore originale, egli fu un animatore ed un volgarizzatore; si ricordi la sua Storia della S. (Sæa rikes Historia), la Storia del cavallo (Saga om hästen) e alcune canzoni in onore della natura. Dimenticate sono ora la sua commedia Den afwundsjuke («Il geloso») e la sua tragedia Brynilde. Alle idee del razionalismo voltairiano, di cui Dalin si era fatto diffusore, si comincia a opporre, dopo la metà del secolo, un sentimentalismo di tipo rousseauiano, ed il mutar del gusto favorisce il successo dei poeti dell'«ordine dei costruttori del pensiero» (Tankebyggareorden) aperti sia alle esigenze del sentimento che a quelle della ragione. Al centro del gruppo è la poetessa H. C. Nordenflycht (1718-63), autrice della sentimentale raccolta Den sorgende Turturduftens («La tortora addolorata») ancora valida per la sincera ricerca della verità da parte dell'autrice, eternamente in lotta con se stessa nel tentativo di conciliare razionalismo e sentimentalismo, religione tradizionale e filosofia illuministica. Più grandi come poeti G. F. Gyllenborg (1731-1808) e G. P. Creutz, autore dell'elegante poema pastorale Atis och Camilla («Atis e Camilla»). Con la morte di Dalin e della Nordenflycht, con la partenza di Creutz per l'estero e con il ritirarsi di Gyllenborg dal campo della letteratura militante si fa un vuoto nel mondo ufficiale delle lettere svedesi, né vale a colmarlo la fondazione (1766) della società letteraria Utile dulci, cui pure è legato il nome del poeta Oxenstierna (1750-1818). Ma al di fuori di ogni accademia e movimento letterario si fanno ora sentire voci di vera poesia: Jacob Wallenberg (1746-78) compone Min son på galeian (« Mio figlio sulla galea ») negli stessi anni in cui C. M. Bellman (1740-95) diviene l'idolo delle allegre compagnie della capitale. Melodia e testo sono indissolubilmente legate nella sua opera, che fa rivivere la gaia Stoccolma dell'epoca gustaviana. Idolo delle bette, e nello stesso tempo gradito alla cosiddetta buona società, Bellmann venne ben presto anche ammesso alla Corte di Gustavo III e poté pubblicare le sue raccolte di poesie (Fredmans Epistler [« Le epistole di Fredman »] e Fredmans Sänger [« I canti di Fredman »]) per diretto interessamento di Kellgren, da tutti riconosciuto come arbitro letterario. Traduttore di Young e di Ossian in gioventù, bibliotecario di Gustavo III e suo collaboratore nella stesura di drammi storici, J. Kellgren (1751-95) passa insensibilmente nella sua poesia da un raffinato sensualismo di gusto francese e settecentesco ad un più profondo panteismo cosmico (Den nya skapelse [« La nuova creazione »]) di gusto preromantico. Contro le sue convinzioni illuministiche fu specialmente diretta la polemica di Thorild. Specie di cavaliere errante senza principessa — come egli stesso si definì — T. Thorild si era fatto in quegli anni propugnatore dei diritti della natura e del sentimento nello spirito del Werther goethiano, ma in fondo era anch'egli molto meno lontano dall'illuminismo di quanto credesse, nonostante il suo elogio delle passioni (Passionerna, 1780) ed il suo culto del genio. Ultimo epigono dell'illuminismo svedese K. G. av Leopold (1750-1829) autore di eleganti poesie e irriducibile avversario di Thorild. Liricamente ispirato fu invece B. Lidner (1757-93), simile a Thorild per temperamento e acceso dagli stessi entusiasmi. Grande la potenza espressiva da lui raggiunta nel poema tragico Spataras död (« La morte di Spatara »), e veramente profondo il sentimento religioso nel poema Yttersta domen (« Il Giudizio universale ») ove a echi di Milton e di Young si aggiungono reminiscenze dantesche. Minore profondità ma maggiore equilibrio si trovano nelle opere di Anna Maria Lenngren (1755-1817) popolarissima tra i contemporanei; tra i suoi ammiratori è da annoverare il poeta F. M. Franzén (1772-1847), la cui mistica religiosità ed i cui interessi filosofici già preludono al romanticismo: famoso il suo poema Människans anlete (« Il viso dell'uomo »); più oscura e mistica Det nya Eden (« Il nuovo Eden »). Anche in S. si ha, alla fine del secolo, un risorgente interesse per il mondo classico; ne sono rappresentanti, nei campi rispettivi della filosofia estetica e della poesia, C. A. Ehrensvärd (1745-1800) e G. G. Adlerbeth (1751-1818). Del primo si ricorderà Resa till Italien (« Viaggio in Italia »); del secondo diverse rielaborazioni di tragedie classiche e traduzioni da Virgilio, Orazio, Ovidio e Racine. La S., già dominata dalla cultura classicistica francese, si volge ora dimostrativamente verso la filosofia e la poesia tedesche, mentre l'avvento al trono del francese Bernadotte chiude il tragico ed agitato periodo napoleonico, e la perdita della Finlandia, non compensata né politicamente né sentimentalmente dall'annessione della Norvegia, fa sorgere una nuova forma di accesso nazionalismo.

SVEZIA - Cripta della cattedrale di Lund (sec. XII).
SVEZIA - Cripta della cattedrale di Lund (sec. XII).(fot. Berndt Johnson)

Mentre il classicismo francese aveva regnato sovrano specialmente nella capitale, il pensiero tedesco trova i suoi primi cultori in provincia, specialmente tra gli studenti dell'Università di Uppsala. Sono essi a fondare la prima società romantica, Musis amici, ben presto (1807) tramutata nell'Aurora förbundet (« Lega Aurora »). Anima del gruppo dei « fosforisti », come questi giovani vennero chiamati dalla loro rivista Phosphorus, è il giovane P. D. A. Atterbom (1790-1855), e suo è il prologo premesso al primo numero della rivista per esporre il programma estetico filosofico del movimento, ispirato alla metafisica romantica ed alla dottrina schellingiana di unità di natura e spirito. Meno oscuro il romantico simbolismo del suo ciclo poetico Blommorna (« I fiori »). Per sfuggire all'insoddisfazione del presente, si sognavano paesi lontani e favolosi, quale l'Oriente biblico, o semplicemente più favoriti dal clima, come l'Italia, ma solo pochi di questi giovani, e fra questi Atterbom, poterono realizzare il loro sogno. L'esperienza italiana, preceduta da un contatto diretto con i maggiori rappresentanti del romanticismo tedesco, portò Atterbom ad una maggiore chiarezza concettuale, o almeno ad una maggiore plasticità e ricchezza formale. A questa esperienza sono direttamente legati i due poemi allegorico-lirici Lyckslighetensö (« L'isola della beatitudine ») e Fagel Blå (« L'uccello azzurro »), nei quali il nostalgico desiderio di bellezza di tutto il romanticismo svedese è superato in nome di una più alta istanza etica. Nominato professore di estetica all'Università di Uppsala, Atterbom si occupò con entusiasmo di critica letteraria; la sua opera Svenska siare och skulder (« Poeti e veggenti svedesi ») viene considerata come il primo tentativo di storia letteraria svedese.

