SCUOLA

SCUOLA - Complesso edilizio di una s. moderna, opera di C. Holzmeister (1930-40). S. delle Suore della S. Croce - Linz.

quelle benedettine, ebbero nuove linfe fresche e giovani di dai Cluniacensi, dai Cistercensi, dai Domenicani e dai Francescani. Ma tutte queste s., in cui prevaleva l'insegnamento classico, non bastavano più a soddisfare ai nuovi desideri di un'istruzione più consona al fiorire delle industrie e dei commerci e della novella ripresa della vita civile. Perciò a cominciare dal sec. XIII si rileva uno sviluppo notevole delle s. private, veramente non mai mancate del tutto neanche nel periodo della decadenza, da ora in via di farsi più numerose e più frequentate. Da esse nacquero le s. comunali, da prima nei piccoli centri e poi nelle città più grandi. Spesso, infatti, le s. private male si reggevano economicamente per la scarsità degli alunni; d'altra parte non tutti potevano frequentare le scuole episcopali o monastiche, troppo distanti e scomode; perciò dagli inizi del sec. XIV parecchi Comuni prestero di considerare il maestro come un qualsiasi impiegato comunale e perciò d'intervenire nell'ordinamento delle s.; di assoggettare alla loro ispezione; talora anche avvenne che molte s. private vennero municipalizzate e perdettero la loro libertà didattica, disciplinare ed economica. Accanto o in luogo di s. comunali si ebbero anche le s. corporative, quando a sussidiare erano le particolari corporazioni.

VI. LE UNIVERSITÀ

L'ampia diffusione del sapere, provocata specialmente dal movimento impresso agli studi dalla Scolastica, dal suo primo periodo di formazione nei secc. IX-XI, a quello della sua evoluzione nel sec. XII e specialmente a quello del massimo splendore nel sec. XIII, portò alla creazione di quegli istituti superiori, che oggi si chiamano Università, ma che allora avevano il nome di «Studium» e poi di «Studium generale». Modello delle altre furono quelli di Parigi e di Bologna. Anche in questo lieto e proficuo movimento non mancò la parte proverbiale di questa Chiesa. C'è chi in questo nuovo riferimento studi superiori vorrebbe vedere un movimento di emancipazione dal dominio religioso, una specie di sostituzione di corporazioni laiche alle s. clericali dei capitoli, canonici e delle abbazie, e attribuiscono a qualcuno dei fondatori teorie alquanto scettiche e razionaliste. La verità, tuttavia, è diversa: il movimento universitario si emanò, è vero, dalle s. claustrali ed episcopali non più sufficienti, ma passò sotto la cura e la giurisdizione della Chiesa universale, rappresentata dal Papa. Anzi la presenza o comunque l'intesa e la cooperazione di un ente universale, come la Chiesa, facilitava assai il riconoscimento dei titoli di studio largi agli alunni, che accorrevano dai più diversi paesi alla medesima Università. Ed è degno di nota che delle 52 università erette prima del 1400, almeno 29 dovevano la loro fondazione al Papa; e altre dieci furono fondate o per solo diploma papale o per diploma papale e imperiale (o principesco) insieme.

VII. LA S. NEL PERIODO DEL RINASCIMENTO. - Il Rinascimento continuò per la stessa via segnata dal secolo antecedente e la s. nella sua organizzazione non ebbe a subire rivolgimenti molto notevoli. Però il numero delle s. si accrebbe assai; si diede maggior rilievo, anzi una parte preponderante agli studi classici con tendenza a concedere un dominio quasi assoluto al Trivio sul Quadrivio, con una ventata di freschezza attraverso la lezione del maestro e la scelta delle letture, ben lontana da quel sapere piuttosto manualistico, in cui troppo spesso si era impantanata la s. antecedente. Si ebbero così maestri eruditi, esperti oratori e dotti ecclesiastici, avviati da un altro di umanità serena e comprensiva. Né furono trascurati gli esercizi fisici atti a formare un corpo sano, disinvolto, agile con una mente sana e aperta alle nuove contingenze della vita.

