CATENE BIBLICHE

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CATENE BIBLICHE. - Titolo, né originale né appropriato, dato a commenti della Bibbia formati con estratti da vari autori. I primi compilatori li chiamarono più acconciamente in greco ε o λ oүal, avovynnyh ἐ ξε γ ἠ σ o v ν, maзqүраqаl, in latino eксоyза o collectanea. Questo genere di scritti sorge dopo un periodo d'intensa produzione, quando alla mente umana, quasi stanca di creare, si offre abbondante la messe per una facile raccolta. Apparvero dunque le prime c. esegetiche sul finire dell'età patriatica, ed ebbero la massima fioritura, e particolare importanza per la letteratura ecclesiastica, presso i Greci.
I. C. GRECHE. - Il primo e più illustre autore di c. b. in lingua greca è il retore Procopio (v.), di Gaza in Palestina (primo trentennio del sec. vi). Commentò nel modo predetto l'Ottateuco, i libri dei Re, Isaia, i 3 libri intitolati a Salomone (Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici). Dell'Ottateuco, per l'ampiezza della mole, fece egli stesso un compendio, dando così l'esempio di un genere affine alle c. propriamente dette (ed. parziale in PG 87; suo programma ibid., 21). Di coloro che ne calcarono le orme, il più degno di ricordo per fecondità e ampiezza di lavoro è Niceta, metropolita di Eraclea in Tracia (sec. xi), che compose

c. di Giobbe, Salmi, Profeti maggiori, Vangeli, Lettere di s. Paolo. Astri minori sono un Filoteo (sec. vir ?) Andrea prete (sec. viII ?), Giovanni Drungario (sec. ix), Policronio diacono (sec. ix ?), Nicola di Muzalon (sec. xit), Macario Crisccefalo. I più dei manoscritti (si contano a centinaia) sono anonimi; e del resto più che il nome del compilatore importa conoscere l'interna composizione.
Per la materiale disposizione le c. b. si distinguono in quattro classi: 1° a corona: in mezzo alla pagina (o al foglio) sta il testo biblico, tutto intorno si schierano i commenti; è la forma più grandiosa ed elegante; 2° a colonna: testo e commento stanno di fronte in due colonne simmetriche; 3° alternata: al testo, diviso in brevi tratti e segnalato con virgolette ripetute al margine, segue il commento senza interruzione per tutta l'ampiezza della pagina; 4° marginale : sui margini di un codice che conteneva il solo testo si riportano le spiegazioni dei Padri ai punti più difficili o rilevanti; è la classe infima, poco o punto utile.
Per il numero degli autori spogliati, si osserva, dopo Procopio, una evoluzione; dapprima se ne scelgono due soli (tre al più), uno della scuola antiochena e l'altro dell'alessandrina, per far udire i due sensi, il letterale e il mistico; poi se ne va aumentando via via il numero, prendendo da ogni parte senza distinzione; infine la mole stessa dell'opera, cresciuta cosi a mo' di valanga, induce a ricorrere ad accorciature, non tanto della serie degli autori, quanto dei loro estratti.
Capitale importanza, del resto, per trarre dalle c. tutto l'utile che ce ne possiamo ripromettere, ha il loro comportamento rispetto ai nomi degli autori spogliati ed al loro testo. Le migliori e più accurate al principio d'ogni estratto ne indicano l'autore, per lo più in rosso e a grossi caratteri, ma anche con abbreviazioni che possono dar anea ad equivoci. Con l'andar del tempo compilatori e copisti furono via via meno diligenti, sino ad omettere del tutto i nomi, creando allo studioso difficoltà di identificazione e di verifica. Quanto al testo, per incastonare un estratto nella serie della c. può essere necessario, al principio e alla fine, qualche ritocco di forma. Ma non sempre i compilatori se ne contentano: taluni rabberciano e modo loro, senza bisogno, le parole dell'autore citato, intorbidando le pure acque della tradizione.
Insomma, per cavare dalla immensa e confusa massa delle c. greche frutti sani e durevoli, bisogna prima vagliarle bene. Anzitutto vanno classificate le varie c. al medesimo libro biblico, e per questo lavoro hanno già spianato il terreno per tutta la Bibbia (S. Kare e J. Lietzmann, per gran parte del Vecchio Testamento M. (ora card.) Faulhaber, per i Vangeli J. Sickenberger e J. Reuss, per le Lettere di s. Paolo K. Staab, tutti cattolici, meno i due primi. Poi ogni classe, ogni tipo, debitamente ricostruito sul confronto delle copie a noi giunte, deve essere esattamente valutato quanto alla sua abilità e fedeltà nel trasmettere sia il nome sia la dicitura d'ogni autore che ritaglia. Solo dopo un tal severo esame si possono sicuramente mettere in opera i copiosi materiali conservatici nelle c. Lavoro lungo e paziente, ma redditizia; si calcola che più della metà della ricca e varia letteratura esegetica della Chiesa greca non è a noi giunta che per via delle c. Del metodo e della produttività di quel lavoro critico si ebbero di recente molte prove nell'edizione berlinese dei Padri greci dei primi tre secoli, e nei volumi di K. Staab, Paulushommentare aus der griech. Kirche, Münster 1933, e di R. Devroesse, Le commentaire de Théodore de Magnueste sur les Psaumes (I-LXXX) (Studi e Testi, 93), Città del Vaticano 1939.
II. C. orientali. - Complemento delle greche sono sovente le c. b. nelle lingue siriaca, armena e copta, sia tradotte dal greco, sia composte o accresciute su autori indigeni. Ne va fornita specialmente la letteratura siriaca. Severo monaco (sec. IX) è il più noto compilatore di una c. a tutta la Bibbia; anonime sono una più antica
(sec. vir), di cui è copia il ms. siriaco 852 del museo Britannico, e l'altra nota con il titolo di Gannat bässämē o "Giardino di delizie" (sec. xII) sulle pericopi liturgiche di tutto l'anno. Ma anche i commenti di Isc'add di Merw (sec. IX) e di Dionigi bar Salibī (sec. xit) e il "Tesoro dei misteri" di Gregorio Bar Ebreo (sec. xili) hanno molto delle c. Dai siri tali compilazioni passarono, per traduzioni o rifacimenti, agli arabi cristiani, e dagli arabi o dai copti agli abissini.
III. C. latine: la Glossa. - Fra i latini fu meno in uso, almeno da principio, questo genere compilatorio. Prima del rinascimento carolingio ci si parano innanzi due scialbe figure, smunte dal tempo e nascoste nell'ombra delle biblioteche: gli Scholia di s. Vittore di Capua (m. nel 553) e l'Exposition in Heptateuchum di un Giovanni diacono romano, di poco posteriore (cf. Pitra, Spicil. Soleim., I, pp. 5-1xv, 263-301). Nell'evo carolingio era cosa intesa e cercata, che i commenti biblici si formassero con ritagli dei Padri; ma pochi si brigavano di indicare accuratamente l'autore di ogni estratto, come fece Rabaco Mauro (m. nell' 836), accostandosi al vero tipo di c. (PL 107-108; al suo discepolo Valafrido Strabone fu a torto attribuita la Glossa ordinaria, PL 113-14).
Nel profondo rinnovamento degli studi, che si operò nel sec. xir, caratterizzato dal ritorno diretto alle fonti dei Padri, come nella teologia dommatica si ebbero le "Sentenze" di Pietro Lombardo, divenute in breve il testo delle scuole, così per lo studio e l'intelligenza della S. Scrittura si conquistò rapidamente un egual posto la Glossa, sorta intorno a quel tempo e per analogo bisogno. Lo stesso Lombardo compose Glosse ai Salmi e alle Lettere di s. Paolo, traendone la materia da s. Agostino, s. Girolamo, s. Ambrogio (o l'Ambrosiaster), Cassiodoro