Negli stessi anni viveva anche a Uppsala, al di fuori di ogni gruppo e polemica letteraria, E. J. Stagnelius (1711-95). Tragicamente consapevole del dualismo tra materia e spirito, egli compone poesie musicalissime di allucinata sensualità e di intenso misticismo, che sono tra le più alte espressioni liriche della letteratura svedese. Oltre al vasto ciclo poetico Ljlior i Saron (« I gigli di Saron »), da ricordare il suo poema Vladimir den store (« Vladimiro il grande ») e la tragedia Bacchanterna (« Le Baccanti »). Ad un platonico misticismo è anche ispirata la severa lirica di Eric Sjöberg (1794-1828), più conosciuto sotto lo pseudonimo di Vitals, vissuto anche egli a Uppsala, in aperta polemica con i fosforisti. Le lotte di fine Settecento tra i fautori del classicismo ed i preromantici sembrano riaccendersi ora tra i rappresentanti delle due correnti romantiche dei fosforisti e dei goticisti. I membri della lega gotica (Götska Förbundet), fondata a Stoccolma nel 1811, opponevano i loro ideali eticostrici a quelli puramente estetici dei fosforisti, e alla evasione nello spazio da questi sognata preferivano una evasione nel tempo, nella direzione già indicata secoli prima da Olaus Magno. Capo ufficiale della Lega fu P. H. Ling (1776-1839), più noto per aver creato la ginnastica svedese che per le sue mediocri poesie; ma la personalità più notevole del gruppo fu senza dubbio E. G. Geijer (1783-1847), poeta e storico, filosofo e musicista. Nel primo numero della rivista Iduna (1812) furono pubblicate le sue poesie Odalbonden (« Il libero contadino ») e Vikingen (« Il vichingo »), che lo resero subito famoso in tutta la Scandinavia. Il libero contadino che ricostruisce regni e paesi condotti alla rovina dalle smanie di guerra dei potenti ed il vichingo spinto da una eterna inquietudine a guerre di conquista in terra straniera sono per Geijer il simbolo delle antiche libertà nordiche e delle caratteristiche eterne della nazione. Agli stessi ideali nazionalistici sono ispirate anche le sue opere storiche Svea rikes haffder (« Annali del Regno di Svezia ») e Sveaika folhets historia (« Storia del popolo svedese »), capolavori entrambi dello storicismo romantico svedese. L'altro grande poeta legato al movimento gotico fu E. Tegnér (1782-1846). Conservatore in politica come Aterbom (Geijer passerà invece nel 1838, in modo drammatico e dimostrativo, al campo liberale) e grande ammiratore di Napoleone in cui vedeva incarnato il genio del secolo, Tegnér fu subito conosciuto in tutta la S. per il suo poema patriottico Svea (1811) ispirato alla dolorosa perdita della Finlandia. Lontano sia dallo storicismo di Geijer che dalle metafisiche oscurità dei fosforisti, Tegnér è l'erede, in clima romantico, della migliore tradizione gustaviana, e le sue belle odi di pensiero lo mostrano alla ricerca di una chiarezza e di una umanità nello spirito del classicismo di Weimar. Grandissima fortuna ebbe in tutto il Nord il suo breve poema in esametri Fritiofs Saga (« La saga di Fritiof ») nel quale gusto neoclassico ed entusiasmo romantico per le antichità nordiche sono fusi con grande eleganza. Ma poco dopo la pubblicazione della Saga di Fritiof, lo spirito del poeta si ottenebra, e da allora in poi Tegnér riuscirà solo di rado a raggiungere nella poesia quell'equilibrio che ormai più non lo sorreggeva nella vita. Tra gli epigoni del romanticismo varrà ricordare K. A. Nicander (1799-1839) melodioso cantore dell'Italia in opere che suscitarono l'entusiasmo dei contemporanei. L'Italia sarà anche il principale motivo di ispirazione di C. V. Böttiger (1807-78) e di C. J. G. Snoisky (1841-1903) continuatori in questo della tradizione romantica. Ma anche se gli epigoni ne faranno ancora per molti anni riecheggiare i motivi, l'epoca d'oro del romanticismo svedese può considerarsi terminata intorno al 1830, quando una concezione più realistica della vita e della letteratura porta ad un prevalere della prosa sulla poesia, della descrizione esatta sulla evocazione e trasfigurazione fantastica, e gli interessi vengono a poco a poco a polarizzarsi, anche nel campo letterario, sui problemi sociali. Tipico rappresentante di questo periodo di trapasso è Jonas Love Almquist (1793-1866), incline al misticismo swedenborghiano ed in contrasto non solo teorico (fu forse omicida, e certamente bigamo) con la tradizionale morale cristiana, romanticamente attirato da tempi e paesi lontani, ma realisticamente teso alla soluzione dei problemi sociali contemporanei. Tra la sua vastissima produzione, di valore molto disuguale, si trovano alcune delle opere più interessanti alla letteratura svedese: la fantastica e geniale storia di Tintomara, quella di Araminta May ed il racconto Signora Luna, compresi tutti nella enorme raccolta di drammi, romanzi e racconti Törnrosens bok (« Il libro di Rosaspina »). Grandissimo fu lo scandalo suscitato dal suo bel racconto Det gör an (« Può andare »). Mentre Almquist pone così il problema della donna lavoratrice e del suo diritto all'amore, anche fuori del vincolo matrimoniale, Federica Bremer (1801-65) lotta perché vengano concessi alla donna pari diritti sia nel campo dell'istruzione che in quello dell'amministrazione del patrimonio familiare; grande fu il successo sia dei suoi romanzi d'ambiente borghese (da ricordare Presidentens döttrar [« Le figlie del presidente »], Grannarna [« I vicini »]) che delle sue descrizioni di viaggio in America (Hemmen i den nya världen [« A casa nel nuovo mondo »]) ed in Europa (Livet i gamla världen [« La vita nel vecchio mondo »]). Mentre Almquist e Federica Bremer sembrano preludere alla letteratura avvenire, Gunnar Wennberg (1817-1901) si ispira invece alla tradizione bellmaniana di una poesia cantata per i suoi Gluntarna (« I ragazzi »), gioiosi e sentimentali dialoghi di vita studentesca. Al tradizionale nazionalismo svedese si ispirano - negli stessi anni - sia C. W. Strandberg (pseud. Talis Qualis; 1818-77) che O. P. Sturzen-Becker (pseud. Orvar Odd; 1811-69), appassionati fautori dello scandinavismo. La nota patriottica nazionale predomina nella letteratura in lingua svedese della Finlandia, oramai sotto il dominio russo, ove ad un romantico interesse per il popolo si aggiunge la nostalgia per le antichità nordiche, sentite come nazionali. Il maggior rappresentante di questo romanticismo è J. L. Runeberg (1804-77), cantore della misera vita dei contadini della sua terra nel poema Elgskytarne (« I cacciatori di elci »), evocatore di un mitico mondo nordico in Kung Fjalar (« Re Fjalar ») e creatore della poetica epopea nazionale Fänrik Stål signer (« Racconti del portabandiera Stål ») ispirati alla guerra russo-svedese del 1808-1809. Sempre in Finlandia, la storia nazionale viene anche rievocata in tono di leggenda da Z. Topelius (1818-68), noto specialmente per le sue fiabe. Ad Almquist ed al naturalismo francese si ispira intanto, in S., A. V. Rydberg (1828-95): si ricordano la romantica novella Singoalla ed i due romanzi storici Den siste athenaren (« L'ultimo ateniese ») e Vapenmeden (« L'armaiuolo »), ispirati il primo al contrasto tra mondo classico e cristianesimo nel periodo ellenistico, ed al contrasto tra cattolicesimo e protestantesimo il secondo, ambientato nell'età della Riforma protestante. Analoghe aspirazioni ad una libertà religiosa cristiana al di fuori di ogni dogma si trova nella sua opera Bibelns lära om Kristus (« L'insegnamento della Bibbia su Cristo »). Minor sforzo concettuale e maggior equilibrio artistico è nelle Romerska signer om apostlarne Paulus och Petrus (« Racconti romani sugli apostoli Paolo e Pietro ») e in Romerske kejsare i marmor (« Imperatori romani nel marmo »). Un uguale idealismo, ma un maggiore interesse per i problemi sociali, si trova nelle opere di Carl Snoisky (1841-1903), del quale si sono già menzionate le poesie di argomento italiano e che può considerarsi un discepolo dei parnassiani. Egli è il principale rappresentante degli « Pseudonimi » (Signaturer), membri tutti della « Società dei senza nome » fondata ad Uppsala nel 1860. Ormai l'epoca dell'idealismo romantico è definitivamente tramontata anche in S., dove, come in Danimarca con Brandes ed in Norvegia con Ibsen e con Bjornson, la letteratura affronta i problemi sociali e politici del giorno. La figura più rilevante e più discussa di questo periodo è quella di A.

