PAESI BASSI. - I P. B. (Nederland), di cui l'Olanda (o Holland) è solo la parte centro-occidentale, corrispondono al margine NO della pianura germanica, dalla foce della Schelda a quella dell'Ems.
I. GEOGRAFIA
Il territorio è quasi tutto piano, anzi per 2/5 all'incirca al di sotto del livello del mare, al quale fu e continua ad essere (Zuiderzee) strappato per mezzo di grandiose opere di bonifica (idrovore, canali) e di protezione (dighe). Il clima, temperato oceanico, è umidissimo (nebbie), con inverni miti ed estati fresche e piovose. Povero di foreste, con 1/4 ca. della sua superficie produttiva, il terreno è occupato per 2/5 da pascoli, e per 1/3 da arativo (le zone prossime al mare sono le più adatte all'agricoltura); nell'interno ed a NE prevalgono brughiere, acquitrini o sterili distese di sabbia. Tanto le colture, quanto l'allevamento hanno carattere intensivo e moderni metodi di conduzione. Cercali, patate e barbabietola da zucchero registrano altissimi rendimenti unitari; con il forte parcellamento fondiario è in rapporto il largo e fortunato sviluppo del giardinaggio (regione di Haarlem). Bestiame vivo (bovini), burro, formaggi, uova e latte condensato alimentano una ricca esportazione. Fiorente la pesca, soprattutto marittima (aringhe), e la cultura delle ostriche (Zelanda). Per quanto inceppata dalla mancanza di materie prime metalliche, l'industria, che può contare sul carbon fossile del Limburgo (11-12 milioni di tonn. annue di antracite), è varia e diffusa: tutti i rami vi sono rappresentati, dalle tessili (Leida) alle metallurgiche (Velzen), dalle costruzioni navali (Amsterdam) alle alimentari (zuccherificio, cacao). Il commercio, specie in rapporto al territorio ed alla popolazione, è uno dei più attivi del mondo: i P. B. beneficiano della loro posizione fra Europa centrale ed Inghilterra. La marina mercantile olandese è oggi la sesta del mondo (2,9 milioni di tonn. di stazza). La navigazione interna si giova di una magnifica rete di canali (7750 km.). Con oltre 10 milioni di ab., l'Olanda è uno dei paesi più densamente popolati d'Europa (310 ab. a kmq.); etnicamente compatta (90% di Olandesi), presenta, dal punto di vista religioso, una leggera prevalenza di protestanti (43%) sui cattolici (39%). Numerosi i grossi centri abitati: 3 città superano il mezzo milione di ab. (Amsterdam, la capitale, Rotterdam e L'Aja, residenza della corte e del governo), ed 8 i 100 mila (Utrecht, Haarlem, Eindhoven, Groninga, Tilburg, Nimega, Enschede e Arnhem).
L'Olanda è ordinata a monarchia costituzionale ereditaria (anche in linea femminile), nella casa di Orange Nassau (1848), con governo rappresentativo bicamerale (Stati Generali). La Seconda Camera è eletta a suffragio universale diretto, segreto e proporzionale; la Prima Camera dagli Stati provinciali, diete locali di competenza amministrativa e tributaria.
Del vastissimo Impero coloniale olandese (oltre 2 milioni di kmq. con 70 milioni di ab. nel 1939), la maggior parte si è costituito in uno Stato indipendente (Indonesia), legato all'Olanda da unione personale; il resto (560 kmq. con 600 mila ab.) comprende la Nuova Guinea, la Guyana e le Antille.
| Province | Superficie (in km²) | Popolazione (in migliaia di ab.) | Capoluogo (popolazione in migliaia di ab.) | Dimitta di kmq. |
|---|---|---|---|---|
| 1 Brabante | 4905 | 1267 | s-Hertogenbosch (58) | 258 |
| 2 Drente | 2618 | 285 | Assen (24) | 109 |
| 3 Frisia | 3235 | 468 | Leeuwarden (79) | 145 |
| 4 Gheldria | 4981 | 1098 | Arnhem (106) | 220 |
| 5 Groninga | 2245 | 462 | Groninga (138) | 206 |
| 6 Limburgo | 2175 | 739 | Maastricht (79) | 340 |
| 7 Olanda sett. | 2632 | 1875 | Haarlem (164) | 712 |
| 8 + merid. | 2812 | 2425 | L'Aja (572) | 862 |
| 9 Overijssel | 3251 | 682 | Zwolle (50) | 209 |
| 10 Utrecht | 1323 | 584 | Utrecht (195) | 442 |
| 11 Zelanda | 1685 | 272 | Middelburg (21) | 161 |
| Unità varie¹ | 532 | 44 | — | — |
| P. B. | 32396 | 10200 | — | 315 |
¹ Polder di N.: distretti di Eltern e Tüddern ceduti dalla Germania il 23 apr. 1949, e popolazione senza residenza.
Bibliografia7 opere
Giuseppe Caraci
II. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA
Nel medioevo la storia dei territori dell'attuale Regno dei P. B. procede con quella dell'attuale Belgio. Nel sec. VII, praticamente, tutto il territorio a nord dei grandi fiumi formava la diocesi di Utrecht, i cui vescovi erano ugualmente signori temporali delle odierne provincie di Utrecht, Overijssel e Groninga.
Accanto a loro, i signori principali erano il duca di Gheldria ed il conte di Olanda. Quest'ultima contea entrò a far parte del dominio borgognone nel 1433; il vescovo di Utrecht cedette nel 1528 la temporalità dei suoi domini a Carlo V il quale, nel 1543, acquistato il Ducato di Gheldria, completò così il suo dominio sulle «17 province dei P. B.».
Se la rivolta contro Filippo II nel primo stadio fu concentrata nel Brabante, la provincia di Olanda divenne protagonista della lotta quando, il 1° apr. 1572, i cosiddetti «Watergeuzen» (Pitocchi di mare), in gran parte calvinisti emigrati sotto il regime di terrore del duca di Alba, occuparono la cittadina costiera di Brielle (cui presto seguirono altre città della stessa provincia) e, richiamato il principe d'Orange dall'esilio, lo riconobbero di nuovo come Statholder (luogotenente del re) e lo misero a capo della rivolta, che ebbe esito favorevole nell'Olanda e nella vicina provincia di Zelanda. L'esercito spagnolo subito diretto a nord ottenne qualche successo provvisorio, come la ripresa di Haarlem dopo lungo assedio (1573), ma non riuscì a conquistare altre città come, p. es., Alkmaar (1573) e Leida (1574). Con il richiamo del Duca di Alba in Spagna (dic. 1573) non soltanto la maggior parte dei territori a nord dei fiumi fu guadagnata alla rivolta, ma temporaneamente anche quella a sud, così che il principe di Orange poté tornare a Bruxelles e ad Anversa; e, grazie alla cosiddetta pacificazione di Gand, le 17 province si unirono di nuovo in difesa della causa nazionale. Purtroppo, però, contro i propositi del principe d'Orange, i calvinisti, non soltanto nel nord ma anche in alcune città della Fiandra, identificarono la causa nazionale con la loro setta e gradualmente annientarono il culto cattolico in tutti i territori caduti in loro potere e ciò non sempre senza sevizie, come nel caso dei 19 martiri di Gorkum (v.) trucidati a Brielle, nel 1572. La pacificazione di Gand fu pertanto di poca durata.

