SCUOLA

SCUOLA. - Istituzione nata dalla impossibilità, in cui vengono a trovarsi le famiglie, di dare da sole quel grado di istruzione e di cultura richiesto dalle circostanze sociali, in mezzo a cui esse vivono. A mano a mano che queste circostanze si fanno più esigenti con il crescere del livello della vita civile e culturale e il progredire delle lettere, delle arti e delle scienze, anche il numero delle s. tende ad aumentare e aumentano pure i vari tipi, secondo cui esse necessariamente si vanno differenziando. E poiché la s. non è soltanto per l'istruzione, ma anche e soprattutto per la formazione e per la vita, così è naturale che si accresca anche l'interesse per la s. da parte dell'autorità civile e religiosa e con l'inte-

resse il loro intervento e la loro vigilanza. Intervento e vigilanza che dovrebbero fondersi armonicamente insieme, uno solo essendo il soggetto da istruire e educare come cittadino e come religioso (v. EDUCAZIONE); mentre nel corso della storia si sono avverate e ancora si avverano intromissioni, coercizioni e diffidenze fuori luogo e lesive dei diritti fondamentali dell'individuo e della famiglia.

Uno sguardo rapido alle varie sorti subite dalla s. gioverà a meglio comprendere il valore degli importanti problemi che si addensano intorno alla questione scolastica.

I. LA S. PRESSO I POPOLI PIÙ ANTICHI. - Lasciando da parte i « primitivi », per i quali non si può propriamente parlare di vere s., pur potendosi forse iniziazione (v.), a cui vengono sottoposti i giovani e le giovani nel periodo del passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza, presso gli altri popoli se ne può invece constatare una bella e varia fioritura. Caratteristico il fatto quasi universale che l'educazione della gioventù resta imperniata nella famiglia, considerata il centro della vita civile e sociale, mentre lo Stato, là dove istituì le sue s., si propone generalmente di integrare e sviluppare l'educazione familiare, senza pretendere affatto di sostituirla.

Presso i Babilonesi e gli Assiri, anche non avendo notizie precise intorno alla organizzazione scolastica, si sa quali erano le materie d'insegnamento, che formavano la cultura dei « magi » o sapienti. Vi erano compresi quasi tutti i campi dello scibile: storia, geografia, astronomia, astrologia, matematica, medicina, teologia. Dallo studio, anche se riservato alle persone di alta casta, ai sacerdoti e ai magi, non era esclusa nessuna persona intelligente, la quale poteva conquistare liberamente quel grado di cultura che era richiesto dall'accesso alle cariche pubbliche dello Stato. La donna e il popolo, invece, erano generalmente esclusi dall'istruzione. Centro di particolare attività culturale era Babilonia, dove il re teneva nel suo Palazzo una s. superiore di alti studi, e gli alunni vi erano mantenuti a spese dello Stato e al termine del corso triennale esaminati diligentemente dal sovrano (Daniele e i suoi compagni, trasportati esuli a Babilonia nel 606 a. C., furono appunto educati in questa s. in tutte le scienze del tempo). Presso i Persiani, alla educazione della famiglia sottentrava la cura dello Stato con le sue s., per il periodo dai 7 ai 25 anni, dove alla parte intellettuale e religiosa del corso inferiore seguiva il corso superiore per la formazione militare e civile. Chi non aspirava all'esercizio di funzioni pubbliche poteva liberamente istruirsi presso insegnanti privati. I sacerdoti persiani, chiamati magi o sapienti per la loro vasta cultura, dovettero pure avere grandi s. sacerdotali. Gli Egiziani, che ebbero sempre grande stima del sapere, ebbero s. numerose e ben sviluppate, ma non vi erano ammessi che i figli dei sacerdoti e dei guerrieri, le due classi privilegiate, alle quali sole era affidato il governo dello Stato. L'istruzione era impartita esclusivamente dai sacerdoti e le s. avevano sede nei templi. L'insegnamento superiore era rivolto soprattutto al campo tecnico e professionale (scribi, ingegneri, architetti, medici). Chi possedeva più profondamente e completamente la scienza (letteratura, scienze naturali, medicina, filosofia e musica), erano i sacerdoti, con s. proprie, che studiavano pure profondamente la teologia (celebri le s. teologiche di Eliopoli, Memfi, Ermopoli e Tebe, che crearono le varie teogonie e alzavano od abbassavano le loro divinità a seconda delle loro teorie). Alla religione apparteneva anche la magia, assai studiata fin dai tempi più antichi, e la divinazione, specie sotto l'aspetto di oniromania (si ricordino gli episodi di Mosè e di Giuseppe venduto in Egitto).

I Cinesi, presso i quali, più che non presso qualsiasi altro popolo, tutta la vita sociale era imperniata sulla famiglia ritenuta la base di tutta la vita religiosa, morale e civile della nazione, consideravano la s. come la continuazione e il perfezionamento della istruzione domestica sulle tradizioni e i costumi degli antenati. Lo Stato pos-

sedeva un ordinamento organico di s. di diversi gradi di insegnamento, fondate, mantenute e dirette dallo Stato, e aperte a tutti i cittadini maschi. E chi aspirava al governo del popolo doveva subire alla fine degli studi superiori gli esami di Stato, assai gravosi e difficili. Però anche le famiglie e i privati potevano aprire e dirigere s.; la s. di Stato era obbligatoria solo per quelli che si preparavano a pubblici impieghi ed uffici; e all'esame di Stato poteva presentarsi anche chi avesse studiato privatamente.

