BARBARICA, ARTE. - Sotto il nome di a. b. si comprendono le manifestazioni artistiche dei popoli nordici, e in particolare di razza germanica, che invasero fra il IV e il IX sec. il territorio dell'impero
romano. Inoltre sotto tale definizione si comprende anche l'arte dei popoli rimasti fuori dall'orbita romana, come gli Scandinavi o gli Irlandesi, e di alcuni popoli nomadi, ad es., Avari o Sciti, provenienti dall'Asia.
La maggior parte degli studiosi ha assunto l'anno 375 come principio dell'immigrazione e quindi delle manifestazioni, per noi più interessanti, dell'a. b. Ma il movimento dei popoli nordici e lo sviluppo della loro arte cominciò già molto prima, con la lotta dei Germani contro l'impero romano (verso il 166) e con l'avanzata dei Marcomani e dei Goti, che si trasferirono dal Baltico al Mar Nero, portando nelle loro opere tracce dei contatti che avevano avuto con i popoli mediterranei: oggetti importanti d'arte romana (orfeiceria, ceramiche, vetri ed esempi della glittica) erano infatti penetrati fin dai primi secoli (tesoro di Hildesheim) persino nei paesi scandinavi; senza tuttavia togliere all'arte della Germania di quest'epoca la preponderanza dell'influsso celtico. Ma nella fattura di alcune categorie di oggetti, invece, si riscontrano particolarità tecniche, come, ad es., la filigrana, che dimostrano contatti con la cultura della Russia meridionale ellenistica e dei paesi danubiani. Nel sec. III, nei nuovi regni dei Goti, nella Russia meridionale, e dei Vandali, nella Slovacchia, si sviluppa già un'arte caratteristica: appare allora per la prima volta, ad es., un tipo di fibula di forma larga (derivata dai prototipi romani), che diventa successivamente comune all'arte di tutti i popoli germanici (esempi nelle tombe di Sacra presso Breslavia, datate verso l'anno 300). Subito dopo si nota anche l'adozione delle paste vitree e delle pietre. Si vede chiaramente come nel primo periodo, e cioè fino alla metà del sec. VI, l'ornamento geometrico e il colore predominino, e come più tardi fino alla metà del sec. VIII, si sviluppi l'ornamento con forme animali, stilizzate e deformate in maniera astratta; la forma umana è quasi completamente assente.
I diversi prodotti artistici dei vari gruppi etnici si differenziano via via più nettamente l'uno dall'altro, anche se esistono contatti fra loro. Così si distingue l'arte dei Goti del Mar Nero da quella degli stessi Goti occupanti l'Italia, e si definisce più chiaramente l'arte dei popoli occidentali che formano il regno merovingio (Franconi, Turingi, Alemanni e Bavari), dei Longobardi (dopo l'anno 568) in Italia, degli Angli, Sassoni e Iuti in Inghilterra (dalla metà del sec. V) e dei popoli nordici in Danimarca e nella penisola scandinava.
Tra gli oggetti di a. b. oggi conservati, scarsissime sono le opere religiose, come le croci d'oro delle tombe longobarde in Italia e della Germania meridionale; della scultura si conosce specialmente la decorazione dei monumenti longobardi dell'Italia settentrionale e delle chiese visigote della Spagna. Nell'architettura predominano, come dimostrano le chiese di Ravenna o di Capua, le vecchie forme dell'arte italiana; soltanto i Visigoti creano uno stile autonomo.
Importantissima per lo sviluppo dell'a. b. è l'opera dei Goti. Nel grande regno che essi crearono durante il sec. III nella Russia meridionale, subirono vari influssi: della vecchia cultura ellenistica del paese, dell'arte provinciale romana, sarmata, persiana e dei popoli dell'Asia centrale. Da questa mescolanza di diversi stili dominata dal gusto dei Goti, nasce verso il principio del sec. IV un nuovo stile di carattere ben definito, di cui è tipica la vivacità del colore. L'oreficeria, come si vede nel tesoro di Petrossa anteriore al 376 (oggi smarrito), dimostra ricchissimo impiego di pietre preziose, destinato a svilupparsi ancor di più durante il sec. V. In gran parte l'oreficeria è lavorata ad alveoli (cloisonnée); questa tecnica di inserire in alveoli le pietre, specialmente almandine rosse, viene dall'arte persiana e indiana; le pietre stesse usate dai Goti vennero fornite per la maggior parte e già tagliate, dall'India.
