NORVEGIA

NORVEGIA. -

I. GEOGRAFIA

Il territorio della N. corrisponde alla parte occidentale della penisola scandinava, dal Capo Nord allo Skager Rak, ed è costituito dalla stretta cimosa atlantica su cui strapiomba l'altipiano interno, nonché da un lembo dell'opposto versante sudoccidentale. Vi prevalgono montagne ed altopiani (nell'interno) e valli lunghe e profonde che mettono capo sulla costa ai caratteristici fiords, orlati di regola da sciami di piccole isole. La prevalenza degli umidi venti oceanici occidentali ed il beneficio della presenza di una calda corrente marina assicurano alla zona costiera un clima relativamente mite, con inverni non rigidi ed estati fresche; le piogge, dovunque abbondanti, permettono nelle parti meno elevate rigoglio di prati e di boschi (conifere). I corsi d'acqua atlantici sono molti, ma brevi; alquanto più lunghi quelli che finiscono allo Skager Rak (massimo

il Glommen), tutti, di solito, interrotti da rapide o cascate.

Appena il 3,5 % del territorio è rappresentato da terre arabili e da prati, 1/6 da foreste, il resto è improduttivo. La scarsa profondità dei fondali lungo la costa e la tepida temperatura delle acque marine consentono lo sviluppo di una ricca fauna ittica (a N. merluzzi, a S. aringhe e sgombri). L'economia del paese è perciò fondata sull'attività marinara (pesca e commercio), ma anche le industrie vi figurano

con una relativa-mente larga partecipazione, per l'abbondante disponibilità di energia idroelettrica, di legname (cellulosa, carta), e di risorse minerarie, anche se più varie (rame, argento, nichello, molibdeno, zinco) che copiose (ferro e piriti, tuttavia, in buona quantità). Fiorenti soprattutto la metallurgia, l'elettrochimica e le meccaniche, accanto alle quali vanno ricordate le industrie del pesce (olii e scatolame), e le alimentari (latte

Article illustration
(per cortesia del British Council) NORTHAMPTON, DIOCESI di - La cattedrale di Ely (nella diocesi). Fondata nel sec. VII e ricostruita nel sec. XIV.
condensato, formaggio, burro), che stanno in rapporto con un largo allevamento (anche animali da pelliccia).

La popolazione, per due terzi addensata sul litorale e nelle isole, vive in numerosi, ma piccoli centri costieri. Poco meno di 1/4 di essa appartiene alle tre sole città che oltrepassano i 50 mila ab., Oslo (420 mila), Bergen (120) e Trondheim (58), e che corrispondono ai massimi nuclei industriali.

La N. è una monarchia costituzionale: il potere legislativo spetta allo Storting (150 rappresentanti, eletti per 4 anni con suffragio universale diretto), che a sua volta si divide in Lagting (o camera alta; 1/4 di rappresentanti) o Odelsting (o camera bassa). La quasi totalità della popolazione è luterana (i cattolici non superano le 3000 anime).

Alla N. appartengono l'arcipelago artico delle Svalbard (63.000 kmq.), con popolazione fluttuante di minatori (carbon fossile) e di cacciatori di foche, e l'Isola Jan Mayen nell'Artide; le Isole Bouvet, Peter e Principessa Ragnhild nell'Antartide.

BIBL.: J. Vidnes, La Norvège, Oslo 1934; F. Meyen, N., Berlino 1934; W. Keilhan, N., Londra 1944. Giuseppe Caraci

II. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA

Nella N. pagana i primi tentativi di cristianizzazione del paese rimontano a re Haskon il Buono, battezzato ed educato in Inghilterra, il quale nel sec. X tentò invano di convertire il suo popolo. La sua missione fallì, ma fu ripresa dal re Olaf Trygævesson che, verso l'anno 1000, riuscì ad introdurre la religione di Cristo nel paese e convinse la maggior parte dei suoi sudditi ad abiurare il paganesimo. Anche il suo successore Olaf Haraldsson (1015-30), venerato come santo dopo la sua morte, fu un fervido fautore del cristianesimo e richiese all'arcivescovo di Amburgo-Brema l'invio
Article illustration
NORVEGIA - 1) Confini di Stato; 2) confine di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
Regioni (e Province o Fylker)Superficie in kmq.Popolazione cens. 1946Densità a kmq.
N. settentrionale (Finmark, Troms, Nordland, Nord-Trøndelag)134.954494.1633,6
N. centrale (Sør-Trøndelag, Møre og Romsdal, Sogn og Fjordane, Oppland, Hedmark)105.670797.8797,5
N. meridionale (Bergen, Hordaland, Rogaland, West Agder, Aust Agder, Telemark, Vestfold, Buskerud, Østfold, Akershus, Oslo)81.2991.865.21522,9
Totale (con le acque interne)324.1323.157.2579,7

di missionari tedeschi. Sotto il regno di Olaf il Taciturno furono costituiti i vescovati di Bergen, Oslo e Nidaros (Trondheim) nel corso del sec. XI, che rimasero sotto la giurisdizione di Amburgo-Brema fino al 1104, quando passarono alle dipendenze della neo-eretta arcidiocesi di Lund. Nel 1152 la S. Sede inviò in N. il card. Breakspear, il

futuro papa Adriano IV, quale legato apostolico, il quale procedette alla costituzione dell'arcivescovato di Nidaros con dieci diocesi suffraganee: Bergen, Stavanger, Oslo, Hamar, Isole Farøer, Gardar in Groenlandia, Holar e Skalholt in Islanda, Isole Orcadi e Man. La Chiesa acquistò una importanza sempre maggiore nella vita del paese.