I Giapponesi ebbero solo nel 207 d. C. la scrittura cinese, importatavi da un letterato cinese; fino a quell'epoca la maggior parte di essi la ignorava del tutto. Il re Mommu nel 701 istituì a Tokio una Università e numerose s. e collegi nazionali in ogni provincia, dettando anche i regolamenti propri a ciascun grado di s., creando così un sistema di educazione nazionale. Chi, dopo le prime s., voleva studiare particolari discipline (classici cinesi, scienza politica, giurisprudenza, ecc.) doveva o passare all'Università o servirsi di maestri privati; così pure i figli dei mercanti, degli agricoltori e artigiani, che non potevano frequentare i collegi e le s. dei nobili, dovevano ricorrere all'insegnamento privato.

Gli Indiani non ebbero s. di Stato per la preparazione agli uffici pubblici, come ebbero i Cinesi, gli Egiziani e i Persiani; ebbero però s. inferiori e superiori (praticamente tutte in mano della casta sacerdotale dei Bramini, la prima delle quattro caste, di cui si componeva la società indiana) che si dividevano in due categorie: le une erano riservate ai fanciulli di casta sacerdotale, le altre servivano ai figli delle due caste dei guerrieri e degli agricoltori, o mercanti; queste ultime avevano uno scopo essenzialmente religioso (conoscenza dei libri sacri). Da principio la istruzione superiore, assai bene organizzata in numerosi collegi, che presto si trasformarono in una specie di Università, era privilegio dei bramini; ma a poco a poco, aggiungendosi alle materie religiose l'insegnamento della letteratura, della medicina, della giurisprudenza, dell'astrologia e astronomia, poterono partecipare alle s. anche gli appartenenti alle caste dei guerrieri e degli artigiani.

Presso gli Ebrei, formanti un popolo nettamente distinto da tutti gli altri per la sua concezione teocratica dello Stato, prevalsero a lungo l'educazione e l'istruzione familiare impartite dai genitori, o, nelle famiglie di classe elevata, dai pedagoghi che restavano tutta la vita nella casa dei loro educandi. Solo dopo il ritorno dalla cattività di Babilonia, i successori di Esdra eressero nelle città principali delle s., in cui s'inesgnavano la letteratura, la religione e le leggi nazionali. Gli scribi o dotti formarono una classe speciale con una speciale professione e diventarono gli insegnanti ordinari nelle sinagoghe e nelle s. elementari aperte accanto ad esse. L'ellenismo accrebbe il desiderio di sempre maggiore istruzione e le s. si moltiplicarono. Poco seguito ebbe la Casa del libro, istituita a Gerusalemme dal capo del Gran Sinedrio, Samuele ben Setah, nel 104 a. C., come tipo delle s. elementari di Stato; e solo nel 94 d. C. si ebbe un decreto di istruzione elementare obbligatoria, e l'ordine di istituire s. in ogni anche piccola città. Dopo la dispersione gli Israeliti elevarono sinagoghe e s. in tutti i luoghi, dove fu loro possibile; e le loro Accademie, durante il medioevo (Toledo, Granata, Cordova, ecc.) ebbero periodi di vero splendore.

Nella Grecia, gli Spartani attuarono un monopolio scolastico assoluto da parte dello Stato. L'organizzazione scolastica che si faceva risalire a Licurgo (m. nell'889 a. C.) mirava a formare valorosi soldati per il fatto che, piccola minoranza aristocratica (gli Spartiati), di fronte agli altri popoli della Laconia, gli Spartani non potevano conservare il dominio sopra di questi senza una grande superiorità militare. Perciò il bambino apparteneva allo Stato: dopo sette anni di severe educazione familiare passava negli istituti pubblici di educazione, mantenuti dallo Stato sotto insegnanti ed educatori nominati e vigilati dallo Stato. Anche le fanciulle appartenevano allo Stato, il quale pensava alla loro educazione per formarle donne e madri vigorose e forti. Presso gli Ateniesi, invece, la Costituzione politica di Solone (ca. la fine del sec. vi a. C.) dava molta importanza alla istruzione e all'educazione, ma non imponeva né programmi ufficiali, né s. obbli-

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SCUOLA - La grammatica con tre scolaretti. Miniatura del sec. xv. Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 329, f. 25v.
(Int. Enc. Catt.)
gatoria. Tutto invece era lasciato alla iniziativa privata, liberi i genitori di scegliersi la s. e l'insegnante di loro gradimento; né gli insegnanti erano formati o pagati dallo Stato; ma vigeva la libera concorrenza, fondata o sulla fama del maestro o sul minor prezzo da sborsare per le lezioni. In questa libera, ma completa, organizzazione scolastica, il giovane veniva istruito per 8 o 9 anni, percorrendo i vari gradi di insegnamento, e a 16 anni entrava nel « ginnasio », unica s. ufficiale e obbligatoria, con insegnanti e ispettori nominati e retribuiti dallo Stato; però vi si insegnava e praticava quasi esclusivamente la cultura fisica per preparare gli alunni direttamente alla vita militare.

