SCULTURA

SCULTURA. - È propriamente l'arte tendente a far rilevare le forme di figure e cose in una materia qualsiasi o a tutto tondo, o relativamente ad un piano di fondo (bassorilievo, altorilievo, ecc.). È quindi l'arte figurativa per eccellenza e la sua origine è certamente fra le più remote di tutte le arti.

I più antichi plasticatori hanno lasciate testimonianze della loro attività in figurine di argilla, le quali, proprio per la duttilità della materia da loro usata, sono ben lontane da quella rigidità alla quale si è usi pensare a proposito della posteriore s. in legno, preludio di quella in pietra.

La scoperta della facoltà di fondere nel bronzo le immagini, dette fino dai tempi antichissimi nuove possibilità all'arte della s. determinate anche dalla particolare resistenza del metallo che permette di evitare i punti di appoggio richiesti per le parti isolate (p. es., braccia e gambe) scolpite nel marmo.

Quanto alla tecnica, per la realizzazione della sua opera lo scultore parte da un modello in creta, dal quale viene poi tratto il calco in gesso che verrà tradotto in marmo cominciando con il fare riferimento ai punti più sporgenti (capi punti).

Dopo il preliminare lavoro di sbazzatura (eseguito oggi, in genere, da sbazzatori di mestiere), l'artista procede al definitivo e personale lavoro di rifinitura.

Per il bronzo, invece, l'opera viene realizzata per mezzo della fusione, che può essere in pieno (cioè a s. massiccia ottenuta colando il metallo in una forma vuota), alla sabbia, e a cera perduta (procedimenti similari, questi ultimi, che consentono una s. vuota e quindi meno dispendiosa). Dopo la fusione si procede alla cesellatura e alla patinatura. Procedimento analogo a quello della s. in bronzo è quello della s. in terracotta, che usa anch'essa delle matrici.

Gilberto Ronci

I. S. CRISTIANA ANTICA. - La raccolta più ricca di monumenti che illustrano l'attività plastica dei primi secoli sarcofagi (v.).

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SCULTURA - Dittico d'avorio del sec. VI, proveniente dal monastero di S. Michele di Murano; guarigione del cieco e dell'ossesso, Cristo in trono e i tre fanciulli nella fornace, risurrezione di Lazzaro e guarigione del paralitico, in basso ciclo di Giona - Ravenna, Museo nazionale.
(fot. Alinari)
Più scarsa invece dovette essere la plastica statuaria a tutto tondo, di cui si conservano alcune statuette del Buon Pastore (la più illustre quella del Museo Lateranense), il giovane Cristo docente del Museo nazionale romano, la statua di S. Ippolito (solo in parte antica) e, forse, quella marmorea di S. Pietro nelle Grotte Vaticane, anch'essa in parte rifatta. Per i tre primi secoli si presume quindi una prudente riserva nei riguardi di simili opere plastiche. Tuttavia non mancano notizie letterarie che attestano l'esistenza, dopo la pace della Chiesa, di statue tanto negli ambienti di culto (Battistero Lateranense; testimonianze di Giov. Crisostomo e di Gregorio Nazianz.) quanto nelle piazze pubbliche (statua di Paneas; Buon Pastore e Daniele tra i leoni a Costantinopoli; Cesarea). Certo è che i primi imperatori cristiani non abbandonano l'uso dei loro predecessori di farsi ritrarre perfino in statue colossali (Costantino, colosso di Barletta, ecc.).

Messa a servizio dell'architettura, la s. cristiana antica poté applicarsi così all'esterno dell'edificio sacro, specie se costruito in pietra, che alla decorazione e all'arredamento dell'interno. Se, sul principio, predomina ancora dappertutto nell'ornamento il motivo ellenistico, si nota in seguito una progressiva compenetrazione con elementi locali, in specie nell'architettura siro-palestinese, e l'inserzione sempre più frequente di segni e simboli cristiani: croci, monogrammi, piante ed uccelli simbolici. Ciò vale non solo per le inquadrature di porte e finestre, ma anche e soprattutto per i capitelli.

