ALESSANDRO VI, PAPA. - Rodrigo Borgia (Borgia), n. nel 1430 o '31 a Xativa, in provincia di Valenza, da Jofré e da Isabella, sorella di Alfonso, il futuro papa Callisto III, tenne il pontificato dal 1492 al 1503. Ben poco sappiamo della sua prima gioventù, se non che lo zio gli procurò un canoncato a Valenza e poi lo fece venire in Italia per addottorarsi in diritto all'Università di Bologna. L'ascesa del card. Alfonso Borgia alla dignità pontificia (1455) segnò l'inizio della sua sorprendente fortuna. Ebbe, infatti, nel 1455, il cappello cardinalizio con il titolo di S. Nicola in Carcere, che nel 1471 lasciava per la sede suburbicaria di Albano e nel 1478 per quella di Porto. Vicecancelliere di Santa Romana Chiesa dal 1456, divenne due anni dopo amministratore della diocesi di Valenza (dove la sua famiglia fu in quello scorcio di secolo rappresentata da ben cinque vescovi) per entrare, poi, in possesso dei vescovati di Cartagena e Maiorca (Spagna), e di Erlau o Eger (Ungheria), con l'aggiunta di ricche abbazie e di altri opulenti benefici. Poté così darsi ad una vita assai fastosa ed ebbe alcune relazioni illecite, tra l'altre con Vannozza de' Catanesi, da cui ebbe anche Cesare, Jofré, Giovanni duca di Gandia, e Lucrezia. Benché l'ottimo Pio II lo riprendesse severamente, non mutò costume. Del resto intelligente, bel parlatore, seppe con destrezza far valere la sua ambizione e attività negli affari sotto Paolo II, Sisto IV ed Innocenzo VIII, e godette i favori di molti principi regnanti, non certo di lui più castigati, disimpegnando con felice esito presso le loro corti diverse legazioni per parte della S. Sede.
Un primo tentativo di ottenere la tiara nel conclave del 1484 gli andò a vuoto, ma in quello del 1492, che seguì la morte di Innocenzo VIII, poté, a forza di splendide offerte ai cardinali, ottenere i quindici voti sufficienti per l'elezione. Fu così proclamato Papa l'11 ag., col nome di A. VI, fra l'universale plauso dei romani, che tanto dovevano detestarlo, e le congratulazioni di quasi tutte le potenze, segno chiaro della situazione politica e morale del tempo. I primi atti di governo furono veramente lodevoli, ma ben presto nepotismo e corruzione ebbero il sopravvento.
Negli undici anni che contò il pontificato di A. si possono distinguere due periodi, ma l'uno e l'altro volgono sempre intorno al medesimo cardine, l'esagerata protezione dei figli e dei nipoti. Durante il primo domina la lega papale con gli Aragonesi di Napoli contro le pretese di Carlo VIII di Francia su quel regno. Il secondo, viceversa, ha inizio dopo la morte di quest'ultimo nel 1498, ed è caratterizzato dall'alleganza di A. col re Luigi XII. Da principio non mancano gli attriti tra il Papa e re Ferrante, lo scaltro figlio naturale del grande Alfonso; attriti sorti in parte per la manifesta preferenza che, in netta opposizione alla candidatura del Borgia, l'aragonese aveva dimostrato verso il fiero e pugnace card. Giulio della Rovere, che fu poi Giulio II. Temendo, tuttavia, in seguito Ferrante che per gli intrighi di Ludovico il Moro duca di Milano, non si concedesse l'investitura del regno di Napoli a Carlo VIII, ed avvedendosi, d'altro canto, A. che il re cattolico, il più potente di quanti allora ne contava l'Europa, aveva preso le difese degli interessi della sua casa e considerando principalmente che una stretta amicizia con quest'ultimo sarebbe stata di grande utilità ai suoi figli, fu relativamente facile gettare le basi di un solido accordo, pel quale Jofré Borgia divenne principe di Squillace e marito di Sancia, figlia naturale di Alfonso II, successore di Ferrante, e Giovanni, secondo duca di Gandia, ebbe in moglie una parente dei sovrani di Spagna. Questa inclinazione del Pontefice per gli Aragonesi di Napoli produsse, naturalmente, un violento urto con la Francia, il cui re determinò di prendersi con le armi la disputata corona, allegando i diritti degli Angioini, e cercando di spaventare A. con la minaccia della prammatica sanzione e di un concilio, che a seconda dei suggerimenti del card. della Rovere, avrebbe dovuto deporlo, qualora conferisse l'investitura del Napoletano al nuovo re Alfonso II. Ma A. era ormai definitivamente impegnato, e così, allorché nel maggio del 1494 il card. Giovanni Borgia incoronò Alfonso nella capitale del regno, invano si sforzò di rabbonire Carlo VIII rimettendogli la rosa d'oro benedetta.