Neanche i Romani, fino alla fine della Repubblica, ebbero s. e programmi ufficiali; per molto tempo la famiglia stessa pensò, sotto la propria responsabilità, alla istruzione dei figli; e le prime s., pare, non si aprirono che verso la fine del sec. III a. C., e furono naturalmente s. private, rette da schiavi più istruiti. Si chiamavano ludi, cioè divertimento, svago, ad indicare la loro funzione suppletiva dell'educazione domestica, e l'insegnante ludi-magister; erano tenute presso qualche famiglia o in un angolo meno frequentato di un tempio o di qualche pubblico edificio. La conquista della Grecia riversò a Roma gran numero di maestri greci di grammatica (con il quale nome si comprendeva la grammatica propriamente detta, la matematica, la geometria, l'astronomia e la musica), di retorica (che addestrava nell'arte del dire e formava gli oratori) e di filosofia, che offrivano alle famiglie, il loro insegnamento; così che, accanto alle prime s., di grado elementare, si ebbero le scuole secondarie e superiori, che alla grammatica, retorica e filosofia aggiunsero anche medicina e giurisprudenza. Anche queste s. furono lasciate alla libera iniziativa dei privati, senza alcuna ingerenza dello Stato: « maiores nostri disciplinam puerilem nullam, aut destinatam legibus, aut publice expositam, aut unam omnium, esse voluerunt » (Cicerone, De Republica, IV, 3). Si ebbe, è vero, nel 92 a. C. un editto censorio contro le nuove s. condotte dai Greci; ma ciò avvenne non contro la libertà di insegnamento, ma per temperare

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SCUOLA - Maestro in cattedra con discepoli. Incisione dagli Epigrammata di G. B. Cantalicio - Venezia, per i tipi di Matteo Capocasa, 1493, f. 2r.
(dal Catalogo degli Incunabula typographica, ed. L. S. Olschki, Firenze Roma n. a., n. 180)
gli sbandamenti, che le novità recenti apportavano al « mos maiorum ».

Sotto l'Impero gli insegnanti ebbero molti privilegi e immunità. Vespasiano, per il primo, stipendiò con denaro pubblico alcuni maestri; Adriano largheggiò in questo genere di sussidi e inoltre fondò a Roma le prime Università, l'« Athaeneum Romanum », ampio locale scolastico a forma di anfiteatro, dove gli insegnanti, privi di edifici scolastici propri, potevano radunare senza spese gli alunni; Marco Aurelio fondò in Atene una serie di cattedre di filosofia e di retorica, con maestri stipendiati dallo Stato; Alessandro Severo a Roma creò nuovi locali scolastici a disposizione degli insegnanti privati, istituì nuove cattedre di medicina, di architettura, ecc., destinò borse di studio in natura per gli studenti poveri; Costantino fondò un'università a Costantinopoli, un complesso cioè organico di scuole e cattedre per l'insegnamento medio e superiore. I municipi seguirono da per tutto l'esempio degli imperatori, creando s. municipali con maestri stipendiati; anzi l'imperatore Graziano, per impedire ingiustizie, fissò per legge l'onorario dovuto dai municipi ai grammatici e ai retori, iscrivendolo nel bilancio fra le spese obbligatorie. Se non raramente queste s. municipali diventarono occasione di una qualche ingerenza più diretta dello Stato, lasciarono però sempre libero il campo per le s. libere, fondate e mantenute dai privati e dirette da personale più scelto e perciò preferite dalle famiglie.

II. LE S. CRISTIANE FINO ALLA CADUTA DELL'IMPERO. - Questa piena libertà d'insegnamento permise anche ai cristiani di abbracciare la carriera di maestri; vi furono, infatti, maestri che subirono il martirio, non condannati perché insegnanti privati, ma per non voler rinnegare la loro fede. S. Cassiano, martire, era maestro a Imola; Flaviano, martire in Africa, era grammatico; Origene incominciò la sua carriera come grammatico per aiutare la sua famiglia; e nel cimitero di S. Callisto si trovò l'epitaffio di un magister primus o maestro elementare.

Fu Giuliano l'apostata il primo che tentò di restringere la libertà di insegnamento per i maestri cristiani, emanando l'Editto del 362, con cui proibisce loro, se persistono nelle credenze cristiane, di fare più oltre scuola. Scesero allora dalla cattedra maestri insigni, come il rettore Vittorino a Roma e il sofista Procresio ad Atene. Ma già due anni dopo, nel 364, Valentiniano abrogava la legge e restituiva ai maestri cristiani la libertà: « Chiunque per costumi e scienza è degno di insegnare, abbia il diritto di aprire s. » (Codice di Teodosio, 13, 6, 3). Questo regime di libertà durò in Occidente fino alla fine dell'Impero. In Oriente, invece, si ebbe da parte di Teodosio l'attuazione del monopolio ufficiale dell'insegnamento uni-

versitario con le due Costituzioni del febbr. e del marzo del 425 (ibid., 14, 9, 3; 15, 1, 53), per cui i professori privati vennero ridotti al semplice ufficio di ripetitori domestici (« inter privatos parietes »); e tutti, invece, dovevano frequentare l'Università da lui fondata e provveduta di 8 retori, 20 grammatici, 2 giureconsulti e 1 filosofo. Un secolo dopo, Giustiniano, nel 529, concentrò tutte le s. giuridiche dell'Impero nelle tre città di Costantinopoli, Berito e Roma, accentrando nelle sue mani anche ogni iniziativa didattica e proibendo qualunque forma di insegnamento « a coloro che sono travagliati dall'insonnia del paganesimo » (Codice di Giustiniano, 1, 11, 2). Ma questa riforma, prima di potersi consolidare, venne travolta dalla invasione longobarda.

