UNIVERSITÀ

UNIVERSITÀ. - Nel senso che oggi è esclusivo della parola, è la scuola dell'ordine superiore nella quale, secondo la prassi vigente, si insegnano pubblicamente le lettere e le scienze, o almeno le discipline proprie di alcune facoltà, in modo elevato e l'intera educazione della gioventù riceve il suo ultimo completamento. Essa si inserisce nelle sue origini e nel suo primo sviluppo al movimento dottrinale che cominciò a maturarsi nel primo medioevo (v. VI).

I. LE ORIGINI

In ordine di tempo la prima u. è senza dubbio quella di Salerno (v. SCUOLA), resa famosa per la scuola di medicina sino dalla m.ta del sec. XI e per ca. due secoli rimasta il più insigne centro europeo di scienza medica. Al suo formarsi ebbe parte certamente l'abbazia di Montecassino, ma nulla si sa della sua organizzazione sino al 1231 quando Federico II, che nel 1224 aveva fondata l'U. di Napoli, stabilì che fosse l'unica facoltà di medicina del Regno. Essa ebbe perciò origine e vita propria e ben poco di comune col grande movimento universitario del resto d'Europa, se non in quanto contribuì allo sviluppo della scienza medica quando fu introdotta nelle u. stesse.

Al sorgere di queste convergono da una parte la brama del sapere, che già nel sec. XI si fa più attiva suscitando energie sempre nuove in tutto l'Occidente cristiano, dall'altra lo sviluppo della vita sociale che, liberandosi sempre più dai ceppi del feudalesimo, conduce nelle città alla costituzione delle universitates, cioè alle corporazioni, praticamente riconosciute dalle pubbliche autorità, nelle quali quelli che ne sentivano bisogno ed interesse si stringevano insieme, proponendosi regolamenti comuni per la difesa dei propri diritti e l'allargamento della propria sfera d'influenza. Anche gli ecclesiastici sino dal sec. XI nei luoghi più popolati si preoccuparono di costituire proprie corporazioni al di fuori degli istituti ecclesiastici di cui facevano parte. Nessuna meraviglia perciò se messi e discepoli, dove si trovavano ad essere più numerosi, si organizzassero a tutela dei propri interessi di classe nei mutui accordi fra loro e nei rapporti con le autorità signorili o comunali.

II. GLI ORDINAMENTI

Studium generale, nome che più propriamente e ufficialmente designa l'u. medievale in quanto istituto d'insegnamento, va inteso nel senso di «luogo di studi aperto a tutti» e che il pubblico poteva frequentare senza distinzione di classe o appartenenza a particolari ceti ecclesiastici. Esso era perciò generale quanto alle persone, non quanto alle discipline che vi si insegnavano, che potevano essere ristrette ad una sola Facoltà. La voce universitas invece designa piuttosto la corporazione (corpus, collegium, societas) e sottintendeva sempre la specificazione di magistrorum, oppure di scholarium, oppure di ambedue insieme. E com'è ogni corporazione artigiana, per difendere i suoi membri dall'illicità concorrenza altrui, stabiliva le norme per l'ingresso nella corporazione medesima e per la permanenza in essa e dava la facoltà di esercitare quell'arte secondo le buone regole, così l'universitas magistrorum, dopo congruo esame, concede la licentia o facultas (di qui il nome di facoltà per designare il complesso di un determinato insegnamento) ubique docendi, facendosi così garante della capacità del promosso.

Lo scolaro veniva in tal modo assunto nella classe degli insegnanti col titolo di doctor o magister e come tale poteva insegnare nella Facoltà; in realtà solo pochissimi si fermavano ad insegnare nello studium; la maggioranza, conseguito il titolo dottorale, non occupava la cattedra dei suoi insegnanti e non determinava la fondazione di nuove cattedre o nuove u., ma attendeva ad insegnare in scuole non universitarie, od esercitava professioni nelle quali l'insegnamento non era parte integrante. Le prime u. sulle quali si modellarono le altre non sorsero da un momento all'altro, né per volontà specifica di qualche personaggio; sorsero un poco alla volta, determinate da particolari bisogni e col concorso di circostanze favorevoli. Le polemiche ardenti che precedettero ed accompagnarono la lotta per le investiture, oltre che contribuire a ri

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(ita C. Vercess, La scuola medica di Pavia, in L'illustrazione del medico, giugno 1811, p. 21

Università - Una sala del Museo storico della U. di Pavia.

