GLOSSA. - Spiegazione letterale di un termine o di una frase, dal greco γλῶσσα « lingua », quindi anche « dialetto, idiotismo, maniera o voce antica o rara » che ad intendersi ha bisogno di una nota, la quale dicevasi pure « g. ». In quest'ultimo significato γλῶσσα è usato dai grammatici greci; poi « g. » o « glossema » è detta la spiegazione stessa delle parole. Le parole spiegate insieme, con la spiegazione, si chiamavano « glossari ».
I. LE G. ALLA BIBBIA. - Spiegazioni di certe parole, inserite nel testo, si trovano in tutti i libri antichi ed anche nella Bibbia, perché i copisti o i lettori scrivevano spiegazioni di parole antiquate, di nomi di luoghi che erano stati cambiati, nel margine o anche nel testo stesso. Così, p. es., nella Volgata, Gen. 31, 47 sg. Girolamo aggiunse per spiegare come il mucchio di pietre eretto da Laban e Giacobbe era stato chiamato con parole diverse: « uterque iuxta proprietatem linguae suae », e Jos. 3, 16 b per spiegare le parole « mare solitudinis » ha aggiunto: « quod nunc vocatur mortuum ». Per il testo ebraico, masora (v.) stessa è in gran parte un glossario, come anche gran parte dei commentari dei rabbini.
Quando queste g. divennero numerose, furono raccolte in opere separate chiamate « glossari », e gli autori di esse si chiamavano « glossatori ». Il più antico glossario greco conosciuto è quello di Esichio d'Alessandria, nel quale però le g. sacre sono state aggiunte dopo (sec. V). Altri glossari o dizionari greci composero Teodoreto, Fozio, Ecumenio, Zonara, e specialmente Suida (ca. il 976), nel cui glossario le g. bibliche costituiscono una parte importante, derivate generalmente da Esichio ed altri interpreti greci. Tra le opere dei Padri, specialmente quelle di Gregorio Nazianzeno e di Dionigi Areopagita, furono glossate.
A questa classe di glossari o dizionari appartengono anche gli Onomastica sacra, il più antico conosciuto dei quali proviene dalla scuola di Origene e fu poi rifatto da s. Girolamo (Liber interpretationis nominum Hebraicorum), poi il dizionario topomastico di Eusebio da Cesarea tradotto da s. Girolamo (De situ et nominibus locorum Hebraicorum).
Per il testo latino della Bibbia abbiamo la G. ordinaria e la G. interlinearis. La prima non è un glossario o dizionario nel senso proprio della parola, ma è un commento continuo di tutta la S. Scrittura, che nel medioevo godeva grandissima autorità. Essa è stampata in PL 113-14, e, insieme con la G. interlinearis, anche edizioni delle Postille di Nicolò da Lira. Mentre la G. interlinearis viene attribuita a Anselmo di Laon, la ordinaria era comunemente ascritta all'abate di Reichenau Walafrido Strabone (m. il 17 luglio 849), ma indagini recenti, specialmente della signora B. Smalley, dimostrano che essa è stata composta non prima del sec. XII, ed è in grande parte opera di Anselmo da Laon e della sua scuola, che hanno usato lavori già esistenti di Lanfranco, Berengario di Tours ed anche di Walafrido Strabone, cioè estratti dalla sua g. sulla Genesi e sull'Esodo (v. CATENE BIBLICHE, III).
prédicateurs d'Anselme de Laon, ibid., 9 (1937), pp. 365-400;
J. de Blic, L'oeuvre exégétique de Walfrid Strabon, ibid., 16
(1949), pp. 5-28.
Arduino Kleinhans
II. LE G. AI TESTI DI DIRITTO CIVILE E CANONICO. —
La letteratura giuridica bizantina ha la forma analoga
degli scolii, di cui i più importanti e più noti sono
quelli apposti alla compilazione dei Basilici, la famosa
rielaborazione del Corpus iuris civilis, che si attuò in
Oriente ad opera degli imperatori Basilio il Macedone
e Leone il Filosofo (v. BASILIO, SANTO).
Nel primo medioevo l'elaborazione
sotto forma di annotazioni attaccte al
testo si continuò nelle
scuole teologiche e
religiose e passò pure
a quelle letterarie e
di retorica. Nel campo del diritto, e soprattutto del diritto
civile, forse la forma
dell'annotazioni particolari si sviluppò
dalle indicazioni pedisseuse al testo
(catapodai) consentite da Giustiniano.
