SEMERIA, GIOVANNI. - Oratore e scrittore bar-nabita, n. a Coldiradi (Imperia) il 26 sett. 1867, m. a Sparanise (Caserta) il 15 marzo 1931. A 15 anni entrò nel noviziato dei Barnabiti a Monza. A Roma, compiuti gli studi filosofici e teologici a S. Apolliniere e all'Ateneo di Propaganda Fide, sacerdote il 5 apr. 1890, nel 1892, all'Università della Sapienza, conseguiti la laurea in lettere; poi nel 1897, a Torino, quella in filosofia. Tra gli alunni dell'oratorio del S. Cuore, del p. Baravelli, e poi tra gli operai, i ragazzi e i miserabili del quartiere del Verano furono le sue prime fatiche apostoliche.
Frequentava intanto il cenacolo domenicale di Giulio Salvadori e già pubblicava saggi storici e di teologia e critica biblica; e con il p. Savi cominciò la serie delle sue brillanti conferenze nel salone di S. Carlo ai Catinari. Nel 1892, per volere di Leone XIII, prese parte, a Genova, al Congresso cattolico di studi sociali. Nel sett. 1895 da Roma venne mandato a Genova come vicerettore e professore dell'Istituto "Vittorino da Feltre", e per 17 anni ne fu l'anima. Dal 1904 vi fu anche direttore del Circolo giovanile S. Alessandro Sauli, dove già nel nov. 1897 aveva istituito, con il p. Ghignoni, la Scuola superiore di religione per lo studio e la divulgazione della storia e del pensiero cristiano. Contemporaneamente, nella chiesa delle Vigne, teneva quei corsi regolari di omelie domenicali che per 11 anni attraversò tutta la Genova colta dall'Avvento fino alla Quaresima, quando partiva per il quaresimale nelle principali città d'Italia.
In quegli anni prese parte attiva al fervido movimento di idee e di studi religiosi e morali, facenti capo alla Democrazia Cristiana; con quel sincero amore della verità, quella chiarezza di esposizione e quell'inesauribile genialità di pensiero tutte sue, che facevano accorrere attorno a lui delle di giovani. La sua naturale bontà e il candido "ottimismo indulgente sugli uomini e sui fatti e sulle cose" (Filippo Meda) lo fece accostare anche a uomini di confessione diversa e interessarsi a idee e studiare "errori che - affermerà più tardi, nella nota lettera al p. Gemelli (Epilogo di una controversia, 1919) - non parmi avere mai avuto la espressa intenzione di professare, ma verso i quali potei condiscendere, scivolando, in giorni di facile entusiasmo, per trasposizione di man-suetudine, dagli erranti agli errori, con pericolo e danno di qualche lettore troppo fiducioso e non abbastanza cauto". Accusato di modernismo, fu destinato dai suoi superiori a Bruxelles, nell'apr. del 1912, ove fu benevolmente accolto dal card. Mercier. Oggi, gli intendimenti ortodossi del S. risultano evidenti, sia dal complesso della sua opera e della sua vita intera, sia dall'esplicita professione del S. stesso. Nel 1913 fece un viaggio in Grecia e in Terra Santa. Poi, il 10 luglio del 1914, due giorni prima dell'invasione tedesca del Belgio, passò in Svizzera, presso l'Opera Bonomelli a Ginevra, dove riprese a predicare in italiano.

per gli operai italiani e iniziò un corso di settimanali letture dantesche. Nell'estate del 1915 il gen. Cadorna lo chiamava a Udine come cappellano del Comando Supremo: in realtà parve esserlo di tutto l'esercito. In stancabile nelle trincee, ospedali, campi di concentramento e retrovie, divenne molto popolare tra ufficiali e soldati; fino alla notte di Natale del 1918, in cui nella cattedrale di Trieste intonò il *Deum* della pace. Subito dopo, con d. Giovanni Minozzi, fondò l'Opera naz. del Mezzo-giorno d'Italia per gli orfani di guerra dell'Italia meridionale. Il 15 e l'8 marzo 1931 tenne le sue ultime conferenze a Genova e a Montecassino. Il 15 marzo la morte lo colse tra le sue orfanelle di Sparanise (Caserta).
Oggi l'Opera naz. del Mezzo-giorno, affidata a d. Giovanni Minozzi e alla Pia Società dei discepoli, conta 25 orfanotrofi, 76 asili e laboratori, 5 colonie montane e marine, una casa-ricovero per vecchi, 2 scuole magistrali femminili.
Nella Scuola di religione e nella chiesa delle Vigne di Genova il S. scrisse i libri con i quali si mise alla testa del rinnovamento scientifico-religioso in Italia: *Venticinque anni di storia del cristianesimo nascente* (Roma 1900); *Il primo sangue cristiano* (ivi 1901); *Dogma, gerarchia e culto nella Chiesa primitiva* (ivi 1902); *Scienza e Fede e il loro pretesto conflitto* (ivi 1903); *Gli inni della Chiesa* (ivi 1903); ristampato nel 1926, con il titolo: *Poesia divina*; *L'eredità del secolo* (ivi 1900); *Il pensiero di S. Paolo nella lettera ai Romani* (ivi 1903); *Le vie della Fede*: *Contributi apologetici* (ivi 1903); *La Messa nella sua storia e nei suoi simboli* (ivi 1903) e poi molti opuscoli, con conferenze, panegirici, commemorazioni: e gli articoli sulle riviste scientifiche e vari quotidiani.
Dopo la guerra, nonostante la sua attività si svolgeva quasi unicamente nelle opere caritative, e in una infinità di conferenze e discorsi a pro dei suoi orfani, e nella compilazione della sua rivista mensile *Mater Divinae Providentiae*: *Mater orphanorum*, non trascurò i suoi volumi autobiografici: *Memorie di guerra* (1924) e *Nuove memorie di guerra* (1928), *I miei ricordi oratori* (1927) e *I miei tempi* (1927), *I miei quattro Papi* (Leone XIII, Pio X, Pio XI, Benedetto XV), in due volumetti (1930) e un terzo, postumo, su Benedetto XV.
A cura dell'Opera naz. del Mezzo-giorno sono stati raccolti in volumetti i *Vangeli delle Domeniche*, *Le Epistole delle Domeniche*, *Le Beatitudini*, *La Famiglia*, ed altre operette minori: a cura dei Confratelli, il *Pater noster*, *Maria ideale di virtù*, *La morale e le morali*, *La Messa* (3a ed.). Rimangono manoscritti i corsi di apologetica della Scuola di religione dal 1903 al 1912 e quasi tutte le prediche fra cui il famoso Quaresimale di S. Lorenzo in Damaso, del 1897.
Nella storia della Chiesa d'Italia il S. più che un pensatore originale, rimane come un animatore e divulgatore fecondissimo e chiaro del pensiero e della storia cristiana, un conferenziere e oratore affascinante e geniale e soprattutto un apostolo della carità.
Virginio M. Colciago