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la S. Scrittura con la glossa relativa era la base dell'insegnamento, cui si aggiungeva, nell'interpretazione, la tradizione dei Padri ed in particolare di s. Giovanni Damasceno, finché verso il 1150 uno dei dottori di Parigi. Pietro Lombardo (v.), pubblicò il Liber sententiarum con l'intento di ridurre a sistema l'insegnamento dogmatico, concordando le esposizioni dei Padri, opera che fu oggetto di numerosi commenti e formò testo nelle scuole anche quando i maestri pubblicarono le loro Somme (v. SOMME TEOLOGICHE). Sul finire del sec. XII i maestri di teologia, diritto canonico, arti (medicina e filosofia) che, indipendenti gli uni dagli altri, avevano tenuto scuola in diversi punti di Parigi, formarono spontaneamente un unico corpo: consortium o universitas magistrorum. Il cancelliere della chiesa di Notre-Dame, con mandato affidatogli una volta per sempre dal vescovo, conferiva ai maestri la licenza di tenere le lezioni. Prima del 1260 questi maestri, senza pregiudizio della universitas, per promuovere gli interessi degli studi in seno alle singole Facoltà costituirono altrettante società particolari, preside tutte ciascuna da un decano. Quando alla loro volta gli scolari cominciarono ad aver liti col cancelliere, Innocenzo III, verso il 1210, concesse loro di crearsi un procuratore che il rappresentasse giuridicamente nel tutelare i propri interessi ed ebbe così origine l'universitas scholarum che, prima del 1249, si suddivise nelle 4 nazioni: Galli-corum, Picardorum, Normannorum, Anglicarum (con questi stavano i Tedeschi e le altre nazioni settentrionali); ogni nazione ebbe a capo un procuratore e tutte quattro per gli interessi comuni si radunavano nella universitas artistarum; perché gli artisti costituivano la maggioranza fra gli studenti ed avevano con loro anche i propri magistri. Un rector universitatis rappresentava le quattro nazioni unite insieme ed era l'esecutore delle loro deliberazioni, sinché intorno al 1341 divenne il vero rappresentante dello Studio.

V. PRIVILEGI

Nel primo periodo della loro esistenza le u. furono ritenute senza contrasto quali istituti ecclesiastici, ed i pontefici vi esercitarono la loro giurisdizione promulgando o modificando gli statuti, sorvegliandone l'ortodossia e ritenendo come diritto proprio ed esclusivo costituirvi nuove Facoltà, particolarmente se di teologia, come fecero a Bologna (1360) e Padova (1364), o di diritto canonico.

Ben presto le autorità civili si interessarono direttamente del movimento scolastico che si allargava. Federico Barbarossa nella Dieta di Roncaglia del 1158 promulgò la cosiddetta autentica Habita, con la quale intese favorire le scuole italiane e ne profittò particolarmente Bologna; gli scolari venivano presi sotto la protezione sovrana, sicché potevano viaggiare senza molestia, stare indisturbati allo studio, essere giudicati dal tribunale del vescovo o degli studenti stessi. Tale furo, limitato dapprima agli affari civili, venne esteso anche ai penali. Filippo Augusto nel 1200 esentò le scuole di Parigi dalla giurisdizione secolare ed il cancelliere ebbe giurisdizione sui maestri e sugli studenti; ebbero così principio quei privilegi di esenzione che i sovrani concessero o ratificarono assai liberamente rendendo l'u. un istituto autonomo, vivente di vita propria, con facoltà di darsi propri statuti, di difendere i propri privilegi ed i propri membri, maestri e scolari, contro ingerenze estranee ed in particolarmente contro i poteri locali, di proscrivere dottrine pericolose, impedendo che venissero insegnate o difese. Oltre a ciò si formò intorno all'u. tutto un complesso di interessati, composto di copisti, di cartai, librai, addetti a diversi servizi che in diverso modo profittavano dell'incremento dell'u. Onorio III il 16 nov. 1219 concesse che maestri e scolari di teologia potessero lucrare i redditi dei benefici ecclesiastici di cui erano provveduti per cinque anni mentre stavano allo studio, pur conservando i diritti della residenza (Decret., V, 5, 5); concessione che fu estesa a tutte le u.