Nello stesso tempo la Chiesa, per una più solida preparazione dei pagani al Battesimo, aveva istituito i « catecumenati », nei quali il sacerdote impartiva per tutto l'anno, ma specialmente durante la Quaresima, l'istruzione intorno alla fede. Qualunque luogo, massime nei primi tempi, santuari, cripte, cimiteri, case private, ecc. diventava centro d'insegnamento. Ora, molti catecumenati si trasformarono a poco a poco in « s. catechetiche »,

le quali ammettevano anche alunni pagani e avevano lo scopo di dare con l'insegnamento religioso anche una cultura generale. Più ancora: alcune di queste s. catechetiche si trasformarono in accademie o s. superiori, perché i cristiani, trovatisi faccia a faccia con l'eresia e con la più alta ed elaborata scienza pagana, compresero che si doveva tentare l'ultimo sforzo per dare al cristianesimo una base filosofica, letteraria e culturale, che potesse metterlo alla pari di qualunque insegnamento pagano e servisse a sconfiggere i nemici numerosi che lo combattevano e ne facevano esempio nella s., nei libri e nei sarcasmi giornalieri. Si ha l'esempio più celebre di queste s. superiori nel Didascalcion cristiano di Alessandria, fondato, secondo studi più recenti, da Origene nel 202 per incarico del vescovo Demetrio e che sostituì la s. catechetica di Panteno. I professori vi insegnavano, parallelamente alle scienze sacre, la filosofia platonica e aristotelica, la fisica, l'astronomia, la grammatica e la retorica, attingendo abbondantemente dagli autori classici pagani; coronava l'insegnamento lo studio della S. Scrittura. Poiché anche in altre città si sentiva un uguale bisogno di una dimostrazione scientifica della verità della fede, la Chiesa fondò altre istituzioni simili; e si ebbero così le Accademie di Cesarea, Antiochia, Gerusalemme, Edessa, Smirne, Nisibi e Roma.

III. LE S. CRISTIANE NEL PRIMO PERIODO MEDIEVALE. - Il vuoto lasciato dalla dissoluzione dell'Impero romano (476) fece passare alla chiesa tutta intera la cura della pubblica istruzione. Si possono notare varie specie di s.:

1. Le s. presbiteriali o parrocchiali. - Là dove il cristianesimo contava la quasi totalità, o almeno la maggioranza della popolazione, già si erano aperte, per gli studi elementari, s. prettamente cristiane, in cui i fanciulli apprendevano, oltre la religione e i canti liturgici, anche la lettura, la scrittura e gli elementi del calcolo. Queste s., naturalmente, andarono moltiplicandosi a mano a mano che quelle dei gentili venivano meno, fino a che rimasero in molti luoghi l'unico faro di istruzione. Un Concilio tenuto in Italia nel 443 ordinava ai sacerdoti di riunire nelle loro case i fanciulli dei dintorni per dar loro la conveniente istruzione. Prima e dopo questo Concilio, le s. parrocchiali dovevano essere numerose in Italia e dare buoni frutti, se il Concilio di Vaison, Orange e Valenza nel 529 stabiliva che i preti in cura d'anime ammettessero nella loro casa i giovani lettori che non avessero moglie, per ammaestrarli come i buoni padri ammaestrano i figli, « secundum consuetudinem, quam per totam Italiam satis salubriter teneri cognovimus » (Hefele-Leclercq, II, pp. 1111-12). Liberi poi i giovani lettori di seguire la carriera ecclesiastica o di abbracciare il ma-

trimonio. Lo stesso prescrive il Concilio di Costantinopoli del 680.

2. Le s. episcopali o cattedrali. — Le s. parrocchiali non andavano oltre le materie insegnate nelle elementari; ma occorrevano anche s. superiori con un insegnamento più atto e più profondo. D'altra parte la preparazione del clero esigeva che gli studi fossero fatti in modo degno. Sorsero perciò accanto alla sede del vescovo le cosiddette s. episcopali, grandi seminari e università, destinate specialmente ai candidati al sacerdozio, ma frequentate sempre più anche dai laici. Già una di queste s. era stata creata da s. Agostino a Ippona; un'altra ne esisteva a Imola, dove fece i suoi studi s. Pier Crisologo; altre ancora a Parigi, Poitiers, Clermont, ecc. Il Concilio II di Toledo (531) ne prescriveva la fondazione, aggiungendo che gli alunni, arrivati ai 18 anni, fossero interrogati, alla presenza del vescovo e del clero, se preferivano il sacerdozio o il matrimonio (Mansi, VIII, p. 785). Della s. aveva il controllo lo stesso vescovo e sotto di lui stava il superiore immediato, chiamato magister scholae, e si divideva in schola minor (elementari) e in schola maior, che o comprendeva solamente i corsi del tribium o svolgeva il pieno programma del trivium e del quadrivium, coronati dallo studio della S. Scrittura e della teologia pastorale.

3. Le s. canonici. — Là dove non esisteva la cattedrale i canonici stessi della chiesa locale istituivano le loro s., secondo il tipo di quelle episcopali, che presero perciò il nome di collegiali e canonici e un carattere più profano che non ecclesiastico. Più tardi si confusero con quelle episcopali.

4. Le s. monastiche. — Il maggior peso della pubblica istruzione, però, fu portato dalle s. monastiche, prima in Oriente, dove trovarono la loro educazione la maggior parte dei Padri della Chiesa e degli scrittori ecclesiastici, e poi in Occidente, specialmente per opera dei monasteri benedettini, che si diffusero rapidamente in Europa. Essi avevano una s. « interna » (schola claustri) destinata ai religiosi e una s. « esterna » (schola canonica o externa), separata dalla prima e posta nelle dipendenze del monastero, per evitare le non necessarie comunicazioni con i monaci che attendevano in modo particolare allo studio, alla preghiera e al lavoro. Il capo della s. era chiamato magister scholae o capiscola o proscolus e, alla fine del sec. IX, scholasticus. I programmi delle due s. erano press'a poco uguali: trivium o quadrivium. Parallelamente ai monasteri maschili, anche quelli femminili dovevano avere le loro s. e il Concilio inglese di Cloveshoe (747) ordina che non solo i vescovi e gli abati, ma anche le badesse avessero cura particolare di far coltivare lo studio delle lettere nelle loro famiglie religiose (Hefele-Leclercq, III, p. 907).