La causa spagnola si ravvivò quando Filippo II mandò come viceré Alessandro Farnese (v.); le province vallone vollero tornare sotto l'ubbidienza del Re, mentre anche in Fiandra e Brabante la maggioranza mal sopportava l'intolleranza dei calvinisti. Allora le province del nord (insieme con molte città brabantine e fiamminghe) conclusero la cosiddetta Unione di Utrecht (1579), ideata dallo Statholder di Gheldria, Giovanni di Nassau, fratello del principe di Orange, ma contro la volontà di questo ultimo che era avverso ad accentuare le divergenze religiose. Però contro lui si concentrò l'ira degli Spagnoli e nel 1580 fu messo al bando. Gli Stati Generali delle 7 province ribelli del nord (Gheldria, Olanda, Zelanda, Utrecht, Frisia, Overijssel, Groninga) allora con il cosiddetto «atto di abbandono» dichiararono Filippo II decaduto dalla sua sovranità, che venne offerta al duca Anjou, fratello di Enrico III di Francia. Questi venne nei P. B. con un piccolo esercito, suscitando contro di sé l'ostilità di tutte le popolazioni. Dopo il suo ritorno in Francia gli Stati della provincia di Olanda decisero di offrire la corona comitale a Guglielmo d'Orange, ma costui fu ucciso a Delft da un fanatico al servizio di Alessandro Farnese (1584).
L'offerta della dignità comitale non fu ripetuta al diciassettenne figlio Maurizio (il primogenito Filippo Guglielmo, fatto rapire da Filippo II dalla Università di Lovanio, viveva da cattolico in Spagna) ma gli Stati lo nominarono Statholder in successione del padre. La sovranità delle province ribelli fu offerta al Re di Francia e a Elisabetta d'Inghilterra, ma da ambedue fu rifiutata. Quest'ultima però mandò il suo confidente, conte di Leicester, il quale rimase nel paese fino al 1587, guadagnandosi l'inimicizia dei dirigenti dell'Olanda per l'appoggio dato esclusivamente ai calvinisti. Dopo la sua partenza, gli Stati Generali, stanchi di cercare all'estero, assunsero loro stessi il potere sovrano (1588). In tal modo l'Unione di Utrecht, che in origine era soltanto un'alleanza di guerra, assunse il carattere di una costituzione per tutta la durata della Repubblica delle sette province unite dei P. B. Fu infatti quel carattere vago del sistema che lasciò ampio spazio al gioco delle forze politiche interne. P. es., non fu mai risolta la questione essenziale se la Repubblica fosse uno Stato federale oppure una federazione di Stati e in pratica prevaleva ora l'uno ora l'altro concetto. In genere la potente provincia di Olanda, la quale da sola era quotata per il 58% su tutto il preventivo federale, professava la seconda teoria, mentre le sei «piccole province», insieme con i principi d'Orange, seguivano quella dell'unione più serrata. La «costituzione» interna variava leggermente da provincia a provincia: in quella di Olanda dominava la grande borghesia mercantile concentrata nelle varie città le quali avevano ognuna un voto negli Stati Provinciali. Fra le città olandesi predominava Amsterdam, successa come emporio mondiale ad Anversa, la quale era stata ripresa dal Farnese nel 1585, per cui si avverò un vero esodo di calvinisti ed altri mercanti verso Amsterdam. Nelle altre province prevaleva la nobiltà di campagna, strettamente dipendente dalla Casa d'Orange. All'opposto dei vari «Stati Provinciali» quelli Generali, stabiliti a L'Aja, sedevano in permanenza. Non c'era restrizione nella libertà delle province di delegare quanti deputati volevano a questo «Congresso permanente di ambasciatori»; il voto però si faceva per provincia, ed in teoria era richiesta l'unanimità per ogni decisione importante. Uno strano aspetto semimonarchico della Repubblica è dovuto al fatto che l'alto incarico di Statholder divenne virtualmente (in teoria dal 1747 in poi) ereditario nella casa d'Orange. In teoria l'incarico era provinciale, ma, ad eccezione della Frisia (almeno durante il Seicento), quasi sempre i principi di Olanda lo erano simultaneamente delle varie province e inoltre come «capitani generali» comandavano le forze armate. Dopo lo Statholder, il personaggio più importante era il «gran pensionario» della provincia dell'Olanda (esponente del particolarismo di quest'ultima contro le tendenze unificatrici degli Orange) al quale spettava la direzione degli affari esteri di tutta la Repubblica. Infatti, mentre il principe Maurizio continuava la lotta contro gli Spagnoli, il pensionario Oldenbarnevelt continuava l'opera diplomatica di Guglielmo il Taciturno. Sebbene non ancora de iure, la Spagna riconobbe de facto l'indipendenza delle province ribelli, le quali non soltanto potevano tener bloccata la Schelda ma continuare ai suoi danni le loro spedizioni coloniali (1602, fondazione della Compagnia delle Indie orientali; 1619, fondazione di Batavia a Giava; 1621, fondazione della Compagnia delle Indie occidentali; 1626, acquisto dell'isola di Manhattan; fondazione di Nuova-Amsterdam, ora Nuova York).

Dissidi religiosi interni fra «remostranti» (v. ARMINIO E ARMINIANESIMO), legati per la maggior parte al patriziato della provincia di Olanda, e «controremostranti» (v. COMAR), legati alle masse popolari istigate dai predicatori, diedero la prevalenza a quest'ultimi, sanzionata nel Sinodo nazionale di Dordrecht (1618); i remostranti vennero temporaneamente esclusi dal potere ed il vecchio Oldenbarnevelt fu decapitato dopo un infame processo politico (1619). Federico Enrico, fratello di Maurizio e suo successore (1625-47), con maggiore saggezza politica ristabilì l'equilibrio e, dal 1630 ca. in poi, di nuovo la provincia di Olanda fu retta da una oligarchia mercantile di religione calvinista piuttosto liberalizzante a gran dispetto dei predicanti.
In quest'epoca l'artificiosa conversione al protestantesimo del paese ebbe il risultato che già si poteva parlare dei cattolici come di una minoranza in una situazione penosa. L'ordinamento ecclesiastico dal 1559 aveva elevato l'antica sede di Utrecht alla dignità di arcidiocesi con cinque suffragane: Haarlem, Middelburg, Deventer, Groninga, Leeuwarden. Gli eventi avevano però costretto i nuovi vescovi a cessare la loro attività poco dopo la loro istallazione. Per provvedere ai cattolici nord-neerlandesi la S. Sede costituì la «Missio Holandica» sotto un arcivescovo titolare, dal 1622 in poi dipendente dalla nuova Congregazione di Propaganda Fide. L'Unione di Utrecht aveva proibito ogni culto non-calvinista nella Repubblica con garanzia però della libertà di coscienza. In pratica i cattolici potevano celebrare il culto solo pagando forti mance («denaro di ricognizione») alle varie autorità giudiziarie. La missione contò, nel 1622, 220 stazioni; nel 1671, 320; nel 1701, 383. Il suo vizio d'origine era una rivalità incessante fra il clero secolare e regolare che più volte rese necessario l'intervento di Roma.
Lo Statholder Federico Enrico, soprannominato il Poliorcete, consolidò il dominio della Repubblica e nel 1629 dopo lungo assedio espugnò Boscoducale, capitale del Brabante settentrionale, regione fortemente cattolica e sede di una diocesi post-tridentina. Con gran dispiacere del principe, gli Stati non lo autorizzarono a lasciarvi sussistere il culto cattolico, cosa che invece fece tre anni dopo quando il principe conquistò Maastricht ed altre città del Limburgo. Un ravvicinamento con le province meridionali non ebbe nessun esito: queste ultime mandarono una deputazione dei loro « Stati Generali » a L'Aja per trattare la pace, ma la loro fedeltà al re fece fallire la ricostituzione dei vecchi P. B. La Repubblica concluse invece un trattato di alleanza con la Francia di Richelieu nel 1635 durante la guerra dei Trent'anni. La Repubblica ne trasse grande vantaggio come grande potenza dal fatto che al Congresso di Vestfalia conservò tutti i territori conquistati (senza libertà di culto per i cattolici) ed il diritto di chiudere la Scheda.

