SIKH

SIKH. - Comunità di principio religiosa e più tardi anche militare e politica dell'India settentrionale. Nanak (1469-1538), il fondatore, nato presso Lahore, nel Panjab, si propose di unire in una sola, grande comunità, indiani e maomettani, abolendo le caste e divulgando una religione rigidamente monoteista, che ripudiava il politeismo vedico e le sacre scritture brahmaniche, i Veda, ai quali sostituiva il Granth, «il Libro», la Bibbia dei S.

Il Granth è scritto in antico dialetto hindi, misto di panjabi, e contiene preghiere e inni religiosi di vari autori, fra i quali Nanak stesso, primo guru o maestro spirituale, e Arjun Dev (1581-1606), presunto raccoglitore degli scritti sacri in un volume che fu poi detto Adigranth, «Primo libro» per distinguerlo da un'altra silloge più tarda. Insieme con i privilegi sacerdotali, Nanak aveva abolito tutte le forme di culto brahmaniche e specialmente l'idolatria, in conformità dell'islamismo che vieta il culto delle immagini. Ma il popolo ha bisogno di amare qualche cosa di concreto e fece perciò oggetto della sua venerazione il libro sacro, specialmente dopo che Govind Singh (1675-1708), decimo e ultimo guru, proclamò l'Adigranth rappresentante di Dio sulla terra. I S. sono i discepoli (sancrito s'iyas) di Nanak, oggi privi di dominio politico, ma non di importanza religiosa e sociale. La loro dogmatica è piuttosto confusa. Il tesimo di Nanak era misto di panteismo, non essendo stato possibile unificare concezioni religiose così diverse come l'idea di Dio maomettana e quella dell'indulismo, Allah e Hari (Visnu). La fede nella migrazione delle anime (sansāra) è comune anche ai S.; Govind Singh affermava di essere la reincarnazione di Nanak. Il rispetto della vasca, caratteristico dell'indulismo, continua ad essere osservato, ma è permesso mangiar carne di animali, anche domestici, purché uccisi senza fari soffrire, con un colpo alla nuca. Fra le più importanti norme disciplinari da ricordare la proibizione del tabacco. Certi riti essenziali, come la celebrazione del matrimonio e le onoranze funebri, sono conservati, ma senza l'assistenza dei brahmanti. Il vincolo matrimoniale viene ora consacrato con la recitazione di passi dell'Adigranth e la circumambulazione del Libro sacro, che ha sostituito quella del fuoco domestico.

La storia politica dei S. può esser così brevemente riassunta. I S. divennero guerrieri nel sec. XVIII per necessità di difesa contro i Mongoli, invasori del Panjab dove i S. erano insediati ed avevano la loro città santa, Amritsar. Il primo a prendere le armi contro i Mogol fu il guru Hargobind, ma la potenza militare dei S. ebbe principio con Govind Singh, il fondatore del sodalizio chiamato Khalsā, «proprietà (di Dio)». Nel seno della comunità i privilegi castali erano aboliti. Tutti gli appartenenti alla Khalsā venivano considerati figli di Govind Singh e ricevevano il titolo di singh, «leoni» cioè veri guerrieri. Nel sec. XVIII i possedimenti della Khalsā erano diventati principati ereditari; Ranjit Singh, l'eroe nazionale dei S., li riunì sotto la sua sovranità, conquistò il Kasmir, e regnò col titolo di mahāvaj sopra un territorio che giungeva a nord-ovest fino alla frontiera afgana, oltre Peshawar, e a sud-est fino alla Sutlej. Per prudenza egli non aveva oltrepassato il fiume, ma suo figlio, Dhulip Singh, cedendo all'avidità di conquista dell'esercito, invase il protettorato inglese al di là della Sutlej, l'11 dic. del 1845. I S. furono in due riprese duramente battuti e il loro stato fu annesso all'Impero inglese nel 1849. Sono ora un'associazione religiosa con una sede centrale a Amritsar e filiali in tutto il Panjab. Hanno seminari, scuole, orfanotrofi e perfino una banca e un giornale. Sono 4.300.000 secondo il censimento del 1931.

BIBL.: H. A. Rose, s. V. ENOCH. of Rel. and Eth., XI (1920), pp. 507-11 con bibl.: G. Dunbar, Gesch. Indiens, Monaco-Berlino 1937, pp. 218-19, 318-20.

Ferdinando Belloni Filippi