TALAMINI, NATALE. - Sacerdote, n. a Pescul (Belluno) il 25 dic. 1808, m. ivi il 6 apr. 1876.
Abbraccio giovanissimo lo stato ecclesiastico e si distinse talmente negli studi da essere nominato professore di lingue orientali nel Seminario di Udine subito dopo l'Ordinazione. Passò quindi a Venezia, precettore in casa Contarini e docente nelle pubbliche scuole, mentre dava alla luce tutto un canzoniere dedicato alle bellezze del suo Cadore. Contemporaneamente cospirava contro l'Austria e nel 1849 ebbe parte nel reggimento della Repubblica di Manin e di Tommaso.
Caduta Venezia, si ritirò in Cadore, ma fu arrestato; venne poi assolto per insufficienza di prove. L'arciduca Massimiliano di Absburgo, vicere del Lombardo-Veneto, gli offerse più tardi di riprendere l'insegnamento, ma egli preferì vivere in decorosa povertà nel paese natale, dedicandosi alla cura d'anime, alla poesia e alla propaganda di italianità. Scoppiata la guerra del 1866 organizzò le bande armate cadorine per disturbare le retrovie austriache alle spalle delle truppe operanti nel Quadrilatero e ostacolare il traffico tra l'Austria e il Veneto. A guerra finita i suoi conterranei lo elessero deputato al Parlamento, ma la vita politica non era per lui, talché rassegnò le dimissioni, riprendendo le sue cure pastorali, gli studi e gli svaghi poetici. Le pregevoli sue poesie furono raccolte in volume tra il 1867 e il 1897.