Federico Enrico ebbe come successore allo statholderato il figlio Guglielmo II, il quale, desideroso di ricominciare la guerra in alleanza con i Francesi, entrò in conflitto con l'oligarchia olandese, e principalmente con la città di Amsterdam, contro la quale finalmente tentò un colpo di Stato (1650). Ma subito dopo morì a 24 anni, una settimana prima della nascita del figlio Guglielmo II. Gli Stati provinciali di Olanda non nominarono un nuovo Statholder inducendo pure le province sorelle a seguire l'esempio. Dominò allora il gran pensionario Giovanni de Witt, massimo esponente della oligarchia olandese, e la potenza commerciale della Repubblica raggiunse il suo apogeo. La rivalità con l'Inghilterra portò a due guerre marittime (1652-54 e 1665-67) durante la seconda delle quali la flotta olandese penetrò nel Tamigi quasi fino a Londra. Nella politica europea de Witt tentò di mantenere l'equilibrio, ma la sua politica fallì quando, nel 1672, Luigi XIV, alleato di Carlo II d'Inghilterra, invase la Repubblica. L'ira delle masse orangiste si rivolse contro il de Witt, il quale fu barbaramente assassinato insieme al fratello Cornelio.
Guglielmo III venne nominato Statholder e capitano-generale. Grazie alla celebre « linea di inondazione » i Francesi, già impadronitisi di Utrecht, non riuscirono ad invadere la provincia di Olanda e la flotta al comando del grande ammiraglio Michele de Ruyter tenne a bada gli Inglesi che subito fecero la pace (1674). Con la Francia, invece, la guerra terminò con il Trattato di Nimega (1678); ma anche dopo quel Trattato, Guglielmo III si considerava il campione dell'equilibrio europeo contro le prepotenze del Re Sole, tantoché organizzò una spedizione contro l'Inghilterra (1688) e ne assunse la corona insieme alla moglie dopo aver cacciato il suocero cattolico Giacomo. Da allora la storia politica dei due paesi cammina parallela.
Nel campo religioso l'infiltrazione del giansenismo portò come conseguenza la fine della « Missio Holandica ».
Guglielmo III, per i discendenti del quale la carica di Statholder era stata resa ereditaria, morì senza figli (1702). Solo nel 1747 l'altra carica venne affidata a Guglielmo IV, capo del cosiddetto ramo frisone della dinastia. In tal modo, per la prima volta, le 7 province furono unite sotto l'egida di un solo capo-sovrano. Però né lui né il figlio Guglielmo V (1751-95) furono all'altezza del loro compito e così pure i ceti dominanti i quali portarono tutti gli svantaggi di una vera oligarchia. Il Partito orangista si appoggiava sempre più sull'Inghilterra e sulla Prussia, i liberali (o « patrioti »), sempre più numerosi, alla Francia. Nell'anno 1795 l'esercito francese penetrò nel paese chiamato dai « patrioti » e la Repubblica delle Province Unite fu trasformata in una Repubblica batava, senza più nessuna discriminazione per i cittadini quanto a religione. Sotto Napoleone la Repubblica batava fu a sua volta trasformata nel Regno di Olanda (la prima volta nella storia che questo nome divenne ufficiale) sotto Luigi Bonaparte, finché nel 1810 Napoleone incorporò il paese nel suo Impero del quale Amsterdam fu dichiarata terza capitale; i dirigenti del « Movimento di liberazione » proclamarono sovrano l'allora principe d'Orange, primogenito del vecchio Guglielmo V, morto in esilio (nov. 1813), e due anni dopo, quando il Congresso di Vienna riunì il Belgio con le province del nord, re dei P. B. con il nome di Guglielmo I. Come è noto, l'unione fallì, causa non ultima l'incomprensione del Re e lo spirito protestante delle regioni del nord, di fronte alle regioni del « ud prevalentemente cattoliche; mentre i cattolici del nord, sebbene ormai in possesso dei pieni diritti politici, si sentivano ancora troppo deboli ed incerti per farsi valere. Inoltre il Re seguiva nel Belgio una politica ecclesiastica simile a quella di Giuseppe II d'Austria. Tuttavia nel 1827 il Re stipulò con la S. Sede un concordato che erigeva le sedi episcopali di Boscoducale e di Amsterdam, ma i protestanti lo ostacolarono. Dopo il Trattato di separazione del Belgio (1839) il vecchio Re abdicava a favore del figlio Guglielmo II il quale, molto più favorevole ai cattolici, promulgò la Costituzione del 1848.
Cinque anni dopo (1853) sotto Guglielmo III (1849-90), Pio IX ristabilì con il breve Ex qua die arcano la gerarchia cattolica con sede metropolitana ad Utrecht e suffraganee a Haarlem, s-Hertogenbosch (Boscoducale), Breda e Ruremonda. La nuova provincia ecclesiastica rimase però fino al 1908 sotto la giurisdizione della Congregazione di Propaganda Fide. I cattolici, che avevano dovuto collaborare con i liberali per timore dei protestanti, dopo il 1870 formarono con questi ultimi la cosiddetta coalizione con il partito antirivoluzionario e con quello cristiano-storico, al fine di sostenere la « lotta per la scuola », cioè la rivendicazione dei diritti dell'insegnamento confessionale, lotta che terminò con la parificazione completa di quest'ultimo e con la costituzione della scuola statale. Il massimo « emancipatore » e leader politico dei cattolici fu in quel momento mons. Ermanno Schaepman (1844-1903). La coalizione si sciolse nel 1926, quando i partiti protestanti si opposero all'apertura di una legazione presso la S. Sede.
Nel 1890 al re Guglielmo III succedette la figlia Guglielmina. Durante la guerra del 1914-18 il Regno osservò una stretta, quantunque precaria, neutralità. Nel maggio del 1940 viceversa, malgrado la neutralità, il Regno fu invaso dall'esercito tedesco e la Regina parti per Londra con il suo governo e continuò la lotta. Nel 1941 anche le Indie neerlandesi subirono una dura occupazione ad opera dei Giapponesi. Il territorio europeo venne liberato parzialmente nell'autunno 1944, e le due province di Olanda (meridionale e settentrionale) soltanto nel maggio del 1945 dopo un atroce « inverno di fame ». Nel frattempo nelle Indie sorse un forte movimento nazionalista di indipendenza il quale, appoggiato dalle Nazioni Unite, portò alla cessazione della sovranità olandese (dic. 1948) e alla proclamazione dell'Unione Neerlando-Indonesiana. Nell'ag. dello stesso anno la Regina abdicò in favore della figlia Giuliana. Dopo le elezioni del 1946 il governo è formato dai due partiti cattolico-popolare e laburista.
I P. B. contano oggi i diocesi metropolitana, Utrecht (v.), e 4 suffraganee: Breda (v.), Haarlem (v.), Ruremonda (v.), s-Hertogenbosch (v.).
Bibliografia3 opere
III. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA
La Costituzione olandese sancisce uguale libertà per tutte le confessioni religiose (art. 168) ed assicura a tutte la protezione della legge (art. 169). Gli aderenti ai diversi culti godono gli stessi diritti civili e politici, e possono ugualmente rivestire dignità, assolvere funzioni, ricoprire uffici (art. 170); per quanto, in pratica, ai cattolici sia precluso, p. es., l'accesso alla carriera diplomatico-consolare.
Il culto è permesso nell'interno degli edifici cultuali e in genere nei luoghi chiusi, nei limiti dell'ordine pubblico; è vietato all'esterno dei medesimi, fatta eccezione per quelle regioni dove esso era permesso, secondo le leggi ed i regolamenti, nel 1887, all'epoca in cui è stata promulgata la Costituzione, con molte modificazioni tuttora vigente.