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(1st. Eac. Catt.)

Cateve bibliche - C. su Giobbe, Cod. Vat. gr. 749, f. 77 (sec. iv), in scrittura unciale, di fogli II, 230. Questa pagina contiene lob 10, 7b-9, ed è un esempio della catena a corona (Hohmencatene) in cui il testo biblico, scritto al centro in lettere più grandi, è incorniciato nei tre margini esterni dal commento formato da estratti succedentisi di noti esegeti. Ogni brano esegetico (detta scola) è preceduto dall'annatazione dell'autore (detta lemma). Una serie di segni (qui quattro) serve a riferire i vari scoli ai quattro stichj biblici posti in centra. In questo codice ogni lemma (nome dell'autore al genitivo; di Olimpiodoro, principalmente, di Giuliano [di Alccemasse] di s. Giovanni [Cricostomo], di Policronio) è scritto in rosso.

ed altri; e quel suo lavoro rimase in pregio quale "magna glossatura" o "glossatura magistralis». Ma quella che per la sua massima diffusione fu detta la Glossa ordinaria, risultò dalla riunione di particolari glosse ai singoli libri, dovute a diversi compilatori. Pare accertato che culla e centro di tale lavorio fosse la scuola di Anselmo o Ansello di Laon (m. nel I I 77). Nei manoscritti e nelle edizioni (molte dagli inizi della stampa al Seicento inoltrato), la Glossa suole avere la forma di catena a corona o a colonna, e andare accompagnata, quale compendio o complemento, dalla cosiddetta glossa interlinearis, fatta di laconiche spiegazioni inserite fra le righe del testo biblico. Ma nell'immensa quantità di bibbie o parti di bibbia glossate, che si conservano nelle grandi biblioteche, vi è pure grande varietà, che attende ancora di essere classificata e vagliata, perché si possa fare la critica e la storia della Glossa. E un immane lavoro, iniziato appena in questi ultimi anni, e di gran lunga meno urgente e proficuo di quello sulle c. greche, possedendo noi gli scritti integrali dei cui estratti si compone la Glossa. Ma fra le tante sue forme va segnalata per copia di testi, eccellenza di dottrine e felicità di esposizione la Expositio continua di s. Tommaso d'Aquino ai quattro Vangeli, dai posteri ben presto decorata con il titolo di C. aurea, ancor oggi stampata (Torino 1938) e letta (trad. II. di P. A. Del Corona, San Miniato 1902-1903).