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(da G. A. P'ari, L'Universitadi Padova, in L'illustrazione del mediva, marzo 1852, p. it
Universita - Teatro anatomico dell'U. di Padova, costruito nel 1594 su disegno di fra Paolo Sarpi.

Era poi naturale che fra gli universitari di preferenza si ripartissero uffici e benefici ecclesiastici: durante il sec. XIV l'u. di Parigi proponeva ai papi i nomi di coloro che riteneva degni di particolare considerazione a tale proposito. La laurea e la licenza in teologia e in diritto era un titolo di preferenza nel conferimento dei vescovi o dei canonici. La fortuna, il favore, i vantaggi di diverso genere furono incentivo che si cercasse di aumentare il numero delle u. accrescendo i privilegi e le dotazioni; furono dotate largamente di rendite ecclesiastiche e di proventi laicali. Eugenio IV, ad es., attribuì allo Studium Urbis i proventi della gabela del vino. Prevalse il principio che uno Studium generale fosse istituito giuridicamente con l'intervento del pubblico potere da parte del Pontefice, del Sovrano, o dell'Imperatore. In molte u. concorso pure, in momenti distinti, l'uno e l'altro; in particolar modo quando furono, come in Italia, i liberi comuni o le piccole signorie ad avere l'iniziativa della fondazione: importava infatti che non mancasse la comunicazione dei privilegi di cui godevano le u. più antiche.

Un elemento importante nelle u. (o nelle Facoltà) teologiche era composto dagli Ordini religiosi, particolarmente mendicanti. I Domenicani infatti si stabilirono a Parigi nel 1217 e ad Oxford nel 1224. I Francescani erano a Parigi nel 1230 e ad Oxford nel 1224. Ben presto Carmelitani ed Agostiniani ebbero i loro conventi presso quegli studi. I membri di questi Ordini tenevano vita comune e ciò offriva loro diversi vantaggi; stanzate permanente anche per anni, ore di studio e libri, pratiche religiose, solidarietà vicendevole; tutto ciò favoriva la diligenza nello studio e teneva in più alta considerazione scolari e maestri. I religiosi potevano tenere cattedra, ma non avevano parte negli ordinamenti e negli uffici dell'u., legati com'erano alle leggi del loro istituto; e siccome ebbero mestri insigni e stimati, provocarono gelosie non solo nella scolaresca, ma anche fra i dottori; perciò nella grande controversia che tendeva, verso la metà del sec. XIII, a limitare i privilegi concessi dai papi agli Ordini mendicanti riguardo alla cura delle anime, ebbe la sua parte anche il tentativo di eliminarsi dal magistero nell'u.; ma ebbero la difesa dei pontefici nella tutela dei loro diritti.

I chierici secolari vivevano invece isolati presso private persone, oppure in colleganza fra discepoli e maestri ed erano perciò esposti a dissipazione. Talvolta presero a convivere sotto la direzione di un baccelliere o di un maestro, che dirigeva l'andamento di questa comunità liberamente costituita. Speciale premura fu quella di provvedere agli studenti poveri per mezzo di fondazioni o borse di studio. Anche queste furono in particolar modo costituite presso i collegi che sorsero per facilitare la permanenza degli studenti sotto maggior disciplina e applicazione agli studi. Ve ne era uno a Parigi sino dal tempo di Urbano III con cappella propria, ed i papi nel 1210 e nel 1248 ne confermarono i diritti. Celebre divenne quello fondato nel 1257 da Roberto Sorbon, cappellano di s. Luigi IX, che più tardi diede il nome a tutta la Facoltà teologica, la Sorbona; ne condivise poi il lustro quello che fu detto di Navarra. Nel 1350 v'erano a Parigi 19 di tali collegi con 375 posti gratuiti.