IV. LE S. CRISTIANE NELL'EPOCA CAROLINGIA. — Oltre a riordinare la S. Palatina, destinata particolarmente ai principi e ai nobili, che si preparavano alla vita militare e al governo del popolo, Carlomagno emanò molte ordinanze dirette a promuovere o a riorganizzare le scuole parrocchiali, episcopali e monastiche. Nella Epistola de colendis litteris, diretta tra il 780 e l'800 ai vescovi e agli abati, li esorta ad impartire l'istruzione letteraria a tutti quelli che potevano imparare secondo la capacità di ciascuno; più esplicitamente nel Capitolare del 23 marzo 789 ordinava che in ogni vescovato e monastero fossero fondate s. per i fanciulli e si usassero libri di testo bene emendati (cf. MGH, Capitularia, I, pp. 72 e 79). I vescovi l'assecondarono, e nella prima metà del sec. IX molti concili in Francia, Germania e Spagna richiamarono anche i genitori al dovere di far istruire i loro figli. In Italia il Concilio romano dell'846 prescriveva che tutti i vescovati e le pievi ad essi soggette avessero le loro s. e questo perché avevano saputo che in alcuni luoghi mancavano i maestri e si trascurava lo studio delle lettere.

In questo tempo si ebbero anche s. dello Stato; infatti nel Capitulare ecclesiasticum primum di Lotario nell'825, promulgato nella grande assemblea del Regno italico, tenuta nei campi di Olona (Pavia), si lamentava l'incuria prevalsa in molti luoghi e si ordinava a quelli che dallo Stato avevano avuto l'incarico dell'insegnamento di applicarsi con la massima cura affinché gli alunni acquistassero la cultura richiesta dai tempi. Anzi si fissavano anche le sedi delle s., elencando le città che dovevano

inviare gli alunni a ciascuna di esse: Pavia, Ivrea, Torino, Cremona, Firenze, Fermo, Verona, Vicenza, Cividale del Friuli (cf. MGH, Leges, I, p. 249). Anzi lo stesso episcopato francese, raccolto nel VI Concilio di Parigi (823) supplicava vivamente l'imperatore Ludovico il Pio a voler seguire l'esempio paterno e fondare di propria autorità s. pubbliche almeno in tre luoghi più convenienti dell'Impero (Mansi, XIV, p. 599).

V. S. DAL SEC. IX AL XIII. — Dalla seconda metà del sec. IX alla fine dell'XI si nota un languire abbastanza profondo e sempre più ampio delle s., dovuto alla gravissima crisi politica, sociale e religiosa che seguì lo sfasciarsi dell'Impero carolingio. Ma appena, sul finire del sec. XI, le condizioni sociali e religiose lo permisero, la Chiesa si trovò al suo posto d'onore nel risuscitare e promuovere le s. al primitivo rigoglio e splendore. Importanti le disposizioni scolastiche del III Concilio Lateranense (1179); la Chiesa ha il dovere, come « pia mater », di curare l'istruzione dei fanciulli poveri; perciò ogni cattedrale doveva fissare un congruo sussidio ad un maestro perché l'istruzione aperta e ai chierici e ai laici, purché poveri, fosse gratuita; per i ricchi restava la comodità di istruirsi in famiglia o in s. private o nelle s. dei monasteri; a tutte le persone, poi, era data ampia libertà di aprire s., purché fossero idonee e ne avessero chiesta la debita licenza; gli insegnanti erano liberi da tasse e nessun emolumento si doveva esigere per il conferimento di questa licenza d'insegnare (Mansi, XXII, p. 227). Il Concilio lateranense IV (1215) ribadì la prescrizione, aggiungendo che anche nelle chiese non cattedrali, che avevano redditi sufficienti, fosse dal vescovo nominato un maestro idoneo per l'insegnamento gratuito (Mansi, XXII, p. 999).

In conseguenza di questa legislazione scolastica pontificia le s. parrocchiali e vescovili rifiorirono e si moltiplicarono; anche le monastiche, nonostante la decadenza di

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(dal Catalogo degli Incunabula typographica, ed. L. S. Olschi, Firenze-Roma s. a., n. 681)
SCUOLA — Maestro con ferula e alunni con l'abecedario. Incisione dalla Summa perutilis in regulus distinctus totius artis grammatices et artis metrics — Roma, per i tipi di Giovanni di Besicken e Sigismondo Mavr, 1494.

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SCUOLA - Complesso edilizio di una s. moderna, opera di C. Holzmeister (1930-40). S. delle Suore della S. Croce - Lina.
(Int. Bildarchiv d. Ö. Nationalbibliothek)
quelle benedettine, ebbero nuove linfe fresche e giovanili dai Cluniacensi, dai Cistercensi, dai Domenicani e dai Francescani. Ma tutte queste s., in cui prevaleva l'insegnamento classico, non bastavano più a soddisfare ai nuovi desideri di un'istruzione più consona al fiorire delle industrie e dei commerci e della novella ripresa della vita civile. Perciò a cominciare dal sec. XIII si rileva uno sviluppo notevole delle s. private, veramente non mai mancate del tutto neanche nel periodo della decadenza, ma ora in via di farsi più numerose e più frequentate. Da esse nacquero le s. comunali, da prima nei piccoli centri e poi nelle città più grandi. Spesso, infatti, le s. private male si reggevano economicamente per la scarsità degli alunni; d'altra parte non tutti potevano frequentare le scuole episcopali o monastiche, troppo distanti e scomode; perciò dagli inizi del sec. XIV parecchi Comuni pretesero di considerare il maestro come un qualsiasi impiegato comunale e perciò d'intervenire nell'ordinamento delle s.; di assoggettarle alla loro ispezione; talora anche avvenne che molte s. private vennero municipalizzate e perdettero la loro libertà didattica, disciplinare ed economica. Accanto o in luogo di s. comunali si ebbero anche le s. corporative, quando a sussidiarle erano le particolari corporazioni.

