SILVANO. - Vescovo omeusiano di Tarso, di cui si conosce relativamente poco. Partecipò al Concilio di Sirmio del 351, e nel 357 ospitò s. Cirillo di Gerusalemme, allorché questi venne deposto da Acacio di Cesarea (Teodoreto, Hist. eccl., II, 26).
I contemporanei non gli risparmiarono lodi, e la sua ortodossia fu esaltata anche da s. Ilario di Poitiers. Nel
Concilio di Seleucia (359) sostenne che si approvasse e si accettasse la formola del cosiddetto Sinodo in encaenii (Antiochia 341) e fece parte della commissione di vescovi orientali che doveva disputare contro Budossio d'Antiocchia e Acacio di Cesarea alla presenza dell'imperatore Costanzo. In tale occasione si distinse particolarmente nella difesa della dottrina della «consustanzialità» del Verbo con il Padre, sottoscrivendo anche la lettera diretta ai delegati di Rimini per metterli in guardia contro le mene degli acaciani. La legazione non ottenne però quanto desiderava, anzi nel Concilio di Costantinopoli (360) parecchi vescovi furono depositi tra i quali anche S. (Teodoreto, Hist. eccl., II, 23).
S. era uno di quei numerosi semi-ariani del sec. IV che sostenevano la fede di Nicea, ma si scandalizzavano del termine ἀμοιόαιος perché convinti che con esso si offriva ai sabelliani il mezzo per mascherarsi, e perciò sosteneva che il termine più appropriato fosse quello di ἀμοιόαιος.
Ritornò alla sua sede sotto Giuliano e fece parte della legazione diretta a papa Liberio e all'imperatore Valentiniano nel 366. Questi non poté essere raggiunto, poiché si trovava nelle Gallie; i legati si rivolsero allora al Papa davanti al quale professarono la fede nicena e ricevettero lettere di comunione per gli Orientali. Nell'inverno del 367 era stato convocato un altro sinodo a Tiana, in cui si indisse, a breve scadenza, un sinodo da convocarsi a Tarso, nella sede di S. Scopo del Sinodo di Tarso avrebbe dovuto essere il ristabilimento della pace e della concordia ecclesiastica. Ma l'intervento dei macedoniani e degli acaciani, presso l'imperatore Valente, impedì che tale Sinodo potesse radunarsi. S. morì verso il 373.
Bibliografia3 opere
Martiniano Roncaglia