Dal sec. XIV in poi la storia della N. si trovò assai intrecciata, a causa delle lotte per la successione, con quella della Svezia e della Danimarca. L'unione di Kalmar del 1397 unì anche esteriormente i tre Stati scandinavi: i re di Danimarca, da allora in poi, furono pure re di N. Dopo l'abdicazione di Cristiano II (1523) i legami tra Danimarca e N. furono rescissi e sembrò per un momento che la N. non dovesse più essere sottoposta al dominio danese. L'energia politica di Federico I e di Cristiano III valse tuttavia a riaffermare la sovranità danese sul paese. La riforma protestante aveva intanto cominciato a diffondersi in N. Chi vi predicò per la prima volta la nuova fede fu un monaco tedesco di nome Antonio, il quale nel 1528 a Bergen fece i primi proseliti. Alla diffusione del luteranesimo si oppose l'arcivescovo di Nidaros, Olaf Engelbrektsson, ma l'avvento al trono di Cristiano III, il quale nel 1536 introdusse la riforma in Danimarca e riaffermò, conquistandola con le armi, il suo dominio sulla N., costrinse il metropolita alla fuga in Olanda, dove morì nel 1538. La Chiesa cattolica rimase così completamente alla mercé del vincitore. Si procedette da parte di Cristiano III alla cacciata dei vescovi ed all'incameramento dei beni ecclesiastici. L'ordinanza ecclesiastica danese del 1537 acquistò vigore anche

in N. Il luteranesimo fu proclamato religione di Stato. I testi liturgici danesi - la Bibbia di Cristiano Pedersen (v.), la versione danese del Catechismo di Lutero, ecc. - furono introdotti nel paese. Solo nel 1607, sotto il regno di Cristiano IV, la N. ebbe una propria ordinanza ecclesiastica la quale, sebbene in sostanza non fosse che quella danese del 1537 riveduta, teneva tuttavia conto delle particolari condizioni del paese. La rivalità politica tra la Danimarca e la Svezia, che tendevano ad affermare l'una e l'altra il loro dominio sul Mare Baltico e sugli stretti che vi adducevano, ebbe ripercussioni anche in N., il cui esercito partecipò alle campagne contro la Svezia. La N. tuttavia conservò sempre la sua integrità territoriale e rimase unita alla Danimarca fino al principio del sec. XIX. Dal punto di vista religioso la N. nei secoli successivi alla riforma presentò un'evoluzione analoga a quella della Danimarca. Anche in N., come in Danimarca, si ebbe la lotta tra i cosiddetti criptocalvinisti e gli ortodossi, i quali ebbero il predominio verso la metà del sec. XVII. Nel Settecento si diffuse nel paese il pietismo, proveniente dalla Danimarca e dalla Germania. Le difficoltà economiche, diretta conseguenza del blocco navale delle coste europee proclamato dall'Inghilterra durante l'età napoleonica, contribuirono al risveglio nazionale, che si era venuto affermando sempre più verso la fine del Settecento. La N. trovatasi improvvisamente isolata, minacciata ad Oriente dalla Svezia alleata dell'Inghilterra, ridotta in

condizioni oltremodo critiche per la deficienza di approvvigionamenti inesorabilmente intercettati dalla flotta britannica, si vide costretta a procedere nel 1807 alla costituzione di una Commissione governativa, che concordò un modus vivendi con l'Inghilterra. La Svezia, dopo l'abdicazione di re Gustavo IV, alleatasi con la Russia e con le potenze della coalizione antinapoleonica, dichiarò guerra alla Danimarca e la costrinse con la pace di Kiel (1814) a rinunciare in proprio favore a tutti i diritti sulla N. I Norvegesi non vollero dapprima riconoscere questa cessione del loro paese e, riunitisi in assemblea costituente ad Eidsvoll, elaborarono una costituzione che proclamò la N. monarchia ereditaria con regime parlamentare, ma in seguito si accordarono con la Svezia. Dal 1814 al 1905 la N. si trovò unita con la Svezia, unione che le garanti piena autonomia ed indipendenza, sulla base della legge fondamentale di Eidsvoll ma con a capo dello Stato il re di Svezia (unione personale). L'unione fu sciolta, dopo trattative tra i due Stati, nel 1905 e, dopo un referendum popolare, che fu favorevole ad una forma monarchica di governo, venne proclamato re il principe Carlo di Danimarca, che prese il nome di Haakon VII. Durante la prima guerra mondiale la N. riuscì a conservare la propria neutralità. Non fu così tuttavia durante la seconda guerra mondiale: nell'apr. 1940 essa fu infatti attaccata dai Tedeschi; il Sovrano, dopo accanita resistenza, fu costretto a cercare rifugio in Inghilterra e la Germania ne approfittò per insediare nel paese un governo collaborazionista capeggiato da Vidkun Quisling. Terminata la guerra Haakon VII ritornò in patria. Nel 1949 la N. fu uno degli Stati firmatari del Patto Atlantico.