SVEZIA - Il « Codex aureus » dei Vangeli (sec. VIII) - Stoccolma, Museo nazionale.
SVEZIA - Il « Codex aureus » dei Vangeli (sec. VIII) - Stoccolma, Museo nazionale.(fot. Fides)
SVEZIA - S. Giorgio e il drago. Affresco del 1451-52 - Vendel, Chiesa.
SVEZIA - S. Giorgio e il drago. Affresco del 1451-52 - Vendel, Chiesa.(da Guide des monuments visités par les membres du XIIIe Congrès International d'hist. de l'art, Storcolma 1911, fig. 3)

Strindberg (1849-1912). Sensibilissimo e spietato, libero pensatore e mistico, liberale e socialista, anarchico e nietzschiano, egli fu sempre fanaticamente attaccato alla sua convinzione del momento; egocentrico in maniera parossistica e patologica, fu in ogni modo dotato di vera genialità e di potente forza creativa. Grande fu lo scandalo da lui suscitato nel 1879 con Röda rummet (« La sala rossa »), che può considerarsi il primo romanzo svedese moderno; più equilibrato ed artisticamente valido, anche se meno originale, Hemsöborna (« Gli abitanti di Hemsö »). Diversissimo il tono in I Hafsbandet (« Sul mare ») ove è annunciata la morale nietzschiana del superuomo. Carattere dichiaratamente autobiografico hanno Tjänstekvinnans son (« Il figlio della serva »), Inferno, e lo spaventoso Plaidoyer d'un fou, diretto contro la moglie in particolare ed il sesso femminile in generale. Allo stesso furore misogino sono ispirati i drammi Fadren (« Il padre »), Dödsdansen (« La danza macabra »), mentre più distaccato e oggettivo, nel suo spietato naturalismo, è l'atto unico Fröhen Julie (« La signorina Giulia »). I drammi Till Damaskus (« Verso Damasco ») e Advent (« Avvento ») testimoniano una crisi mistica, cattolicheggiante più nella forma che nella sostanza, mentre il simbolismo religioso del dramma espressionista Drömspelet (« Il sogno ») non ha più molto di cristiano. Delle sue conquiste stilistiche e formali nel campo della narrativa seppero far tesoro gli scrittori della « Giovane S. » direttamente influenzati dal naturalismo danese e dalla contemporanea letteratura norvegese. Tra essi si ricordano G. af Gejerstam (1858-1909), Anne Charlotte Edgrén (1849-92), Ola Hanson (1860-1925), poi seguace di Nietzsche e infine convertito al cattolicesimo, e Victoria Benedictson (1850-88; pseud. di Ernst Ahlren). Ormai il naturalismo che ha combattuto, ed in parte vinto, la sua battaglia, non ha più niente di nuovo da dire, e contro il « realismo da ciabattini » degli scrittori della « Giovane S. » si leva verso il 1890 la voce di V. von Heidenstam (1859-1940), di O. Levertin (1862-1906) e degli altri neoromantici. Come il naturalismo si era opposto al romantico culto degli ideali, ci si oppone ora ad esso in nome di un aristocratico ideale di bellezza. Se la muta dimostrazione di dolore delle masse proletarie alla morte di Strindberg sancisce la portata sociale del suo successo, nel campo letterario trionfa invece l'estetismo aristocratico di Heidenstam. Dopo una gioventù passata in gran parte in Italia ed in Oriente, Heidenstam conosce il successo con la raccolta di poesie Vallfart och Vandringsår (« Pellegrinaggi ed anni di viaggio ») e con il romanzo Endymion (« Endimione »). Seguono il saggio Renaissance (« Rinascimento ») e Pepitas bröllop (« Il matrimonio di Pepita »), feroce satira del naturalismo scritta in collaborazione con O. Levertin. La contrapposizione di due mondi è anche il motivo principale di Hans Alienus, ed il temporaneo ritorno del protagonista Hans alla sua patria del nord prelude al definitivo ritorno del poeta alla natura del suo paese. La terra di S. ed il popolo svedese, « troppo piccolo per creare un grande regno ma abbastanza grande per generare grandi uomini », sono d'ora in poi i motivi preferiti del poeta che aspira a divenire vate della nazione. Si ricordano le raccolte di poesie Ett folk (« Un popolo ») e Nya Dikter (« Nuove poesie »), i romanzi Karolinerna (« I soldati di Carlo XII »), Heliga Birgittas pilgrimsfärd (« Il pellegrinaggio di s. Brigida »), Folke Filbyter e Bjälboarvet (« L'eredità di Bjälbo »), i saggi storici Svenskarna och deras hövdingar (« Gli Svedesi ed i loro capi ») e l'autobiografia När kastanjerna blommade (« Quando fiorivano i castagni ») pubblicata postuma nel 1941.

Di Levertin, ben presto affiancatosi ad Heidenstam nella lotta contro il naturalismo, sono da ricordare le belle liriche di Legender och visor (« Leggende e canzoni »), di Nya Dikter (« Nuove poesie ») e di Dikter (« Poesie »), le raffinate Rococonoveller (« Novelle del rococò »), gli acuti saggi Diktare och drömmare (« Poeti e sognatori ») e Svenska gestalter (« Figure svedesi »). Il suo capolavoro è però indubbiamente il poema Kung Salomo och Morolf (« Re Salomone e Morolf »).

