PADROADO, PATRONATO

PADROADO, PATRONATO. - Il complesso di diritti ed obblighi, concessi e imposti formalmente dai pontefici, dalla metà del sec. XV, alle corone di Portogallo e di Spagna per promuovere una più efficace opera di apostolato nelle nuove terre scoperte, costituì una particolare forma di protettorato sulle missioni, che viene chiamato con parola portoghese padroado, se si tratta del Portogallo, e patronato, se si parla della Spagna.

Dal punto di vista giuridico il padroado e il patronato possono dirsi un quasi contratto oneroso, basato su un privilegio. Vale dunque per essi, come per qualsiasi altro contratto, la clausola «rebus sic stantibus». L'uno e l'altro furono, allora, l'unico mezzo efficace per iniziare e sviluppare l'opera missionaria nelle vaste regioni dell'Africa e delle Indie orientali ed occidentali. Esso è legato al suo tempo, e deve essere giudicato secondo i criteri dell'epoca.

I. Padroado

Gli inizi del padroado coincidono con la storia dell'Ordine cavalleresco della « Militia Christi ». Il 2 maggio 1312 con la bolla Ad providam i beni del soppresso Ordine dei Templari furono aggiudicati all'Ordine del S. Ospedale (Ordine di S. Giovanni). Per evitare la sottomissione dei vasti beni dei Templari ad un Gran Maestro estero, il re Diniz fondò un ordine cavalleresco, prettamente portoghese: la « Militia Christi ». Giovanni XXII con la bolla Ad ea ex quibus cultus del 15 marzo 1319 aggiudicò a quest'Ordine sia i beni sia i membri dell'Ordine soppresso dei Templari nel Portogallo. Lo scopo dell'Ordine era la lotta contro i Mori. Al principio del sec. XV il Re João fece conferire a suo figlio Henrique (o Navegador) l'amministrazione perpetua della carica di Gran Maestro della « Militia Christi » per facilitargli la conquista della Mauretania. Nel 1415 fu presa la città di Ceuta. L'infante Henrique ne era stato l'animatore e con i cavalieri e le rendite della « Militia Christi » aveva avuto efficacissima parte nell'impresa. Il 4 apr. 1418 Martino V con la bolla Romanus Pontifex eresse la diocesi di Ceuta. Nella bolla non si parla ancora di diritto di padroado della corona di Portogallo o della « Militia Christi ». Di grande importanza, invece, è la bolla di Niccolò V Dum diaversa del 18 giugno 1452. Siccome Alfonso V aveva intrapreso la scoperta e la conquista in Africa per l'aumento della gloria divina, ed era sua intenzione di condurre alla fede di Cristo i nemici del nome cristiano, ottenne per sé e i suoi successori il diritto di conquista sulle terre pagane e maomettane, per cui i territori sarebbero stati di proprietà del re. Nella bolla Romanus Pontifex dell'8 gen. 1455 Niccolò V riconfermò di nuovo alla corona portoghese il diritto di scoperta, conquista e commercio nell'Africa e nell'Asia meridionale ed orientale, più o meno riconosciuto dalle potenze marittime dell'Occidente cattolico. Dopo che Henrique con le rendite della « Militia Christi » ebbe conquistato la Guinea, Callisto III con la bolla Inter coetera del 13 marzo 1456 conferì all'Ordine la giurisdizione ecclesiastica sulle terre conquistate e da conquistare dal Capo Nao e dal Capo Bojador fino a tutta la Guinea e alla costa meridionale dell'India. Con la bolla Dum Fidei constantiam del 7 giugno 1514 Leone X sottopose alla giurisdizione della « Militia Christi » le conquiste degli ultimi due anni e quelle da compiersi nell'avvenire. Inoltre il re riceveva per sé e i suoi successori il diritto di patronato sulle chiese e i benefizi allora esistenti o da erigersi in futuro nei detti paesi. Cinque giorni dopo, il 12 giugno 1514 con la bolla Pro excellenti praeeminentia Leone X soppresse la vicaria di Thomar della « Milizia Christi » alla quale fino allora erano state sottomesse in spiritualibus tutte le colonie porghesi, ed cresce Funchal, capitale dell'isola di Madeira, sede episcopale. Il territorio della diocesi comprendeva tutte le terre conquistate dal sud della Mauretania fino all'India posteriore e la Cina e il Brasile all'ovest. Il re ricevette il diritto di patronato sulla sede episcopale e la « Militia Christi » ritenne il diritto di presentazione alle 4 dignità e ai 12 beneficiari della Cattedrale. Così il re diveniva patrono, sebbene la dotazione della diocesi provenisse non dall'erario regio, ma da quello della « Militia Christi », e cioè da beni ecclesiastici. Il 3 nov. 1514 con la bolla Praecelsae devotionis Leone X riconfermò tutti i privilegi concessi da Niccolò V e da Sisto IV, anzi il amplio per difendere le colonie asiatiche portoghesi oltre l'India contro le pretese spagnole. Il 3 nov. 1534 Paolo III con la bolla Aequum reputamus cresce la diocesi di Goa, suffraganea di Funchal. I confini assegnati furono il Capo di Buona Speranza all'ovest, la Cina all'est. In questa bolla i diritti e gli obblighi del Patrono furono così fissati, e poi applicati nell'erezione di tutte le altre diocesi del padroado: 1) il re ha il diritto di presentazione a tutti i benefici; 2) al re incombe l'obbligo di costruire e di mantenere tutte le chiese, conventi e oratori in quanto sono necessari per il ministero delle anime; 3) il re mantiene tutti gli addetti al culto dal vescovo fino al sagrestano; 4) il re sopporta tutte le spese di culto; 5) il re provvede a un numero sufficiente di sacerdoti per il servizio divino e il ministero delle anime (monopolio missionario).