VI. LE UNIVERSITÀ

L'ampia diffusione del sapere, provocata specialmente dal movimento impresso agli studi dalla Scolastica, dal suo primo periodo di formazione nei secc. IX-XI, a quello della sua evoluzione nel sec. XII e specialmente a quello del massimo splendore nel sec. XIII, portò alla creazione di quegli istituti superiori, che oggi si chiamano Università, ma che allora avevano il nome di « Studium » e poi di « Studium generale ». Modello delle altre furono quelli di Parigi e di Bologna. Anche in questo lieto e proficuo movimento non mancò la parte predominante della Chiesa. C'è chi in questo nuovo fiorire di studi superiori vorrebbe vedere un movimento di emancipazione dal dominio religioso, una specie di sostituzione di corporazioni laiche alle s. clericali dei capitoli, canonici e delle abbazie, e attribuiscono a qualcuno dei fondatori teorie alquanto scettiche e razionaliste. La verità, tuttavia, è diversa: il movimento universitario si emancipò, è vero, dalle s. claustrali ed episcopali non più sufficienti, ma passò sotto la cura e la giurisdizione della Chiesa universale, rappresentata dal Papa. Anzi la presenza o comunque l'intesa e la cooperazione di un ente universale, come la Chiesa, facilitava assai il riconoscimento dei titoli di studio largiti agli alunni, che scorrevano dai più diversi paesi alla medesima Università. Ed è degno di nota che delle 52 università erette prima del 1400, almeno 29 dovevano la loro fondazione al Papa; e altre dieci furono fondate o per solo diploma papale o per diploma papale e imperiale (o principesco) insieme.

VII. LA S. NEL PERIODO DEL RINASCIMENTO. - Il Rinascimento continuò per la stessa via segnata dal secolo antecedente e la s. nella sua organizzazione non ebbe a subire rivolgimenti molto notevoli. Però il numero delle s. si accrebbe assai; si diede maggior rilievo, anzi una parte preponderante agli studi classici con tendenza a concedere

un dominio quasi assoluto al Trivio sul Quadrivio, con una ventata di freschezza attraverso la lezione del maestro e la scelta delle letture, ben lontana da quel sapere piuttosto manualistico, in cui troppo spesso si era impantanata la s. antecedente. Si ebbero così maestri eruditi, esperti oratori e dotti ecclesiastici, avvivati da un alito di umanità serena e comprensiva. Né furono trascurati gli esercizi fisici atti a formare un corpo sano, disinvolto, agile con una mente sana e aperta alle nuove contingenze della vita.

E la Chiesa, oltre al fondare direttamente numerosi istituti, continuò ad esortare e ad animare allo studio della letteratura e delle lingue (al Concilio di Vienna del 1312, p. cs., il Papa ordinò di erigere cattedre di ebraico, caldeo e arabo a Roma, Bologna, Parigi, Oxford e Salamanca; nella Spagna il card. Ximenes aggiunse alla Università da lui fondata il Collegio delle tre lingue: latino, greco,

ebraico). E fu coadiuvata dall'opera degli Ordini religiosi, che seguivano nel complesso le loro gloriose tradizioni.

L'avvento della « riforma » non portò innovazioni nel campo scolastico; non creò le s. né diede i natali alla istruzione elementare, che esisteva, come si è accennato, fin dai primi secoli della Chiesa; apportò piuttosto sugli inizi danni assai sensibili alla cultura, perché fece scomparire nei territori, dove ebbe luogo, le s. claustrali, episcopali e parrocchiali, senza saperle o poterle sostituire, provocando gli amari rimpianti di Lutero stesso, di Melantone e dei riformati più illustri. La « riforma », inoltre lasciò in eredità ai secoli seguenti alcuni principi funesti, per cui le s. diventarono mancipia dell'autorità civile e i principi vi s'intromisero con le loro leggi e prescrizioni, non contentandosi più come prima di dare soltanto impulso o sostegno all'iniziativa che partivano dalle autorità religiose o dai privati.

VIII. LA S. NEL PERIODO DELLA RIFORMA CATTOLICA. - I danni cagionati dalla « riforma » protestante stimolarono lo zelo della Chiesa a bruciare le tappe per quella « riforma cattolica », che già si era iniziata parecchio tempo prima della secessione luterana. Il Concilio di Trento raccomanda vivamente ai sacerdoti di occuparsi in maniera particolare dei fanciulli, chiamando a raccolta quante erano persone e istituzioni in grado di ridare alle s. cristiane nuovo valore. Queste dovevano essere ristabilite là dove erano scomparse; rinvigorite dove erano rimaste illanguidite; dirette da maestri pii e istruiti; ogni chiesa doveva avere un maestro per l'insegnamento gratuito della grammatica a tutti, poveri e ricchi; gli Ordini religiosi, che intendono occuparsi e già si occupano della istruzione, sono da favorire e incoraggiare; la università cattoliche devono crescere di numero e mantenersi fuori del contatto degli eretici e tenere alto il prestigio antico.