IV. TEMPS MODERNI

Con il Rinascimento e le nuove vie aperte per esso agli studi non cesso la vena di c. b. specialmente in Italia. Dopo la C. aurea super Psalmos del certosino francese Fr. du Puis (de Puteo; Parigi 1522) vengono le C. in Genesim, C. in Exodum, C. in Psalmos di L. Lippomano (Parigi 1546, 1550 e Roma 1585), le Glossae magnae in Genesim di A. Martinengo, generale dei Canonici lateranensi (Padova 1397), i Caeli davidici del teatino V. Giliberto (Napoli 1639-44), enormi in-fol. che s'impacciano nella loro stessa mole.
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Catexte bibliche - C. sulle Epistole di s. Paolo. Cod. Vat. 28, 692, I. 26 (sec. xI). Codice di fogli 97, mutilo in principio e in fine, contiene ora da I Cor. 6, 13-18 a Eph. 5, 10-13. E un esempio della catena a due colonne, che segue il procedimento inaugurato da Procopio di Gaza (sec. vi). La scrittura e minuscola, ma il testo biblico è in lettere semionciali. Il passo qui commentato è I Cor. 13, I.
Più modeste sono la C. in Job di A. Cermelli (Genova 1636) e Collectanea seu C. SS. Patrum in Acta Apost., di L. Sanseverino (Napoli 1665) anch'esse tuttavia di vecchio stile, cioè a fondo di antichi Padri e a scopo ascetico-morale. Ma dopo la magnifica fioritura di commentatori, per cui il secolo seguito al Concilio di Trento fu chiamato il secolo d'oro dell'esegno cattolico, si mise mano a c. intessute solo di recenti autori e appunto di quelli che più sugosamente avevano spiegato il senso letterale delle Scritture, come A. Gagny (Gagnano), E. Sa, Di. Menochio, G. Tirino. Con questi e in piu G. Estio formò la sua Biblia magna il francescano G. de la Haye (Parigi 1643, 5 voll.). Di un numero più che doppio di autori, fra cui il grande Bossuet, risulta la Biblia sacra... cum selectissimis litteralibus commentariis uscita a Venezia ( 1745-57; 28 voll. in 8° gr.). Da parte protestantica al genere di c. si possono oserivere i Critici sacri (Londra 1680; 9 voll.) e la Synopsis criticarum di M. Pole (ivi 1669 -74; 5 voll.). Intanto il medesimo sec. XVII vedeva pubblicato per le stampe il più gran numero di c. greche, per opera principalmente dei gesuiti Cordier e Poussines (Possinus).
Per il sec. XIX sono da citare, ad es., La chaine d'or sur les Psalmes dell'abate J.-M. Péronne (Parigi 1879; 3 voll.) e il Commentary on the Psalms from primitive and medieval scriers degli anglicani Neale e Littledale (Londra 18601874; 4 voll.). Ancora dei nostri tempi la poderosa opera del sacerdote prof. G. Bellino, Gesù Cristo nelle S. Scritture e nei SS. Padri e Dottori (Torino 1911-15, 9 voll.) si compone di commenti ed omelie ai Vangeli, tradotti dai testi greci e latini dei più insigni scrittori dell'amichità cristiana e del medioevo.
Il seme delle c. b. non è ancora spento, e probabilmente continuerà ancora a produrre nuovi frutti.

BibL.: G. Kato e J. Lietzmann. Catenarum graecarum catalogus. Gottinga 1902; M. Faulhaber. Die Propheten-Catenen. Friburgo in Br. 1899; id., Habelind, Prair. u. Prediger-Catenen, Vienna 1902; J. Sickenberger. Die Lubashatenen des Niketas V. ARABIA, Lipsia 1902; K. Staab. Die Paulaskatenen, Roma 1926; B. Devreesse, Quaines exégétiques grecques, in DBL I, coll. 1084-1283; B. Smalley, La Glossa ordinaria, in Recherches de théologie antienne et expliciale, 9 (1937), pp. 365 -am id. ibid., 7 [1935], pp. 235-62; 8 [1936], pp. 24-60); J. Reuss. Matthäus-Marrens. Johannes-Katenen, Münster 1941. Alberto Vaccari