Mentre il paesaggio evocato da Heidenstam è spesso generico, la natura della provincia svedese, e specialmente del Värmland e della Dalercaria, viene cantata con grande immediatezza e senza alcun sospetto di retorica da G. Fröding (1860-1911) e da E. A. Karlfeldt (1864-1931). Comuni ad entrambi un amore esclusivo per la terra natale ed una grande capacità di evocazione umoristica della vita provinciale e paesana. Temperamento complesso e tormentato, Fröding dopo il successo delle prime sue due raccolte di versi Guitarr och Dragharmonica (« Chitarra e fisarmonica ») e Nya dikter (« Nuove poesie ») cerca invano di placare nel canto la sua angoscia sempre crescente, sino a che lo scandalo da lui involontariamente suscitato con alcune poesie della raccolta Stänk och fikar (« Spruzzi e brandelli ») lo spinge definitivamente oltre le soglie della pazzia. Più serena la musa di Karlfeldt, alieno da problemi filosofici e religiosi, pago di abbandonarsi all'ebrezza del canto ed al virtuosismo verbale. Si ricordano le sue raccolte di poesia (spesso musicate, secondo la tradizione svedese) Fridolins visor (« I canti di Fridolin »), Fridolins lustpärd (« Il parco di Fridolin »), Flora och Pomona (« Flora e Pomona »), Flora och Bellona (« Flora e Bellona ») e Hösthorn (« Corno di autunno »). Sempre intorno al 1890 il Värmland viene anche evocato in un'atmosfera di leggenda e di poesia nel famoso romanzo Gösta Berlings Saga (« La saga di Gösta Berling ») di Selma Lagerlöf (v.). Molto fortunata la successiva produzione di questa scrittrice, più sostenuta dall'entusiasmo e dalla fede nei valori dell'ideale che da grandi capacità stilistiche e formali. Fröding, Karlfeldt e Selma Lagerlöf cantano la provincia svedese proprio mentre essa sta per esser definitivamente travolta dal progredire della civiltà industriale: d'ora in poi la realtà quotidiana della vita di provincia verrà esaminata con occhi impassibili, sarà spesso descritta in funzione di una polemica sociale, sarà oggetto di satira o di umorismo, ma non verrà più poeticamente trasfigurata. Già incrinato da preoccupazioni realistiche è il neoromanticismo di Pär Hallstrom. Storcolma trova invece i suoi poetici cantori, di tono quasi crepuscolare, in H. Söderberg (1869-1947) autore del noto romanzo Martin Birks ungdom (« La giovinezza di Martin Birks ») ed in Bo Bergman. L'interesse si sposta dalla città ai suoi abitanti con S. Siwertz (1882), attento osservatore della borghesia arricchita del primo dopoguerra, nei suoi romanzi e specialmente in Selambs (« I Selamb »). Nulla di poetico avrà più l'immagine della capitale svedese nel crudo romanzo Kunggatan di Ivar Lo-Johansson, uno dei molti moderni scrittori proletari svedesi.

Difficile tracciare in modo unitario lo svolgersi della letteratura svedese degli ultimi cinquant'anni, successivamente, quando non contemporaneamente, influenzata dai diversi movimenti di pensiero europei nonché dalla narrativa americana, e determinata dalla fusione e dalla coesione di tendenze tra loro diverse, spesso inconciliabili nei paesi d'origine. Tra gli scrittori proletari, diversi provengono dal Norrland. Già alla fine del sec. XIX si era fatta sentire da questa regione la voce di protesta di Pelle Molin (1864-96); seguirono, tra gli altri, Olof Högberg (1885-1932: si ricorda il suo romanzo Stora vrede [« La grande ira »]), Gustav Hedenvind Eriksson, Eyvind Johnson. Unica voce di consenso al processo di industrializzazione cui era sottoposto il paese quella di L. Nordström (1882-1942). Opera di polemica sociale, sempre ambientata nel Norrland, è il romanzo Timmerdalen di Martin Koch, il primo in ordine di tempo degli scrittori proletari svedesi, mentre la tristezza del paesaggio e la miseria e l'isolamento degli abitanti sono poeticamente rivissuti nell'opera di Dan Anderson (1880-1920) che da quella tristezza e da quella miseria seppe liberarsi solo nella trasfigurazione artistica, creando poesie di intensa musicalità e demonica bellezza (da ricordare la raccolta Svarta ballader [« Ballate nere »]) e artistiche novelle di un forte realismo. Grande era stata l'impressione suscitata dalla prima guerra mondiale, scoppiata mentre il mondo delle lettere svedesi sembrava convertirsi, sotto l'influsso della filosofia bergsoniana, ad una maggiore fede nella vita, ma ancora più forti e decisive furono le conseguenze del caotico dopoguerra europeo: caratteristici i titoli del romanzo di Sivertz, Eldens återskva (« Il riflesso del fuoco »), e delle prime raccolte di poesie di Pär Lagerkvist: Ångest (« Angoscia ») e Kaos. L'esperienza dell'espressionismo tedesco fu decisiva per Harriet Löwenhielm (1887-1918), che da un sottile ed intellettuale giuocio lirico giunge a gridare la sua angoscia di fronte al dolore ed alla morte, e per Edith Södergran (1892-1923), ispirata poetessa finlandese di lingua svedese. Che il disorientamento nel campo del pensiero preludesse ad una crisi nel campo sociale ed economico fu specialmente chiaro dopo che il suicidio di Kreuger (1932) pose fine ad un periodo di fittizia prosperità. Una buona testimonianza di questo momento di crisi è data nella raccolta di saggi Två generationer (« Due generazioni ») di Sven Stolpe, già agitato da quella crisi religiosa che, dopo averlo avvicinato al movimento di Oxford, ne farà un convinto assertore della fede cattolica. Contemporaneo (1929) è il debutto di « cinque giovani scrittori proletari » (A. Lundkvist, Harry Martinson, J. Kiellgren, G. Sandgren ed E. Asklund), che esaltarono la vita degli istinti e la moderna civiltà delle macchine in uno stile quasi futurista, che risente tanto della narrativa americana quanto della scrittura automatica surrealista. La realtà politica europea dopo il 1930, che non poteva lasciare a questi giovani molte illusioni sul reale progresso del mondo, li portò poi a scivolare verso un atteggiamento sempre più dichiaratamente di sinistra, almeno sino allo scoppiare della seconda guerra mondiale. A. Lundkvist, capo e teorico del movimento, è oggi un autorevole critico letterario di ispirazione marxista (i rappresentanti della critica positivista tradizionale sono H. Schück, M. Lamm, G. Castrén, O. Sylvan e F. Böök).