La corrispondenza a queste ingiunzioni fu piena e tempestiva, massime attraverso l'opera dei nuovi Istituti religiosi, dedicati con tutto lo slancio all'insegnamento: i Barnabiti, gli Scolopi, i Somaschi e soprattutto i Gesuiti con i numerosi collegi aperti da per tutto. Si conservò la tradizione umanistica, si ebbe un programma chiaro e ben definito, eseguito con i migliori suggerimenti dell'esperienza, e venne così creato il tipo che più o meno sarà applicato anche dalle s. moderne di carattere classico. Frattanto a Pavia si ebbero due celebri e rinomati collegi universitari; il Collegio Borromeo, fondato da s. Carlo, il Collegio Ghislieri fondato da s. Pio V.
IX. LA S. NEI SECC. XVII E XVIII. - In questo periodo la s. venne arricchendosi di nuove reclute, di nuovi tipi e di nuovi metodi più consoni e adatti alle circostanze. Si ebbe l'apporto assai notevole di nuovi Istituti religiosi non solo maschili, ma anche femminili: Oratoriani, Fratelli delle S. Cristiane, ecc.; Orsoline di vari rami, Suore della Compagnia di Maria, Visitandine, ecc. Sempre più ampiamente attuata la tendenza a sostituire al latino la lingua nazionale, sia come mezzo di trasmissione dell'insegnamento, sia come argomento per se stante di studio e di esercizio; con la quale innovazione,

SCUOLA - SCUOLA IN TERR. DI MISSIONE

sotto certi aspetti, ardita e allora anche combattuta, si apriva la via all'insegnamento tecnico, commerciale e industriale. Altra novità: laicità dell'insegnamento nel senso di istituti religiosi (non più di sacerdoti, ma di soli laici, p. es., gli accennati Fratelli delle S. Cristiane) perché potessero dedicarsi interamente alla s. senza essere distratti dalle cure del sacro ministero; creazione di Istituti magistrali per la preparazione dei futuri maestri e maestre; fondazione di proprie s. professionali per preparare i futuri agricoltori, commercianti, industriali, artigiani; e anche di s. serali o domenicali per coltivare gli operai e gli artigiani, occupati durante la settimana dei loro lavori. Merito tutto particolare ebbero in questo arricchimento il p. N. Barré dei Minimi e s. Giov. B. de la Salle, fondatore dei Fratelli delle S. Cristiane. Guadagno straordinario, poi, ebbe l'educazione femminile estesa a tutte le fanciulle della nobiltà e del popolo con la conseguente migliore formazione della famiglia.

Verso la fine del sec. XVIII si accentua non solo il numero delle s. chiamate pubbliche o di Stato, e lo studio delle relazioni che l'educazione ha con la vita sociale politica e anche con lo sviluppo della vita economica della nazione; ma le teorie illuministiche e del Rousseau, soprattutto nella applicazione che ne fece la Rivoluzione Francese, portarono ad una reazione violenta contro ogni s. privata, specialmente contro quelle tenute dalla Chiesa, e rivendicarono il monopolio dell'istruzione allo Stato, il quale, se non trascurerà del tutto la educazione religiosa, lo assoggetterà però ai suoi programmi e alla sua vigilanza.

X. LA S. NEI SECC. XIX E XX. - In questo periodo la s. compie insegabili progressi, sfruttando, perfezionando e ampliando i sistemi e i frutti ottenuti nel secolo antecedente, e arricchendoli di nuove esperienze; si accresce l'interesse dei pubblici poteri per l'insegnamento e lo sforzo di diffonderlo presso tutti e da per tutto con l'intervento e il sostegno soccorrevole da parte dei governi. Ma progredisce anche, subdola e violenta, la volontà monopolizzatrice degli Stati, che non lasciano nulla di intentato per riuscire ad avocare a sé tutto quanto ha relazione con la s. Al monopolio del periodo napoleonico succede quello degli Stati «restaurati» o nuovamente sorti dagli incessanti conflitti tra i popoli, poi quello di governi ostili alla religione o anche semplicemente «laici», o «liberali», o «progressisti», che, stravolgendo il senso delle parole e i fatti della storia, causarono le rinnovanti soppressioni delle s. tenute da istituti religiosi; proclamarono e proclamano la supremazia inconcussa della s. «neutra» o «laica», sopprimendo le s. cosiddette «private» o gravandole di restrizioni e di condizioni tali da rendere ad esse la vita difficile, o almeno deprimendone l'efficacia e impedendone l'aiuto per un senso di malcolata e non confessata paura. Note sono le lotte impegnate contro il monopolio scolastico e in favore delle s. «private» o «confessionali» (e vinte in tutto o superate in parte) nel Belgio, nell'Olanda, nell'Inghilterra, nella Spagna, Francia, Italia, India. Tutto questo succedersi di avvenimenti ha creato il problema della libertà d'insegnamento e della libertà della s., risolto talora con soluzioni parziali, ma non sempre ancora con quella chiarezza che esclude ogni sospetto, ogni diffidenza e ogni secondo fine.

L'insegnamento della Chiesa intorno a questo problema non è mai venuto meno, a conforto dei cattolici e a chiarificazione delle idee. Ilasti citare i documenti di Pio IX, epist. Quem non sine del 14 luglio 1864 nonché la proposizione 48 del Sillabo, di Leone XIII, l'allocuzione Summi Pontificatus (20 ag. 1880); le encicli. Nobilissima (2 febbr. 1884); Quod multum (22 ag. 1886); Charitatis (19 marzo 1894); di Pio XI, l'encicl. Dicini illius magistri (31 dic. 1909); V. anche CIC, can. 1374 e le fonti ivi citate. - Vedi tav. X.

