SVETONIO - Incipit delle Vitae degli Imperatori. Nel fregio in basso lo stemma di Federico d'Urbino - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. Ist. 457, f. 1ᵒ (sec. xv).
cinque secoli dopo, Jordanes (De origine acti- bisque Getarum, composta intorno al 550 d. C.) parla degli suehans, forma gotica del termine swear, come di uno dei popoli della Scandinavia. Dell'ordinamento statale e della vita sociale della S. in questo periodo nulla si sa.
Nel corso dei secoli gli swear, stabiliti nel territorio intorno al lago Mälar, estesero un po' alla volta la loro sovranità alle altre regioni della S. occupandone la parte orientale. Particolare importanza raggiunse nei secc. VIII e IX la città di Birka sorta su un'isola del Mälar, che fu un ragguardevole centro di transito per le relazioni commerciali dell'Europa settentrionale. Il primo tentativo ASCARICO (v.), che si recò a Birka verso l'830 e fu nominato poi arcivescovo di Amburgo e legato per le missioni nordiche. A Birka intanto fu inviato un sacerdote sassone, Gautberto, il quale vi rimase per qualche tempo per proseguire l'attività missionaria iniziata da Anscario, ma la diffusione del cristianesimo determinò una reazione assai violenta da parte della popolazione, attaccata alle sue tradizionali divinità, cosicché Gautberto fu costretto a lasciare il paese. L'attività missionaria vi fu interrotta anche dalle scorbande dei Vichinghi, ma il cristianesimo riuscì però man mano a metter piede nel paese. Intorno al 1000 si ha notizia del primo re battezzato, Olov Skötkonung. La nuova religione dai centri missionari di Skara, Linköping, Strängnäs, Sigtuna e Västerås, si diffuse grazie anche all'intensa evangelizzazione promossa dall'arcivescovo Adalberto (v.) di Amburgo-Brema. Le pretese degli arcivescovi di Amburgo-Brema subirono un fiero colpo nel 1104 Lund (v.), in seguito alle richieste dei re di Danimarca che non gradivano la dipendenza della Chiesa danese (Lund e La Scania, che è la parte me-

(fot. Normann)
Agli inizi del sec. XIII di fronte all'attiva politica espansionistica danese di re Valdemaro Sejr, e del suo valido consigliere Anders Suneson, arcivescovo di Lund, i re di S. si sforzarono di impedire sia una eccessiva influenza di quell'arcivescovo sulle questioni ecclesiastiche della metropoli di Uppsala, sia un'estensione del dominio danese sulla Finlandia, che avrebbe compromesso gravemente la libertà del loro Regno. Nel 1216 Innocenzo III indirizzò infatti a re Erik Knutsson una lettera, con cui gli riconosceva la sovranità sulla Finlandia ed autorizzava l'arcivescovo di Uppsala a provvedere alla istituzione di uno o due vescovi in quella regione. Il timore dell'egemonia danese sul Baltico favorì pertanto la conquista della Finlandia e la sua cristianizzazione da parte della S. Le terre al di là del golfo di Botnia furono conquistate mediante le spedizioni di Birger Jarl nel 1249-1250 e di Torgils Knutsson, che fondò il castello di Viborg (Viipuri) nell'ultimo decennio dello stesso secolo. Dal sec. XIII in poi le condizioni sociali della S. subirono una profonda trasformazione. Il rafforzamento dell'autorità regia sotto Magnus Ladulås (1275-90) contribuì alla
formazione di una nuova aristocrazia, che ben presto divenne arbitra del paese, soprattutto nel corso del secolo successivo, quando si cominciò a disporre liberamente della dignità reale, conferendola a chi le garantisse i maggiori privilegi. Anche la posizione politica della Chiesa si rinsaldò sensibilmente. Inoltre la predicazione degli Ordini di S. Francesco e di S. Domenico, che particolarmente nel sec. XIV si diffusero con celerità nel paese, diede vita ad una intensa fioritura spirituale e mistica, di cui fu luminoso esempio la figura di s. Brigida (v.). I nobili, scontenti del re Alberto di Meclemburgo, che essi stessi avevano chiamato nel paese per liberarsi di Magnus Eriksson che si era dimostrato troppo autocrate, si rivolsero nel 1388 per aiuto a Margherita, regina di Danimarca e di Norvegia, e costei con le armi cacciò Alberto dal paese. Nel 1397, i rappresentanti della Danimarca, della Norvegia e della S. stabilirono l'unione dei tre Regni (unione di Kalmar).