È strano che né in questo documento né in altri posteriori mai si parla di propagatio fidei inter infideles forse perché le conquiste portoghesi all'inizio avevano carattere puramente religioso, dovuto alla lotta contro i maomettani. La propagazione della fede era considerata un obbligo naturale della gerarchia ecclesiastica e della corona.

Infatti, all'inizio dello sviluppo del padroado, Niccolò V nella bolla Romanus Pontifex dell'8 gen. 1455 aveva dichiarato che le conquiste del re portoghese avevano come scopo « animarum salutem, fidei augmentum et illius hostium depressionem, de ipsiusque fidei et Reipublicae Universalis Ecclesiae re agi » e inoltre « eisque (agli infedeli e musulmani) incognitum sacratissimum Christi nomen praedicare et facere praedicari ».

Sulla questione dell'estensione territoriale del padroado le opinioni sono divergenti. A. Jann intenderebbe limitare il diritto di patronato alle regioni effettivamente sotto il dominio portoghese. Contro ciò è da allegarsi la Declaratio Gregorii XIII vivae vocis oraculo dell'11 olt. 1577 (J. Dindinger, Bibl. Missionum, XV, p. 560, n. 1931) secondo la quale sotto l'espressione « India orientale » si devono intendere non soltanto le conquiste e scoperte al sud e all'est della Mauritania, ma anche le regioni di interesse commerciale dei Portoghesi. La prova perentoria contro l'asserenza dello Jann è il fatto che Alessandro VIII il 10 apr. 1690, quasi 70 anni dopo la fondazione di Propaganda, eresse le diocesi di padroado di Pechino e Nanchino in un territorio, che mai era stato sotto dominio portoghese. Mons. Fornari (poi cardinale) nel 1837 in un suo memoriale scritto per la S. Congregazione de Propaganda Fide sul padroado (Arch. Prop., Schirurie rif. nelle Congr. Generali, 1837 [953], ff. 321-402) limita il padroado ai possedimenti portoghesi effettivi.

Bisogna dire che questo modo di vedere non ha nessun fondamento nelle bolle papali. Storicamente constata che i papi hanno concesso ai re del Portogallo il padroado su tutte le terre dal sud della Mauritania fino alla Cina e il Giappone, eretto in diocesi di padroado nel 1588 (Funai). Lo stesso valeva nell'altro emisfero per il Brasile. Quando Paolo IV il 4 febbr. 1588 con la bolla Pro excellenti praeminentia eresse le diocesi di Cochin e Malacca, suffraganee di Goa, la delimitazione delle diocesi fu lasciata al re. Paolo IV dichiarò, inoltre, che in perpetuo qualunque cambiamo nel diritto del padroado, senza il consenso del re, sarebbe anche senza valore e contro il diritto, anche se fatto dalla S. Sede. Con ciò lo sviluppo del padroado può considerarsi terminato; perché nel'erezione delle diocesi di padroado dei tempi susseguiti furono seguiti gli stessi principi.

