NICOLA PISANO. - Scultore, figlio di Pietro, n. verosimilmente in Puglia intorno al 1220, m. fra il 1278 e il 1284; nei documenti è detto Nicolae de Pisis, Nichole de Pisis, Nichola Petri de Apulia, Nicola de Apulia e Magister Nichola Pisanus filius quondam Petri.
Nel 1260 portava a compimento e firmava il pulpito del battistero di Pisa, fra il 1264 e 1265 era forse a Bologna, quindi fra il 1265 e il 1269 era a Siena in compagnia di numerosi collaboratori, fra cui il figlio Giovanni e Arnolfo di Cambio, intento ai lavori del pulpito di quella Cattedrale; fra il 1272 e il 1273 era a Pistoia per rifare l'altare nella cappella dell'Apostolo nella chiesa di S. Jacopo; intorno al 1278 era a Perugia per il lavoro della fonte con il figlio Giovanni, che firmò con il solo suo nome la vasca superiore. Di tali lavori documentati solo l'altare di Pistoia è andato distrutto, mentre il pulpito senese è stato rimaneggiato nel corso del XVI sec. allorché ebbe una nuova scala. È anche da supporre che per l'Arca di S. Domenico nella chiesa del Santo a Bologna N. desse un disegno o progetto

Delle altre opere variamente attribuite a N. si ricordano i due rilievi con la Deposizione e l'Adorazione dei Magi nella lunetta e nell'architrave della porta di sinistra del Duomo lucchese; alcune teste ed alcuni busti della decorazione plastica all'esterno del battistero di Pisa, l'acquasantiera di S. Giovanni Fuorcivitas a Pistoia, forse opera di Giovanni. A N. viene assegnata, sulle tracce del Vasari, una attività architettonica di cui la chiesa di S. Trinita a Firenze sarebbe la testimonianza maggiore. Oriundo pugliese, N., giunto ancor giovane in Toscana intorno alla metà del XIII sec. sembra ravvivare il classicismo di gusto un po' archeologico proprio della scultura romanica pugliese a contatto degli accenti più vivi di lontana o atavica tradizione etrusca propri della plastica romanica di Toscana. Tuttavia fino dalla sua opera più antica, il pulpito pisano, egli mostra conoscere i portati della cultura gotica che maggiormente si accentuano nel pulpito senese senza per questo significare un suo progresso nel cammino dell'arte, che invece sembra manifestarsi nei rilievi della fonte di Perugia ove appare quasi un ripensamento della tradizione di cui N. riassume il linguaggio per plasmarlo, fletterlo, ed adattarlo alle nuove esigenze. - Vedi tav. CXVIII.