Una sempre più consapevole tendenza a sinistra si trova anche nelle fortunate opere di Harry Martinson, marinaio e vagabondo (Kop Parväl; Resor utan mål [« Viaggi senza meta »], Näselorna blomma [« Fioriscono le ortiche »], e Vägen ut [« Fuori »]). Mentre gli scrittori autodidatti di origine proletaria (tra essi anche R. Värnlund e Moa Martinsson) si disinteressano generalmente ai problemi formali, o sono all'avanguardia dal punto di vista stilistico, gli scrittori provenienti dalle classi borghesi e dal mondo accademico non si staccano per lo più dalla tradizione: così i poeti W. E. Ekelund ed A. Österling, lirici cultori della bellezza in una atmosfera di classica serenità (analoga l'ispirazione del finlandese E. Zilliacus), lo storico dell'arte K. Asplund, il romanziere G. Hellström, Hjalmar Bergman (1883-1931), estroso ed ironico evocatore della provincia svedese nei suoi romanzi e nelle sue commedie. Più sentimentalmente banale l'ironia un po' decadente degli idilli provinciali di Birger Sjöberg (1885-1929); sapido umorismo e gusto della caricatura si trova invece nei racconti di A. Engström (1869-1940). Dal mondo della nobiltà provengono due scrittrici tra loro diversissime per temperamento e destino, Marika Stiernsted, elegante autrice di piacevoli romanzi, e Agnes von Krusenstjerna (1894-1940), spietata e morbida osservatrice di un mondo patologicamente anormale, cui essa stessa appartiene, e che trasfigura artisticamente illudendosi di trovarne così una giustificazione anche in sede morale. Una sensibilità ugualmente ammalata ma un minor equilibrio artistico, compensato però da un maggiore engagement di fronte ai problemi della vita e da una più intensa ispirazione lirica, si trova nell'opera di Karin Boye (1900-41), morta tragicamente nei primi anni della guerra, dopo aver messo in guardia, nel suo romanzo Kollokain, contro il soffocamento della libertà umana da parte degli Stati totalitari. Indubbiamente più sana, in tutta la sua produzione, Elin Vägner, continuatrice della lotta di Ellen Key per i diritti della donna, fiduciosa nei valori positivi del cristianesimo e nella vittoria del bene sul male. Un maggiore impegno sociale si può notare nelle opere di Anna Lenah Elgström, già conosciuta per le sue tendenze di sinistra e da poco convertita al cattolicesimo. Negatore di ogni trascendenza resta invece Erik Blomberg; tragicamente consapevole della limitatezza umana, egli ha cercato di superarla con una adesione totale al socialismo; la presenza di un essere divino è anche negata da Stellan Arvidson e da Johannes Edfelt, pur fiducioso nella vittoria finale delle forze dello spirito. Una bizzarra nota grottesca assume a volte la disperata angoscia di Nils Ferlin, che invano ha letto, come dice lui stesso, « Freud, Adler ed anche la Bibbia », e che sa entusiasmare i suoi connazionali, e specialmente i giovani, con cantilene (musica e testo sono spesso indissolubili), nelle quali l'umorismo ed il sarcasmo non riescono a nascondere completamente la commosione di fronte alla miseria del mondo. Maggior impegno e più profondo senso religioso della vita, sia pure al di fuori di qualsiasi chiarezza dogmatica e di qualsiasi fede confessionale, si trova nelle opere di H. Gullberg e di Pär Lagerkvist, senza dubbio i due più grandi scrittori svedesi contemporanei. Già scossi dal primo conflitto mondiale e da un dopoguerra nel quale « si onorava la vita e si disprezzava l'uomo », essi sono stati portati dagli eventi bellici e dalle discussioni ideologiche degli ultimi anni ad approfondire sempre più, per vie ed in modi diversi, la loro ricerca dei perché della vita. Incline per natura al misticismo e fedele ai valori tradizionali della poesia (ma la sua ultima raccolta di poesie, del 1952, Dödimask och lustgård [« Maschera di morte e giardini »], ha stupito per il suo modernismo) Gullberg canta spesso della sua delusione di fronte alla vita e della sua speranza nell'aldilà; si ricordano le sue raccolte di poesie Kärlek i tjugonde seklet (« L'amore nel XX sec. »), At overvinna världen (« Superare il mondo »), Fem bröd och två fiskar (« Cinque pani e due pesci »). Più complessa forse la natura di Pär Lagerkvist, premio Nobel 1951. Poeta e saggista, romanziere e drammaturgo, dall'angoscia e dal pessimismo delle prime opere, già ricordate, Lagerkvist è passato prima ad un vago amore per l'umanità (cf. il romanzo Det eviga leendet [« Il sorriso eterno »]), poi ad un'aperta difesa dei valori dello spirito contro la violenza bruta (Bodeln [« Il boia »]) ed è oramai unicamente preoccupato, al di fuori da ogni ricerca formale, dei problemi dell'esistenza e della ricerca dei valori positivi di essa (cf. il dramma De vissa sten [« La pietra filosofale »] ed i romanzi Dvärgen [« Il nano »] e Barabbas). Tra le opere letterarie ispirate all'ondata di nazionalismo che corse per quasi tutta la S. durante la guerra, si ricordano i romanzi Sommernatten (« Notte d'estate ») di Sten Selander, Hemland (« Patria ») di Gunnar Mascoll Silfverstolpe e l'avvincente romanzo storico Rid i nat (« Cavalca stanotte ») di W. Moberg. Ben diverso il carattere dell'umoristico romanzo storico Röde orm (« Serpe rosso ») di V. B. Bengtsson, vera fuga sulle ali della fantasia e del buon umore dalla realtà quotidiana. Si può dire, in linea di massima, che con la seconda guerra mondiale sia cessato l'interesse per la cosiddetta letteratura proletaria a sfondo autobiografico, e che si preferisca invece affrontare problemi di più vasta portata ideologica, anche nel campo economico; interessante un saggio di Folke Fridell del 1947, che auspica una nuova letteratura sociale non più di classe, che sappia affrontare i problemi della personalità umana mortificata e soffocata dalla moderna civiltà industriale. Caratteristico, a questo riguardo, l'ultimo romanzo di ispirazione omerica, di Eyvind Johnson (Strändernas zvali), già scrittore di ispirazione proletaria.

SVEZIA - Conferma del Trattato di pace fra S. e Russia, sottoscritto da Carlo XII di S. (febbr. 1699). In alto, al centro della cornice il ritratto del Re, ed intorno gli stemmi di tutte le regioni svedesi. Al centro lo
SVEZIA - Conferma del Trattato di pace fra S. e Russia, sottoscritto da Carlo XII di S. (febbr. 1699). In alto, al centro della cornice il ritratto del Re, ed intorno gli stemmi di tutte le regioni svedesi. Al centro lo stemma reale - Mosca, Archivio del Ministero degli esteri.(da Les Archives principales de Moscou du Ministère des affaires étrangères, Mosca 1898. inv. 19)

Se il primo dopoguerra era stato in gran parte sotto il segno dell'espressionismo tedesco, si nota ora invece una chiara influenza della letteratura francese (Sartre, Camus, Malraux) e americana nella prosa, e di Eliot nella poesia. Mentre i problemi della narrativa sono in genere contenutistici (dal punto di vista formale basti notare l'uso sempre più frequente del monologo interno), la poesia viene sentita in funzione del valore lirico della parola, sia essa intesa come simbolo o come entità musicale. Molto discusso un nuovo tipo di ermetismo, sdegnoso di tutto quello che può apparir troppo facile, rappresentanti principali del quale sono Stig Dagermann, Karl Vennberg ed Erik Lindegren. Tra gli scrittori moderni da ricordare anche Olle Hedberg, Olov Hartman, Olof Lagerkranz, Iria Browallius, Lars Ahlin e Silvan Arnér.

Bibliografia7 opere
BIBL.: F. Böök, Resa Kring svenska parnassen, Stoccolma 1926; H. Schück-K. Warburg, Illustrerad svensk litteraturhistoria, 7 voll., ivi 1926-36; H. G. Topa-K. Jensen, Den skandinaviske litteratur fra 1870 til vore Dage, Copenhagen 1928; H. Schück, Sveriges Litteratur intill 1900, 2 voll., Stoccolma 1935; L. Maury, Panorama de la littér. suédoise contemporaine, Parigi 1940; G. Hasselberg, Svensk nittonhundratalslitteratur, Stoccolma 1941; A. Enriquez, Svensk Litteratur efter 1900, ivi 1945.