Sono garantiti alle diverse confessioni religiose ed ai loro ministri i trattamenti economici, le pensioni e le altre prestazioni di cui già godevano da parte dello Stato. Nessun intervento governativo è richiesto per la pubblicazione di istruzioni religiose (art. 174). La S. Sede è del tutto libera nella nomina dei vescovi.
La legislazione olandese ammette il divorzio (art. 254 del Cod. civ.) e riconosce solo il matrimonio contratto con il rito civile, il quale deve precedere quello religioso. Nel 1940, inoltre, le Camere approvarono un progetto di legge, che, modificando l'art. 888 del Cod. civ., restringe l'ambito dell'impedimento di affinità, recando in tal modo una nuova offesa al vincolo coniugale secondo la concezione canonica.
L'Olanda ha relazioni diplomatiche con la S. Sede fino dall'anno 1815; peraltro con una lunga interruzione, dal 1870, quando in seguito all'occupazione di Roma soppresse la propria legazione, al 1915, allorché, scoppiata la prima guerra mondiale, trovò conveniente ripristinare, sia pure in via temporanea, la sua rappresentanza presso la S. Sede. Nel 1923 la legazione è tornata ad essere permanente.
La rappresentanza pontificia non ha subito interruzioni, sebbene anch'essa non sia andata esente da vicende poco liete. Nel 1899, infatti, la S. Sede si trovò costretta ad allontanare dall'Aja l'internunzio, essendo stata esclusa dalla Conferenza della Pace. La rappresentanza rimase così affidata ad un incaricato d'affari fino al 1910, quando si addivenne alla decisione di affidare la gestione della Internunziatura nei P. B. al nunzio pro tempore del Belgio, con il grado di internunzio.
Nel 1921 la rappresentanza pontificia fu restituita nella sua integrità, sì che ora le due parti sono rappresentate rispettivamente da un internunzio apostolico residente all'Aja e da un ministro plenipotenziario.
Bibliografia
Ippolito Rotoli
IV. LETTERATURA
Di una vera e propria letteratura dei P. B. si può parlare soltanto a partire dal sec. XIII. Tutto quello che è stato scritto prima appartiene genericamente alla letteratura germanica. Gli scrittori dei P. B. usano ancora ciascuno il proprio dialetto: particolarmente importanti i dialetti meridionali (Brabante, Fiandre). I generi letterari sono approssimativamente quelli della letteratura francese coeva: infatti l'influsso francese è notevole. Il romanzo cavalleresco carolingio si rispecchia nel conciso romanzo Karel en Elegast. Si distingue per delicatezza di note il racconto Floris en Blancfloer: ma più caratteristica per lo spirito dei P. B. è l'epica satirica ispirata al mondo animale Van den Vos Reinaerde, parodia dei romanzi cavallereschi. Nella medesima epoca si hanno la prosa e la lirica pervase di misticismo di Hadewych, una « beghina » del Brabante: è la manifestazione più elevata della poesia del tempo. Importante come « specchio del sec. XIII » è l'opera didattica e moraleggiante di Jacob van Maerlant (1235-1300), il quale scrisse, oltre a romanzi cavallereschi, anche vite di santi e opere « scientifiche » ad uso del popolo (da menzionare particolarmente la sua Rijmbijbel, ovvero Bibbia in versi).
Il sec. XIV si segnala per la vigorosa prosa mistica di Jan van Ruusbroec (1294-1381), del quale si ricorda tra l'altro De chierheit der gheestelike Brulocht (L'ornamento del matrimonio spirituale), che ha avuto notevole influsso sulla devotio moderna (v.). Interessanti anche parecchie vite di santi e leggende (in particolare Beatrice), miracoli e misteri (Marien van Nieuwenheden e Elckerlyc). Nelle farse popolari si manifesta il senso realistico così tipico per i P. B. Completano il quadro letterario di questo periodo le canzoni spirituali e profane.
Nell'epoca di passaggio verso il Rinascimento si riflette la lotta tra l'antica e la nuova fede. Anna Bijns scrive i suoi Refereinen (spesso di carattere apologetico). Marnix van St. Aldegonde scrive con finalità anticattoliche, in prosa, De Biëncoef der H. Roomsche Kerke (L'alceare di S. Romana Chiesa): a lui si deve l'inno nazionale olandese. Dopo la caduta d'Anversa (1585) il centro della cultura e della letteratura si trasferisce verso il nord. Il sec. XVII — il secolo d'oro — è un periodo di fioritura anche per le lettere. Joost van den Vondel (1587-1679), convertito al cattolicesimo nel 1641, può considerarsi davvero il « principe » dei poeti olandesi: particolarmente importanti le sue tragedie. Di origine commerciale, autodidatta, riuscì ad approfondire la conoscenza dei classici e della teologia; da questo connubio di studi e di interessi sono nati i suoi drammi lirici (Lucifero e Adamo in esilio) e le sue poesie didattiche (Misteri dell'altare). Il suo famoso dramma Gijsbrecht van Aemstel viene tuttora rappresentato ogni anno. Anche come lirico, Vondel appartiene ai più grandi poeti della sua epoca.
Il più caratteristico esponente del Rinascimento è Pieter Cornelisz Hooft (1581-1647): mentre i suoi drammi (Granida, dramma pastorale alla maniera del Pastor Fido del Guarini) sono piuttosto fiacchi, egli deve invece la sua fama ai poemi lirici ed alla prosa. Nelle sue Nederlandse Historiën egli cercò di riprendere lo stile di Tacito. Gerbrand Adriaensz Bredero (1585-1608) diede prova di notevoli qualità nelle liriche e nella commedia (De Spaanse Brabander): nelle sue commedie e ida M. A. Ilacinet, Le costume historique, Parigi s.a., tor. A X)
PAESI BASSI - Interno di casa olandese (sec. XIX). In alto: stanza da letto;
in basso: stanza da pranzo.

farse si riflette in colori realistici la vita della Amsterdam
del suo tempo. Jacob Cats si affermò nella poesia didat-
tica e moraleggiante. C. Huygens, il padre del famoso
fisico, è il principale autore di epigrammi della sua epoca.
Tra i poeti di più spiccata ispirazione spirituale si men-
zionano Johannes Stalpaert van der Wielen, parroco di
Delft, e i predicatori calvinisti Revius e Camphuyzen.
Nel sud dei P. B. il gesuita Adriaen Poirters si affermò
nella poesia e nella prosa di carattere edificante, con una
particolare freschezza di espressione. Il parroco Justus
de Harduyn compose poesie d'intonazione spirituale.
Il sec. XVIII segna un periodo di decadenza: alla
fine del secolo, due signorine, Aagje Wolff e Betje Deken,
scrissero insieme un caratteristico romanzo in lettere,
d'ambiente familiare e borghese: Sara Burgerhart, che
ha tuttora ristampe. Willem Bilderijk (1756-1831) eser-
citò un notevole influsso con i suoi versi, che tuttavia
non dicono molto al lettore contemporaneo. Più degne
di rilievo le poche ballate di A. C. W. Staring. A Bil-
derdijk si riconnette lo scrittore cattolico J. A. Alber-
dingk Thijm (1826-89), pioniere dell'emancipazione cat-
tolica, autore di importanti articoli storici e polemici.
Si sforzò di avvicinare la tradizione cattolica alla sensi-
bilità dei contemporanei (Racconti carolingici e Ritratti
di Joost van den Vondel). E. J. Potgieter (1808-75), espo-
nente di orientamenti liberali, fu senza dubbio la figura
più importante di questo periodo. Nella sua importante
rivista De Gids pubblicava racconti, poesie e saggi critici,
ma la sua opera migliore resta Florence, poema in terzine,
scritto in occasione dei festeggiamenti danteschi a Fi-
renze (1865), dove egli soggiornava in compagnia del
suo amico Busken Huet, critico finissimo di letteratura.
Del romanzo storico fu esponente la scrittrice A. G.
