GLORIA PATRI

« GLORIA PATRI ». - Formola di lode e di glorificazione a tutte le tre Divine Persone, è un semplice sviluppo della formula battesimale trinitaria (Mt. 28, 19). Non si sa precisarne l'autore né il tempo dell'introduzione nella liturgia.

La dossolgia si usava dai Padri in varie forme: quella di « G. P. per Filium in Sp. S. », quasi generalmente in Oriente (Origene, De orat., 33) o quella di « G. P. cum Filio et Sp. S. » (Martyrium Polycarpi, 14, 3, 22, 3). Finalmente come parola d'ordine degli ortodossi, la formula venne mutata in quella di « G. P. et Filio et Sp. S. » (iscrizione siriaca del 369; Flaviano d'Antiochia al 381), mentre gli ariani ritenevano la prima « G. P. per F. in Sp. S. », per sé non erronea, ma malamente da essi interpretata (s. Basilio, De Spiritu Sancto, del 375). Nella liturgia mozarabica si dice, conforme a Ps. 28, 2, « Gloria et honor Patri et F. et Sp. S. » secondo il Concilio toletano IV, can. XV del 633, autore s. Isidoro.

Alla dossolgia si aggiungeva la clausola finale « in saecula sacculorum. Amen », usitatissima presso gli Ebrei (v. ROMA. 16, 27; Hebr. 13, 21); si usa anche oggi, sola, nella liturgia mozarabica; dai Greci e dai Latini si permette « Et nunc et semper et ». Propria delle sole Chiese occidentali (esclusa la Spagna), la clausola s'inizia con « Sicut erat in principio », introdotta al sec. V, anche essa come protesta contro gli ariani, secondo la prima attestazione del Concilio di Vaison (529); è dubbio qual ne sia il soggetto, se il termine « Gloria » o il Figlio o un soggetto sottinteso.

La dossolgia « G. P. » si usa come versetto salmodico alla fine dei salmi nell'Ufficio, eccettuato il triduo sacro; nella Messa soltanto ai salmi Indica (42) dell'Introito, e a quello del Lavabo (25), anche qui eccettuato il tempo della Passione e le Messe di Requiem. L'aggiunta dà ad ogni salmo un'intonazione cristiana; venne forse per la prima volta usata in Antiochia nel canto antifonario e si propagò con quello per tutto il mondo; al tempo di s. Benedetto l'uso è generale. Nell'uso extra-liturgico il « G. P. » fu sempre una delle formule più popo

lari; la prima parte si ritiene come una professione di fede, accompagnata talvolta con segno della Croce.

BIBL.: J. A. Jungmann, Die Stellung Christi im liturgischen Gebet, Münster 1925, pp. 151-77; L. Eisenhofer, Handbuch der Kath. Liturgie, I, Friburgo in Br. 1932, p. 169; J. A. Jungmann, Misurum sollemnia, I, Vienna 1948, pp. 406-407; M. Righi, Nomenclatura di storia liturgica, I, 2a ed., Milano 1950, pp. 195-96.

Pietro Siffrin