Il Portogallo, anche all'apogeo della sua potenza, non fu mai in grado di adempiere pienamente i suoi impegni di padroado. Già nel 1582 si sentivano la-granze sulla mancanza di sacerdoti nell'India portoghese. Il Portogallo, derogando al monopolio missionario, ammise estranei, politicamente non sospetti, obbligandoli però a passare per Lisbona. Con la costituzione di Clemente VIII Onerosa del 12 dic. 1600 la via Lisbona-Goa fu prescritta anche canonicamente per i missionari, che si recavano nell'Asia meridionale e orientale. Otto anni dopo Paolo V abrogò questa prescrizione per gli Ordini mendicanti; Urbano VIII nel 1633 concesse la medesima libertà a tutti i religiosi e Clemente X nel 1673 infine estese la licenza al clero secolare e ai laici.

Nel sec. XVII la potenza coloniale portoghese crollò, ed il Portogallo si vide nell'impossibilità assoluta di adempiere i grandi obblighi finanziari, risultanti dal padroado. In seguito all'unione con la corona di Spagna (1580-1640) il Portogallo fu traslocato nei conflitti tra la Spagna, Olanda e Inghilterra. Le bolle pontificie per gli Olandesi

e più tardi per gli Inglesi protestanti non avevano alcun valore. Al Portogallo rimasero piccole porzioni delle sue colonie asiatiche ed oceaniche. Intanto Roma divenne nuovamente un centro religioso dinamico e la S. Sede pensò di prendere l'opera missionaria nelle proprie mani. Nel 1622 fu fondata la S. Congregazione di Propaganda, la quale creò l'istituto dei vicari apostolici, che non erano soggetti a nessun vescovo diocesano, ma dipendevano direttamente dalla Sede Apostolica. Erano vescovi in partibus infidelium, su cui il padroado non poteva accamparse pretese. La S. Sede ebbe la precauzione di deputare questi vicari apostolici nei territori dove il padroado non esercitava un vero dominio. Nel 1637 Propaganda mandò in India Matteo de Castro (v.), senza il previo permesso del re patrono, nominandolo vicario apostolico di Bijdapore, territorio di un principe maometano, indipendente dal Portogallo. Nelle altre missioni dell'Asia orientale fuori dell'India Alessandro VIII con il breve Super catholodram del 9 sett. 1659, eresse i vicari apostolici di Tomar, Cocinica e Nanchino, affidandoli ai primi membri del Seminario delle Missioni Estere di Parigi e assegnando loro varie province della Cina.

Diverso fu l'atteggiamento della S. Sede quando per la salute delle anime fu costretta a mandare vicari apostolici in territorio già di dominio effettivo del Portogallo, ma passati sotto il dominio olandese o inglese. Dai brevi di nomina dei vicari apostolici del Malabar (1700 e 1724) risulta che essi erano soltanto vescovi ausiliari, avendo giurisdizione unicamente nei luoghi dove il vescovo del padroado era impedito ad esercitare i suoi diritti. Conseguentemente il vicario apostolico in quei territori non aveva alcun diritto, accanto al vescovo diocesano, né gli era assegnato un territorio in maniera incondizionata (1700: Arch. Vat. Secret. Brevium, vol. 2024, f. 27; 1724: Arch. Prop. Acta S. Congr. de Prop. Fide, 1724 [94], f. 299). Questo era il parere di Propaganda ancora al 20 febbr. 1832 allorché fu decisa la questione sulla giurisdizione del vicario apostolico del Gran Mogor sul distretto di Bombay (Arch. Prop., Acta S. Congr. de Prop. Fide, 1832 [195], f. 70).