Analoghi provvedimenti furono presi a Bologna, a Padova e poi anche a Roma. Particolare importanza ebbero questi collegi presso le due grandi u. inglesi, dove alla fine del sec. XV nessuno pagava pensione e tutti gli studenti dovevano prendere stanza in uno di essi. La carriera scolastica che si prolungava per parecchi anni si concludeva col grado di dottore (titolo preferito sul principio dai teologi) che si otteneva dopo un esame sostenuto con grande solennità (examinatio publica sive conventus; V. LAUREA); e poiché questa cerimonia obbligava a grandi spese si ebbe l'examinatio privata che concedeva il titolo di licentiatus o prolyta (v. LICENZA). Grado inferiore era quello del baccelliere (v.) che partecipava (almeno nelle Facoltà teologiche) all'insegnamento sotto la direzione dei maestri.

Nel sec. XIII compaiono anche i magistri ed i doctores medicinae o physici e quelli grammaticae, logicae, philosophiae et aliarum artium.

VI. LE DISCUSSIONI

Caratteristico nello sviluppo del sapere in seno all'u. è l'uso frequente delle dispute teologiche e filosofiche che sotto la direzione del maestro si tenevano nella scuola. Esse obbedivano a regole precise; i solleggia e la forma, in contraddittorio fra un difendente la proposizione proposta ed un obbiettante a cui il maestro stesso dava la conclusione (cf. Dante, Parad., XXIV, vv. 66-68). In circostanze più solenni era il maestro che proponeva una tesi o più, professandosi pronto a sostenerlo contro chiunque. E qualunque dottore poteva farsi innanzi ad obbiettare, mentre un giurì di dottori, appositamente costituito, dirigeva la discussione ed assegnava la vittoria. V'erano poi le questioni quodlibetiche (v. QUODLIBETI) per la risoluzione di argomenti particolarmente interessanti. Le discussioni formavano gran parte degli esami. La passione per la disputa condotta nelle sue forme solleggistiche dava adito, oltre che alla meticolosità nello svolgimento, alla sottigliezza nelle argomentazioni, alla smania per le tesi astruse, inaspettate e persino stravaganti. Era un mezzo anche questo per farsi credito; ma non si può negare che esso, in un tempo in cui i libri erano pochi e costosi, contribuisce ad approfondire il sapere ed educare le menti alla prontezza ed alla chiarezza nell'argomentare.

VII. DIFFUSIONE

Il movimento universitario non tardò ad allargarsi. Sull'esempio di Parigi sorse l'U. Tolosa (v.) nel 1229 con lo scopo di debellare l'eresia albligese e quella di Orléans per lo studio del diritto civile che a Parigi era vietato. Da Parigi partirono pure gli studenti che diedero origine in Inghilterra all'U. Oxford (v.) sul principio del sec. XIII, a cui tenne dietro ben presto quella di Cambridge (v.) e rimasero le uniche per quel paese. Per una secessione da Bologna sorse l'U. di Padova ([v.] 1222), che vescovo e altri favorirono costantemente. Da Vercelli (v.). Nello stesso sec. XIII in Spagna, col favore del re. sorsero le U. di Salamanca e Siviglia; sulla fine di quel secolo sorse in Portogallo quella di Coimbra. In Italia Napoli ebbe U. per disposizione di Federico II nel 1224. Roma per volere di Bonifacio VIII ebbe lo Studium Urbis nel 1303; ma già prima era sorto lo Studium Curiae, una specie di u. per lo studio della teologia e del diritto canonico a vantaggio di coloro che stavano in Curia, che perciò dovevano seguire la Curia quando questa ebbe a spostarsi. Nell'età seguente in Italia ed in Francia sorgono u. un poco da per tutto. Durante il sec. XIV, sorsero anche in paesi eccentrici dal movimento originario: a Praga nel 1347 per mecenatismo del re Carlo IV di Lussemburgo; a Vienna nel 1365 per favore degli Asburgo; a Cracovia in Polonia nel 1364; a Pecs in Ungheria nel 1367; in Germania a Erfurt nel 1379, ad Heidelberg nel 1385, a Colonia nel 1388.