Nuovo e caratteristico per questa fase dell'a. b. è l'archi
tettura dell'arte dell'Italia settentrionale (sec. VII) - Berlino, museo di Stato.
(prop. Degennart)
BARBARICA, ARTE - Oreficeria d'a. b. Arte del Reno e della Gallia settentrionale (sec. VII) - Berlino, museo di Stato.
anche il tipo di fibula in forma di aquila, d'oro e almandine, che diventa sempre più stilizzato nella forma dell'animale, come dimostra la fibula di Cesena del 500 a. C. Oggetti di quel tipo furono prodotti anche dai Visigoti durante il loro regno nella Francia meridionale (412-507); l'arte dei quali, invece, diviene più grossolana durante l'occupazione della Spagna (507-711). Il più famoso tesoro di quell'epoca è quello di Guarrazar con le corone votive di Swinthilla (621-631) e di Recenswinth (649-672), conservate nel museo di Madrid. Anche l'architettura spagnola si rifà allo stile dei Visigoti. Le più belle chiese si trovano a S. Juan de Banos (661), a S. Pedro de Nava, a S. Miguel de Lino presso Oviedo, cui va unita, per i caratteri formali, la grande aula regia di Naranco (750 ca.). La decorazione ornamentale di questo monumento ricorda quella della chiesa di S. Pedro de Nave e dimostra ancora l'influsso dell'ornamento sul legno, tipico per l'arte germanica.
Tecnicamente differenti, se anche spesso con la decorazione di almandine, sono i lavori degli Ostrogoti in Italia (443-555), come si vede nei frammenti della corazza di Teodorico, già nel museo di Ravenna. L'ordinamento alveolato, composto di triangoli sormontati da dischi, ricorda il fregio che ricorre nel esterno della tomba del re a Ravenna.
I Longobardi hanno lasciato poche tracce durante i loro viaggi. Realizzano vere e proprie opere d'arte specialmente dopo l'arrivo in Italia (568-774), apprendendo dai Goti la tecnica degli alveoli (Zellenverglasung), e la filigrana dall'Oriente. Come ornamento
preferiscono gli intrecci, come si vede non soltanto nell'oreficeria (ad es., le croci delle tombe) ma anche nella scultura. L'ornamento animale arriva al Longobardi dal nord e si sviluppa nella loro arte più tardi, dopo il 630. Ma col tempo la cultura longobarda si adatta sempre più al gusto italiano, subendo anche le influsso bizantino; così fra gli oggetti trovati nelle tombe di Nocera Umbra e di Castel Trosino (Roma, museo Nazionale e museo di Palazzo Venezia) o di Civezzano (Cividale, museo) si trovano ornamenti prettamente bizantini.
Fra i più importanti lavori sono alcuni pezzi appartenenti alla regina Teodolinda, come la legatura di un evangelario, donatale da papa Gregorio Magno nel 603, il frammento di elmo col ritratto del re Agilulo (591-615), di fattura più propriamente barbarica (Firenze, museo del Bargello). Gli ornamenti scultori, con gli stessi motivi di intrecci o di figurazioni animali (Roma e Ravenna), risentono maggiormente dello stile italiano. Sicuramente lavorato da Longobardi fu l'altare che il duca Ratchis (744-749) eresse in S. Martino a Cividale in memoria di suo padre Pemmo; al quale è simile il baldacchino del patriarca Callisto (740 ca.). Più raffinato è lo stile del sarcofago di Teodoro (m. nel 720) a Pavia, e quello di s. Cuminiano a Bobbio, dove, accanto a forme bizantine, si riscontrano motivi irlandesi, quali si trovano anche nelle miniature dell'Italia settentrionale («scriptoria» di Verona, Bobbio o Novara).
