SERPENTE, NELLE RELIGIONI ANTICHE

SERPENTE, NELLE RELIGIONI ANTICHE. - Assai diffuso è il culto del s. nelle religioni antiche ed in quelle dei primitivi, dove esso talora rappresenta l’essere supremo che ha il potere creativo e distruttivo della natura (Africa, Australia), soprattutto in quanto può dare o negare la pioggia; altre volte invece si cela o si trasforma sotto spoglie anguiformi (p. es., Zeus Ctesios e Philios in Grecia; Iside ed Osiride in Egitto), o finisce del tutto in secondo piano divenendo un attributo del dio (p. es., Asclepio).

Innanzi tutto il s. nel mito ha valore cosmico, giacché la divinità creatrice, o plasmatrice, del mondo deve lottare al tempo delle origini contro un mostro anguiforme, sempre collegato con le acque, per realizzare il cosmo dal caos, il quale è custodito, ovvero perfino si identifica con quel s.: tale è il caso del sumero-babilonese Tiamat, spaccato da Marduk (Enūma elīš); del s. egiziano Apophis e di quello hittita Illujankas, ucciso dal dio della tempesta Inanras; del vedico Vrtra (soprannominato Ahi = l’avvolgitore) vinto da Indra che poté liberare le acque da lui nascoste (Rgveda I, 32); del s. del mondo delle popolazioni nordiche (Edda, Volospa, 197 sgg.) simbolo dell’Oceano che circonda la Terra (Omero) ed insieme al mostro serpentiforme Tifone vinto da Zeus. Da questi miti si ricava una duplice caratteristica del s. quale custode del caos, ovvero, in una fase più arcaica, quale caos esso stesso; e da entrambi questi concetti derivano in queste religioni antiche gli altri aspetti religiosi del s.

Così, in primo luogo la sua eternità, o almeno immortata (concetto largamente diffuso nell’etnologia, forse nato dall’osservazione della muta annuale della sua pelle), che egli non permette possa appartenere anche all’uomo: tale è il significato del mito sumero di Gilgames, il quale, trovata dopo tante fatiche l’erba dell’immortalità, ne è derubato da un s. (Epopea di Gilgames, tav. 13, 304). Inoltre, egli è il depositario del sapere profetico, per cui è adoperato quale strumento oracolare: a Delfi, nell’antichissimo oracolo di Gaia, custodito dal s. Python, ucciso poi da Apollo; nei numerosi oracoli medici di Asclepio, e analogamente a Roma con Esculapio (cf. Plinio, VIII, 153); a Lanuvio nel tempio di Giunone un s. serviva per conoscere la verginità delle fanciulle (Proserzio, V, 8, 3); nell’Edda l’eroe Sigurdh comprende il linguaggio degli uccelli dopo avere mangiato il cuore del s. Fafnir (Fafnismal, 148 sgg.). ecc. Anche la scienza medica è sua caratteristica: in Grecia ed a Roma i già ri

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(da Ch. Zervos, L’art de la Mésopotamie, Parigi 1935)

SERPENTE - Vaso sumero con due s. intrecciati (metà del III millennio). Parigi, Louvre.

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(da Studics presented to D. M. Robinson, Saint-Louis 1951, tav. 67a)

SERPENTE - S. guaritore sull’albero. Bassorilievo greco. Copenaghen, Museo.

cordati oracoli medici di Esculapio dove il s. era il simbolo del dio medico (Inesse serpenti remedia multa crenduntur et ideo Aesculapio dicatur); per Roma è da ricordare ancora Bona Dea, nel cui tempio si allevavano s., e la dea Salus con l’attributo del s.; in Egitto alcune malattie si curavano con la cenere dei s.

È da ricordare infine l’altro importante aspetto del s. quale genius loci: il s. infatti, in età arcaica custode del caos, conserva questa sua caratteristica di attaccamento ad un luogo per custodirlo e proteggerlo (Angues apud gentiles locorum erant pro geniis habiti semper): Isidoro, Orig., 12, 4, 1); così lo si trova spessissimo a guardia di fonti, altari, oracoli e perfino di città (ad es., l’Acropoli di Atene era custodita dal s. di Atena); ma soprattutto, egli, collegato con il mondo infernale, è il custode delle tombe in generale e del focolare domestico in particolare, tanto da simbolizzare le anime dei defunti (Lari) e da essere perfino venerato ed allevato in ogni casa, oltre che tra genti primitive, anche nell’India, in Grecia, a Roma, tra gli Slavi ed i Balti.

BIBL.: una trattazione specifica sul s. nella storia delle religioni non esiste; per cui è necessario rinviare alle singole monoteoriche sulle varie religioni. Per il mondo classico v.: E. Potter, Draco, in Darremberg-E. Saglio, Dict. des antiquités. IV, pp. 403-14; Gossen-Steier e Hartmann, Schlange, in Pauly-Wissowa, II A, (1921), coll. 494-557; G. Lippold, Heidel-Schlange, in Studies presented to D. M. Robinson, Saint Louis 1951, pp. 648-54.