Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Storia, storici e biografie varie Trattazioni storiche

SVEVI

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Noto anche come: inglese: Suebians, Sueves; latino: Suebi

SVEVI. - Il nome di Suebi è attribuito dagli scrittori classici a più di una stirpe germanica, e si alterna altre volte con altri nomi, specialmente con quello di Alemanni.

Quando nel sec. v, travolte le difese del confine del Reno, i popoli germanici dilagano in Gallia e in Spagna, un regno di Suebi si stabilisce nella regione nord-occidentale della penisola spagnola (Galizia e tratti del Portogallo). La notizia più ampia su questo Regno suebo si ha da Idacio, vescovo di Aquae Flaviae (Chavos nella provincia portoghese di Traz-os-Montes) dal 427 al 468, autore di una cronaca che vuol continuare il Chronicon di s. Girolamo.

I Suebi di Galizia erano rimasti pagani sino alla morte del loro re Rechilos (448), il cui figlio e successore Rechiar è invece, non si sa in quali circostanze, divenuto cattolico. Ma l'influenza del confinante grande Regno dei Visigoti ariani fece presto passare all'arianesimo i Suebi. Autore della conversione sarebbe stato un Aiax, di cui così riferisce Idacio: « Aiax, natione Galata, effectus apostata et senior arianus inter Suevos regis sui auxilio hostis catholicae fidei ed divinae Trinitatis emergit. A Gallicana Gothorum habitatione hoc pestiferum inimici hominis virus advenit » (Chronica, 232; cf. anche Isidoro di Siviglia, Hist. Suevorum, 87, 90). Quando si arresta il discorso di Idacio poco più si sa dei Suebi per ca. un secolo. Verso il 550 si narra che, essendo gravemente malato il figlio del re dei Suebi Cararico, suoi messi vennero a Tours per domandare reliquie di s. Martino venuto in fama di grande taumaturgo. Una stoffa posta sulla tomba del Santo operò il prodigio. Si costruì una basilica per conservare la preziosa stoffa e i miracoli si moltiplicarono (tra gli altri, sparizione nel paese della lebbra) sì che il Re e tutti i suoi passarono dall'arianesimo al cattolicesimo. A questa conversione si adoperò soprattutto un altro Martino, immigrato in Galizia dall'Oriente, uomo dotto e santo, fondatore del monastero di Dumio e poi vescovo di Bracara Augusta (Braga), capitale del Regno suebico. Predicatore, scrittore, presidente di concili, riuscì a vedere la scomparsa dell'arianesimo. Alla morte di lui nell'anno 580 tenne dietro poco dopo (585) la fine del Regno suebico, assorbito dai Visigoti.

Bibliografia4 opere
BIBL.: L. Duchesne, Hist. ancienne de l'Eglise, III, Parigi 1910, p. 588; id., L'Eglise au sixième siècle, Roma 1925; autori vari: Cambridge medieval history, II, Cambridge 1914, p. 158; Fliche-Martin-Fruse, IV, nn. 575-81.

Roberto Paribeni

Gli S., stanziatisi nel corso del sec. III nella regione a nord del lago di Costanza, formarono verso la fine del sec. IX un ducato, che nel periodo della sua maggior ampiezza comprese la Svevia propriamente detta, il Baden, l'Alsazia e le regioni attualmente facenti parte della Svizzera tedesca.

I duchi di Svevia, che si erano assicurati insieme con la più assoluta indipendenza il demanio pubblico, la disponibilità dei vescovati, dei monasteri e dei beni ecclesiastici, dovettero rinunciare poi a tutto questo e riconoscere l'autorità di Enrico I, prestandogli giuramento di fedeltà. I vincoli divennero ancor più stretti nel 949, quando l'erede dell'ultimo duca andò sposa a Liudolfo, figlio primogenito di Ottone I, ed anche dopo la morte di questi il Ducato rimase alla famiglia imperiale e ai suoi discendenti. Nel 1077 vescovi e principi vollero sostituire Enrico duca di Svevia a Enrico III, che ebbe però il sopravvento e assegnò poi il Ducato al genero Federico di Hohenstaufen, la cui discendenza conseguì la dignità imperiale con Federico Barbarossa (v.) nel 1152 e la conservò fino al 1268. L'estinzione della dinastia imperiale ebbe come conseguenza la dissoluzione del Ducato smembrato tra grandi signori feudali e città che si proclamavano autonome; ne sopravvisse il nome come semplice espressione geografica.

Bibliografia
BIBL.: G. Läwen, Stammesherzog und Stammesherzogtum, Berlino 1945.

Gina Fasoli

Informazioni sulla voce

Di Roberto Paribeni, Gina Fasoli

Fonte Roberto Paribeni: firma a stampa; Gina Fasoli: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1604–1605.

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Pagina 968
vol. 11, coll. 1603–1604
Pagina 969
vol. 11, coll. 1605–1606

Altre voci di Roberto Paribeni: TACITO, MARCO CLAUDIO (M. CLAUDIUS TACITUS, IMPERATOR AUGUSTUS; APPELLATIVI « EX VICTORIA » [GOTHICUS, MAXIMUS] ECC.), IMPERATORE ROMANO · STILICONE, FLAVIO · TEIA · TEODORICO IL GRANDE, RE DEGLI OSTROGOTI · TEODORICO I E II, RE DEI VISIGOTI

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Paribeni, Roberto, and Gina Fasoli. “Svevi.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1604–1605. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/svevi.

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Paribeni, Roberto, and Gina Fasoli. “Svevi.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1604–1605. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/svevi.

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