BIBL.: J. Metzler, Die Apostolischen Vikariate des Nordens, Paderborn 1919; A. Brandrud, Norwegen, in Die Religion in Geschichte und Gegenwart, IV, 2ª ed., Tubinga 1930, coll. 587-594, con bibl.; J. Metzler, Norwegen, in LThK, VII, coll. 624-628, con bibl.; K. Larsen, A history of Norway, Nuova York 1948; I. Welle, Norges Kirkehistorie, Oslo 1948. Silvio Furlani

Vicariato e prefetture apostoliche. - Il 23 sett. 1783 fu eretto il vicariato apostolico della Svezia che comprendeva anche la N. Questa fu eretta in missione tui iuris il 7 ag. 1868 ed elevata il 17 ag. 1868 a prefettura apostolica e l'11 marzo 1892 a vicariato apostolico.

Il 1º giugno 1913 vennero annesse al vicariato le isole dello Spitzbergen (o Svalbard) e ricevette il nome di vicariato apostolico di N. e Spitzbergen. Con decreto del 15 dic. 1925 gli fu restituito l'antico nome. Nel 1931 furono distaccati i territori settentrionali e centrali per dare origine al distretto della N. centrale (7 apr. 1931) e al distretto della N. settentrionale (8 apr. 1931). Il vicariato apostolico della N. Oslo (v.). I due distretti apostolici il 10 marzo 1944 divennero prefetture apostoliche.

La prefettura apostolica della N. centrale, affidata alla Congregazione dei SS. Cuori di Gesù e Maria, ha una superficie di kmq. 56.234 e una popolazione di 500.000 ab. di cui 235 cattolici. I sacerdoti sono 5, suore 49, scuole elementari 1 con 6 alunni, cappelle 4; l'Ordinario risiede a Trondheim.

La prefettura apostolica della N. settentrionale, affidata ai Missionari della Sacra Famiglia, ha una superficie di kmq. 176.760 e una popolazione di 360.000 ab. I cattolici sono 226 con 8 sacerdoti, 27 suore. Chiese 4, scuole elementari 1 con 72 alunni, ospedali 3 con 125 letti.

BIBL.: AAS, 23 (1931), pp. 430-32; 5 (1913), p. 275; 36 (1944), pp. 275-77; MC, 1950, pp. 64-65. Saverio Paventi

III. LETTERATURA

Difficile scindere al suo inizio la letteratura norvegese da quella islandese, tanto che è stato coniato il termine comprensivo di letteratura norrena. Materia mitologica ed eroica comune a tutto il mondo scandinavo e, in parte, anche a quello germanico si ha nelle canzoni dell'Edda, e famosi in tutto il Nord furono gli scaldi d'Islanda, che sostituirono ben presto gli scaldi locali nelle stesse corti norvegesi. Anche nelle saghe in prosa, pur così caratteristiche dell'Islanda, ricorrono frequenti echi e ricordi del mondo norvegese, e ad un islandese, Snorri Sturluson (1179-1241), si deve la prima storia

Article illustration
NORVEGIA - Nave dei Vichinghi - Bygdøy, presso Oslo.
dei re di N., narrata in forma di saga dalle mitiche origini al 1177 (Heimshringla). Islandese era anche Karl Jonsson, autore della Sverres Saga.

Con la conversione al cristianesimo e l'introduzione dell'uso della scrittura sembrarono formarsi le premesse per una letteratura nazionale; ma nulla di notevole produsse durante il medioevo la N., decaduta sia politicamente che economicamente. Quando poi, verso il sec. XVI, si ha una ripresa anche nel campo culturale, non esiste più praticamente una lingua norvegese, ma solo dialetti, e la lingua letteraria è quella del paese conquistatore, la Danimarca. Per altri due secoli si avranno così singoli autori norvegesi nell'ambito della letteratura danese.

Della scarsa letteratura medievale in latino, più che alcune opere di carattere storico e raccolte di leggi e di prediche, vale ricordare alcuni begli inni religiosi, tra i quali la sequenza in onore di S. Olaf, Lux illuxit laetabunda, tuttora cantata nelle chiese cattoliche norvegesi. I numerosi Folkeviser, tramandati oralmente per generazioni, non sono probabilmente che una rielaborazione locale di Folkeviser danesi: di origine autoctona norvegese, forse, i cosiddetti Trollevier, di ispirazione più fantastica. Numerose le traduzioni e i rifacimenti dei poemi cavallereschi diffusi nell'Europa medievale: più interessante un Kongespeilet (« Specchio dei re ») del 1260 e un Draumkvaedet (« Visione ») di tono apocalittico, composto verso il 1300. Nulla ha da dire la N. sia nel campo politico che in quello letterario durante i secc. XIV-XV e XVI: all'influenza dell'Umanesimo è dovuto un lento risveglio delle lettere e della coscienza nazionale, ma presto subentra la « riforma », accolta ovunque senza opposizione e senza che si provi il bisogno di una propria traduzione della Bibbia. Tra le opere dovute ad umanisti si ricordano Om Norges Rige (« Del regno di N. ») di Absalon Pedersson Beyer (1528-75) noto anche per il suo Diario, e la Norges Beskrivelse (« Descrizione della N. ») del pastore protestante Peder Claussen Friis (1545-1614) traduttore delle saghe dei re norvegesi dello Snorre, che entrarono a far parte del patrimonio nazionale. Maggior diffusione fuori della N., perché scritto in latino classico, ebbe il Chronicum regum Norvegiae di Hallvard Gunnarsøn (1545-1608). Grande popolarità acquistò il pastore protestante Peter Dass (1647-1707) con la sua opera poetica Nordlands Trompet (« Tromba del Nord »), ove son descritti per la prima volta la natura e gli abitanti della N. settentrionale. Barocchi e sentimentali i salmi di

