NICOLA PISANO

NICOLA PISANO. - Scultore, figlio di Pietro, n. verosimilmente in Puglia intorno al 1220, m. fra il 1278 e il 1284; nei documenti è detto *Nicolao de Pisis, Nichole de Pisis, Nichola Petri de Apulia, Nicola de Apulia e Magister Nichola Pisanus filius quondam Petri*.

Nel 1260 portava a compimento e firmava il pulpito del battistero di Pisa, fra il 1264 e 1265 era forse a Bologna, quindi fra il 1265 e il 1269 era a Siena in compagnia di numerosi collaboratori, fra cui il figlio Giovanni e Arnoldi di Cambio, intento ai lavori del pulpito di quella Cattedrale; fra il 1272 e il 1273 era a Pistoia per rifare l'altare nella cappella dell'Apostolo nella chiesa di S. Jacopo; intorno al 1278 era a Perugia per il lavoro della fonte con il figlio Giovanni, che firmò con il solo suo nome la vasca superiore. Di tali lavori documentati solo l'altare di Pistoia è andato distrutto, mentre il pulpito senese è stato rimaneggiato nel corso del XVI sec. allorché ebbe una nuova scala. È anche da supporre che per l'Arca di S. Domenico nella chiesa del Santo a Bologna N. desse un disegno o progetto

NICOLA PISANO – NICOLA I ROMANOV

futurano di giurare fedeltà a N. I e, alla testa di alcuni reparti di truppa, passarono decisamente all’insurrezione.

Fu la prima rivolta che non fosse una semplice congiura di palazzo, ma esprimesse un chiaro malcontento contro l’autocrazia ed in cui si presentassero generici postulati «socialistici». La rivolta avvenne il 14 (26) dic. 1825 e dal nome russo di dic. (dekabr’) fu detta la rivolta dei decabristi. Questo avvenimento, strettamente legato alla sua incoronazione, contribuì a formare in N. un atteggiamento rigidamente assolutistico, che trovò la sua affermazione pratica nella lotta contro la rivoluzione tanto sul piano interno quanto su quello internazionale. Fu fiatore del protezionismo. Durante il suo regno si ebbe un’importante riforma monetaria. La questione dell’abolizione della servitù della gleba lo tenne a lungo impegnato, senza che peraltro si giungesse a nessuna soluzione vera e propria del problema. Fiatore di una economia forse non era tanto chiamata da taluni storici «pre-capitalista», diede anche notevole incremento alle ferrovie, contribuendo in tal modo allo sviluppo del moderno capitalismo. Sul piano della politica esterna, N. fu soprattutto strenuo difensore della politica legittimista in Europa, senza peraltro trascurare la questione d’Oriente. Sotto il suo regno continuò la spinta russa nella regione balcanica, con essa con la difesa delle popolazioni cristiane: pur non ignorando gl’interessi russi in quelle terre e la situazione creata dall’oppressione dei cristiani per opera della Mezzaluna, mostrò, in nome del suo assolutismo, significative esitazioni ad appoggiare rivoluzioni sia pure d’ispirazione slava e cristiana. Nella guerra del 1853-55 contro le potenze occidentali, la Russia di N. mostrò le sue gravi debolezze interne. L’intervento russo del 1849 contro la rivoluzione ungherese non bastò per ottenere la gratitudine austriaca. Sul piano interno, lo sviluppo economico e tecnico del paese non era stato tale da evitare spiacevoli sorprese di vario genere nel corso della campagna militare. N. si era illuso di fermare le idee rivoluzionarie alle frontiere dell’Impero russo: ma una censura ed una polizia rigidamente intransigenti non erano riuscite ad impedire la penetrazione nel paese di quelle idee: anzi, nella mancanza di un clima di legalità, la giovane generazione intellettuale assorbì le idee più spinte dell’Occidente con fanatismo e con spirito estremistico. N. I aveva represso, all’alba del suo regno, il primo tentativo rivoluzionario della Russia moderna. Alla fine del suo regno la Russia era sconfitta ed isolata, percorsa in tutti gli strati sociali da inquietudine e da intensa febbre di forme, mentre cominciava a dilagare su tutto il paese la prima ondata del «nichilismo». N. non mancò in certe occasioni di abilità e di astuzia: durante la rivolta polacca del 1830-31, la sua politica cercò di influenzare il Pontefice contro i «ribelli» polacchi, presentati come alleati puri e semplici di tutti gli altri rivoluzionari europei.

Fleece di tutto per tener nascoste al pubblico russo le rimostranze del Pontefice contro la situazione del catolicesimo nella Polonia russa. Anche nelle altre parti dell’Impero fu avverso al cattolicesimo ed al ritorno degli scismatici al cattolicesimo.

BIBL.: M. O. Gersenzon, *Epocha Nikolaija*, I. Mosca 1910; Th. Schiemann, *Geschichte Russlands unter Kaiser N. I.*, 2 voll., Berlino 1908-19; A. Boudou, *Le St-Siège et la Russie, leurs relations diplomatiques au XIXe siècle*, 2 voll., Parigi 1922.
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NICOLA PISANO – Pulpito della Cattedrale – Siena.

generale e si occupasse dei lavori tra il 1264 e il principio del 1265. In tal caso N. avrebbe anche scolpito alcune statue ora perdute che sostenevano l’arca stessa.

Delle altre opere variamente attribuite a N. si ricordano i due rilievi con la *Deposizione e l’Adorazione dei Magi* nella lunetta e nell’architrave della porta di sinistra del Duomo lucchese; alcune teste ed alcuni busti della decorazione plastica all’esterno del battistero di Pisa, l’acquasantiera di S. Giovanni Fucorvitas a Pistoia, forse opera di Giovanni. A N. viene assegnata, sulle tracce del Vasari, una attività architettonica di cui la chiesa di S. Trinita a Firenze sarebbe la testimonianza maggiore. Oriundo pugliese, N., giunto ancor giovane in Toscana intorno alla metà del XIII sec. sembra ravvivare il classico di gusto un po’ archeologico proprio della scultura romanica pugliese a contatto degli accenti più vivi di lontana o tavia tradizione etrusca propri della plastica romanica di Toscana. Tuttavia non dalla sua opera più antica, il pulpito pisano, egli mostra conoscere i portati della cultura gotica che maggiormente si accentuano nel pulpito senese senza per questo significare un suo progresso nel cammino dell’arte, che invece sembra manifestarsi nei rilievi della fonte di Perugia ove appare quasi un ripensamento della tradizione di cui N. riassume il linguaggio per plasmarlo, flettendo, ed adattarlo alle nuove esigenze. – Vedi tav. CXVIII.

BIBL.: W. Stechow, *S. V. P. N.*, in *Thieme-Becker, XXVIII*, pp. 101-103; P. Toesca, *S. V. in *Enc. Ital.*, XXIV, pp. 784-86; G. Nicco Fasola, *N. P.*, Roma 1941, con ampia bibl. e documenti.

Emilio Lavagnino