La tempesta, infatti, scoppiò immediatamente. Carlo, sicuro del favore del duca di Milano, che ben
lo sorprese improvvisamente a Bologna il 3 maggio 1410. Fu sepolto nella chiesa di S. Francesco.
ALESSANDRO VI, papa - Monete d'oro (sopra) e d'argento (sotto).
Alessandro VI, papa - Monete d'oro (sopra) e d'argento (sotto).
presto però gli fallì, e fidando sui numerosi nemici dei Borgia, tra i quali figuravano Colonna e Orsini, scese in Italia con un forte esercito. Firenze lo ricevette trionfalmente, e Girolamo Savonarola lo salutò e benedisse, invano attendendo da lui, «nuovo Ciro», quella riforma ecclesiastica, che il sovrano non sapeva e non poteva dare. La pressione sul Papa si fece così forte, che A., temendo molto per sé e per i suoi, fu costretto ad umiliarsi di fronte al «regio pellegrino», ed a concludere col re patti poco onorevoli, ricevendo in cambio un vacuo omaggio di riverenza, ed aprendogli, così, le porte del Mezzogiorno che in breve tempo venne quasi totalmente sottomesso. Ma la stella di Carlo VIII rapidamente andò eclissandosi, anche perché, pesando assai alle potenze italiane e ad alcune estere un predominio francese in quelle terre, si strinse nel 1495 la santa alleanza firmata da Massimiliano I d'Austria, dalla Spagna, da Venezia, da Milano e dal Pontefice, la quale, oltre allo scopo ufficialmente proclamato di combattere i Turchi, mirava principalmente a salvaguardare lo Stato Pontificio e ad opporre l'appoggio mutuo di tutti all'invadenza della Francia.
Carlo VIII fu, dunque, costretto a ritirarsi precipitosamente dal regno di Napoli, che di nuovo cadde nelle mani degli Aragonesi, mentre A., per sfuggire alle vendette del re, si rifugiava nelle munitissime Orvieto e Perugia, e non rientrò in Roma se non quando Carlo uscì malconcio dalla battaglia di Fornovo. Raggiunto, così, il culmine del prestigio politico, A. si apprestava a goderne pienamente, quando nel giugno 1497 suo figlio Giovanni, duca di Gandia, che aveva da poco ricevuto l'investitura del ducato di Benevento e delle città di Pontecorvo e Terracina, mentre di notte girava a cavallo in Roma, fu crivellato di colpi di spada, e gettato nel Tevere.
Sotto il peso di tanta sciagura A. volle mutar vita e farsi promotore di una vera e propria riforma ecclesiastica, nominando all'uopo un'apposita congregazione cardinalizia e progettando di emanare una bolla contro i disordini della Curia romana. Ma fu fuoco di breve durata, ché, svaniti i buoni propositi, A. fece ritorno alla vita di prima. E mentre il Savonarola moltiplicava le invettive contro la Curia e lo stesso Pontefice, questi si apprestava, dopo un processo ben poco edificante, a sciogliere il matrimonio della figlia Lucrezia con Giovanni Sforza per maritarla ad Alfonso di Bi-sceglie, figlio illegittimo di Alfonso di Napoli, e Cesare Borgia preparava la rinunzia al cardinalato di cui era stato insignito dal padre nel 1493, per divenire marito d'una principessa francese.