Dorothea Engelbretsdatter (m. nel 1716). Se norvegese può esser considerata la lirica di Peter Christopher Stenersön (1723-76) e di Christian Baumann Tullin (1728-65), alla letteratura danese appartiene invece l'opera del drammaturgo L. Holberg (1684-1754), norvegese di nascita, nonché gli scrittori della cosiddetta « Società norvegese » fondata a Copenaghen nel 1772 da studenti norvegesi (la N. ebbe solo nel 1811 una sua università) con vaghi intendimenti letterari e nazionalistici. Più che alla Germania, dalla quale giungevano le prime voci romantiche, questi giovani cercavano in Francia i loro modelli letterari: epigoni del classicismo di gusto francese, sia pure in una atmosfera di vago preromanticismo, sono considerati J. Nordal Brun e Niels Krogh Bredal, autori tra l'altro di tragedie in quel gusto classicistico che fu così bene parodiato da J. H. Wessel (1724-85) in Kaerlighed uden Strømper (« Amore senza calze »). Degli altri appartenenti al gruppo basterà ricordare Claus Fasting, Jens Zetlitz e E. Storm. La N. fu l'ultimo dei paesi scandinavi ad accogliere, non senza riserve, il nuovo verbo romantico, portato nel Nord dal norvegese H. Steffens (1773-1845). Il concetto romantico di « nazione » contribuì, però, al risveglio nazionale: non pochi membri della « Società norvegese » nel 1814 prenderanno parte attiva alla proclamazione dell'indipendenza. Tra le lotte politiche ed i nuovi problemi nazionali si formavano, intanto, anche nel campo letterario due correnti: quella degli « intellettuali », riallacciantisi culturalmente alla Danimarca e, attraverso essa, alla Germania e all'Europa, e quella dei « patrioti », interessati solo a quanto fosse norvegese, come dimostrano le novelle di Mauritz Hansen e le opere in dialetto norvegese di H. Anker Bierregaard. Il rappresentante più schietto del nuovo mondo norvegese in formazione è H. Wergeland (1808-45). Temperamento geniale e pieno di vitalità, dotato di grande forza di convinzione e di reali doti poetiche, ma incapace di rigore formale e di autocritica, egli guarda con entusiasmo ai contemporanei moti nazionalistici europei, ma quello che lo interessa veramente è la N. e il suo popolo. Della sua produzione, oggi in gran parte superata, più del dramma cosmico Skabelsen, Mennesket og Messias (« La creazione, l'uomo, il Messia ») del 1830, ove la figura di Cristo è presentata alla luce delle nuove idee politiche e sociali che porteranno in Francia alla Rivoluzione di luglio, varrà ricordare le due raccolte di poesie Første Ring e Anden Ring (« Primo anello »; « Secondo anello »). Opposto il temperamento dell'altro rappresentante del romanticismo J. S. Welhaven (1807-73), il quale, in violenta polemica con Wergeland, contribuì non poco allo sviluppo della vita letteraria della N. Per lui, la rottura dei rapporti con la Danimarca e con la Germania significa la fine della N. Nonostante egli indulga al nazionalismo romantico di moda, il suo senso della misura lo fa sempre nemico di ogni esagerazione retorica riguardo ai documenti del passato nazionale, allo studio dei quali pure egli esorta i giovani. Ma anche Welhaven vale soprattutto come lirico, come dimostrano le quattro raccolte di poesie pubblicate dal 1839 al 1860.

La maggiore stabilità politica susseguita al 1840 contribuisce a mitigare l'asprezza delle polemiche letterarie; anche gli antichi documenti vengono studiati con vero interesse scientifico. Sorgono così le raccolte di fiabe e leggende nazionali di Asbjørnsen e Moe (Norske Folkeeventyr; Folkesang), mentre i Folkeviser, ancora tramandati oralmente nelle campagne, vengono trascritti e pubblicati da Landstad e Bygge. Il desiderio di una lingua nazionale ed il sempre maggior interesse per i dialetti portano a contrapporre al « Riksmaal », vicinissimo al danese nonostante la sempre più estesa volontà di differenziazione, il « Landsmaal » artificialmente creato come lingua letteraria, ma scientificamente basato sulla più antica tradizione dialettale del paese. Creatore e codificatore della nuova lingua Ivar Aasen (1813-96) autore della Norske Folkesprogsgrammatik (« Grammatica della lingua popolare norvegese », 1848) e del Ordbog over det norske Folkesprog (« Dizionario della lingua popolare norvegese », 1850) e di poesie in « Landsmaal ». Nonostante il contributo di O. Vinje (1818-70), il « Landsmaal » si afferma solo faticosamente come lingua letteraria, né è ancora riuscito a

sostituire del tutto il « Riksmaal ». Mentre i Ferdaminni paa Sumøven (« Ricordi di viaggio ») di O. Vinje preludono già al naturalismo, un romanticismo di maniera si riscontra ancora nei drammi di A. Munch (1811-84) autore anche di belle liriche, e nelle opere di J. Moe (1813-82) il raccoglitore delle leggende popolari.