E la Chiesa, oltre al fondare direttamente numerosi istituti, continuò ad esortare e ad animare allo studio della letteratura e delle lingue (al Concilio di Vienna del 1312, p. es., il Papa ordinò di erigere cattedre di ebraico, caldeo e arabo a Roma, Bologna, Parigi, Oxford e Salamanca; nella Spagna il card. Ximenes aggiunse alla Università da lui fondata il Collegio delle tre lingue: latino, greco, ebraico). E fu coadiuvata dall'opera degli Ordini religiosi, che seguivano nel complesso le loro gloriosi tradizioni. L'avvento della «riforma» non portò innovazioni nel campo scolastico; non creò le s. né diede i natali alla istruzione elementare, che esisteva, come si è accennato, fin dai primi secoli della Chiesa; apportò piuttosto sugli inizi danni assai sensibili alla cultura, perché fece scomparire nei territori, dove ebbe luogo, le s. claustrali, episcopali e parrocchiali, senza saperle o poterle sostituire, provocando gli amari rimpianti di Lutero stesso, di Melantone e dei riformati più illustri. La «riforma», inoltre lasciò in eredità ai secoli seguenti alcuni principi funesti, per cui le «diversa» mancivia dell'autorità civile e i principi vi s'intromisero con le loro leggi e prescrizioni, non contentandosi più come prima di dare soltanto impulso o sostegno all'iniziative che partivano dalle autorità religiose o dai privati.

VIII. LA S. NEL PERIODO DELLA RIFORMA CATTOLICA. - I danni cagionati dalla «riforma» protestante stimolano lo zelo della Chiesa a bruciare le tappe per quella «riforma cattolica», che già si era iniziata parecchiottempo prima della secessione luterana. Il Concilio di Trento raccomanda vivamente ai sacerdoti di occuparsi in maniera particolare dei fanciulli, chiamando a raccolta quante erano persone e istituzioni in grado di ridare alle s. cristiane nuovo valore. Queste dovevano essere ristabilite la dove erano scomparse; rinvigorite dove erano rimaste illanguidite; dirette da maestri più e istruiti; ogni chiesa doveva avere un maestro per l'insegnamento gratuito della grammatica a tutti, poveri e ricchi; gli Ordini religiosi, che intendono occuparsi e già si occupano della istruzione, sono da favorire e incoraggiare; la università cattoliche devono crescere di numero e mantenersi fuori del contatto degli eretici e tenere atto il prestigio antico.

La corrispondenza a queste ingiunzioni fu piena e tempestiva, massime attraverso l'opera dei nuovi Istituti religiosi, dedicati con tutto lo slancio all'insegnamento: i Barnabiti, gli Scolopi, i Somaschi e soprattutto i Gesuiti con i numerosi collegi aperti da per tutto. Si conservò la tradizione umanistica, si ebbe un programma chiaro e ben definito, eseguito con i migliori suggerimenti dell'esperienza, e venne così creato il tipo che più o meno sarà applicato anche dalle s. moderne di carattere classico. Frattanto a Pavia si ebbero due celebri e rinomati collegi universitari; il Collegio Borromeo, fondato da S. Carlo, il Collegio Ghislieri fondato da S. Pio V.
IX. LA S. NEL SECC. XVII E XVIII. - In questo periodo la s. venne arricchendosi di nuove reclute, di nuovi tipi e di nuovi metodi più consoni e adatti alle circostanze. Si ebbe l'apporto assai notevole di nuovi Istituti religiosi non solo maschili, ma anche femminili: Oratoriani, Fratelli delle S. Cristiane, ecc.; Orsoline di vari rami, Suore della Compagnia di Maria, Visitandine, ecc. Sempre più ampiamente attuata la tendenza a sostituire al latino la lingua nazionale, sia come mezzo di trasmissione dell'insegnamento, sia come argomento per se stante di studio e di esercizio; con la quale innovazione,

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(1st. Bildarchiv d. G. Nationalbibliothek)
Scuola - Complesso edilizio di una s. moderna, opera di C. Holzmeister (1930-40). S. delle Suore della S. Croce - Lina.

sotto certi aspetti, ardita e allora anche combattuta, si
apriva la via all'insegnamento tecnico, commerciale e indu-
striale. Altra novità: laicità dell'insegnamento nel senso
di istituti religiosi (non più di sacerdoti, ma di soli laici,
p. es., gli accennati Fratelli delle S. Cristiane) perché
potessero dedicarsi interamente alla s. senza essere di-
stratti dalle cure del sacro ministero; creazione di Istituti
magistrali per la preparazione dei futuri maestri e maestre;
fondazione di proprie s. professionali per preparare i fu-
turi agricoltori, commercianti, industriali, artigiani; e
anche di s. serali o domenicali per coltivare gli operai e
gli artigiani, occupati durante la settimana dei loro lavori.
Merito tutto particolare ebbero in questo arricchimento
il p. N. Barré dei Minimi e s. Giov. B. de la Salle, fon-
datore dei Fratelli delle S. Cristiane. Guadagno straordin-
ario, poi, ebbe l'educazione femminile estesa a tutte le
fanciulle della nobiltà e del popolo con la conseguente
migliore formazione della famiglia.