Alda Manghi

V. ARTE

In alto a sinistra: IL VILLAGGIO DI BOHULSAN sulla costa occidentale svedese, uno dei principali porti per la pesca e importante stazione balneare. In alto a destra: L'ANTICA CITTÀ DI VISBY nell'isola di Gotland. In basso a sinistra: IL GRIPSHOLM, iniziato nel 1937 nel Södermanland. In basso a destr
Tav. CX In alto a sinistra: IL VILLAGGIO DI BOHULSAN sulla costa occidentale svedese, uno dei principali porti per la pesca e importante stazione balneare. In alto a destra: L'ANTICA CITTÀ DI VISBY nell'isola di Gotland. In basso a sinistra: IL GRIPSHOLM, iniziato nel 1937 nel Södermanland. In basso a destra: VEDUTA NOTTURNA DEL MUNICIPIO sulle rive del lago Mälaren, architetto Ragnar Östberg (1911-23) - Stoccolma.(fot. Scandinavian Airlines System) · (da Sweden, Stoccolma 1945, p. 25) · (da Guide des monuments visités par les membres du XIIIe Congrès International d'hist. de l'Art, Stoccolma 1938, fig. 44) · (fot. F. Scandicciana)
In alto a sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DEL MONASTERO di Vadstena costruita tra il 1388 e il 1430, ora chiesa parrocchiale luterana. In alto a destra: INTERNO DEL DUOMO (sec. XIII). - Lund. In basso a sinistra: PORTALE DELLA CHIESA DI S. GIACOMO, opera di Wale (sec. XVI) - Stoccolma. In basso a des
Tav. CXI In alto a sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DEL MONASTERO di Vadstena costruita tra il 1388 e il 1430, ora chiesa parrocchiale luterana. In alto a destra: INTERNO DEL DUOMO (sec. XIII). - Lund. In basso a sinistra: PORTALE DELLA CHIESA DI S. GIACOMO, opera di Wale (sec. XVI) - Stoccolma. In basso a destra: CHIESA ABBAZIALE DI VARNHEM di origine cistercense (sec. XIII) - Vintergötland.(fot. Fides) · (fot. Akta) · (fot. Larson)
In alto a sinistra: PORTA DELLA CHIESA DI ROGSLÓSA (sec. XI). In alto a destra: URNA IN ARGENTO di s. Erico, re e martire, fondatore e patrono di Stoccolma (sec. XIV), conservata nel duomo di Uppsala. In basso: SALA CAPITOLARE DEL MONASTERO DI VADSTENA (fine sec. XIV - inizio sec. XV).
Tav. CXII In alto a sinistra: PORTA DELLA CHIESA DI ROGSLÓSA (sec. XI). In alto a destra: URNA IN ARGENTO di s. Erico, re e martire, fondatore e patrono di Stoccolma (sec. XIV), conservata nel duomo di Uppsala. In basso: SALA CAPITOLARE DEL MONASTERO DI VADSTENA (fine sec. XIV - inizio sec. XV).(fot. Fides)
A sinistra: TOMBA DI GUSTAVO VASA E DI SUA MOGLIE (1560) - Uppsala, Duomo. A destra: TOMBA DI ADLER SALVUS (1652) - Stoccolma, chiesa di S. Nicola.
Tav. CXIII A sinistra: TOMBA DI GUSTAVO VASA E DI SUA MOGLIE (1560) - Uppsala, Duomo. A destra: TOMBA DI ADLER SALVUS (1652) - Stoccolma, chiesa di S. Nicola.(da G. Upmark, Architektur der Renaissance in Schweden, Brenda 1900) · (da G. Upmark, op. cit., Brenda 1900)

Il territorio svedese entra relativamente tardi nell'ambito della civiltà artistica europea. Le testimonianze delle culture arcaiche dell'epoca preistorica non sono differenziate da particolari caratteri. Le pitture rupestri dell'età del bronzo (Bohus) appaiono conformi al processo formale scarsamente evolutivo delle culture periferiche. Così, anche più tardi, il labile contatto con la civiltà figurativa romana determina, come spesso avviene ai margini delle zone produttive, una involuzione delle forme d'imprestito e la progressiva risoluzione in un simbolismo araldico e allegorico, da cui è difficile risalire ai dati di cultura originali. Le popolazioni svedesi, come del resto le altre della regione scandinava e in genere le barbariche, riescono ad esiti originali solo nei manufatti d'uso domestico e nell'oreficeria. In questo campo è possibile trovare, a partire dal sec. VI e fino all'XI, oggetti denotanti una tecnica progredita e una scaltrezza formale che raggiunge talvolta l'opera d'arte.

Nell'alto medioevo gli scambi che appaiono più evidenti, fino all'epoca delle conquiste vichinghe, interessano l'arte irlandese. Le pietre con figurazioni antropomorfiche dell'isola di Gotland e le formelle decorate ad intrecci vegetali, piatti e fitti, dell'Uppland, denunciano mani aduse all'intaglio ligneo, che traducono, semplificandoli, i ritmi compositivi delle coeve stele e miniature irlandesi (secc. IX-X). A meno che il processo non sia inverso, come recentemente è stato proposto. Le conquiste vichinghe allargano il campo delle influenze, stabilendo contatti con l'Oriente bizantino ed arabo. Comincia allora, per il tramite della Russia (875-975), l'importazione di oggetti d'orificeria, di cui rimangono notevoli testimonianze sepolcrali (Isola di Björkö, necropoli di Polom nella provincia di Viatka). È questo il periodo critico della civiltà vichinga, in bilico fra l'Oriente e l'Occidente, come acutamente ha visto il Dawson, prima di sterzare decisamente ad Occidente con la conversione al cattolicesimo. Fino a questa data fondamentale non è possibile parlare di architettura: le pochissime costruzioni lignee superstiti, che del resto sono assai tarde (sec. XI), non hanno nulla di singolare, se si toglie qualche pregevole decorazione ad intaglio.

L'uso della pietra come materiale da costruzione incomincia dopo la conversione. È il momento del romanico, nelle forme dell'architettura lombarda. Tale contatto è spiegato storicamente dal pellegrinaggio di re Erik Ejegod a S. Nicola di Bari, nel 1908. Nel viaggio di ritorno agli ottenne dal Papa l'erezione della sede arcivescovile di Lund (1104), e molto probabilmente assoldò in tale circostanza maestranze italiane (di cui faceva parte il comacino Donatus nominato nel Necrologium Lundense), alle quali affidò il compito di erigere gli edifici necessari alla crescente comunità religiosa svedese. L'affinità stilistica degli spartiti decorativi del duomo di Lund (v.) con quelli delle chiese di Lombardia e particolarmente con S. Ambrogio di Milano, S. Michele di Pavia, il duomo di Modena è stato ampiamente dimostrata dallo Anderson. Le forme del romanico italiano non riuscirono tuttavia a determinare un orientamento stilistico generale e, ripetute stancamente qua a là, finirono assai presto per essere sommerse senza rimpianti dai moduli più audaci del romanico e del gotico francesi e spagnoli. A tale influenza, cui si assegnano i monumenti architettonici più importanti del sec. XIII, si sovrappone ben presto quella delle forme gotiche tedesche, presenti negli stessi rifacimenti del duomo di Lund, ed anche a Kinköping nell'Östergötland e nel duomo di Uppsala (ca. 1290), il tempio storicamente più importante della regione, oggi sfigurato all'esterno da un infausto restauro ottocentesco. Queste costruzioni sono caratterizzate dalla costante presenza del deambulatorio. Cappelle raggiate e cupola a doppio bulbo indicano peraltro la matrice cistercense della chiesa di Varnhem nel Västergötland.

