SEROUX D'AGINCOURT, JEAN-BAPTISTE-LOUIS-GEORGES

SEROUX d'AGINCOURT, JEAN-BAPTISTE-LOUIS-GEORGES. - Archeologo e numismatico francese, n. a Beauvais (Francia) il 5 apr. 1730, m. a Roma il 24 sett. 1814 e sepolto in S. Luigi de' Francensi.

Nel 1778 partì per l'Inghilterra, l'Olanda e la Germania; l'anno seguente visitò l'Italia e si stabilì a Roma dove preparò la sua grande opera Histoire de l'art par les monuments depuis sa décadence au IVe siècle jusqu'à son renouvellement au XVIe, 6 voll., Parigi 1810-23, con 325 tavole; l'opera fu tradotta in italiano da St. Picozzi (Prato 1829) e ancora a Mantova nel 1841. Alcune tavole analitiche furono curate da Gence. S. d'A. pubblicò in quest'opera alcune pitture inedite; disgraziatamente, seguendo il malcostume iniziato da M. A. Boldetti, contribuì a rovinare gli affreschi cimiteriali cercando di distaccarli dalle pareti, come fece a Priscilla nella cappella greca con le personificazioni delle stagioni, lasciando sulla parete anche la sua firma. Il manoscritto originale è conservato nella Biblioteca Vaticana (codd. Vat. lat. 9839-49). Per l'archeologia cristiana sono interessanti le tav. 9-13 per l'architettura, le tav. 4-8 per la scultura e le tav. 6-12. Nel 1814 apparve l'ultimo suo lavoro: Recueil de fragments de sculpture antique en terre cuite.

BIBL.: G. Ferretto, Note stor.-bibliogr. di archeol. crist., Città del Vaticano 1942, pp. 306-307.

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(da S. S., Libro IV di Prospettiva, Venezia 1869, p. 279)
SERLIO, SEBASTIANO - Disegno per una facciata di casa veneta. Esemplare della Biblioteca nazionale - Roma.

suo trattato, di cui uscirono in seguito il III nel 1540, il I e II nel 1545, il V nel 1547; il libro «delle porte» nel 1551 - questi ultimi quattro in Francia, dove il S. si era recato fin dal 1541 -; il VII, postumo, nel 1575, a Francoforte; l'VIII è perduto e se ne trova un abbozzo, assieme al VI, nella Biblioteca di Stato di Monaco.

Il fondamento della cultura serliana è un disinvolto dilettantismo che su una larga base di spregiudicata cultura settentrionale accoglie esperienze diversissime, con l'intento di costituire un repertorio di forme pronte a piegarsi facilmente ai più svariati scopi del costruire. In questo tentativo di sintesi Vitruvio non è affatto intangibile, come del resto nessuna delle componenti proposte: ma tutto deve essere vagliato con l'aiuto della ragione.

L'opera del S. esercitò una influenza notevole sulla teoria e sulla prassi dell'architettura nella seconda metà del '500, in Italia, specialmente nel Veneto, dove la sua teoretica venne a collimare con le aspirazioni dell'ambizione colto vicentino, legato all'Accademia Olimpica, e versato con intendimenti umanistici nei problemi di architettura. Sull'architettura francese del secondo '500 il S. ebbe influenza notevolissima: perché divulgò in una terra, momentaneamente tesa verso la novità del Rinascimento, ma di fondo anticlassico e gotico, e forme costruttive, rese decorative ed esteriori, di un classicismo da parata, vera bardatura sovrapposta ad una struttura irriducibilmente diversa.