Mentre in Occidente il capitello rimane per lungo tempo materiale di spoglio riadoperato o perpetua le forme classiche

prevalentemente di tipo corinzio o composito, quello orientale e bizantino invece se ne allontana sempre più, creando nuove forme per il nucleo, anche con inserzione del pulvino, e ricorrendo a nuovo ornato, talvolta figurato, sempre più esplicitamente cristiano, in cui la tendenza decorativa e chiaroscurale, non di rado espressa a traforo, prevale sull'elemento plastico. Il fusto della colonna può essere tortile o decorato con tralci vitinei; raramente (ad es., nella basilica cimiteriale dei SS. Nereo ed Achilleo) ricevette un ornato figurato; le colonne del ciborio di S. Marco in Venezia non possono più considerarsi come certamente antiche.

Ornato ulteriore della parete interna erano i rilievi in stucco, decorativi o figurati o policromati, di cui si conservano resti nel S. Lorenzo a Milano, in S. Maria Maggiore in Roma, nel battistero degli Ortodossi e nel S. Vitale di Ravenna, a Parenzo e altrove.

Preziosi resti della s. in legno si trovano nelle parti originali delle porte di S. Sabina all'Aventino, di S. Ambrogio di Milano, del monastero di S. Caterina sul Sinai, di S. Barbara al Vecchio Cairo, importanti per le scene bibliche così come per i motivi ornamentali che le accompagnano.

Tra il mobilio liturgico scolpito bisogna annoverare anzitutto gli altari spesso decorati nella fronte, nei montanti o nelle facce verticali della mensa con motivi di ordine simbolico (Baccano, Nola, Pomposa, St-Germain in Svizzera, Marsiglia, Aix-en-Provence) e, forse, anche con figure (S. Agnese fuori le mura); la stessa superficie superiore della mensa poteva essere decorata con rilievi.

Negli amboni il rilievo rimase per lo più basso e di ordine decorativo, benché

l'esemplare di Salonico a Costantinopoli con la scena dei Magistrati a testimoniare che si seppe adoperare anche una decorazione molto ricca. Le transenne e i plutei dei recinti presbiteriali, dove non sono di tipo puramente architettonico derivato dall'arte classica, si adornano del solito ornato simbolico o allegorico, seguendo la nota evoluzione e trasformazione delle forme. Singolare cimelio è il cratere marmoreo con la scena dell'Epifania nel Museo nazionale romano, già nel Museo Kircheriano.

Le vicende della s. cristiana antica non si potrebbero delineare se si trascurassero gli intagli in avorio, almeno quelli di una certa dimensione, anche se per comodità teoriche essi di solito vengono classificati sotto la convenzionale rubrica di «arti minori». In parte essi ci permettono di completare la visione dell'arredamento sacro, in parte rivelano un nuovo aspetto della plastica ufficiale, specie

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SCULTURA - Frammento di ambone proveniente dall'antica cattedrale di Sorrento, con raffigurazione dell'Ippocampo. Arte campana della fine del sec. XII - Sorrento, Museo Correale.
(da Tristore d'art du moyen âge en Italie, Parigi 1592, tav. 20)
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SCULTURA - Il cieco nato. Avorio del sec. VI - Biblioteca Vaticana, Museo sacro.
(fot. Alinari)
sono citare quelli del Louvre con guarigioni e del British Museum con scene della Passione, le lastre con l'Ascensione a Monaco di Baviera e con la Risurrezione al Castello Sforzesco di Milano. Più recenti o di origine orientale il dittico di Murano conservato a Ravenna e quello della Biblioteca nazionale di Parigi (sec. VI). Bellissima la valva bizantina con un arcangelo nel British Museum. Da ricordare infine la ricca serie dei dittici consolari.