Tale unione, il cui vero carattere giuridico e politico è tuttora materia di interpretazione varia e oggetto di controversia
fra gli studiosi, durò fino al 1523, quando Gustavo Vasa fu proclamato re di S. La partecipazione della S. all'Unione fu tuttavia assai incerta e non sempre i re di Danimarca ebbero riconosciuta la loro sovranità anche sulla S., tanto è vero che vi furono anche sovrani indigeni, come, p. es., Carlo VIII Knutsson intorno alla metà del sec. XV, oppure reggenti, come Sten Sture il Vecchio ed il Giovane. Quest'ultimo soprattutto contribuì in modo determinante alla diffusione di un vivo sentimento antidanese e lottò contro l'arcivescovo di Uppsala, G. Trolle. Di quella lotta intestina approfittò Cristiano II di Danimarca per occupare Stoccolma e per costringere nel 1520 la S. a riconoscere la sua sovranità sul paese e
| Regioni (e Läner) | Super- ficie in kmq. | Popolazione (in 1000 ab) 1990 | Denarà a kmq. | Città princi- pali (popol. in 1000 ab) |
|---|---|---|---|---|
| Norrland (Norbot- ten, Västerbotten, Jämtland, Väster- norrland, Gävle- borg) | 261.815 | 1.180 | 5 | Sävle (46), Lulea (21) |
| Svealand (Kop- parberg, Uppsala, Västmanland, Öre- bro, Stoccolma, Värmland, Söder- manland) | 85.404 | 2.437 | 29 | Stoccolma Örebro (66) |
| Götaland (Skara- borg, Östergötland Göteborg e Bohus, Älvsborg, Jönkö- ping, Kalmar, Got- land, Halland, Kro- noberg, Kristian- stad, Blekinge, Malmöhus) | 92.869 | 3.369 | 36 | Göteborg (349), Malmö (190) |
| Area dei grandi laghi | 9.078 | — | — | |
| Svezia | 449.166 | 6.986 | 16 | Stoccolma (715) |
l'unione di Kalmar. La politica tirannica di Cristiano scatenò di lì a qualche mese una sollevazione generale, capeggiata da Gustavo Vasa, che con le armi liberò la S. dal vincolo dell'unione. Egli introdusse anche la riforma luterana nel paese, spintovi da motivi non tanto religiosi quanto politici. I beni ecclesiastici furono confiscati a beneficio della corona e della nobiltà. Nel 1544 la dignità regia fu dichiarata ereditaria nella famiglia dei Vasa. Il secondo successore di Gustavo, Giovanni III, ammogliato con Caterina Jagellonica, fu propenso a ripristinare in S. il cattolicesimo, ma tale suo tentativo si esaurì nella pubblicazione di una liturgia uniforme nel 1577. Il suo successore Sigismondo III, che fu anche re di Polonia, cercò decisamente di ricondurre la S. in grembo al cattolicesimo, ma incontrò la decisa ostilità degli Svedesi, capeggiati da suo zio Carlo, il quale nel Sinodo di Uppsala del 1593 fece abolire la riforma liturgica di Giovanni III ed accogliere invece integralmente la confessione di Augusta. Ma Sigismondo insistette nel suo programma religioso servendosi anche delle armi finché, battuto in battaglia, dovette lasciare precipitosamente la S. Carlo, fatto deporre il nipote nel 1598, si fece egli stesso incoronare re con il nome di Carlo IX. Il figlio di Carlo, Gustavo Adolfo, succedutogli sul trono nel 1611, non solo elevò grandemente il prestigio e la forza politica della S., e ne fece la maggiore potenza baltica, ma estese il dominio sulla Germania con il suo intervento nella guerra dei Trent'anni a fianco dei protestanti. Si adoperò anche per il riordinamento della Chiesa luterana nel paese, mantenendo una specie di gerarchia ecclesiastica e diversi elementi della liturgia cattolica, ed impedi rigorosamente ogni influsso cattolico o inquinamento di altre sette. Solo agli stranieri fu consentito di partecipare alla Messa nel recinto delle cappelle delle rappresentanze diplomatiche. L'improvvisa morte di Gustavo Adolfo in battaglia a Lützen (5 nov. 1632) non rallentò l'ascesa politica della S. grazie all'abilità diplomatica di Axel Oxenstierna, che ne tenne le redini del governo durante la minore età di Cristina, unica figlia del grande sovrano ed unica erede al trono. Nella Pace di Vestfalia (1648) la S. ottenne infatti vantaggi territoriali tali che ne garantirono, insieme a quanto aveva