Se non si può parlare ancora né di un'arte né di una scuola locale, bisogna però riconoscere che alla fine del sec. XIV l'orientamento stilistico è ormai definitivamente precisato: la cultura figurativa svedese si viene saldando sempre più intensamente con quella tedesca. La scultura, la pittura e la miniatura indicano chiaramente questo processo. Gli artisti tedeschi intervengono sempre più numerosi in S.: il maggiore fra essi è forse quel Bert Notke cui si deve la statua di S. Giorgio nel duomo di Stoccolma (1471). A questo periodo appartiene anche un interessante gruppo di affreschi nelle chiese rustiche intorno al Lago Mäler, che attestano finalmente il sorgere di uno stile locale a largo respiro popolare nell'ambito della tradizione gotica lineare, destinato a resistere per tutto il secolo successivo ed oltre (p. es., a Kalknälnigar, Mälinigar, ecc.). Quando le forme del Rinascimento italiano, per la mediazione del manierismo divulgato dai trattati comparsi nel corso del sec. XVI (Vitruvio, Serlio, Vignola, ecc.), si diffondono in Europa, la S., che già aveva aderito alla riforma protestante, trova nei suoi principi — i quali stanno dando l'avvio all'epoca di maggior splendore del paese — i più validi potenziatori dell'attività artistica. Da questo momento l'edilizia civile acquista la prevalenza. I castelli reali di Vadstena e di Kalmar testimoniano infatti, nel complesso delle loro strutture e della decorazione, la presenza di artisti orientati verso una traduzione nordica dei motivi tardo-rinascimentali italiani. Gli occhi sono rivolti all'Italia soprattutto durante il Regno di Giovanni III (1569-92) che, attesta l'autore della Cronaca di Stoccolma, «avrebbe fatto volentieri della sua città una Roma e una Venezia». Il maggiore architetto di questo periodo, il marmorario Dionisius de Wale, autore del primo progetto della Jakobkirke (1580), sembra sia stato di origine italiana: oriundi dall'Italia sono anche i Parr, che per tre generazioni lavorarono al servizio della casa reale (G. Battista a Borgholm e Kalmar, Francesco a Güstrow: la loro opera fu continuata da Cristoforo e Domenico, fino al 1602).

Il sec. XVII segna invece il trionfo definitivo della influenza francese, con la supremazia delle famiglie La Vallée (Simon, autore della Ritterhaus di Stoccolma, 1637-39; Jean, 1620-96, architetto della chiesa della Regina Cristina: non immemori l'uno e l'altro delle lezioni del Vignola e del Palladio) e Tessin (Nicodemo il Vecchio, 1615-81, attivo nei castelli di Borgholm, Erikshery, Mälssäker, ecc. e nel duomo di Kalmar; Nicodemo il Giovane, 1654-1728, che lasciò l'impronta inconfondibile del suo stile, sostanziato di vasta ed elaborata cultura umanistica, specialmente nel Castello reale di Stoccolma). Intorno a questi architetti gravitò una folla di scolari e d'imitatori, fra cui non mancarono alcuni svedesi degni di memoria, come H. Blume (1638-1666), Güran Josua Törnqvist, detto Aldencrantz (1668-1739), e i membri della famiglia Carlberg, architetti militari. La fortuna dei Tessin richiamò in S. scultori e pittori francesi, che furono impiegati nella decorazione del Castello reale di Stoccolma ed ebbero a profusione commissioni dalla nobiltà svedese. Basterà ricordare per tutti S. Bourdon. Anche altri stranieri si acclimatarono facilmente: anzi, proprio a un tedesco, David Klocker di Amburgo, accolto addirittura fra la nobiltà divenendo von Ehrenstrahl, spetta l'onore d'essere considerato il fondatore della scuola pittorica locale.

Superata la grave crisi che minacciò la S. dopo il crollo di Carlo XII e che disperse gli artisti di corte, l'incremento edilizio riprese durante il Regno di Federico I (1720-50). Egli affidò la direzione dei lavori del Castello di Stoccolma a Karl Härleman e favorì altri artisti francesi, come lo scultore Bouchardon e il pittore G. Taraval. Ma l'epoca più feconda di opere d'impegno e più caratteristica della cultura figurativa svedese fu il Regno di Gustavo III, che richiamò a Stoccolma i migliori artisti svedesi educativi all'estero (p. es., i pittori L. Pasch, P. Krafft, von Breda, C. G. Pilo, E. Martin). A Roma soggiornò dal 1768 al 1778 lo scultore che si può considerare a buon diritto il più rappresentativo di quanti ne abbia prodotti la S., Johan Tobia Sergel, epigono, tra i primi, del neoclassicismo.

Durante tutto il sec. XIX lo scambio con l'Occidente europeo è continuo. Gli artisti svedesi, che vanno crescendo di numero e fondano cenacoli nazionali e associazioni intese a diffondere nel loro paese d'origine la cultura artistica, soggiornano a lungo nelle capitali europee e s'adeguano con prontezza ai diversi orientamenti che caratterizzano l'instabile clima contemporaneo. Dopo la stasi — che non è soltanto svedese — dei periodi neoclassico e preraffaellita e della pittura storica e di genere, l'attrazione delle scuole di Düsseldorf e Parigi determina le due correnti fondamentali dalle quali usciranno le personalità più vivaci dell'800, vale a dire i pittori J. F. Höckert, S. M. Larsson, E. Bergh e gli scultori J. Börjesond e P. Hasselberg. Su tutti emerge, nella seconda metà del secolo, E. Josephson, paesista e colorista vigoroso. L'Associazione del Konstnärstorbundet tentò, fra il 1890 e il 1900, un esperimento crepuscolare, ai margini del decadentismo, ma fu presto travolta dall'affermazione dell'impressionismo. Nessuno di questi movimenti e neppure i successivi del Jaune, subismo, espressionismo, dadaismo, ecc., il cui centro d'irradiazione era Parigi, ha saputo produrre in S. artisti di larga rinomanza europea, se si eccettua, forse, A. Engström, la cui influenza è constatabile, per quanto riguarda il disegno umoristico, in Germania e in altri paesi centroeuropei.

SVEZIA - Glimmingehus, Skåne (sec. XV).
SVEZIA - Glimmingehus, Skåne (sec. XV).(da Guide des monuments visités par les membres du XIIIe Congrès International d'hist. de l'art, Stoccolma 1933, fig. 15)

Il sec. XX è caratterizzato soprattutto dal grande incremento urbanistico ed edilizio. All'eclettismo classicista imperante nei primi decenni, e più aderente al gusto dei committenti svedesi del contemporaneo stile Liberty, appartengono opere di grande mole, seppure esteticamente ibride, come il Palazzo comunale di Stoccolma, terminato nel 1923 da R. Östberg. Intorno al 1930 trionfò anche in S. l'architettura razionale. A quel periodo rimontano il piano regolatore di Stoccolma e le costruzioni relative, considerate giustamente esemplari correnti di quello stile e delle soluzioni che esso postulava. Ma negli ultimi decenni l'influenza di Le Corbusier e Gropius e la reazione al razionalismo, determinata dall'affermarsi dei nuovi concetti dell'architettura organica, ha suscitato promettenti iniziative: la più felice è stata senza dubbio la creazione del quartiere di Gudheden nella città di Göteborg.

Bibliografia4 opere
BIBL.: G. Upmark, Architektur der Renaissance in Schweden, Dresda 1900; H. Gamla, Svenka Städer, Stoccolma 1908-16; H. Brüning, Le relax. artist. della S. con l'Italia, Roma 1913; E. T. Arne, La Suède et l'Orient... pendant l'âge des Vikings, s. 1.