Un caso particolare è costituito dall'arte copta, che tanto nel campo funebre con le sue numerose stele, come nel campo architettonico e dell'arredamento offre una ricchissima raccolta di motivi simbolici e figurati (croci trionfali sorrette dall'aquila, ornati, ecc.) ma soprattutto ornamentali, rivestiti di una speciale forma di stilizzazione in cui la fusione dell'arte ellenistica e siriaca ha ricevuto una fortissima impronta locale.

BIBL.: oltre ai più noti manuali di storia dell'arte e di archeologia si possono consultare: J. Kollwitz, Oströmische Plastik der theodosian. Zeit, Berlino 1941; S. Bettini, La s. bizant., Firenze (1944); W. von Alten, Gesch. des altchristl. Kapitells, Monaco di B. [1922-23]; K. Ginnardt, Das christl. Kapitell., Vienna 1923; R. Kautsch, Kapitellstudien, Berlino 1936; F. Castagnoli, Il capitello della Pigna Vaticana, in Bull. arch. comun., 71 (1943-45), pp. 1-30; E. Kitzinger, in Bumbarton Oaks Papers, 3 (1946), pp. 1-72 (appendice); A. Goldschmidt, Die Kirchentür des hl. Ambrosius in Mailand, Strasburgo 1902; J. Wiegand, Das altchristl. Hauptportal an der Kirche der hl. Sabina, Treviri 1900; J. Braun, Der christl. Altar u. sein Schmuck, 2ª ed. 1928; D. Mallardo, Una fronte d'altare nofana della fine del sec. V, in Campania romana, Napoli 1938; E. Molinier, Hist. génér. des arts appliqués à l'industrie, I: Les Jevores, Parigi 1896; G. Stuhlfauth, Die altchristl. Elfenbeinplastik, Friburgo in Br. 1896; H. Graeven, Frühchristl. u. mittelalterl. Elfenbeinwerke, Roma 1898 e 1900; J. Sauer, Die altchristl. Elfenbeinplastik, Lipsia 1922; R. Delbrueck, Die Consulardigtychen, Berlino 1927 sgg.; W. F. Volbach, in Th. Bossert, Gesch. des Kunstgewerbes, IV, Berlino 1932, pp. 47-125; C. R. Morey, The early Christian ivories of the Eastern Empire, Cambridge 1941; De Loos-Diets, Vroeg-christelijke ivoren, Assen 1947; C. Cecchelli, La cattedra di Massimiano, Roma 1935; J. Kollwitz, Die Lipsaenothek von Brescia, Berlino e Lipsia 1933; A. Ottino della Chiesa, Gli averi delle collez. lombarde alla Mostra di Zurigo, in Boll.

nei dittici consolari; ad ogni modo sono preziosissimi per lo studio dell'iconografia cristiana postcimitoriale. La cattedra di Massimiano a Ravenna (sec. VI), di probabile origine alessandrina, tutta composta di tavolette adorne di scene bibliche incorniciate da fasce decorative, è rara testimonianza della ricchezza che poteva assumere questa parte del mobilio liturgico. Tra i reliquiari, i più famosi sono nella Lipsanoteca di Brescia e in quella di Samagher (Pola). Un bell'esempio di pisside eburnea è quella di Berlino, con il sacrificio di Isacco ed il Cristo docente tra gli Apostoli. Un'altra più recente e più orientale nella stessa città presenta l'Annunciazione ed il Presepio. Tra i dittici cristiani con scene bibliche si pos-

d'arte, 34 (1949), pp. 253-61; R. Delbrueck, Probleme der Lipsaenothek in Brescia, Bonn 1952; J. Strezgowski, Koptische Kunst, Cairo 1904; G. Duthuit, La sculpture copte, Parigi 1931. Luciano De Bruyne