Verso la fine del sec. XVIII si accentua non solo il
numero delle s. chiamate pubbliche o di Stato, e lo studio
delle relazioni che l'educazione ha con la vita sociale
politica e anche con lo sviluppo della vita economica della
nazione; ma le teorie illuministiche e del Rousseau, so-
prattutto nella applicazione che ne fece la Rivoluzione
Francese, portarono ad una reazione violenta contro ogni s.
privata, specialmente contro quelle tenute dalla Chiesa,
e rivendicarono il monopolio dell'istruzione allo Stato, il
quale, se non trascurerà del tutto la educazione religiosa,
lo assoggetterà però ai suoi programmi e alla sua vigilanza.

X. La S. NEI SECC. XIX E XX. - In questo periodo la s.
compie innegabili progressi, sfruttando, perfezionando e
ampliando i sistemi e i frutti ottenuti nel secolo antece-
dente, e arricchendoli di nuove esperienze; si accresce
l'interesse dei pubblici poteri per l'insegnamento e lo
sforzo di diffonderlo presso tutti e da per tutto con l'in-
tervento e il sostegno scorrevole da parte dei governi.
Ma progredisce anche, subdola e violenta, la volontà
monopolizzatrice degli Stati, che non lasciano nulla di
intentato per riuscire ad avocare a sé tutto quanto ha
relazione con la s. Al monopolio del periodo napo-
leonico succede quello degli Stati e restaurati o nuova-
mente sorti dagli incessanti conflitti tra i popoli, poi
quello di governi ostili alla religione o anche semplice-
mente "laici", o "liberali", o "progressisti", che, stra-
volgendo il senso delle parole e i fatti della storia, cau-
sarono le rinnovanti soppressioni delle s. tenute da
istituti religiosi; proclamarono e proclamano la supre-
mazia inconcussa della s. "neutra" o "laica", sop-
primendo le s. cosiddette "private" o gravandole di
restrizioni e di condizioni tali da rendere ad esse la vita
difficile, o almeno deprimendone l'efficacia e impedendone
l'aiuto per un senso di malcelata e non confessata paura.
Note sono le lotte impegnate contro il monopolio scola-
stico e in favore delle s. "private" o "confessionali" (e
vinte in tutto o superate in parte) nel Belgio, nell'Olanda,
nell'Inghilterra, nella Spagna, Francia, Italia, India.
Tutto questo succedersi di avvenimenti ha creato il pro-
blema della libertà d'insegnamento e della libertà della
s., risolto talora con soluzioni parziali, ma non sempre
ancora con quella chiarezza che esclude ogni sospetto,
ogni diffidenza e ogni secondo fine.

L'insegnamento della Chiesa intorno a questo pro-
blema non è mai venuto meno, a conforto dei cattolici
e a chiarificazione delle idee. Basti citare i documenti di
Pio IX, epist. Quem non sine del 14 luglio 1864 nonché la
proposizione 48 del Sillabo; di Leone XIII, l'allocuzione
Summi Pontificatus (20 ag. 1880); le encicli. Nobilissima
(2 febr. 1884); Quod multum (22 ag. 1886); Charitatis
(19 marzo 1894); di Pio XI, l'encicli. Divini illius magistri
(31 dic. 1929); V. anche CIC, can. 1374 e le fonti ivi
citate. - Vedi tav. X.

BIBL.: mancando ancora sull'argomento una storia completa
e documentata, si possono vedere, per i popoli antichi: W.
Spies, The school system of the Talmud, Londra 1898; S. Lan-
dersdorfer, Die Kultur der Babilonier und Assyrier, Monaco 1904;
S. S. Lauric, Historical survey of pre-christian schools, Londra
1907; F. W. Bissing, Die Kultur des Alten Asgeptens, Monaco
1913; H. J. Marrou, Storia dell'educazione nell'antichità, vers.