Tuttavia l'espressione g. non
venne in uso e non
fu caratteristica se
non nel medioevo,
quando passò a indicare tanto la singola annotazione
particolare a un
testo, quanto l'insieme di quella elaborazione per via
di interpretazioni
particolari, come
pure la scuola e
i maestri, che di
quella forma principalmente si servirono. Glossatori
furono detti, poi,
antonomasticamente, gli studiosi — specialmente
te bolognesi — autori, a partire dal sec. XI-XII, di g.
ai testi del Corpus iuris civilis. Iniziatore di questo
genere Irnerio (v.), il quale, secondo una opinione erronea, ma
non di meno assai diffusa, sarebbe stato il primo a
glossare i testi giuridici romani. A tacere dei precedenti costituiti dalle scuole lombarsie, romagnole e
tossino, pare che, proprio in Bologna, Irnerio sia
stato invece preceduto da Pepo, studioso definito
contraddittoriamente nelle fonti come nullius nominis
o come clarus Bononiensium lumen; ma a lui va certo
il merito di aver per primo studiato quei testi da
vero giurista e di avere lo questo senso dato origine
ad una scuola. Suoi allievi Bulgaro (v.), Martino Cosia (v.), Ugo (v.)
e Jacopo di Porta Ravegnana (v.); con i quali la
scuola si divise in due correnti, una facente capo a
Bulgaro, l'altra a Martino, aventi un indirizzo rispettivamente teorico ed ispirato alle esigenze del-
l'equità. Alla prima di queste correnti appartengono
Rogerio, Alberico di Porta Ravegnana e Giovanni
Bassiani; alla seconda Placentino, Pillio da Medicina
ed Ottone Pavese.
Ai glossatori via il merito di avere inaugurato un
nuovo periodo nella storia giuridica europea, giacché
a tutta l'Europa si diffuse il loro insegnamento, con
la scuola di Placentino a Montpellier e di Vacario
di Mantova a Oxford. La loro opera continua nel
sec. XIII, nel quale
emergono le figure
di Azone e di Odo-
fredo (v.); Accursio (v.), l'autore del
grande apparato
che prenderà il
nome di g. ordinaria o megno.
La specie delle
g. e il metodo di
glossare fu altresì
caratteristiche della
scuola di diritto
canonico, quando
si p. ocedette alla
prima elaborazione
Decreto di Graziano (v.), i cui
glossatori furono
appunto detti decreti (v.).
Il metodo continuò ancora attorno alle raccolte
delle decretali che
si fecero successivamente e le cui
esplicazioni particolari si chiamarono pure glossare o
apparatus glossarum, ma il nome
di glossatori resta
tuttavia, nel campo
del diritto canonico, tipicamente riservato ai primi
maestri di diritto
l'equità. Alla prima di queste correnti appartengono
Rogerio, Alberico di Porta Ravegnana e Giovanni
Bassiani; alla seconda Placentino, Pillio da Medicina
ed Ottone Pavese.
Ai glossatori via il merito di avere inaugurato un
nuovo periodo nella storia giuridica europea, giacché
a tutta l'Europa si diffuse il loro insegnamento, con
la scuola di Placentino a Montpellier e di Vacario
di Mantova a Oxford. La loro opera continua nel
sec. XIII, nel quale
emergono le figure
di Azone e di Odo-
fredo (v.); Accursio (v.), l'autore del
grande apparato
che prenderà il
nome di g. ordinaria o megno.
La specie delle
g. e il metodo di
glossare fu altresì
caratteristiche della
scuola di diritto
canonico, quando
si p. ocedette alla
prima elaborazione
Decreto di Graziano (v.), i cui
glossatori furono
appunto detti decreti (v.).
Il metodo continuò ancora attorno alle raccolte
delle decretali che
si fecero successivamente e le cui
esplicazioni particolari si chiamarono pure glossare o
apparatus glossarum, ma il nome
di glossatori resta
tuttavia, nel campo
del diritto canonico, tipicamente riservato ai primi
maestri di diritto
canonico, che furono interpreti del Decreto di Graziano.
Quanto alla loro forma, le g. erano o intellineari
o marginali, a seconda che poste nell'intelinea del
testo o a margine di questo; e la distinzione anzidetta non sempre corrisponde all'altra di g. letterali
e di g. dogmatiche, nella cui prima specie si intende la migliore spiegazione o sostituzione di una
parola del testo e il richiamo di passi paralleli o
contrari del testo; mentre nella seconda vi è l'esplicazione del principio contenuto nel testo e la discussione dottrinale con la risoluzione dogmatica
dei punti contrari.
Come865ere letterario caratteristico, derivante dal
riavvicinamento materiale di g. sorge anche nella dottrina canonista l'altro genere delle summae, esposizione
ordinata e sintetica delle norme diffuse nel testo, come
ebbe a dimostrare per il diritto canonico chiaramente lo
Juncker.
Gloford. Exodi Cap. XXIII. DeLyra.
G. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I.
NIC. DE LYRA.
G. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I.
NIC. DE LYRA.
G. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I.
NIC. DE LYRA.
G. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I.
NIC. DE LYRA.
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NIC. DE LYRA.
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NIC. DE LYRA.
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NIC. DE LYRA.
G. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I.
NIC. DE LYRA.
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NIC. DE LYRA.
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NIC. DE LYRA.
G. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I. I.
Nella scuola dei decretisti, oltre la glossa si ebbero come genere letterari di elaborazione più importanti: excerpta e exceptiones, summae, distinctions, 306 e historiae, mutuando le varie specie indicate, meno l'ultima forse, dalla scuola parallela di diritto civile.
Il metodo di glossare continuò attorno ai testi delle decretali (v. DECRESTALISTI).