Da Praga si staccò Lipsia nel 1409 per contrasti nazionalisti. L'U. (v.) sorse nel 1423 per iniziativa del suo principe; ma durante il sec. XV, u. sorgono anche nei paesi scandinavi, non senza lamento delle antiche u. che vedevano sorgere sempre nuove concorrenti. Queste però, più che approfondire il campo del sapere, servivano a divulgarlo. Infatti all'indomani della scoperta dell'America, vi sorgevano, sul modello dell'U. di Salamanca, quelle di Messico (1553) e di Lima (1555).

VIII. IL RINASCIMENTO

L'ordinamento universitario giunse in pieno Rinascimento quand'era maturato nel suo complesso e s'andava ormai quasi esaurendo la sua vitalità d'indagine; fu allora che si creò un movimento di reazione che giunse sino al disprezzo in nome delle nuove correnti di sapere; contemporaneamente vi reagiva un senso di diffidenza da parte degli universitari ligi alle loro tradizioni. Fu nelle Facoltà di arti che in special modo poterono entrare nuovi concetti e metodi filosofici, come quello di studiare Aristotele sui testi originali, di lasciare più largo campo alle matematiche (geometria), all'astronomia, alla medicina e preparare man mano l'età delle grandi scoperte. Il campo filologico-letterario, che era ritenuto solo un presupposto, un'iniziazione necessaria al sapere, rimase estraneo all'u.; i grandi umanisti per lo più non vi insegnarono. Ricerca critica di nuovi testi, indagini storiche e critiche, com-

mento ed imitazione dei classici, problemi politici saranno compito di privati indagatori ed affidati a quelle scuole che si vanno ormai moltiplicando per iniziative di comuni o di mecenati e sembrerebbero in qualche modo un raccomandamento radicale delle antiche scuole di grammatica e retorica.

All’u. si continuava ancora a disputare in viam Scoti od in viam Thomae e si lasciava, ad es., cadere a Roma la cattedra delle Controversiae così brillantemente tenute dal Bellarmino, pensando forse che non ce ne fosse più bisogno.

Tuttavia i nuovi problemi sollevati dai nuovi studii non mancarono di influire sui metodi d’insegnamento e sull’orientamento delle indagini nel campo giuridico ed in quello filosofico, resi più autonomi dai vecchi schemi. Nel campo teologico la necessità di contrastare il passato delle dottrine che sconvolgevano completamente l’insegnamento tradizionale ridossero, se non a rammendare delle tute i metodi, a ravvicinarli alle nuove esigenze. I colleghi gesuitici che, ad imitazione del Collegio Romano, fondato nel 1553, sorsero nei paesi cattolici ed ebbero particolari importanza in Germania come istituti universitari, vi ebbero larga parte.

Le u. protestanti, avverse per natura loro alla scolastica tradizionale, ne crearono una nuova, fondata su un’autoritarismo confessionale, irragionevole ed arbitrario con cui si allea, dominandolo, lo stesso potere civile. Essendo oppongono viva resistenza alla libera ricerca scientifica, fino al momento in cui non sapranno reagire all’illuminismo.

La prima a protestantizzarsi fu quella di Wittenberg che era stata fondata nel 1507; ne sorsò poi una a Marburg nel 1527 con i beni di monasteri e beneficii cattolici, cui seguirono alcune altre in quello stesso secolo. Ginevra per opera di Calvino e di Teodoro Beza, al di sopra di qualunque riconoscimento ufficiale, fu il maggior centro intellettuale dei Riformati di tutta Europa. Questi centri di studi, sottratti completamente all’autorità della Chiesa, vennero a cadere sotto quella dell’autorità civile di ciascun luogo. Del resto l’assolutismo, che nel governo degli Stati prese a dominare sempre più con il secc. XVI anche nei paesi cattolici, assume quella progressiva ingerenza nelle u., per cui venne a perdere di importanza reale l’ordinamento corporativo e fu limitata la libertà nell’ordinamento delle cattedre, nelle nomine degli insegnanti e nella disciplina degli scolari. Anche l’ingerenza della Chiesa venne a perdersi gradualmente, per cui l’u. giunse ad essere considerata senz’altro un organo dello Stato.