conseguito dalla Danimarca con la Pace di Brömsebro del 1645, l'egemonia sul Baltico. Conseguì infatti la sovranità sulle isole di Gotland e di Ösel e su regioni della S. centrale e meridionale (Jämtland, Härjedalen, Halland) già dano-norvegesi; acquistò gran parte della Pomerania (con le isole di Rügen, Usedom, Wollin e le città di Stettino e di Wismar), del Ducato di Brema (esclusa la città stessa) e di Verden, insieme con l'esenzione dai diritti doganali per il passaggio del Sund. L'abdicazione di Cristina nel 1654 e la sua conversione alla fede cattolica non ebbero influenza alcuna sulle condizioni religiose del paese, né ostacolarono sotto il Regno del successore Carlo X Gustavo, il rafforzamento della potenza svedese. Con l'attraversare il Piccolo e il Grande Belt, in pieno inverno con l'esercito, Carlo X costrinse la Danimarca, che covava propositi di rivincita, a riconoscere l'egemonia svedese. Con la Pace di Roskilde del 1658 infatti la sovranità dei Vasa si allargò sulle regioni della odierna S. meridionale ancora sotto il dominio danese: Scania, Blekinge, Bohuslän. Morto Carlo X nel 1660, nell'ancor giovane età di 38 anni, il figlio e successore Carlo XI era ancora minorenne, ma raggiunta la maggiore età nel 1672, riformò organicamente la Chiesa luterana, emanò nel 1686 una nuova legge ecclesiastica che annullò qualsiasi indipendenza dei vescovi e rese la Chiesa strettamente dipendente dal sovrano che ne divenne praticamente «summus episcopus»; fece adottare un catechismo comune per tutto il Regno (1689) ed un nuovo salterio (1695). Carlo XII (1697-1718), in una lunga guerra contro la Russia di Pietro il Grande, esaurì gravemente la capacità militare

(da Sweden, Stereolima 1915, p. 71)
con un parlamento di due Camere. La S., che al Congresso di Vienna aveva rinunciato a tutti i territori a sud del Baltico, improntò la sua politica a criteri puramente difensivi ed accentuò, soprattutto dopo il 1864, il suo disinteresse per gli affari europei. Questo neutralismo le risparmiò di essere coinvolta nelle due guerre mondiali della prima metà del sec. XX, e favorì un suo ordinato sviluppo economico e sociale con un progressivo inserimento della classe operaia (rappresentata dal partito socialdemocratico) nella vita politica del paese.
III. SITUAZIONE ATTUALE DELLA CHIESA CATTOLICA IN S
Il 24 genn. 1781 il re Gustavo aveva concesso ai cattolici di S. (che dal 4 maggio 1688 dipendeva dal vicariato apostolico delle missioni nordiche) alcune libertà, e con rescritto del 15 sett. 1783 aveva permesso al vicario apost. Nicola Oster, inviato dal Papa, l'esercizio del governo e della sorveglianza sui cattolici. I primi vicari apostolici ebbero successi assai scarsi. Solo sotto mons. Lorenzo Studach (1833) la situazione migliorò e furono erette chiese a Stoccolma (1837), Göteborg (1865) e Malmö (1872). Nel 1860 fu abrogata la legge, che proibiva agli Svedesi nativi d'abbracciare la religione cattolica sotto pena di confisca dei beni e di esilio. I decreti del 1870 e 1873 portarono nuove facilitazioni. Il 19 maggio 1951 la Camera accettò la legge di libertà religiosa per la prima volta in tutta la storia del paese. Così fu tolta pure la proibizione di costruire conventi. La nuova legge, entrata in vigore il 1° genn. 1952, permette queste costruzioni, previo però il consenso del re o del governo dello Stato. Anche dopo la nuova legge i cattolici sono costretti a contribuire in favore della Chiesa di Stato protestante, essendo i parroci protestanti incaricati dello stato civile della popolazione. La Chiesa cattolica invece non riceve nessun contributo da parte del governo.Il vicariato apost. della S. ha attualmente 46 sacerdoti e 2 seminaristi. Il numero delle suore è di 149, quello dei cattolici di ca. 18.700, di cui 6000 svedesi; 27 tra i sacerdoti e 140 tra le suore sono esteri: ciò prova con evidenza che la Chiesa in S. ha ancora bisogno dell'aiuto della Chiesa universale.