II. S. MEDIEVALE. RINASCIMENTALE E MODERNA. - Nella primitiva s. cristiana i modi stilistici che v'appaiono sono strettamente collegati a quelli della precedente e contemporanea s. pagana. Ma ben presto il nuovo ordine di idee che caratterizza fra il I e V sec. l'evoluzione del pensiero sia in Oriente che in Occidente conduce ineluttabilmente anche gli scultori verso nuove forme di espressione. Infatti mentre durante il periodo dell'arte classica la riproduzione della perfetta armonia delle membra umane era considerato il più alto termine della perfezione estetica, ora a quel concetto altri se ne sostituiscono e le immagini scolpite, come quelle dipinte, tendono piuttosto ad esprimere i moti dell'animo con forme che gradualmente s'accentuano con sempre maggiore efficacia in senso antiaccademico ed anticlassico. Ciò fin quando verso i secc. VII e VIII si giunse ad abbandonare, da parte degli scultori, financo l'uso di raffigurare le sembianze umane e l'arte della s. si ridusse all'uso di incidere o traforare i marmi per rappresentarvi gli elementi di un limitato repertorio decorativo (v. BARBARICA ARTE; BIZANTINA, ARTE; I*).

Fu soltanto durante il periodo romanico (v. ARTE) fra l'XI ed il XIII sec. che le facoltà plastiche degli Italiani e degli altri popoli partecipi della cultura del mondo cristiano si manifestarono con nuova eccezionale vitalità e dalla folla dei lapicidi intenti alla costruzione ed alla decorazione delle nuove chiese emersero le prime grandi Viligelmo (v.), l'Antelami (v.), Nicola Pisano (v.) che espressero con perfetta armonia di forme il nuovo fervore di vita caratteristico di quel tempo.

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SCULTURA - S. Agostino, opera di Anton Pilgram (sec. XV). Particolare del pulpito della cattedrale di Vienna.
(fot. Bruno Reiffenstein)
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SCULTURA - La manna nel deserto. Particolare della balaustra della chiesa dei Cappuccini (sec. XX) - Trento.
(fot. Rossi, Trento)
Nel successivo periodo gotico (v. ARTE) il perfezionarsi dei mezzi tecnici contribuì, specie nell'Europa centrale e settentrionale, ma di riflesso anche in Italia, ad accentuare da parte degli artisti i modi della espressione in senso individuale, modi che durante il Rinascimento (v. RINASCIMENTO, ARTE del) ebbero la possibilità di estrinsecarsi con ancora maggiore indipendenza. Ciò anche se spesso fu evidente un deliberato ritorno a modelli classici, mentre dal punto di vista della vera e propria evoluzione della tecnica si assisteva ad un deciso progresso specie per quanto si riferisce al modo di fondere in bronzo e negli altri metalli, alla fattura della terracotta policroma, dell'invetriata, ed al sottile intaglio e levigatezza del marmo.

Tali progressi d'ordine tecnico procedono anche durante l'età barocca (v. ARTE) quando il marmo riuscì a rendere con estrema leggerezza fin quasi il fruscio delle stoffe seriche e i delicati morbidi passaggi dei piani nel modellare le carni. Fu allora che ebbero anche diffusione le s. in cera policroma che, riprendendo una tecnica molto antica, ebbero fortuna specie per l'esecuzione di ritratti e sacre immagin

i. La cera d'altronde anche in età moderna è largamente usata dagli scultori, e quasi esclusivamente in cera operò durante lo scorso secolo con sorprendenti effetti impressionistici uno dei più significativi scultori del suo tempo, Medardo Rosso

Vedi t.V. VII-IX.
BIBL.: Michele Guerrisi e altri, s. V. in Soc. Ital., XXXI, pp. 244-49; M. L. Gengaro, S., Milano 1945; L. Hourtica, Hist. de la sculpture, Parigi 1948. Gilberto Ronci

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“SCULTURA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 123. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/scultura.