Entrò giovanissimo tra i Carmelitani dell'antica Osservanza ed ordinato sacerdote ebbe numerose cariche nell'Ordine, raggiungendo quello di assistente generale. Fu penitenziere nella Basilica Vaticana, professore di teologia morale alla Sapienza e membro del Collegio teologico della stessa Università (1824-29). Stimato come uno dei più dotti religiosi del suo tempo, ebbe incarichi di grande fiducia da Pio VII e da Leone XII, consultore dell'Indice, esaminatore dei vescovi, esaminatore apostolico del clero romano. Pio VIII lo lesse, nel 1828, vescovo di Biella e Gregorio XVI lo promosse arcivescovo di Genova nel 1832, e lo creò cardinale del titolo di S. Maria in Trasportina, chiesa ufficiale dal Carmelitani. Sebbene di età avanzata governò la vasta arcidiocesi con grande zelo e con vero spirito pastorale.
Fece rifiorire la disciplina ecclesiastica, combatté energicamente il giansenismo, restaurò ed ampliò il Seminario, fornendolo di ottimi professori. Istituti (1842) il Convitto ecclesiastico per i sacerdoti vecchi, bisognosi ed inabili, iniziativa tuttora fiorente. Celebò nel 1836 un Sinodo apprezzatissimo e vigorosamente sostenuto s. Antonio M. Gianelli e Giuseppe Frassinetti nelle loro opere di apostolato cristiano e di riforma dei costumi. Nella vita religiosa degli Stati sardi ebbe parte notevolissima e più volte Carlo Alberto si servì del suo consiglio e prudenza particolarmente nella designazione dei vescovi.
TADDEO DI BARTOLO - T. di B. Politico con l'Annunciazione e Santi - Siena, Galleria dell'Accademia.
alla successione. Né il Senato seppe dimostrare più decisa prontezza, finché dopo un periodo di reciproci inviti, riuscì a persuadere il proprio principe T. ad accettare il grave e perigliooso incarico.
Nato a Interamna (Terni) in Umbria, godeva buona reputazione, ed Aureliano gli aveva conferito importanti incarichi e il consolato. Vecchio di 75 anni, si mise a creare nell'opera, anche se appaia un po' difficile che, perche che siano stati suoi tutti i provvedimenti che la Historia Augusta gli attribuisce.
T. onorò la memoria di Aureliano, ne punì gli uccisori, ne continuò alcune direttive, per esempio la vigilanza sulle zecche, la cura per il buon assetto delle strade, ecc. Dinanzi ad una grave minaccia di barbari (probabilmente Goti) che avevano invaso le regioni nord orientali dell'Asia Minore, non esitò a mettersi a capo di forze militari per combatterli. Per i successi ottenuti, fu insignito del titolo di Gothicus Maximus. Ma ancora duro, rante la campagna venne a morte, di malattia secondo alcune fonti, ucciso secondo altre.