1914: A. Lindblom, Franck Barok- och Rokohu shulptur Isering, Uppsala 1923; E. Lundmark, Kyrkor i Endre Ting Konsthisto-, Stoccolma 1931; S. Lindqvist, L'epoca romana dell'età del ferro in S., in Gli studi romani nel mondo, III, Bologna 1934, pp. 309-30; M. Rydbeck, Kalkondlinjer i Adrarum och Gustaf Adolfs Kyrkor, in Bull. de la Soc. Royale des lettres de Lund, 1939-40; H. Arbman, Ferreterie cloisonnée et filigrane, ibid., 1949-50, pp. 136-72; P. M. Lugli, Aspetti dell'urbanisti, sved., in Rass. crit. di arch., 2 (1949, v), pp. 3-40; W. Holmqvist, Viking art in the eleventh century, in Acta Archaea, 22 (1951), pp. 1-56.

VI. ORDINAMENTO SCOLASTICO

Nell'ordinamento scolastico la S. molto risente delle condizioni geografiche del paese: grande superficie e popolazione relativamente poco numerosa, con abitazioni sparse e separate da grandi distanze, per cui la distribuzione delle scuole subisce una notevole sperequazione e va da un massimo di densità nei grandi centri urbani ad una rarefazione sempre più grande a mano a mano che si passa dai centri minori alle campagne, massime nella Lapponia. Donde un grande decentramento nella direzione, controllo e amministrazione degli istituti di istruzione e un ruolo decisivo in essi da parte dei comuni.

L'ordinamento scolastico abbraccia quattro tappe principali:

1. Istruzione prescolastica

Va dai 2 ai 7 anni e viene svolta prevalentemente in famiglia o in istituti dovuti alla iniziativa privata, p. es., dei grandi stabilimenti industriali; quindi i nidi d'infanzia e le scuole materne sono in non grande numero.

2. Istruzione primaria o « Folkskola »

Va dai 7 ai 14 anni, è obbligatoria e gratuita e nelle mani dei singoli comuni. Si suddivide in due sezioni: inferiore dai 7 ai 9 anni con programma prevalentemente di lettura e scrittura ed insegnanti esclusivamente femminili; superiore, dai 9 ai 14 anni, con insegnanti maschili e femminili e con aumento di materie: religione, lingua nazionale, storia, ecc., lavoro manuale, ginnastica e sport.

3. Istruzione secondaria

È prevalentemente statale e abbraccia un periodo di 7-8 anni e quattro tipi: a) istruzione secondaria teorica, che apre l'adito alla università ed è suddivisa in due fasi consecutive: « Real skola » di 4 o 5 anni, che termina con il « realexamen »; « Gymnasium », di 3 anni, che si conclude con lo « studentenexamen », e si distingue in « Latinungymnasium » a indirizzo classico e « Realgymnasium » a indirizzo scientifico. Per le ragazze esiste anche una scuola propria di 7 anni, chiamata « Flickskola ». b) Istruzione secondaria pratica a indirizzo teorico-pratico per la formazione di esperti tecnici per le carriere commerciale, industriale, amministrativa, agraria, per cui si hanno distinte: scuole industriali, commerciali, tecnologiche, agrarie, navali. Si può aggiungere il « Folkskoleseminarium » per la preparazione dei futuri maestri e vi si accede con il « realexamen ». c) Istruzione secondaria professionale, con finalità esclusivamente pratiche, organizzata con il concorso dello Stato, dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali degli operai. Generalmente sono scuole serali e gli alunni possono nello stesso tempo svolgere il loro lavoro nelle varie imprese. d) Istruzione secondaria speciale, che serve per gli adulti e prende varie forme e organizzazioni.

4. Istruzione universitaria

All'università e agli istituti superiori si accede per mezzo dello « studentenexamen ». Le università sono le seguenti: Università degli studi di Uppsala, fondata nel 1477 (Facoltà di teologia, legge, medicina, filosofia che comprende anche lettere e scienze naturali); Università degli studi di Lund, fondata nel 1668 (con le stesse Facoltà); Università degli studi di Stoccolma fondata nel 1871 (Facoltà di lettere, legge e scienze naturali); Università degli studi di Gothenburg, fondata nel 1889 (Facoltà di filosofia, lettere e scienze naturali). A Stoccolma si hanno pure le tre Accademie: di musica, di belle arti e di arti grafiche; l'Istituto centrale di ginnastica e due Istituti sociali per la formazione degli assistenti sociali. La S. ha pure vari « Collegi » per la medicina, l'odontoiatria, la farmacia, la veterinaria, l'ingegneria, le scienze economiche, l'agricoltura, le silvicultura, il commercio.

Aumentando sempre più il numero degli aspiranti alla istruzione superiore, per spianare la differenza di possibilità di studio tra la città e il villaggio e creare nello stesso tempo una più ampia unità organizzativa, la commissione scolastica proponeva nel 1946 di creare una seconda scuola unica di 9 anni, con tre cicli di 3 anni ciascuno: elementare, medio, superiore, e l'istituzione di essa possibilmente in tutti i comuni. Altre riforme riguardavano il liceo e la formazione di maestri elementari esperti nell'applicazione dei metodi attivi e degli esperimenti o tests, indicati anche dalla psicologia. Le proposte ebbero attuazione dal 1949: scuola unica di 9 anni: « Enketskola »; liceo di 4 anni; nuova « sezione generale », aggiunta a quella classica (latino e francese) e a quella moderna (matematica e inglese), allo scopo di dare importanza alla storia, alla psicologia e alla sociologia per formare i futuri funzionari dello Stato.

Nel 1945 fu creato a Stoccolma anche l'Istituto svedese per coordinare e sostenere le relazioni culturali con i paesi dell'estero favorendo gli scambi intellettuali. Per parte sua la S. si propone di inviare suoi delegati per aiutare gli Svedesi che cercano contatto con l'estero, di organizzare viaggi di studio e cicli di conferenze per gli Svedesi all'estero e per gli stranieri nella S., distribuire libri, articoli, film e dischi sulla S.; istituire corsi, congressi, esposizioni per far conoscere all'estero le opere letterarie e scientifiche svedesi; soprattutto aiutare gli stranieri a procurarsi una documentazione sui differenti aspetti della vita svedese (organizzazione sociale, igiene pubblica, lavoro, sport, agricoltura). - Vedi tavv. CX-CXIII.

Bibliografia4 opere
BIBL.: N. H. Bosson, The Swedish folk High School, Oxford 1933; E. Dilling, L'istrux. popolare in S., in S., Roma 1945, pp. 73-81; B. B., La riforma della scuola, in Bull. di legisla. scolastica comparata, 7 (1949), p. 102; S. Gunnar, Progetto di riforma scolastica in S., ibid., 8 (1950), pp. 23-26.

Celestino Testore

Informazioni sulla voce

Di Giuseppe Caraci, Silvio Furlani, Nicola Kowalsky, Celestino Testore, Alda Manghi, Riccardo Averini

Fonte Giuseppe Caraci: firma a stampa; Silvio Furlani: firma a stampa; Nicola Kowalsky: firma a stampa; Celestino Testore: firma a stampa; Alda Manghi: letta dalla scansione; Riccardo Averini: letta dalla scansione

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1605–1628.

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Caraci, Giuseppe, et al. “Svezia.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1605–1628. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/svezia.

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Caraci, Giuseppe, et al. “Svezia.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1605–1628. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/svezia.

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