IX. I TEMPI RECENTI

Questa evoluzione si stava compiendo alla fine del sec. XVIII, quando il movimento di riforma stava invadendo tutti i campi e lo spirito antisocialistico ed antimedievale favoriva orientamenti nuovi negli studi e l’imperatore Giuseppe II poneva già adattamento mano a mutare gli ordinamenti interni ed a creare persino una tale guardia religiosa.

La Rivoluzione francese, nemica di ogni privilegio, abolì il 5 sett. 1793 e, l’uomo invece costituito e scudo speciali e sotto il diretto controllo dello Stato per la formazione dei professionisti, soprattutto medici ed avvocati. Napoleon nel 1806 creò l’Université de France e coro incaricato esclusivamente dell’istruzione e dell’educazione pubblica in tutto l’Impero; laico per sua natura, abbracciava tutti gli insegnamenti pubblici dai maestri elementari e professore della Sorbona con capo il «Grand Maître». Dall’U. di Parigi dipendevano per l’insegnamento superiore nei diversi luoghi e accademie, divisa ciascuna in cinque ordini di facoltà teologia, diritto, medicina, scienze e lettere. Con ciò le u. perdevano ogni autonomia e lo Stato monopolizzava l’insegnamento; nel 1850 il Ministero della pubblica istruzione sostituiva il Grand Maître e nel 1896 le accademie riacquistavano l’antico nome di u.

Analoghi principi sul predominio dello Stato nel campo dell’istruzione superiore e della piena laicità dell’insegnamento furono adottati negli altri Stati d’Europa e dell’America. Le facoltà di teologia e di diritto canonico furono abolite o sottratte, più o meno, all’autorità della Chiesa (v. libertà di); mentre fu riconosciuta piena libertà di insegnare qualunque dottrina. A parte le u. ecclesiastiche, dirette soprattutto alla formazione dottrinale del clero, sulle quali la Chiesa rivendicò la sua esclusiva competenza, si pensò a fondare u. dove l’insegnamento fosse dato secondo i principi e le dottrine della Chiesa per tutti i rami del sapere. Ciò non si poteva ottenere, se prima non si fosse rivendicata la libertà d’insegnamento (v.) con piena autorità di conferire gradi accademici valvoli agli effetti civili come quelli dell’autorità statale. Piena e veramente libera u. cattolica fu quella di Lovanio, ricostituita dai vescovi del Belgio con l’approvazione di Gregorio XVI nel 1833-35. Con questo sistema le u. si restringevano ad essere praticamente istituti a carattere nazionale. Per le u. ecclesiastiche, i nuovi ordinamenti sono proposti nella costituzione apost. di Pio XI, Deus Scientiarum Dominus (v.).

Per iniziativa del p. A. Gemelli e di mons. J. Schrijnen, sorse nel 1924, con l’approvazione di Pio XI, la Federazione delle u. cattoliche, alla quale aderirono una ventina di atenei. Potevano farne parte solo le u. cattoliche propriamente dette. Venuta meno, per varie contingenze, la Fed. razione è stata ricostituita da Pio XII il 27 luglio 1940 (AAS, 42 [1950], pp. 385-87). — Vedi tavv. LXXXII-LXXXIII.