II. Roma 1950, pp. 9-18. Per l'antichità classica: N. Terzaghi,

L'educazione greca, Palermo 1910; K. J. Freemann, School of
Hellas from 600 to 300 b. C., 2a ed., Londra 1912; A. Calderini,
S. e scolari di venti secoli fa, in Saggi e studi di antichità classica,
Milano 1924, pp. 1-26; M. Lechner, Erziehung und Bildung in
der griechisch-römischen Antike, Monaco 1933; H. J. Marrou,
op. cit., pp. 9-40. Per l'età cristiana antica e medievale: G. von
Detten, Über die Dom-und Klosterschulen des Mittelalters, Pader-
born 1893; C. Montalembert, I monaci d'Occidente, vers. it., 2a
ed., 5 voll., Siena 1894; F. Ozanam, Le s. d'istruzione in Italia
nel medioevo, vers. II. Firenze 1895; N. Giesebrecht, L'istruzione
in Italia nei primi secoli del medioevo, vers. II. ivi 1895; G. Sal-
violi, L'istruzione in Italia prima del Mille, Firenze 1912; G. Ma-
nacorda, Storia della s. in Italia: I. Il medioevo, 2 voll., Palermo
1913; L. Maitre, Les écoles épiscopales et monastiques en Occi-
dent avant les Universités (768-1180), Parigi 1924; E. Lesne,
Hist. de la propriété ecclés. en France. V. Les écoles de la fin du
XVIIIe siècle à la fin du XIIe, Lilla 1940; U. Gualazzini, Ri-
cherche sulle s. preuniversitarie del medioevo, Milano 1943; H. J.
Marrou, op. cit., pp. 431-60. Per la rinascita carolingia: W. Mul-
linger, The schools of Charles the Great, Londra 1877; A. Fle-
ming West, Alcuin and the rise of christian school, Londra 1892;
L. Roger, L'enseignement des lettres classiques d'Ausone à Alcuin,
Parigi 1905; F. Falk, Schule, Unterricht und Wissenschaft im
Mittelalter, Ratisbona 1907; A. Solmi, Sul Capitolare di Lotario
dell'anno 825, in Contributi alla storia del diritto comune, Roma
1937, V. indice; id., Le s. del medioevo dalle origini alle uni-
versità, in Riv. stor. del diritto int. 14 (1941), p. 3 segr. Per
l'età rinascimentale: A. Benoist, Vittorino da Feltre ou de l'edu-
cation en Italie à l'époque de la Renaissance, Parigi 1885; R. Sab-
batini, La s. e gli studi di Guarino Veronese, Catania 1896; W. H.
Woodward, La pedagogia del Rinascimento (1490-1600), vers. it.,
Firenze 1923; G. Vidari, L'educazione in Italia dall'umanesimo
al Risorgimento, Roma 1930; G. Gentile, Studi sul Rinascimento,
Firenze 1933, pp. 30-55. Per i secc. XVI-XVIII: oltre le storie
dei singoli Ordini religiosi insegnanti e dei loro metodi, indicate
alle singole voci, v.: A. Ranzoni, Le s. antiche e moderne di Lodi,
Lodi 1883; G. Mascheroni, L. Mascheroni e il piano generale di
bubblica istruzione per la Repubblica Cisalpina, Milano 1911;
A. Zaro, L'istruzione pubblica e privata nel Napoletano, Città di
Castello 1927; C. M. Gamba, Storia della s. ital. nel Seicento e
nel Settecento (Biblioteca dell'educatore, dir. da L. Volpicelli, 86),
Milano 1952; G. Francescaglia-Valentini, Gli ordinamenti reli-
giosi e l'insegnamento (ibid., 83), ivi 1952. Per la s. moderna:
E. Formiggini Santamaria, L'istruzione popolare nello Stato pon-
tificio, Modena 1909; G. Gentile, Gino Capponi e la cultura
rossana nel sec. XIX, Firenze 1922; G. Vidari, S. mutue e asili
d'infanzia agli albori del Risorgimento, Roma 1927; G. Monti,
La libertà della s. Principi, storia, legislazione comparata, Milano
1928; V. BENEDETTINI, Albori di un'educazione nazionale
nelle repubbliche napoleoniche (1796-99), ivi 1932; G. Calò, Dot-
trine ed opere nella storia dell'educazione, Lanciano 1932; F. Bet-
tini, I programmi di studio per le s. elementari dal 1880 al 1945,
Brescia 1950; M. Casotti, Lambruschini e la pedagogia ital. nel-
l'Ottocento, ivi 1951; A. A. Montesperelli, Storia della s. ital.
dell'Ottocento (Bibl. dell'Educatore, dir. da L. Volpicelli, 87),
Milano 1952. V. pure nelle varie enciclopedie pedagogiche delle
diverse nazioni, s. v.: e autori vari, Instruction de la jeunesse,
in DFC, II (1924), coll. 917-1055; id., Schools, in Cath. Enc.,
XIII, coll. 554-88 (con ampia bibl.). Cf. anche: Centro didat-
tico nazionale di Firenze, Guida D. annuario della s. e della cultura,
Firenze-Roma 1951, speciali, pp. 337-444 (documenti) e pp. 445-
461 (elenco dei periodici ital. e internazionali di carattere pedago-
gico, didattico e di informazione scolastica). Celestino Testore