Compiuto il suo tirocinio artistico e letterario, la N. è ormai pronta ad apparire sulla ribalta letteraria europea. Il binomio Wergeland-Welhaven sembra ripetersi in un clima diverso e con ben maggiore risonanza europea con l'apparizione di H. Ibsen ([v.] 1828-1906) e di B. Bjørnsen: tempestoso e tormentato il primo, entusiasta ed ottimista il secondo, formatisi tutti e due all'esperienza romantica e tutti e due impegnati in una naturalistica rappresentazione dei problemi della società contemporanea.

Se Ibsen parve riprendere il compito di Welhaven come critico del proprio popolo, Bjørnsbjørne Bjørnsen (1832-1910) continua consapevolmente l'opera animatrice di Wergeland presso la gioventù. Aperto ad ogni influenza e ad ogni entusiasmo, fiducioso nella vita e negli uomini fino alla ingenuità, nonostante la sua intransigenza morale, Bjørnsen ebbe, diversamente da Ibsen, il dono di far vibrare le masse, come conferenziere, giornalista, autore drammatico e romanziere, nonostante l'opposizione di alcuni circoli conservatori. Diseguì le il valore della sua vastissima produzione, in parte dimenticata. Interesse unicamente letterario hanno le opere drammatiche del primo periodo romantico e grundtvigiano, ispirate alle antichità nordiche, mentre le novelle dello stesso periodo sono tra le sue opere migliori. Un piccolo capolavoro è Synnøve Solbakken (1857), ove il mondo dei contadini norvegesi è presentato con una immediatezza che si rifà direttamente alla tradizione delle saghe. Ma il mondo di Grundtvig e del romanticismo danese è ripudiato da Bjørnsen verso il '70 in favore di quello di Brandes, di Darwin e di Spencer, anche se la sua intransigenza nel campo etico gli fa ben presto assumere una posizione appartata. Dopo alcuni drammi tendenzialmente democratici, egli suscita una vera tempesta con il dramma En Handske (« Un guanto », 1883), ove la proclamata uguaglianza dei sessi lo porta ad esigere anche per l'uomo la castità prematrimoniale. Maggior valore sia umano che poetico ha il dramma Over Aevne (« Al di là delle nostre forze », parte 1ª 1883, parte 2ª 1895) imbevuto di spirito religioso, nonostante la sempre presente polemica anticristiana. Lo scottante problema di En Handske è ripreso con maggior ampiezza nel romanzo Det flager i Byen og paa Havnen (« Bandiere sulla città e sul porto », 1884); superiore forse Paa Guds veje (« Sulle vie di Dio », 1889), con il quale Bjørnsen torna al mondo dei contadini che aveva ispirato le sue prime novelle, per proclamare una morale umana non legata ad alcuna confessione.

Con Ibsen e Bjørnsen finisce il periodo aureo del teatro norvegese (si possono ancora ricordare i drammi di Gunnar Heiberg): d'ora in poi gli scrittori, per far sentire la loro voce nella lotta politica e sociale, si serviranno del romanzo, seguendo la via già segnata da Bjørnsen e, prima ancora, da Camilla Collett (1813-95), la quale contribuì non poco allo sviluppo intellettuale e letterario della nazione, anche al di fuori del campo delle rivendicazioni femminili, incoraggiando tra l'altro Asbjørnsen e Moe nella loro opera di raccoglitori del patrimonio nazionale, e, ancor prima di Ibsen, pose alla società contemporanea i problemi della donna e del matrimonio nel romanzo Amtmandens Døtre (« Le figlie del prefetto », 1855), il suo capolavoro.

Comincia ora per la N. il gran periodo del romanzo, frutto di un felice innesto del naturalismo francese e del romanzo russo sulla autoctona tradizione narrativa della saga. Il primo dei romanzieri della nuova generazione è Jonas Lie (1833-1908), il quale non intese farsi riformatore dei costumi, pago di alternare naturalistiche descrizioni di ambiente e impressionistiche note di paesaggio a cupe fantasie visionarie.

Mentre Lie si interessò esclusivamente alla vita del singolo compiacendosi di fini indagini psicologiche, A. Kielland (1849-1906), figura tempestosa di lottatore,

affrontò esclusivamente i problemi politici e sociali della sua epoca. Proveniente dall'alta borghesia, la sua ricchezza provoca in lui quasi un complesso di colpa che lo porta, almeno letterariamente, nel campo democratico, che però abbandona presto, deluso. Dotato di gran gusto formale, non trascura di esercitare il suo stile a contatto del naturalismo francese, sebbene usi la letteratura come mezzo di lotta: prova ne sono i due romanzi Garman og Worse (1880) e Skipper Worse (« Il marinaio Worse », 1882), le sue opere migliori.