Bibl.: oltre alla bibl. alle singole voci, trattate a parte o sotto la relativa diocesi, cfr.: opere principali: H. Denifle, Die U. des Mittelalters bis 1400, Berlino 1885; H. Denifle-E. Chateain, Chartaularum U. Parisiensis, 4 voll., Parigi 1880-87; A. O. Northon, Readings in the History of Education: Medieval Universities, Cambridge 1909; M. Ghiron, Studi sull’ordinamento delle Facoltà giuridiche, Roma 1913 (dall’antichità all’età moderna); I. de Ghellinck, Le mouvement théologique au XIIe siècle, Parigi 1914; 2a ed., ivi 1948; Ch. H. Haskins, The rise of U., Nuova York 1923; id., The Renaissance of the twelfth century, Cambridge (Mass.) 1927; St. d’Isray, Histoire des U., 2 voll., Parigi 1933-35 (cui fa seguìto R. Aigrain, Les U. catholiques, ivi 1935); H. Rashdall, The U. of Europe in the Middle Ages, 2a ed., 3 voll., Oxford 1936, rist. ivi 1951. U. e Ordini Relisiosi: a) Domenicani: C. Donais, Essai sur l’organisation des Etudes dans l’Ordre des Frères Prêcheurs au XIIIe et au XIVe siècle, Parigi 1884; P. Mandonnett, La crise scolaire au début du XIIIe siècle et la fondation de l’Ordre des Frères Prêcheurs, in Rev. d’hist. eccl., 15 (1914), pp. 34-49; A. Waltz, S. Domenico e le U., in Angelicum, 11 (1934), pp. 341-57; b) Francescoani: I. Felder, Storia degli Studi scientifici nell’Ordine Francescano dalla sua fondazione fino a ca. la metà del sec. XIII, vers. it., Siena 1911; P. Glorieux, Maîtres Franciscains de Paris, in La France Franciscaine, 12 (1929), pp. 257-89; V. Doucet, vari artis. in Arch. Francisc. hist., 26 (1933), V. indice. Per i vari Paesi: a) Italia: Ministero d. Pubbl. Ist., Monografie delle U. e degli Istituti Superiori, Roma 1911-13; F. Ehrle, I più antichi Statuti della Facoltà Teologica dell’U. di Bologna (Univ. Bonon. Monumenta, 1), Introd., Bologna 1932; A. Gemelli e S. Vismara, La riforma degli Studi Universitari negli Stati Pontifici (1816-24), Milano 1933; U. Cameli, Studia Generalia Marchica Anconitanae, in Apollinaris, 9 (1936), pp. 112-25; vari autori, Atti del Convegno per la Storia delle Università Italiane (Bologna, 5-7 apr. 1940), I. Bologna 1943; M. Di Domizio, L’U. italiana, Lineamenti storici, Milano 1952; b) Francia: A. Silvy, Les U. en France sous l’Ancien Régime, Parigi 1889; M. Fournier, Les Statuts et Privilèges des Universités françaises depuis leur fondation jusqu’en 1789, 4 voll., ivi 1890-94 (cf. H. Denifle, Les U. Françaises au Moyen Age: Avis à Marcel Fournier, ivi 1892); L. Liard, L’Enseignement supérieur en France, 1789-94, 2 voll., ivi 1894; A. Clerval, Les Ecoles de Chartres au Moyen Age, du Ve au XVIe siècle, ivi 1895 (organizzazione degli Studi); c) Inghilterra: H. Fletcher, Oxford and Cambridge, Londra 1910; C. Grant Robertson, The British U., Londra 1930; d) Germania: G. Kaufmann, Die Gesch. der Deutschen Universitäten, 2 voll., Stuttgart 1888-96; W. Erman e E. Horn, Bibliographie der Deutschen Universitäten, 3 voll., Lipsia 1904-1905 (tutta la bibliografia fino al 1899); e) Spagna: V. de la Fuente, Historia de las U., Colegios y demás Establecimientos de Enseñanza en España, 4 voll., Madrid 1884-89; f) Stati Uniti di America: C. F. Thwing, History of higher education in the United States, Berkeley (Cal.) 1906; E. E. Slosson, Great American Universities, Nuova York 1910; A. Flexner, U. american, english, german, Nuova York-Oxford 1930; g) America Latina: V. S. Quesada, La vida intelectual en la America española durante los s. XVI-XVIII, Buenos Aires 1917; Beltrán de Heredia, U. dominicanas de la América española, vari art. in La Ciencia Tomista, 1923-24. U. Cattoliche: A. Baudrillard, Les U. Catholiques de France et de l’Etranger, Parigi 1909; id., Instruction de la jeunesse, Les U. Catholiques, in DFC, II, coll. 1015-55; A. Gemelli e J. Schrijnen, Annuaire Général des U. Catholiques, Nimega-Utrecht 1927; A. Gemelli, Idee e battaglie per la coltura cattolica, Milano 1933; 2a ed. ivi 1940. Per le attuali U. pontificie, cf. Enchiridion Clericorum, Roma 1938. Per tutte le u. d’Europa, cf. il Minerva Jahrbuch, I, Berlino 1952.