IV. LETTERATURA
Una letteratura scritta sorge in S. solo dopo che il cristianesimo introduce nel paese l'alfabeto latino. Della più antica poesia epica, fiorita all'epoca dei Vichinghi e tramandata oralmente, non restano dirette testimonianze, ma di essa si trovano echi non solo nell'Edda e nelle saghe islandesi e norvegesi, ma nelle Gesta Danorum di Saxo Grammaticus, nel Kalevala e persino in alcuni canti popolari russi. Dell'epoca pagana rimangono solo numerose iscrizioni runiche, ma per la loro brevità e la loro non sempre facile interpretazione esse non possono considerarsi vere testimonianze letterarie. Alla
(da Svedes, Stoccolma 1913, p. 28)
Della cultura cristiana, che si venne sviluppando dopo il Mille intorno alle chiese ed ai conventi, testimoniano numerose vite di santi, leggende, cronache e poesie di argomento religioso, composte generalmente in latino. Varrà ricordare i quattro Uffici e la sequenza De spinea corona di Brynolphus, vescovo di Scara (m. nel 1317), il canto Rosa rorans bonitatem di Nicolaus Hermanni in onore di s. Brigida, e gli Uffici di Birgerus Gregorii. Tra le opere di prosa, notevole la biografia della mistica Kristina di Stommeln, scritta dal domenicano Petrus de Dacia (m. nel 1298). L'unica grande opera di poesia del medioevo svedese sono però le Revelationes di s. Brigida (1303-73), raccolta in otto libri delle visioni della Santa. Lo stile efficace ed immaginoso di queste Revelationes, aderenti alla realtà ed aperte nello stesso tempo ai più arditi voli mistici, ne fa ancor oggi una lettura interessante, anche a voler prescindere dal valore storico e religioso di esse. S. Brigida si rese anche benemerita della cultura svedese per aver fatto tradurre opere religiose latine, per aver fondato il convento di Vadstena, ove monaci e religiose dell'Ordine da lei creato si occuparono sino, all'avvento della Riforma, di trascrizioni di testi latini e di traduzioni in svedese. Se le opere di Petrus de Dacia e di s. Brigida sono nella linea delle correnti neoplatoniche che allora serpeggiavano per tutta l'Europa, l'autore della Konungastyrelse («Direzione di re»), rielaborazione del De regimine principum di Egidio Romano, si ispirò invece alle dottrine tomistiche, dominanti nell'Europa medievale.
Per tutto il medioevo, ogni iniziativa culturale è in S. opera della Chiesa, o sorge all'ombra di essa: la prima Università svedese, quella di Uppsala, verrà fondata con bolla papale nel 1477, ed il primo libro verrà stampato,
nel 1483, in un convento francescano di Stoccolma. A un francescano è anche dovuto il primo tentativo, non troppo felice in verità, di storia della S. (Prosaiska krōnikas) («Cronaca in prosa»), e agli Ordini religiosi appartiene anche Enricus Olai, autore della Chronica Gothorum, la prima importante opera storica svedese. Verso la metà del sec. XIII si diffuse anche in S. la cavalleria con i suoi ideali religioso-profani ed il suo comune patrimonio di racconti e di leggende. L'unica testimonianza diretta della diffusione dei racconti cavallerschi sono però le tre cosiddette Canzoni di Eufemia (Eufemia visorna). All'inizio del 1400 verranno poi tradotte le leggende di Alessandro Magno, di Carlemagno e di Teodorico. Caratteristiche del mondo nordico, anche se nate sotto altro cielo e spesso ispirate a motivi leggendari non autoctoni, sono le canzoni a ballo, anonime. Diffuse con varianti minime in tutta la Scandinavia e trascritte nei secoli seguenti secondo criteri tutt'altro che scientifici, esse non offrono ora elementi per poter giudicare se vi sia stato in questo campo un apporto particolare svedese.