Bosboom-Toussaint, protestante, che trattò soprattutto
del primo periodo della «riforma» protestante. Degna
di menzione è la Camera obscura di Nicolaas Beets
(1814-1903), raccolta di schizzi umoristici: il volume ha avuto recentemente la sua 50ª ristampa. Fu
senza dubbio precursore del rinnovamento
nelle lettere olandesi Eduard Douwes Dekker,
più conosciuto sotto lo pseudonimo di Mul-
tatuli. Il suo romanzo Max Havelaar, che
si svolge nell'Indonesia e nel quale si pos-
sono sentire contrastanti note romantiche e
sociali, segna veramente una rottura con la
prosa convenzionale. Egli esercitò notevole
influsso sulle successive correnti di «liberi
pensatori» e di rivoluzionari. Intanto, nelle
regioni fiamminghe, J. F. Willems dava ini-
zio al Vlaamse Beweging («Movimento fiam-
mingo»), appoggiato con zelo nella sua
attività dallo scrittore H. Conscience
(1812-83). Ma particolarmente degno di
menzione è il sacerdote Guido Gezelle (1830-
1899), per la sua fine lirica ispirata alla
natura e ricca di motivi spirituali. Intorno
al 1880 si affermò ad Amsterdam un gruppo
di giovani, sotto la guida del poeta e critico
Willem Kloos (1859-1938), il quale, ispirato
prevalentemente ai poeti inglesi Shelley e
Keats, cominciò a battere vie nuove (J.
Perk può considerarsi precursore di que-
sta rinascita letteraria con il suo ciclo di
sonetti Mathilde). Questi giovani si ispira-
rono, nella loro reazione, al contenutismo,
alla tendenza dell'arte per l'arte.
Il naturalismo francese trovò un no-
tevole seguace in K. J. Alberdingk Thijm
(pseudonimo: Lodewijk van Deyssel; 1864-
1952), conosciuto per il romanzo Un amore
e per la sua attività di critico letterario.
A questo gruppo appartenne anche Fre-
derik van Eeden (1860-1932), la cui fiaba
Il piccolo Giovanni ottenne enorme popo-
larità. Vertice del grande rinnovamento
letterario intorno al 1880 può considerarsi
il poema Maggio di Herman Gorter
(1864-1917).
Nella generazione successiva spicca la figura di
Henriette Roland Holst-van der Schalk (n. nel 1869):
la sua poesia, affascinante per la sua melodiosità, si ri-
chiamò inizialmente a ispirazioni sociali, sentite senza
retorica; con il tempo la sua lirica si è venuta sempre
più approfondendo, assumendo una marcata nota reli-
giosa. Da ricordare pure P. C. Boutens (1870-1943),
d'ispirazione platonizzante, e H. Leopold (1865-1925),
molto seguito dai giovani. L. Couperus fu un prosatore
di rilievo (di lui si ricorda Eline Vere); da menzionare
ancora J. v. Looy (Jaapje, romanzo su un ragazzo), il
critico cattolico F. Erens e il di lui fratello Emile Erens,
autore di belle vite di santi, H. Heyermans, noto spe-
cialmente per un dramma a tendenza socialista. Fra gli
scrittori cattolici di questo periodo, E. Brom, A. Steenhof-
Smulders, M. Koenen, F. Rutten, K. Meckel. Tra i
poeti più moderni sta in prima linea A. Roland Holst
(n. nel 1888): la sua poesia è molto influenzata dal mondo
delle leggende celtiche. Come romanziere si distingue
A. van Schendel (1874-1946).
Della generazione affacciatasi dopo il 1920 si ricor-
dano i «vitalisti» e gli espressioni: J. Slauerhoff,
H. Marsman, M. ter Braak ed E. Du Perron. Come
romanzieri si distinsero S. Vestdijk e F. Bordewijk.
Si ricordano ancora gli «umanisti» D. Coster, M. Nijhoff,
A. Donker e gli scrittori cattolici A. van Duinkerken,
J. Engelman, H. Bruning, A. Coolen, H. de Man,
A. Kuyle.
Nelle Fiandre K. van de Woestijne (1873-1927)
creò la sua poesia plastica e decadente. Stijn Streuvels,
n. nel 1871, descrisse nei suoi romanzi la vita campa-
gnola delle Fiandre occidentali (De Vlaschaard); da ricor-
dare pure i suoi Racconti di Natale. Il sacerdote C. Ver-
schaeve, noto per la sua vita di Cristo (Jezus), fu pure
poeta, drammaturgo e critico. Ma il più conosciuto
scrittore resta Felix Timmermans (1886-1947), che ottenne la celebrità con il suo Pallieter; si menziona pure di lui Il bambino Gesù nelle Fiandre.
W. Moens e P. van Ostaayen si affermarono con la loro tendenza espessionista; tra i più giovani si ricordano M. Gijzen, A. Mussche, M. Roelants; nella prosa si affermarono W. Elsschot e G. Walschap.
Bibliografia3 opere
Michele Marlet
V. ARTE
1. Architettura
Per la storia dell'arte nel P. B. è necessario tener presente una distinzione iniziale. Che essa storia, cioè, si divide in due rami ben distinti: uno è quello dell'arte fiamminga (v.) e l'altro è quello dell'arte olandese. In questa parte si tratta particolarmente di quest'ultima. Scarsi sono gli edifici dell'alto medioevo dei quali i più antichi (sec. IX) si debbono ai monaci benedettini: del sec. XII è la cripta dell'abbazia di Rolduc, del secc. XI-XII sono Notre Dame e S. Servazio a Maastricht, quest'ultima dotata nel sec. XIII di un grande portale laterale di chiaro influsso francese. Tipica del periodo di transizione al gotico con caratteri strutturali della scuola renana è Notre Dame di Roermond, dedicata nel 1222. L'influsso francese (Tournai) si fa sentire poi nelle chiese di Notre Dame di Ardenburg in Zelanda (sec. XIII), nella cappella della cattedrale di Bois-le-Duc, ed infine nella cattedrale di Utrecht. Un proprio particolare carattere le chiese olandesi assumono per l'uso del mattone, adoperato talvolta con ricerche anche ornamentali insieme alla pietra. Caratteri analoghi ripetono le chiese del secc. XIV-XV e della prima metà del sec. XVI quando la semplicità degli esterni e degli interni raramente (p. es., cattedrale di Bois-le-Duc) viene sostituita dalla ricchezza caratteristica del tardo gotico francese, che si riflette anche nel verticalismo di numerosi campanili. Grande fortuna ha invece il tipo tedesco della chiesa a tre navi di uguale altezza (hallenkerk) ed è abbastanza diffusa, specie nell'Olanda settentrionale, la copertura a tetto.
Tra le più notevoli chiese gotiche di questo periodo sono quelle di Alkamaar, di Goes, la Nieuwe Kerk di Amsterdam e quella di Delft, alcune delle quali sormontate da agile ed elegante fliche.
Nel secc. XVI-XVII, con l'affermarsi della riforma protestante, l'edificio religioso muta i suoi caratteri adeguandosi alle esigenze del culto; si deve ad Hendrick de Keyser (1567-1621) la creazione del nuovo tipo di chiesa protestante, a pianta centrale, ove il fulcro architettonico coincide con la cattedra del predicatore (cf. la Westerkerk di Amsterdam). Grande sviluppo assume l'architettura civile che nel periodo precedente era stata dominata dallo stile gotico (Palazzi municipali di Middelburg e di Gouda): essa si adegua alle necessità e ai gusti della borghesia commerciale ed accanto agli Hôtels de ville sorgono monumentali le porte di città e le « pese ».
