SVETONIO (GAIUS SUETONIUS TRANQUILLUS)

SVETONIO (Gaius Suetonius Tranquillus). - Storico, n. verso il 75 d. C.; si ignora il luogo di nascita. Fu sotto Traiano segretario dell'amministrazione imperiale e in questa sua qualità ebbe agio di consultare i documenti ufficiali che spesso cita (ego in actis reperio...). Nel 122 fu esonerato dal suo ufficio e si ritirò a vita privata; m. ca. il 160.

Scrisse : Prata, di carattere enciclopedico, perduta; Roma, di carattere storico, pure perduta; De viris illustribus, pervenuta lacunosa, divisa in cinque libri dedicati rispettivamente a poeti, oratori, storici, filosofi, grammatici e retori; restano le biografie di Terenzio, Orazio e Lucano (lacunosa), di Passieno Crispo, di Plinio il Vecchio (lacunosa) e 25 vite della sezione dei grammatici e retori. L'opera sua più importante è il De Vita Caesarum, in otto libri, che contiene le biografie, di tipo alessandrino, dei primi 12 imperatori, da Cesare a Domiziano, scritta nel 120, preziosa per le notizie, obbiettiva e ben documentata. Dettata a tipo di biografia, manca di vedute sintetiche e non brilla per eleganza letteraria, sebbene non gli manchi correttezza e sobrietà di forma; ma è utilissima come fonte storica e come conferma di fatto della profonda analisi psicologica che Tacito fa di alcuni imperatori.

S. interessa la storia del cristianesimo per il breve ma severo giudizio che dà dei cristiani : "genus hominum superstitionis novae ac maleficae " che riproduce quello ostile comune a tutto il popolo, il quale appunto 1) odiava le superstizioni, cioè, per un romano, quanto è estraneo alla norma stabilita dalla religione ufficiale; 2) e tanto più le odiava quanto più erano nuove, cioè difformi da quanto era legittimato dall'antica tradizione religiosa; e inoltre di carattere malefico, cioè non estraneo a pratiche occulte di magia, a incantesimi. Non occorre dimostrare la falsità di queste accuse di cui nel medesimo tempo Plinio nella lettera a Traiano affermava il nessun fondamento; esse servono solo a documentare l'ostilità dell'ambiente romano alla nuova religione.

Altro passo di S. relativo al cristianesimo è quello relativo alla contesa tra i Giudei e i seguaci di Cresto ($=73107^{1 / 6}$, cioè il Messia) contesa che persuase Claudio ad espellerli da Roma: "Iudaeos impulsore Chreato assidue tumultuantes Roma expulit" (Claud., 25). L'espulsione avvenne verso il 49 , nel qual tempo dunque esisteva già in Roma una comunità cristiana che l'ambiente pagano male distingueva dai Giudei.

Bibl.: edd. : ed. principe, Roma 1470; per il De grammat., C. L. Roth, Lipsia 1924; R. P. Robinson, Parigi 1925. Per i frammenti, A. Reiferscheid, Lipsia 1860; per i Cesari, M. Ihm, Lipsia 1907-27 (2a ed. del I vol., ivi 1933); H. Ailieud, Parigi 1931-32; C. Bione, Palermo 1930; F. Delle Corte, Genova 1947. Studi: G. Funaioli, I Cesari di S., in Raccolta di scritti in onore di F. Ramorino, Milano 1927, pp. 1-26 (ripubbl. in Studi di letterat. antica, II, 11. Bologna 1947, pp. 147-79; id., Suetonius, in Pauly-Wissowa, IV, A1, col. 393 sgg.; E. Hänisch, Die CaesarBingraphie Sueton. Münster 1937; A. Rostegni, S. - De Poetic e biografi minori, Torino 1944; E. Paratore, Una nuova ricostruzione del "De poetis di S., 2² ed., Bari [1930]; W. Studle, Sueton und die antike Biographie, Monaco 1931. Nicola Turchi