Mentre per tutto il medioevo la S. è partecipe della comune cultura europea, con l'avvento della Riforma protestante essa viene a trovarsi staccata non solo da Roma, ma dalla cultura dei paesi latini, prima ancora che le correnti umanistiche, postulanti una maggiore libertà e indipendenza del pensiero, fossero giunte sino ad essa. Modesta figura di umanista quella di Conrad Rugge, laureato in legge a Perugia nella seconda metà del sec. XV e poi vescovo di Strängnia. Indubbiamente più grandi le figure di Olaus Magnus (m. nel 1544), ultimo arcivescovo cattolico della S., e del fratello Johannes. Esuli entrambi a Roma, cercarono uno sfogo alla loro nostalgia della patria ed ai loro sogni umanistici di un più grande passato nella composizione di fantastiche opere storiche. Sia la Historia de omnibus Gothorum Suenumque regibus di Olaus, pubblicata a Roma, postuma, nel 1560, che la Historia de gentibus apdentrionalibus di Johannes, pubblicata a Roma nel 1554, furono conosciute in tutta Europa (alla prima si ispirò anche il Tasso per il suo Torrismondo). Maggior senso critico, ma non maggiore obiettività scientifica, si trova nella Svenska Krönika («Cronaca svedese») di Olaus Petri (m. nel 1552). Già discepolo di Lutero a Wittenberg, egli fu tra i primi a diffondere in S. il protestantesimo e si occupò, insieme al fratello Laurentius Petri, della traduzione svedese della Bibbia voluta da Gustavo Vasa. Sempre sull'esempio di Lutero, egli tradusse e compose anche numerosi salmi, e a lui è anche stata attribuita la Tobiae comedia, il primo tentativo drammatico svedese degno di nota. Se la Riforma protestante venne indirettamente a favorire il consolidarsi di una lingua nazionale (i problemi affrontati e risolti da Olaus Petri nella sua traduzione biblica sono alla base dello svedese moderno) e promosse il diffondersi della cultura tra i laici, pure essa venne a segnare nel complesso una battuta di arresto nel campo culturale e scientifico, occupando esclusivamente gli animi — per decenni — in polemiche religiose ed in dispute teologiche. Oltre al già ricordato arcivescovo Laurentius Petri basterà citare i nomi di Abraham Angermannus, di Petrus Ioannis Gothus e di Laurentius Paolinus Gothus. La biografia di Gustavo Vasa scritta nel 1533 da Petrus Swart e le poesie in suo onore composte in latino dal poeta di corte Henricus Mollerus valgono ad indicare i gusti del tempo, mentre le incertezze lasciate negli animi dai rivolgimenti religiosi e politici ben appaiono nella Scandia illustrata di Johannes Messenius (1579-1639). Durante il Regno di Gustavo Adolfo (1611-32) si ha un maggior interesse per le scienze e per la letteratura, ormai svincolatesi dalla teologia: sorgono l'Archivio di Stato, nuove università e biblioteche: la S., assurta ormai al rango di grande potenza europea, non vuol più esser seconda a nessuno, nemmeno nel campo scientifico e letterario. Tipico esponente della molteplicità di interessi, dell'ardore di ricerca e degli entusiasmi nazionalistici dell'epoca è Olaus Rudbeck (1630-1702), professore di anatomia, studioso di botanica e di filologia ed autore della immaginosa Atland (1679), nella quale, superando
le fantasie di Johannes Magnus, giunge a identificare nella S. la leggendaria Atlantide di Platone. Maggior valore scientifico ha la prima storia del diritto svedese (De jure Sæanum et Gothorum vetusto) di Johan Stiernhöök. Dando inizio al primo dizionario della lingua svedese (Gambla Sæa och Gotha males fästebur) e pubblicando il Codex argentus di Ulfila, Georg Stiernhjelm (1598-1672) persegue un fine nazionalistico, ed è l'amor di patria che lo spinge a «far cantare per la prima volta le muse in svedese» nel suo poema epico in esametri Hercules (1658), opera non ispirata liricamente, ma