Più che Elster, prosecutore in N. dell'opera di Jacobsen, e di Amalie Skram, interessata anche lei ai problemi della donna e del matrimonio, vale ricordare Arne Garborg (1851-1924). Mistico e intellettuale allo stesso tempo, cresciuto in un rigido ambiente pietista e perciò ostile a Brandes ed a Bjørnson, in gioventù non seppe resistere all'influsso del naturalismo europeo approdando in seguito nel simbolismo ed in una vaga religiosità estetizzante; consapevole è l'opposizione al naturalismo anche nella sua lirica.

Erede della ormai affermatasi tradizione narrativa norvegese, sebbene inizi la sua carriera letteraria protestando contro i quattro grandi (Ibsen, Bjørnson, Lie, Kielland) in favore dei giovani, è Knut Hamsun (n. nel 1859). Ammiratore di Dostojewski e di Nietzsche e legato da un amore quasi fisico alla terra natale, dopo un breve viaggio in America egli unisce nella sua protesta, industrializzazione, socialismo, pacifismo, femminismo ed internazionalismo; ai quali contrappone uno sfrenato individualismo da una parte ed i più antichi valori della terra e degli antenati dall'altra, visti alla luce di un romantico nazionalismo. Grande è stato in tutta Europa il successo dei suoi romanzi; l'utopatico Markens Grode (« Il seme della terra », 1917) gli valse il premio Nobel.

Unito ad Hamsun nella protesta contro il livellamento della vita moderna ma lontanissimo da lui nelle conclusioni, Hans E. Kinck (1868-1926), fine scrittore e intelligente indagatore dell'anima del suo popolo. Nella sua scia, o meglio in quella di Hamsun, si sono avuti negli ultimi anni in N. molti romanzi di tipo, per dire così, strappesano: degno della sua fama europea, Den sidste Viking (« L'ultimo Vichingo ») di Johan Bojer (1872), che descrive la dura vita dei pescatori delle Isole Lofoten.

Il medioevo norvegese profondamente cristiano, anche se in gran parte basato sulla tradizione pagana, rivive nel grandioso romanzo storico Kristin Lavransdatter (« Kristin figlia di Lavrans », 1920-22) di Sigrid Undset (v. 1882-1949), la prima scrittrice norvegese e la prima cattolica scandinava insignita del premio Nobel.

In un ambiente ben diverso ci portano i romanzi sociali degli scrittori proletari Johan Fahlberget (1879) e Kristofer Uppdal (1878), mentre Olaf Dunn (1876) tenta di creare con Juvifolke (« I Juvikinghi », 6 voll. 1918-23) una potente epopea a mo' di saga, che va dall'epoca preistorica ai nostri giorni.

Il disagio spirituale ed economico del dopoguerra, è presente nelle opere sia narrative che drammatiche di Helge Krog e di Sigurd Hoel (1890), partecipi dal campo radicale alle lotte di quegli anni e presto tristemente delusi nei loro entusiasmi rivoluzionari. Uguale l'esperienza del poeta Arnuld Overland (1889) che esprime in una forma di classica sobrietà la sua profetica angoscia per quanto incombeva sul mondo. Più diretta la polemica rivoluzionaria di Rudolf Nilsen (1901-29).

La lirica si è mantenuta, nel complesso, inferiore alla narrativa, nonostante l'eccellenza di alcuni poeti, non ultimi Ibsen e Bjørnson. Ma nulla di essenzialmente nuovo si trova nelle sentimentali poesie di Nils Colett Vogt (1887) di ispirazione wergelandiana; più ispirate le poesie simboliste di Sigbjørn Obstfelder (1866-1900), espressione di un temperamento ipersensibile di poeta, pervaso da un senso di angoscia davanti ai misteri dell'universo (di lui vanno ricordati anche i romanzi Korset [« La Croce ») e En Praest Dabgog [« Il diario di un pastore »]). Grande fu agli inizi del secolo l'influenza della grande lirica scandinava di Drachmann e di Jacobsen, di Fröding e di Heidenstam: diretta l'influenza dei poeti danesi su Herman Wildenwey (1885). Il maggiore dei

poeti norvegesi moderni è senza dubbio Olaf Bull (1883-1933). Fra i poeti in « Landsmaal », il più grande è Olaf Ankrust (1883-1929).

Per tornare al romanzo, verso il 1830 si fa sentire anche nella letteratura norvegese l'eco della crisi mondiale: preoccupazioni sociali, psicanalisi, narrativa americana e stile giornalistico sono le esperienze di romanzieri come Nils Johan Rud, Aksel Sandemose (1899) Arthur

Omre, Johan Borgen, Gunnar Larsen. Meno « moderni » in questo senso e interessanti per le analisi psicologiche ed un senso quasi religioso della colpa, i romanzi di Sigurd Christiansen; la lunga via che porterà le donne alla definitiva emancipazione è indicata ancora una volta da Cora Sandel nel suo ciclo di romanzi intorno ad Alberta.

Dei romanzieri più direttamente impegnati nella lotta sociale e, in seguito, nella lotta contro i Tedeschi invasori, il maggiore è Nordhal Grieg (1902-43) tragicamente caduto sopra Berlino prima che il suo grande amore per la patria ed il suo credo comunista potessero provocare in lui un qualche conflitto.