Il Rinascimento italiano penetra a stento (Castello di Nassau, 1536) mentre si afferma uno stile nazionale tipico per la monumentale struttura degli edifici pesantemente ornati con rilievi e con una vigorosa policromia ottenuta dal contrasto del mattone con la pietra da taglio (Hôtel de ville dell'Aja, 1564; di Leida, 1597; Halle aux bouches di Haarlem, 1602). Alcune città assunsero allora la propria tipica fisionomia, come avvenne per Amsterdam ad opera di Hendrick de Keyser.
Dopo la metà del sec. XVII, l'architettura per influsso dei « teorici » italiani (Serlio, Palladio, Scamozzi) tende verso forme più semplici, sobrie, simmetriche (Hôtel de ville di Amsterdam, costruito tra il 1648 e il 1665 da Jacob van Campen; Mauritshuis all'Aja, di J. van Campen e Pieter Post) con estrema monotonia di effetto.
Alla fine del sec. XVII e nel sec. XVIII prevalse poi l'influsso francese mentre larga diffusione ebbe, agli inizi dell'800, il neoclassicismo. Nel periodo romantico si vollero imitare il gotico e lo stile di H. de Keyser e di Lieven Key (Rijksmuseum di Amsterdam); H. P. Berlage è il banditore del rinnovamento architettonico (Borsa di commercio di Amsterdam, 1897-1903). Al suo indirizzo si oppose la scuola di Amsterdam, tornando agli aspetti dell'architettura nazionale: a tale tendenza a sua volta ha reagito la scuola di Rotterdam, banditrice del principio di « funzionalità » dell'edificio.

2. Scultura
Anche la storia della scultura si fonde, agli inizi, con quella delle Fiandre. La produzione plastica del secc. XV-XVI è caratterizzata invece dallo studio della realtà ed assume una fisionomia tipicamente nazionale: tomba di Jan van Polanen a Breda; statua della metà del sec. XV nel Museo di Utrecht; sculture decorative nella chiesa di St-Jean a Bois-le-Duc. La riforma protestante e la conseguente abolizione delle immagini nelle chiese limitarono particolarmente lo sviluppo dell'arte plastica nel sec. XVII.
Il monumento funebre e il ritratto sono i soli generi cui gli scultori si applicano e vi rilevano le stesse qualità di potente realismo affermate dalla pittura contemporanea. I maggiori scultori furono Hendrick de Keyser, padre di Pietro (tomba di Guglielmo il Taciturno nella Nieuwe Kerk di Delft; busto di uomo in terracotta dipinta nel Rijksmuseum, ca. 1606) e Rombout Verhulst (1624-98) che viaggiano in Italia a lavoro a lungo in patria (decorazione dell'Hôtel de ville di Amsterdam e della « pesa » pubblica di Leyda, a bassorilievi con scene di genere; tombe del barone di Gendt nella cattedrale di Utrecht, dell'ammiraglio Tromp a Delft; numerosi busti). Verso la fine del secolo, la scultura, analogamente a quanto avviene per la pittura, va decadendo, né miglior sorte ha nel secolo seguente (decorazione della facciata principale de l'Hôtel de ville dell'Aja, di J. B. Xavéry); scarsamente rappresentata è anche nel sec. XIX, nel quale Royer (1793-1868), i fratelli Straché (1817-91), Jean Tjeodor, Léo Paulus, Lecomblé, Simons, Ferdinando Leenhoff (1841-1914) danno una produzione di monotono classicismo. Tale tradizione viene spezzata dall'originale personalità di Christophe van Wijk (1875-1917) che si riallaccia alla più schietta vena nazionale nelle sue opere di un fervido realismo; Mendes de Costa (n. 1863) e Zijk (n. 1866) danno poi prova di una fervida fantasia, nelle piccole statue in terracotta e in bronzo. Dopo il 1914 la scultura si affranca decisamente dall'architettura, alla quale era stata strettamente collegata dopo il rinnovamento del 1890. Rappresentanti delle più moderne tendenze sono John Raedeker (n. 1885) e Hildo Krop (n. 1886).
3. Pittura
La pittura olandese conquista una propria fisionomia che può dirsi veramente « nazionale » soltanto alla fine del sec. XVI e nel sec. XVII, epoca della massima potenza politica dell'O.
Venuta a mancare, per l'affermarsi del protestantesimo, ogni protezione alle arti da parte della Chiesa e non essendovi alcuna corte di regnante, la pittura ebbe il suo incremento dal mondo borghese, alle cui fortune rimase collegata e che offerse ad essa un campo di indagini al quale deve la particolare qualità di osservazione intensa e profonda di una realtà viva. Si determinarono così quei « generi » pittorici che vanno dal ritratto al quadro di genere, dal paesaggio alla natura morta, e che fiorirono tutti nel sec. XVII.
Nei secoli precedenti l'attività dei pittori neerlandesi è del tutto unita alla pittura delle Flandre e agli inizi del sec. XV sono i fratelli van Eyck che dominano la scuola di Haarlem: ad essa appartengono Albert van Ouwater e il suo allievo Gérard de St-Jean (2ª metà del sec.) che si distingue dai Fiamminghi per le qualità di luminosità più dolce, per quel senso di maggiore intimità destinati a divenire tipici della pittura olandese (Adorazione dei Magi, Rijksmuseum, Amsterdam).
Nel sec. XVI subentra l'influsso del Rinascimento italiano, presso le varie scuole e i singoli artisti, taluni dei quali - i più dotati - non mancheranno tuttavia di mantenere quei caratteri di penetrante osservazione della realtà e di fantastica rielaborazione di essa peculiari all'arte olandese, che trovano il loro primo e più prestigioso assertore in Gerolamo Bosch (ca. 1450-1516; v.) caposcuola a Bois-le-Duc ed iniziatore di un filone che scenderà fino a David Teniers. Alla scuola di Leyda, dopo Cornelis Engebrechtsz (1468-1533), appartiene Luca da Leyda ([v.] 1494-1533), insieme con Bosch la maggiore personalità artistica dell'epoca, il quale se non si sottrae alle influenze italiane non giunge però a farsene dominare; mentre ad Amsterdam Jacob Cornelisz van Ootsanen (ca. 1470-1533) denuncia chiari apporti lombardi (Salomé, Rijksmuseum); ad Utrecht - ove Jean Gossaert d. Mabuse aveva portato per primo l'influsso italiano - Jan Scorel (1495-1562) unisce modi veneti e romani (Maddalena, Betzabea, Rijksmuseum) ed inizia la schiera dei « romanisti » con i suoi allievi Martin van Heemskerck (1498-1574) dichiaratamente michelangiolesco (Trittico con la Deposizione, Museo di Bruxelles) e Antonio Moor (ca. 1512-81), nobilissimo ritrattista. Più indipendente appare nella prima metà del secolo, la scuola di Haarlem, ove Jan Mostaert (ca. 1474-1555) continua la tradizione quattrocentesca; ma dopo la metà del '500, con Cornelis Cornelisz (1562-1638) e Hendrick Goltzius (1558-1616), l'influsso italiano vi predomina determinando un inusitato interesse alla plastica individuazione formale. Maggiore aderenza alla più tipica tradizione di schietta indagine della realtà offre Pietro Aersten (1509-75 ca.), rappresentante della pittura di « genere » che, dopo l'impulso ad essa dato dal fiammingo Brueghel il Vecchio, darà così largo frutto nel pieno sec. XVII, più che negli immediati eredi quali Hendrick Avercamp (1585-1665), Arent Arentz (1585-1635) e Adriaan van de Venne (1589-1662). Allo stesso modo, ritrattisti quali Cornelis Ketel (1548-1616), Dirk Barendsz (1534-92) e Michele Mierevelt (1567-1641) affermarono sullo scorcio del '500 e nella prima metà del '600, quel carattere di « veracità » che farà del ritratto pubblico o privato l'espressione più caratteristica della grande arte olandese.