fondamentale per il successivo sviluppo della letteratura. Dimenticate sono ora le opere dei numerosi imitatori di Stiernhjelm, come dimenticato è anche Samuel Columbus (1642-79), ma vive sono ancora le poesie di Lars Wivallius (1605-69) e di Lars Johansson (1638-74) conosciuto sotto il nome di Lucidor l'infelice. Specie di Villon nordico, ribelle e vagabondo, Lars Wivallius compose i suoi canti migliori in carcere. Come Wivallius, anche Lucidor campò la vita cantando a nozze e funerali: la gioia dell'ebrezza è da lui sentita con un pesante sensualismo nordico, che si ritroverà poi in molti poeti svedesi. Verso la fine del secolo lo spirito classicheggante del Trissino e dello Opitz, ammirati ed imitati dallo Stiernhjelm e dai suoi seguaci, è soffocato dall'influsso del marinismo italiano e della seconda scuola slesiana. Più che Johan Lillienstedt (1655-1732), traduttore del Guarini, e di Christofer Levoncrona (1662-1710) varrà ricordare Gunnion Eurelius Dahlstierna, imitatore del Marino. Alla Francia guardano invece Israel Holmström, imitatore di Scarron, e Johan Runius (1679-1713). Ma la sconfitta della Poltava (1709) soffoca qualsiasi sogno nazionalistico, riportando i poeti verso la realtà o verso un più complesso atteggiamento religioso. Se i fermenti religiosi dell'epoca trovano sfogo nel misticismo allucinato di Swedenborg (1707-78), autore di molte opere scientifiche e filosofiche, non meno rappresentativa del Settecento svedese è la limpida semplicità della prosa di Linneo (1707-78), specialmente avvincente nella descrizione dei viaggi in Lapponia ed in Olanda. Più che sotto il segno della speculazione religiosa, il secolo è, anche in S., sotto quello della scienza e della corte, ed in onore della prima e sotto la protezione della seconda sorgono a Stoccolma numerose accademie e società scientifiche e letterarie: ultima in ordine di tempo ma non di importanza l'Accademia svedese, fondata nel 1786 da Gustavo III, e tuttora viva e operante nella vita culturale del paese. Nello stesso anno del viaggio in Lapponia di Linneo (1732) viene pubblicato a Stoccolma, su modello dello Spectator dello Addison, il primo importante settimanale svedese, Then swänska Argus («L'Argo svedese»), a cura di Olof Dalin. Poeta di corte, storico ufficiale della nazione e precettore del principe ereditario, Olof Dalin (1708-63) è la figura più notevole dell'epoca gustaviana. Più che un poeta ispirato o un pensatore originale, egli fu un animatore ed un volgarizzatore; si ricordi la sua Storia della S. (Sæa rikes Historia), la Storia del cavallo (Saga om hästen) e alcune canzoni in onore della natura. Dimenticate sono ora la sua commedia Den afwundsjuke («Il geloso») e la sua tragedia Brynilde. Alle idee del razionalismo voltairiano, di cui Dalin si era fatto diffusore, si comincia a opporre, dopo la metà del secolo, un sentimentalismo di tipo rousseauiano, ed il mutar del gusto favorisce il successo dei poeti dell'«ordine dei costruttori del pensiero» (Tankebyggareorden) aperti sia alle esigenze del sentimento che a quelle della ragione. Al centro del gruppo è la poetessa H. C. Nordenflycht (1718-63), autrice della sentimentale raccolta Den sorgende Turturduftens («La tortora addolorata») ancora valida per la sincera ricerca della verità da parte dell'autrice, eternamente in lotta con se stessa nel tentativo di conciliare razionalismo e sentimentalismo, religione tradizionale e filosofia illuministica. Più grandi come poeti G. F. Gyllenborg (1731-1808) e G. P. Creutz, autore dell'elegante poema pastorale Atis och Camilla («Atis e Camilla»). Con la morte di Dalin e della Nordenflycht, con la partenza di Creutz per l'estero e con il ritirarsi di Gyllenborg dal campo della letteratura militante si fa un vuoto nel