BIBL.: F. Bull, F. Paasche og Winsnes, Norsk litteraturhistorie, 4 voll., Oslo 1926-37. Cf. inoltre: G. Gran, Norsk dandsliv i hundrede aar, 3 voll., ivi 1915-19; H. G. Topso-Jensen, Den skandinaviske Litteratur fra 1870 til vore Dage, Copenhagen 1928; K. Elster, Norsk Litteraturhistorie, 4 voll., Oslo 1933-34; H. Stangerup, Levende nordisk Litteratur, Copenhagen 1942; O. Storstein, Norsk litteratur, in Europas Litteratur Historien 1918-39 Redigerad av A. Lundkvist, Stoccolma 1946; H. Schneider, Geschichte der norwegischen und islamischen Litteratur, Bonn 1948. Alda Manghi

IV. ARTE

Delle età preistoriche (fin dall'età della pietra) esistono in N. numerose testimonianze artistiche rappresentate da incisioni e pitture rupestri con figurazioni di animali eccezionalmente vive; in epoca storica si introduce presto il bronzo e il ferro, probabilmente in età preromana. Nel periodo delle migrazioni (400-800 d. C.) e dei Vichinghi (800-1050) si manifesta più chiaramente il tipo di civiltà e di arte attraverso gli oggetti trovati nelle navi dei capi vichinghi.

Particolare importanza hanno le chiese di legno (Stavchircher) la cui origine si fa risalire al tipo architettonico di quelle delle isole britanniche donde fu importato il cristianesimo da Olaf Tryggvesson che divenne re e lo introdusse per legge (sec. x). Delle chiese di legno, che nel medioevo si dice fossero 322, nel 1893 si conservavano 24 esemplari: molte di esse, dopo l'introduzione della riforma luterana (1537), erano state abbandonate. Una di queste è conservata nel Museo industriale di Bygdö, presso Oslo. Di quelle rimaste nel luogo originario si ricordano: quella di Urnes, fondata nel 1100; la chiesa di Borgund, a tre navate, fondata nel 1150; la chiesa di Torse (Hallingdal) fondata nel 1200, assai ricca di decorazione pittorica. La tradizione delle chiese in legno proseguì anche quando sorsero chiese in pietra.

Sono di pietra, in uno stile pesante ma caratteristico: la chiesa di S. Maria a Bergen e la più importante chiesa della N.: S. Olaf di Trondjem che per secoli fu la chiesa dell'incoronazione dei re norvegesi, ora quasi diruta. Quanto all'architettura civile, i palazzi dei signori, le fortificazioni e le semplici abitazioni erano ugualmente costruite in legno; il primo palazzo reale in pietra, a Bergen, fu fatto edificare dal re Haakon Haakonsson nel sec. XIII.

Article illustration
(da Norway, Oslo 1933, tav. dopo p. 21) NORVEGIA - Ritratto di Nordahl Grieg, poeta ed eroe norvegese.
Delle costruzioni minori in legno restano pochi esempi: i migliori nel Museo d'arte popolare presso Oslo. Nei secoli successivi, alle influenze delle isole britanniche subentrano anche quelle del resto di Europa: nel tardo Rinascimento si nota un maggiore senso di equilibrio, come appare dalla facciata della torre di Ronskranstz a Bergen del 1560. Nel sec. XVIII, periodo di maggiore prosperità economica, fu dato grande impulso all'architettura e furono più sensibili le influenze del rococo francese anche nell'architettura in legno, che talvolta imita lo stile Luigi XVI.

Dopo l'unione con la Svezia si ebbero maggiori contatti con il resto d'Europa e sorse un'architettura ufficiale di stile neoclassico (Palazzo reale di Oslo, 1824-48; Università di Oslo, 1841-53). Nella seconda metà del sec. XIX si ebbero influenze tedeschi a cui reagì Holm Munthe (1848-98) introducendo il cosiddetto «stile dei draghi» di carattere nazionale, ma di spirito eclettico e floreale.

Dal 1920 tornò in voga lo stile neoclassico al quale modernamente si reagisce con lo stile «funzionale» penetrato attraverso la Svezia. Un interessante esempio di interpretazione moderna di forme medievali è il Municipio di Oslo.

La scultura norvegese, come la pittura, è rappresentata principalmente dalla ritrattistica, forma d'arte coltivata in N. fin dai tempi più remoti: ritratti di re e di vescovi, sia in legno che in pietra, erano nelle chiese medievali e molti di essi, frammentari, si conservano nei musei (Oslo, Bergen, Larvik). Con l'introduzione del luteranesimo si limitano le rappresentazioni plastiche e la severità imposta fa sì che il nudo si affacci soltanto nel sec. XIX.

La pittura dei primi secoli conserva paliotti con figurazioni a tempera di lontano gusto catalano: molte chiese in legno sono dipinte all'interno, come quella di Torse, con raffigurazioni ed iconografia bizantine; più tardi la pittura risente influenze gotici e tedeschi: il paesaggio viene introdotto assai tardi. Jacob Munch (1776-1839) diffonde un gusto neo-classico mentre Matthias

Stoltenberg (1799-1871), danese, dà impulso alla pittura norvegese di genere. Frederick Collet (1839-1914) è il primo pittore norvegese di pittura «all'aria aperta». Seguono le tendenze impressionistiche e di altre correnti internazionali: Revold, Khrohg Rolfsen, coltivano la pittura ad affresco con riflessi cubistici.