Il sec. XVII è l'« età d'oro della pittura olandese », e se vi furono artisti sommi, quale sopra ogni altro Rembrandt van Rijn (1606-69), i quali raggiunsero altissimo livello d'arte nella pittura di figura e in quella di paese, v'è per lo più nei pittori olandesi una sorta di « specializzazione » che li portava a dedicarsi, per tutto il corso della loro vita, ad un solo genere pittorico. Quanto alla scuola di Utrecht, essa, per essere collegata a quella romana caravaggesca, va distinta dalla restante pittura olandese, anche se con questa ebbe in comune alcune qualità che fanno dei caravaggeschi olandesi una schiera ben definita: caposcuola ad Utrecht è Abramo Bloemart (1564-1651) da cui muovono Hendrick Ter Bruggen (1588-1667), Gérard van Hontorst (1590-1656), Dirk Baburen (1590-
1624 ca.) i quali nei loro soggiorni in Italia furono attratti decisamente da Caravaggio e dalla sua scuola. Alla scuola di Utrecht appartengono anche Leendert van der Cooghen e Judith Leyster (1609-60) che sottopose allo squadro della luce caravaggesca i modelli di Franz Hals.
a) Ritratto. - L'arte del ritratto assunse uno sviluppo tale da raggiungere importanza « nazionale ». Pittori di ritratti furono, prima e sopra ogni altro, Franz Hals (1580-1666) e Rembrandt, i due massimi rappresentanti della pittura olandese, che da essi ebbe definitiva impronta; ottimi ritrattisti furono anche Nicolas Elias d. Pickenoy (1591-1654 o '56) e Thomas de Keyser (1596-1667 ca.) che diedero una viva sottile caratterizzazione ai loro personaggi, rappresentati senza quella preoccupazione di ostentazione e di ricchezza tipica della ritrattistica dopo la venuta in Olanda di van Dyck (1628) e che ha i suoi rappresentanti in Gevaert Flinck (1615-60), Ferdinando Bol (1616-80), Nicolas Maes (1634-93), scolari tutti di Rembrandt, e in Bartolomeo van der Helst (1613-70). Ritrattista di grande potenza espressiva fu Carel Fabritius (1622-54), anche esso scolaro di Rembrandt.
b) Pittura di genere. - È solo dopo i validi apporti dello spiccato caratterismo di alcune figure di Franz Hals e della calda luminosità dorata delle tele di Rembrandt che tale pittura si configura nei suoi inconfondibili aspetti: pittori di scene di genere furono Dirck Hals, fratello di Franz, Antonio Palamedes (1601-73) e Pieter Codde (1599-1678); e da Adriaan Brouwer (1606-38), scolaro di Franz Hals ad Haarlem, muove Adriaan van Ostade (1610-85) pittore di animati interni campagnoli e di scene di osteria soffusi tuttavia di una malinconica luce rembrandtiana: egli è l'iniziatore dei petiti maltre, squisiti narratori di scene di vita comune osservate con una capacità di penetrazione sottile, che, nei migliori, giunge a cogliere e a trasfigurare pittoricamente il valore di pura poesia degli aspetti più semplici della vita di ogni giorno. Delicatamente sentimentali sono Gerard Dou (1613-75), e Gabriel Metsu (1630-67); brioso, umorista, satirico è Jan Steen (1626-70); raffinatissimo nella preziosa qualità del colore e nella scelta del soggetto è Gerard Terborch (1617-81); sommi, Pieter de Hooch (1629-83) e Jan Vermeer (1632-75), ambedue della scuola di Delft, i quali evocano con delicata intima poeticità la quiete serena di un interno o di un angolo delle vecchie strade di città. Alla pittura di genere vanno collegati anche i pittori di battaglie, quali Philips Wouwermann (1619-68) e Jan Lingelbach (1623-74) tedesco di origine; e il gusto di essa ebbe in Pieter van Laer (1583-1642), detto il Bamboccio, il suo banditore oltre confine: venuto a Roma egli vi creò un particolare indirizzo pittorico che da lui ebbe il nome « dei bamboccianti ».
c) Paesaggio. - Pittori così attenti alla realtà di vita non potevano trascurare il paesaggio, ed una delle più belle « vedute » che mai siano state dipinte la si deve appunto a Vermeer: la Veduta di Delft (ca. 1658).
La pittura di paesaggio in cui questo è soggetto e « fine » del quadro e non commento alla composizione di figura, è del resto tipico prodotto dell'arte nordica e resta tra le caratteristiche espressioni della pittura olandese: lo stesso Rembrandt ha lasciato, e nei quadri e nelle incisioni, taluni dei più « romantici » paesaggi che mai siano stati dipinti. Adriaan van de Venne (1589-1662), Esaias van de Velde (1591-1630), Hercules Seghers (1590-1640) sono tra i primi paesisti, e si deve a Jan van Goyen (1590-1640), che conobbe l'opera di Rembrandt, quel senso di solitaria poesia che pervade il paesaggio e che verrà ereditata da Jacques Ruysdael (1624-82): questi porterà nella pittura dei paesi una emozione religiosa. Con la drammaticità dei paesaggi di Ruysdael contrasta la serena gaiezza di quelli più descritti di Mandert Hobbema (1638-1709); a Ruysdael va collegato invece Jan Wijnants (1630-84 ca.), e tra i migliori pittori di paese vanno ricordati van der Neer (1603-77), Allaert van Everdingen (1621-75) e Adriaan van de Velde (1636-72). Alla pittura di paese è strettamente collegata la pittura di « architettura »: tale genere pittorico ha le sue origini verso la metà del sec. XVI, con Vredeman de Vries (1527-1604) che rappresenta scenografiche prospettive non esenti da influsso italianizzante. Ma con il nuovo secolo anche il quadro di architettura si orienta verso un realismo più familiare, borghese, e prepara gli intimi interni dei petits maîtres: Dirck van Deelen (1605-71 ca.) e, più, Pieter Saenredam (1597-1665), Gerrit Houckgeest (1600-61), Emanuel de Witte (1617-92 ca.) dipingono i vasti interni delle chiese protestanti, mentre altri, come Jan van der Heyden (1637-1712), rappresentano case specchiantesi nelle immobili acque dei canali.
d) Pittura di natura morta e di animali. – Il medesimo senso di osservazione della realtà, che impronta tutta la produzione pittorica olandese, si osserva nei pittori di natura morta, acuti e precisi fino al trompe-l'oeil (cf. quadri di Pieter Claesz, ca. 1590-1661; di Willelm Claesz Heda, 1594-1680; di Abraham van Beyeren, ca. 1620-90, di Jan Davidsz de Heem, 1606-84, di Willelm van Aelst, 1626-83, di Jan Huijsum, 1682-1749).
Altrettanto può dirsi degli animalisti, esatti nell'indagine dei loro soggetti (cf. Jan Weenix, 1621-63; Gillis, Gijsbert e Melchior Hondecoeter; Paulus Potter, 1625-54, il migliore di tutti) che talvolta colgono nel vivo di un momento drammatico (Albert Cuyp, 1620-91; Jan Aestyn, 1610-52), o, più raramente, in una solitudine non scevra di poeticità (cf. Il cardellino, di Carel Fabritius, al Mauritshuis de L'Aja).
Nel sec. XVIII la pittura olandese segna un periodo di arresto: essa decade e perisce nella reazione classica operata da Gérard de Lairesse. I soli pittori degni di ricordo sono il renano Jean-Maurice Quinckhardt (1688-1772), e Cornelis Troost (1697-1750).
Dal movimento accademico seguito alla reazione classica muove un solo artista notevole, Jacob de Witt (1695-1754). Fino alla metà del sec. XIX la pittura olandese, fatta eccezione per Ary Scheffer (1795-1858), rimase chiusa ed estranea al movimento europeo.
