NICOLA I Romanov, zar di RUSSIA. - N. a Carskoe Selo il 25 giugno (7 luglio) 1796, m. a Pietroburgo il 17 (29) febr. 1855. Dopo la rinuncia al trono di suo fratello si proclamò imperatore il 14 (26) dic. 1825. Approfittando di questa circostanza e di varie voci messe in giro ad arte, i membri di alcune associazioni segrete d'ispirazione liberale e radicale decisero di passare all'azione: si trattava quasi esclusivamente di giovani ufficiali, i quali ri-
rifiutarono di giurare fedeltà a N. I e, alla testa di alcuni reparti di truppa, passarono decisamente all'insurrezione.
Fu la prima rivolta che non fosse una semplice congiura di palazzo, ma esprimesse un chiaro malcontento contro l'autocrazia ed in cui si presentissero generici postulati «socialistici». La rivolta avvenne il 14 (26) dic. 1825 e dal nome russo di dic. (dekabr') fu detta la rivolta dei decabristi. Questo avvenimento, strettamente legato alla sua incoronazione, contribuì a formare in N. un atteggiamento rigidamente assolutistico, che trovò la sua affermazione pratica nella lotta contro la rivoluzione tanto sul piano interno quanto su quello internazionale. Fu fautore del protezionismo. Durante il suo regno si ebbe un'importante riforma monetaria. La questione dell'abolizione della servitù della gleba lo tenne a lungo impegnato, senza che peraltro si giungesse a nessuna soluzione vera e propria del problema. Fautore di una economia forse non a torto chiamata da taluni storici «pre-capitalista», diede anche notevole incremento alle ferrovie, contribuendo in tal modo allo sviluppo del moderno capitalismo. Sul piano della politica estera, N. fu soprattutto strenuo difensore della politica legittimista in Europa, senza peraltro trascurare la questione d'Oriente. Sotto il suo regno continuò la spinta russa nella regione balcanica, con essa con la difesa delle popolazioni cristiane: pur non ignorando gl'interessi russi in quelle terre e la situazione creata dall'oppressione dei cristiani per opera della Mezzaluna, mostrò, in nome del suo assolutismo, significative esitazioni ad appoggiare rivoluzioni sia pure d'ispirazione slava e cristiana. Nella guerra del 1853-55 contro le potenze occidentali, la Russia di N. mostrò le sue gravi debolezze interne. L'intervento russo del 1849 contro la rivoluzione ungherese non bastò per ottenere la gratitudine austriaca. Sul piano interno, lo sviluppo economico e tecnico del paese non era stato tale da evitare spiacevoli sorprese di vario genere nel corso della campagna militare. N. si era illuso di fermare le idee rivoluzionarie alle frontiere dell'Impero russo: ma una censura ed una polizia rigidamente intransigenti non erano riuscite ad impedire la penetrazione nel paese di quelle idee: anzi, nella mancanza di un clima di legalità, la giovane generazione intellettuale assorbì le idee più spinte dell'Occidente con fanatismo e con spirito estremistico. N. I aveva represso, all'alba del suo regno, il primo tentativo rivoluzionario della Russia moderna. Alla fine del suo regno la Russia era sconfitta ed isolata, percorsa in tutti gli strati sociali da inquietudine e da intensa febbre di riforme, mentre cominciava a dilagare su tutto il paese la prima ondata del «nichilismo». N. non mancò in certe occasioni di abilità e di astuzia: durante la rivolta polacca del 1830-31, la sua politica cercò di influenzare il Pontefice contro i «ribelli» polacchi, presentati come alleati puri e semplici di tutti gli altri rivoluzionari europei.
Fece di tutto per tener nascoste al pubblico russo le rimostranze del Pontefice contro la situazione dell'attolicesimo nella Polonia russa. Anche nelle altre parti dell'Impero fu avverso al cattolicesimo ed al ritorno degli scismatici al cattolicesimo.

(da N. Mikhailovic, Portraiture russe du XVIIIᵉ et XIXᵉ siècles, II, Pietroburgo 1909, tov. 55)
Di carattere pacifico, si propose dal giorno della coronazione (27 maggio 1896) il progetto di evitare i conflitti internazionali mediante vie pacifiche e per mezzo del disarmo. Dovette però subire due guerre sanguinose (quella contro il Giappone, 1904-1905, e la 1ª guerra mondiale), ambedue sfortunate per la Russia. Il suo regno si distinse nell'interno per molteplici innovazioni: 1) l'assestamento delle finanze con l'adozione della base aurea; 2) la libertà di coscienza; 3) il regime parlamentare (Duma dell'Impero) introdotto il 30 ott. 1905; 4) l'abbozzo di una riforma agraria di grande portata; 5) l'istruzione obbligatoria.
Cristiano convinto e fervente, N. progettò la riforma delle leggi che regolavano i rapporti con il Vaticano, destinata a portare grandi vantaggi ad ambo le parti. Sposatosi con la principessa Alice di Assia-Darmstadt (imperatrice Alessandra) ebbe da essa 5 figli. Costretto a dimettersi il 15 marzo 1917, N. fu arrestato insieme con la famiglia e deportato prima a Tobolsk nella Siberia e poi a Ekaterinenburg negli Urali, dove il 17 luglio 1918 fu massacrato con tutta la sua famiglia per ordine dei bolscevici.