Invece nel breve di erazione del vicariato apostolico di Calcutta Latissimi terrarum tractus del 18 apr. 1834 per la prima volta la S. Sede non ebbe più riguardo alle pretese del padroado nell'India, già portoghese, e nominò un vicario apostolico, che in nome della S. Sede reggeva il suo territorio, affidatogli in maniera incondizionata. Dalla nomina del primo vicario apostolico (1637) in poi il Portogallo protestava sempre contro questa «intromissione» di Roma nei suoi diritti, basati sui precedenti documenti. Il Portogallo, dopo aver perduto i mezzi finanziari per mantenere gli obblighi del padroado, dal sec. XVIII in poi perdette con il regime massonico anche lo spirito religioso, che nel passato aveva animato l'istituzione del padroado. Il padroado divenne così uno strumento di potere per mantenere l'influsso politico nelle sfere d'interesse e nelle colonie dei tempi passati. La S. Sede per parte sua conservava sempre il diritto inalienabile di prendere in mano propria il governo delle Chiese, ovunque la salute delle anime lo richiedeva. Allorché la S. Sede, usando di questo suo diritto, eresse negli anni dal 1832 al 1836 nell'India, già portoghese, i vicariati apostolici indipendenti con propria giurisdizione, l'opposizione del governo portoghese fu tale, che Roma per il breve Multa praeclare del 24 apr. 1838 con misura amministrativa soppresse provvisoriamente le diocesi del padroado in India ad eccezione di quella di Goa. Si ebbe così il cosiddetto scisma goanese, che Roma cercò di far cessare con il Concordato del 21 febbr. 1837 sospendendo l'esecuzione del breve Multa praeclare. Praticamente, però, nulla fu cambiato perché il Portogallo non era in grado di sostituire i vicariati apostolici con diocesi di padroado, per mancanza di mezzi finanziari. Nel Concordato del 7 ag. 1886 i diritti e gli obblighi del padroado furono di nuovo determinati. Al di fuori dei possedimenti portoghesi il Portogallo ritenne il diritto di patronato sulle diocesi di Damão, Cochin e Melaipor. Per le diocesi di Bombay, Mangalore, Quilon e Trichinopoly il Portogallo conservò il diritto di scegliere uno dei tre candidati pro

posti dalle province ecclesiastiche. Inoltre i cristiani portoghesi delle altre diocesi dell'India erano liberi di sottoporsi alla giurisdizione di una diocesi di padroado.

Nell'accordo fra la S. Sede e il Portogallo del 15 apr. 1928 la doppia giurisdizione fu soppressa, e quindi le suddette diocesi non esercitano più nessuna giurisdizione al di fuori del loro territorio. La diocesi di Damão fu soppressa; per l'arcidiocesi di Bombay fu introdotto il sistema secondo cui ogni secondo arcivescovo doveva essere di nazionalità portoghese. Per la diocesi di Melaipor si ebbe un nuovo accordo regolativo l'11 apr. 1929. Nuove disposizioni furono stabilite con l'accordo missionario del 5 apr. 1941. Nell'India nulla fu cambiato. Due altre diocesi di padroado rimangono in Asia: Macao in Cina e Dillly nell'isola di Timor (l'ultimo residuo della diocesi di padroado di Malacca). In Africa Loanda fu elevata ad arcidiocesi con le suffragane Nuova Lisboa, Silva, Porto e S. Thomé. Nel Mozambico Lourenço Marques divenne arcidiocesi con le suffragane Beira e Nampula. Del ius praesentandi, è rimasto solo la convenzione che la S. Sede prima della nomina di un vescovo domanda al governo portoghese se esista non difficoltà di natura politica contro il candidato.

Avendo l'India raggiunto l'indipendenza, il Portogallo nella Convenzione con la S. Sede del 18 giugno 1950 rinunziò ai diritti di padroado sulle diocesi di Cochin, Melaipor, Bombay, Mangalore, Quilon e Trichinopoly e la S. Sede liberò il Portogallo da ogni impegno finanziario verso le dette diocesi (AAS, 42 [1950], pp. 811-14). Da notare che contro il Placet regium, per secoli da quasi tutti i Portoghesi e anche da altri considerato come parte integrante del padroado, la S. Sede ha sempre protestato.