BIBL.: mancando ancora sull'argomento una storia completa e documentata, si possono vedere, per i popoli antichi: W. Spies, The school system of the Talmud, Londra 1898; S. Landersdorfer, Die Kultur der Babilonien und Assyrier, Monaco 1904; S. S. Laurie, Historical survey of pre-christian schools, Londra 1907; F. W. Bissing, Die Kultur des Alten Aegyptens, Monaco 1913; H. J. Marrou, Storia dell'educazione nell'antichità, vers. II. Roma 1950, pp. 9-18. Per l'antichità classica: N. Terzaghi,

L'educazione greca, Palermo 1910; K. J. Freemann, School of Hellas from 600 to 700 b. C., 2ª ed., Londra 1912; A. Calderini, S. e scolari di venti secoli fa, in Saggi e studi di antichità classica, Milano 1924, pp. 1-26; M. Lechner, Erziehung und Bildung in der griechisch-römischen Antike, Monaco 1933; H. J. Marrou, op. cit., pp. 9-410. Per l'età cristiana antica e medievale: G. von Detten, Über die Dom- und Klosterschulen des Mittelalters, Paderborn 1893; C. Montalembert, I monaci d'Occidente, vers. it., 2ª ed., 3 voll., Siena 1894; F. Granani, Le s. d'istruzione in Italia nel medioevo, vers. II. Firenze 1895; N. Giesebrecht, L'istruzione in Italia nei primi secoli del medioevo, vers. II. ivi 1895; G. Salvioli, L'istruzione in Italia prima del Mille, Firenze 1912; G. Manacorda, Storia della s. in Italia: I. Il medioevo, 2 voll., Palermo 1913; L. Maitre, Les écoles épiscopales et monastiques en Occident avant les Universités (768-1800), Parigi 1924; E. Leone, Hist. de la propriété eclée, en France. V. Les écoles de la fin du XVIIIe siècle à la fin du XIIe, Lille 1940; U. Gualazzini, Ricerche sulle s. preuniversitarie del medioevo, Milano 1945; H. J. Marrou, op. cit., pp. 431-60. Per la rinascita carolingia: W. Mullinger, The schools of Charles the Great, Londra 1877; A. Fleming West, Alcuin and the rise of christian school, Londra 1892; L. Roger, L'enseignement des lettres classiques d'Ausone à Alcuin, Parigi 1905; F. Falk, Schule, Unterricht und Wissenschaft im Mittelalter, Ratisbona 1907; A. Solmi, Sul Capitolare di Lotario dell'anno 823, in Contributi alla storia del diritto comune, Roma 1937, V. indice; id., Le s. del medioevo dalle origini alle università, in Riv. stor. del diritto ital., 14 (1941), p. 5 sgg. Per l'età rinascimentale: A. Benoist, Vittorino da Peltre ou de l'éducation en Italie à l'époque de la Renaissance, Parigi 1885; R. Sabatini, La s. e gli studi di Guarino Veronese, Catania 1896; W. H. Woodward, La pedagogia del Rinascimento (1400-1600), vers. it., Firenze 1923; G. Vidari, L'educazione in Italia dall'umanesimo al Risorgimento, Roma 1930; G. Gentile, Studi sul Rinascimento, Firenze 1933, pp. 30-55. Per i sec. XVI-XVIII: oltre le storie dei singoli Ordini religiosi insegnanti e dei loro metodi, indicate alle singole voci, v.: A. Ranzoni, Le s. antiche e moderne di Lodi, Lodi 1883; G. Mascheroni, L. Mascheroni e il piano generale di pubblica istruzione per la Repubblica Cisalpina, Milano 1911; A. Zaro, L'istruzione pubblica e privata nel Napoleone, Città di Castello 1927; C. M. Gamba, Storia della s. ital. nel Seicento e nel Settecento (Biblioteca dell'educazione, dir. da L. Volpicelli, 86), Milano 1952; G. Francescaglia-Valentini, Gli ordinamenti religiosi e l'insegnamento (ibid., 83), ivi 1922. Per la s. moderna: E. Formiggini Santamaria, L'istruzione popolare nello Stato pontificio, Modena 1909; G. Gentile, Gino Capponi e la cultura tocanica nel sec. XIX, Firenze 1922; G. Vidari, S. mutue e asili d'infanzia agli albori del Risorgimento, Roma 1927; G. Monti, La libertà della s. Principi, storia, legislazione comparata, Milano 1928; V. BENEDETTINI, Albori di un'educazione nazionale nelle repubbliche napoleoniche (1796-99), ivi 1932; G. Calò, Dottirne ed opere nella storia dell'educazione, Lanciano 1932; F. Bettini, I programmi di studio per le s. elementari dal 1800 al 1945, Brescia 1950; M. Casotti, Lambranchini e la pedagogia ital. nell'Ottocento, ivi 1951; A. A. Montesperelli, Storia della s. ital. nell'Ottocento (Bibl. dell'Educatore, dir. da L. Volpicelli, 87), Milano 1952. V. pure nelle varie enciclopedie pedagogiche delle diverse nazioni, s. v.: e autori vari, Instruction de la jeunesse, in DFC, II (1924), coll. 917-1055; id., Schools, in Cath. Enc., XIII, coll. 554-88 (con ampia bibl.). Cf. anche: Centro didattico nazionale di Firenze, Guida D. annuario della s. e della cultura, Firenze-Roma 1951, specialm. pp. 337-444 (documenti) e pp. 445-461 (elenco dei periodici ital. e internazionali di carattere pedagogico, didattico e di informazione scolastica). Celestino Testore

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“SCUOLA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 126. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/scuola.