Col 1498, che vide, il 23 maggio, in Firenze, il supplizio di fra Girolamo Savonarola già scomunicato nel 1497 dal Pontefice per la irriducibile opposizione alla sua persona e alla sua politica, ha inizio il secondo periodo del pontificato di A. Morto Carlo VIII, ultimo dei Capetingi di Valois, gli succedeva Luigi XII, capostipite degli Orléans, che non mancò di proclamarsi anche re di Napoli e duca di Milano. Per distoglierlo dalla tentazione di prendersi la Lombardia, il Papa si mise in relazione con lui facendogli sperare un miglioramento nell'intricato affare napole-tano. Un'ulteriore distensione di rapporti si ebbe con la dichiarazione pontificia di nullità del matrimonio di Luigi con la beata Giovanna di Valois, figlia di Luigi XI, dopo la quale il monarca poté sposare la vedova di Carlo VIII, erede della Bretagna.
Intanto Cesare Borgia otteneva il ducato francese di Valentinois e sposava nello stesso tempo una prin-cipessa di sangue reale, Carlotta d'Albre, invece di Carlotta, primogenita del nuovo re di Napoli Fede-rico II, come per miraggio di una corona reale aveva sognato A. Luigi XII, stretta alleanza col Pontefice e con i Veneziani, entrava in Milano, accompagnato da Cesare e da altri signori italiani. La potenza militare e politica di A. era, così, giunta al suo apice, e gli offriva il destro di riconquistare la Romagna a favore di quel figlio prediletto, mentre Ludovico il Moro veniva battuto e fatto prigioniero nella decisiva bat-taglia di Novara (apr. 1500). Cesare ricevette dal padre la rosa d'oro e la carica di gonfaloniere della Chiesa, mentre gran parte dei territori di questa cadeva nelle mani dei Borgia, e le Romagne vivevano giorni di ter-rore e di sangue. La spartizione del meridionale feudo della S. Sede, approvata dal Pontefice, fra Luigi XII e Ferdinando il Cattolico, ben presto cadde per opera del capitano Gonzalo di Cordova, che definitivamente diede in pieno dominio alla Spagna Sicilia e Napoletano.

Alessandro VI, papa - Monete d'oro (sopra) e d'argento (sotto).
Le scoperte sempre più vaste e l'appoggio dei sovrani dei due paesi fecero grandemente prosperare le missioni, che presero sviluppo veramente magnifico anche pel valido contributo del Papa, il quale non mancò di concedere grandi privilegi ai missionari delle nuove cristianità. Tutto proprio di A. fu anche l'impegno posto nel difendere la purezza della dottrina cattolica contro l'imperversare delle eresie, e nel proteggere validamente gli Ordini religiosi, e specialmente quello recente di s. Francesco di Paola. All'appressarsi del 1500 annunziò a tutto il mondo la solennità del giubileo, prendendo parte a molte funzioni, e godendo lo spettacolo delle grandi moltitudini di pellegrini accorsi da ogni parte. Via Alessandrina, Borgo Nuovo, oggi scomparso, nonché molte opere edilizie dimostrano il suo alto interessamento per i problemi urbanistici di Roma, mentre l'appartamento Borgia in Vaticano e le stanze di Castel S. Angelo con le mirabili pitture del Pinturicchio, come pure la protezione accordata ad artisti e letterati, ci rendono testimonianza del suo mecenatismo.
Il giudizio su A. non può non essere giustamente severo. Il suo pontificato fu per molti lati l'opposto di quelli di un Niccolò V e di un Pio II. Il tentativo di alcuni moderni inteso a presentarlo come degno del compito affidatogli è miseramente fallito, come non reggono all'esame di una sana critica le esagerate accuse diluite in tanti scritti apparsi fra il sec. XVII ed i nostri giorni.