L'arte dei popoli del regno merovignio subisce fino alla fine del sec. VI il forte influsso dell'arte provinciale romana, come si vede anche nella ceramica e nei vetri, e insieme di quella gotica, cui si deve l'amore per il colore. In un secondo periodo (600-750) si forma uno stile auto-

Barbarica, arte - Corona d'oro decorata di gemme del tesoro di Guarrazar (sec. vir)-Madrid, museo del Prado, già al museo di Cluny.
nomo, che si esprime specialmente nell'oreficeria, sebbene i lavori con incavi obliqui rivelino ancora derivazioni dell'arte romana. In Italia, sorto a contatto dei Longobardi l'interesse per gli alveoli, si notano, provenienti probabilmente dagli Anglosassoni (metà del sec. VI), i primi influssi dello stile detto animale. L'arte alemana produsse anche vasi liturgici, come il calice del duca Tassilo a Kremsmünster (777) o reliquiari, come il bell'esemplare di Coira, e spesso fu sensibile a influenze irlandesi, specialmente nella miniatura (ad es., lo «scriptorium» di S. Gallo, le opere di Corbie, Luxeuil, Fleury, Laon, in cui permangono tuttavia tracce orientali). Maggiori relazioni con la vecchia cultura romana si notano nelle zone occidentali (Trevi, Magonza, Colonia) dove sono alcuni avori sicuramente lavorati ancora da stranieri, forse orientali.
I popoli germanici, Sassoni, Angli e Iuti che invadono fra il 441 e il 449 l'Inghilterra portano con sé l'arte dei loro vecchi paesi. Ma già alla fine del sec. VI si fanno indipendenti e trovano uno stile autonomo, che si divide fra un gruppo, intorno a Kent, di Iuti, i quali conservano contatti con l'arte merovingia, e un gruppo di Anglosassoni nel nord. Nei diversi pezzi del tesoro di Sutton Hoo dal principio del sec. VII (museo Britannico), decorati in diverse tecniche con filigrane, vetri, pietre come almandine, si riconoscono i contatti con l'arte francone, longobarda, scandinava e si trovano pezzi importanti da Bisanzio.
Con il cristianesimo, verso la metà del sec. VII, entrano nuove correnti. Da Kent arrivano anche influssi irlandesi, in oreficeria e pittura, con stile animale (Book of Durrow, fine del sec. VII). Nella scultura sono caratteristiche le croci in pietra, di cui è il più antico esemplare quella di Collingham (Yorkshire) del 651, con intrecci e i simboli degli evangelisti; nelle croci più importanti (Ruthwell e di Bewcastle) sono evidenti influssi dell'Oriente cristiano che permangono anche nelle importantissime miniature.
L'arte dei paesi scandinavi ha uno sviluppo molto più omogeneo e autoctono, sebbene anche qui non manchino apporti stranieri, tanto che quest'arte rappresenta più chiaramente i caratteri dell'a. b. nordica. Il colorismo, che nel sec. VI proviene dalla cultura pontica, non dura molto, poiché l'invasione degli Unni (375) toglie le relazioni con quelle popolazioni; più importanti sono gli influssi dell'arte provinciale romana e della Germania occidentale, che forniscono motivi geometrici e vegetali, mentre i motivi animali, che già verso la seconda metà del sec. V entrano nell'arte scandinava come eredità dell'arte provinciale romana trasmessa dagli Anglosassoni, invadono nel sec. VI quasi completamente ogni decorazione; verso il 600 gli ornamenti perdono l'originaria stilizzazione a causa di influssi longobardi e alemanni (tombe di Vendel in Svezia). In un'altra fase, verso il principio del sec. VIII, i motivi animali si fanno più organici come distribuzione ornatistica ma divengono ancor più astratti come forma; sembrano poi provocare, al principio del sec. IX, la reazione verso il plasticismo proprio dell'arte dei Vichingi (800-1100), la quale non è esente da apporti anglosassoni e anche carolingi; nei sec. IX e X alcuni motivi vegetali segnano contatti con l'Oriente (nei sec. XI e XII comparirà anche l'acanto usato nel continente), e affiorano i primi motivi cristiani che ricordano le miniature irlandesi, come dimostra la pietra di Iellinge (980 ca.) con l'immagine del crocifisso e col rovescio occupato da una grande bestia, a somiglianza di quanto si verifica nelle opere lignee (porta della chiesa di Urnes, sec. XI, in Norvegia e reliquiari nella cattedrale di Cammin, del 1000 ca.). Anche l'arte del tessile ricorda ancora, negli arazzi di Skog (sec. XII), l'arte stilizzata delle pietre con le rune, mentre in quello di Baldishol (Oslo, museo) segue i prototipi francesi. - Vedi Tavv. LIII-LIV.