Continuavano ad operare i pittori di paesaggio, di marine, di scene di genere, che ripetevano i modelli del sec. XVII (cf. David Bles, 1821-99); né se ne discosta troppo Augustus Allebé (1838-1914), mentre Alma Tadema (1836-1916), passato all'evocazione di soggetti storici durante il suo soggiorno inglese, raggiunse una fama sproporzionata ai suoi meriti. Intorno al 1870 si forma a L'Aja un centro pittorico che tende a rinnovare la pittura olandese sulla base di un «realismo» inteso però nello spirito della migliore tradizione: Bosboom (1817-51), Josef Israels (1824-1911), Mathieu Maris (1839-1917), Jan Toorop (n. 1858) e Breitner (1857-1923) successivamente vi aderiscono e lo animano. Dalla scuola dell'Aja muovono anche J. B. Jonkind (1819-91), che passò poi in Francia contribuendo con la sua arte al trapasso dalla scuola di Barbizon all'impressionismo, e Vincent van Gogh (1835-90) la cui personalità artistica, se risente agli inizi della educazione nell'orbita olandese, si foggerà poi nei propri definitivi aspetti a contatto dell'atmosfera francese. Negli ultimi decenni la pittura olandese si è inserita nelle correnti dell'arte francese ed europea, pur mantenendo alcune delle caratteristiche della secolare tradizione.
e) Arti minori. – L'arte dell'incisione ebbe particolare fortuna in Olanda e vi si applicarono artisti sommi. Già alla fine del sec. XV si usò l'incisione a bulino (Jacob Corneliaz e Luca di Leyda) e nel '600 a questa tecnica si aggiunse quella dell'acquaforte e della punta secca sia per la riproduzione di dipinti del tempo, sia per creazione di opere d'arte. Tra i paesisti furono incisori Jacob Ruysdaël, Isaïe van de Velde, Allart van Everdingen, tra gli animalisti P. Potter e A. Cuyp, tra i pittori di genere A. van Ostade; mentre Rembrandt nelle incisioni di ritratti e paesi ha lasciato un'altissima espressione della sua arte; particolare carattere, per l'uso che egli fece del colore, hanno le acqueforti di Hercules Seghers. Nel sec. XVIII l'incisione perde importanza, mentre prevale l'influsso francese.
La maiolica ebbe notevole importanza fin dal medioevo ma è nel sec. XVI che essa si afferma assumendo uno sviluppo che la rese nel secolo seguente celebrata in tutto il mondo: tra le fabbriche più note va ricordata quella di Delft, della quale fu tipico il blò intenso a smalto su fondo bianco.

Grande finezza raggiunse nei secc. XVI-XVII anche la lavorazione artistica dei metalli (cancellate, fonti battesimali nelle chiese) che furono dagli orafi cesellati con somma eleganza e perizia (boccali, piatti, ornamenti per l'abbigliamento); né minor ricchezza ed eleganza presentano gli arredi e le suppellettili lignee che ornarono le chiese come le case e i palazzi municipali.
Bibliografia15 opere
Maria Vittoria Brugnoli
VI. ORDINAMENTO SCOLASTICO
L'istruzione olandese è improntata alle dottrine pedagogiche di Comenius, Pestalozzi, Fröbel, Dalton, Parkhurst e della Montessori. Essa inoltre risente dei provvedimenti legislativi.
1) La legge governativa del 1801 e del 1806 dichiarò l'insegnamento servizio pubblico e laico diretto dai comuni; i cattolici furono messi alla pari dei calvinisti; il metodo di Comenius fu completato dal metodo di Pestalozzi. 2) La legge del re Guglielmo dell'anno 1815 mise tutte le scuole sotto il suo controllo attraverso le università, che diventarono rocciferati della unificazione fra Belgio e Olanda. 3) Il decreto regio del 18 genn. 1842 concesse maggiore libertà alle scuole private cattoliche e calviniste. La legge costituzionale dal 1848 proclama la libertà di insegnamento, ma richiede il diploma per gli insegnamenti delle scuole elementari e secondarie. 4) La legge van der Bruggen del 1857 abolì, con l'appoggio dei cattolici, l'insegnamento ufficiale della Bibbia. 5) La legge del 2 maggio 1863 riformò l'istruzione media. 6) La legge 1878 richiese ampi edifici per tutte le scuole, ciò che rappresentò un aggravio per le scuole private e introdusse la riforma dei seminari per i maestri istituendo due diplomi: uno per i maestri delle scuole elementari e l'altro per i direttori delle scuole elementari. 7) La legge Mackay del 1889, chiamata legge della pacificazione, concesse sovvenzioni da parte dello Stato alle scuole private confessionali chiedendo in cambio un insegnamento modellato su quelle pubbliche. 8) La legge del 1899 introdusse l'istruzione obbligatoria. 9) La legge Pierson del 1901 assicurò la parità di finanziamento delle costruzioni degli edifici scolastici privati e pubblici da parte dello Stato. 10) La legge Knyper del 1905 concesse la parità di trattamento ai maestri delle scuole private confessionali. 11) La legge De Visser dell'anno 1920, interpretando la costituzione dell'anno 1917, concesse la parità alle scuole elementari confessionali. 12) La legge dell'anno 1922 concesse sovvenzioni finanziarie a tutte quelle scuole religiose che si sono modellate sulle «Hoogere burger schoolen» pubbliche.
L'insegnamento religioso non è obbligatorio nelle scuole pubbliche data la loro neutralità nel campo religioso. Nelle scuole medie cattoliche l'insegnamento religioso viene impartito per due ore alla settimana dai sacerdoti che hanno il grado di professore. La base d'insegnamento della religione cattolica dal 1910 è il catechismo unico per tutte le diocesi. Per il calvinismo è la Bibbia.
L'istruzione olandese si divide in privata «bizondere school» e in pubblica «openbare school». La frequenza scolastica è obbligatoria dai 7 ai 15 anni d'età. Le scuole pubbliche sono neutrali dal punto di vista religioso, però dietro richiesta di 12 famiglie deve essere creata, nell'ambito della scuola pubblica, una classe non neutrale.
A tre anni d'età i bambini olandesi possono essere inviati negli «istituti prescolastici» (Bewaarschoolen) che si dividono in Fröbelschoolen, Dalvonschoolen, Parkhurstschoolen e Montessorischoolen. La durata del corso è di 4 anni. A sette anni d'età ha inizio l'insegnamento elementare che ha la durata di sei anni. Al termine della scuola elementare si prospettano allo scolaro tre possibilità: 1) scuola primaria ampliata (M. U. L. O.) di 4 anni; 2) scuola secondaria suddivisa in ginnasio (4 anni); 3) scuola superiore (Hoogere Burgerschool, 2 anni), da cui si può accedere alle seguenti università o istituti superiori: Università di Amsterdam, fondata nell'anno 1631, Libera Università calvinista di Amsterdam, fondata nell'anno 1880, Università di Groningen, fondata nell'anno 1614, Università di Leyda, fondata nell'anno 1575, Università cattolica di Nimega, fondata nell'anno 1923, Politecnico di Delft, fondato nell'anno 1905, l'Alta Scuola di agricoltura a Wageningen, fondata nell'anno 1919, Alti Studi di commercio a Rotterdam, fondati nell'anno 1913, Alti Studi di commercio per i cattolici a Tilburg, fondati nell'anno 1927. Coloro che intendono dedicarsi agli studi tomistici possono farlo presso l'Università di Nimega. L'istruzione dei maestri avviene in 89 scuole normali alle quali si accede dalla scuola primaria ampliata o dalla primaria media superiore. L'istruzione del clero cattolico avviene per ciascuna diocesi nel proprio Seminario minore e maggiore. - Vedi tavv. XXXVII-XXXVIII.
Bibliografia2 opere
Stumpf Miroslav.