Ma le forme d'arte che esprimono meglio il carattere locale sono l'artigianato e l'arte applicata. I primi esempi sono gli oggetti trovati nelle navi dei Vichinghi, rinvenute presso il fiord di

Oslo che, dopo aver servito alla navigazione, erano state usate come tombe dei capi, sepolte sotto ampi tumuli. Due di esse sono conservate nel Museo industriale di Bjgdo presso Oslo: la nave di Gokstad e la nave di Osebergh, cosiddette dalle località dove furono trovate. Esse sono lunghe rispettivamente 17 e 23 metri e, oltre a provare la perfezione dell'architettura navale norvegese del sec. IX, hanno restituito scudi, armi, slitte, carri, oggetti ornamentali in legno, in metallo, scolpiti e incisi, e tessuti dell'epoca, di incomparabile importanza storica e artistica.

BIBL.: L. Dietrichson, De Norske Stavkirken, Cristiania 1891-92; ed. ted., Die Holzbauten Norwegens in Vergangenheit und Gegenwart, ivi 1893; C. W. Schnitter, Malerhunden i Norge i XVIII oarhnodrede, Cristiania 1920; G. Vidalenc, L'art norvégien contemporain, Parigi 1921; E. Lexow, Norges Kunst, Oslo 1926; id., Norsk kunstistorie, ivi 1925-27; A. Mac Callenn Scott, Le navi dei Vichinghi, in Le meraviglie del passato, Milano 1927, p. 641 sgg.; A. Bugge, Norsk bygnings-Kunst fra Urnes til Universitet, Oslo 1927; id., Torse Stavkirke, ivi 1932; A. Nygaard, Nilsen, Moderne norsk veggmaleri, ivi 1928; J. Strzygowski, Early church art in Northern Europe, Londra 1928; L. Ostby, Das Bildnis in Norwegen, Amburgo 1937. Lucilla Mariani

V. ORDINAMENTO SCOLASTICO

Seguendo le idee di N. Grudtvig la scuola norvegese cerca di coltivare nella gioventù lo spirito di solidarietà cristiana secondo le concezioni protestanti e l'amore per la patria.

Di conseguenza in tutte le scuole l'insegnamento religioso, la preghiera all'inizio e al termine della giornata scolastica, il saluto e il culto per la bandiera nazionale e l'insegnamento della storia nazionale sono gli elementi indispensabili e perciò obbligatori. È in vigore il sistema coeducativo. Dall'anno 1920 l'istruzione è obbligatoria e gratuita dai 7 ai 14 anni d'età. La legge del 1° luglio 1924 ha rafforzato ulteriormente la scuola elementare particolarmente nei centri rurali ampliando l'istruzione postscolastica. Dal 1945 si cerca di riordinare tutto il sistema scolastico mantenendo però i due pilastri educativi: la religione e il patriottismo. Sempre più solidi stanno diventando i legami fra la scuola e le famiglie degli scolari per mezzo dei comitati dei genitori che hanno il diritto di eleggere i comitati di controllo delle scuole.

Il sistema scolastico norvegese comprende: a) scuole primarie popolari, prevalentemente comunali, ma anche confessionali, statali e private; b) scuole secondarie a vari indirizzi: prevalentemente teorico, che prepara agli studi superiori; tecnico; professionale; magistrale; postelementare per adulti. L'istruzione universitaria e superiore viene impartita nelle due Università di Oslo (fondata nel 1811) e di Bergen (fondata nel 1948) e nelle nove Scuole Superiori: di agricoltura ad Aas; di tecnologia a Trondheim; di

Article illustration
(per cortesia del dott. B. Degenhart) NORVEGIA - Scultura in legno. Oslo, Museo.
Article illustration
NORVEGIA - Chiesa medievale (Stavekirke) - Urnes (Sognefiord).
(da Norway, Oslo 1915, tav. dopo p. 55)
1.2.3.4.5.6.
C'sumBFIObucifanoBbu
D'bu, bsmBDCbrutoDbu
E'buBDCSbrutoftbu
H'buBDUMbrutoftbu, fcc
M'buBDISbrutoMbu
N'buBTATEMbrutoftbu, u
P'pu, puNnuftbu, u
R'buTTtraduPbu, u
S'bu, tuTTtraduSbu
T'buTTtraduTTbu
2.2.2.2.2.2.
ATbuMmuftbu

(da V. Steffens, Pultographic latine, ed. francese, Tressiri 1918, p. 33)

NOTAIE IURIS - Tavola di abbreviazioni desunte da manoscritti giuridici.

odontoiatria a Oslo; di veterinaria a Oslo; di commercio a Bergen; di belle arti a Oslo; di teologia protestante a Oslo; di ginnastica e di magistero a Trondheim. - Vedi tav. CXXIII.

BIBL.: E. Boyesen, Norway educational system, in Norway, Oslo 1948, pp. 79-92; L. Toth, La scuola nei paesi germanici e scandinavi, Milano 1951, pp. 737-42 (Biblioteca dell'educatore, a cura di L. Volpicelli, 58). Miroslav Stumpf.
Cite this article

“NORVEGIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1134. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/norvegia.