II. PATRONATO

I territori americani scoperti da Colombo il 12 ott. 1492, furono ritenuti territori dell'India e quindi secondo le bolle pontificie appartenenti alla corona portoghese. Invece il re di Spagna avvocava a sé ogni diritto sulle regioni già scoperte e da scoprire. La questione Alessandro VI (v.). Il 4 maggio 1493 (un mese dopo il ritorno di Colombo in Spagna) nella bolla Inter caetera il Papa determinò la famosa linea di demarcazione, che passava 100 leghe ad ovest delle Isole Azzorre (spostata nel 1494 con il Trattato di Tordesillas altre 270 leghe più ad ovest), dividendo così la terra in due sfere d'interesse, l'una orientale portoghese, l'altra occidentale spagnola. Nella prima bolla Inter caetera del giorno precedente (3 maggio 1493) il Papa aveva assegnato generalmente alla Spagna Terras inventas et inveniendas versus Occidentem. Le ragioni allegate per questa donazione furono: 1) gli spagnoli erano stati i primi a navigare verso ovest (ius primi occupantis); 2) Fernando e Isabella avevano promesso di convertire gli abitanti delle terre scoperte e da scoprire (fundamentum morale occupationis).

Il medesimo giorno, 4 maggio 1493, con la bolla Eximia dee devotionis Alessandro VI concesse ai re cattolici per le terre delle Indie occidentali tutti i diritti, privilegi e favori accordati dalla S. Sede al re di Portogallo per l'Africa e l'India orientale. Come officium onerosum impose al re e alla regina virtute sanctae oboedientiae l'obbligo di mandare missionari idonei in numero sufficiente nelle Indie occidentali. Con la bolla Eximiae devotionis del 16 nov. 1501 concesse ai re di Spagna la decima dell'India occidentale con il rinnovato impegno di procurare la propagazione della fede, di costruire e mantenere chiese e di provvedere di sacerdoti. Il 28 luglio 1508 Giulio II con la bolla Universalis Ecclesiae concesse al re di Spagna

formalmente il patronato su tutte le chiese fondate e da fondare nelle Indie occidentali. Con ciò lo sviluppo del patronato spagnolo terminò. I diritti e obblighi si possono riassumere in 4 punti seguenti: 1) il re ha il diritto e l'obbligo di convertire gli Indiani alla vera fede (monopolio missionario e di missione). 2) Il re garantisce la manutenzione delle chiese e il vitto dei missionari e come equivalente riceve le decime. 3) Senza permesso regio nessuna chiesa può essere costruita. 4) Il re ha il jus praesentandi per tutte le cariche ecclesiastiche.

Il monopolio missionario fu praticato in tal maniera, che soltanto i missionari approvati dal re potevano essere mandati nelle Indie occidentali. Agli estranei occorreva un permesso del governo spagnolo, il quale nel concedere questo permesso era molto più largo di quello portoghese. Così il 17 sett. 1734 al Generale dei Gesuiti fu concesso che un quarto dei missionari gesuiti potesse essere di provenienza germanica. In seguito alla proclamazione di indipendenza degli Stati dell'America latina sul principio del sec. XIX e alla perdita delle Antille, Filippine, Caroline e Marianne verso la fine del secolo scorso, il patronato spagnolo si estinse da sé. È merito della Spagna che l'America meridionale e centrale (fuori del Brasile) siano oggi paesi cattolici e che le Filippine sia l'unico Stato cattolico dell'Asia.

Bibl.: L. M. Jordão, *Bullarium patronatus Portugalliae regum in Ecclesiis Africae, Asiae atque Oceaniae*, 4 voll., Lisbona 1868-74; A. Jann, *Die katholischen Missionen in Indien, China und Japan*, Paderborn 1915, pp. 1-379; Th. Greentrup, *Jus missionarium*, Steyl 1925, pp. 194-253; P. Leturia, *Der Heilige Stuhl und das spanische Patronat in Amerika*, in *Historisches Jahrbuch*, Monaco 1926, parte 46. I. pp. 1-71; F. Montalbán, *El patronato español y la conquista de Filipinas*, Burgos 1930.

Nicola Kowalsky