NORMA

NORMA. - In latino, al pari del greco γνώμοι ο κανών, significa in senso proprio la « squadra », che, permettendo di condurre una linea perpendicolare (normale) a un'altra, è modello e misura dell'angolo retto (Plinio, Hist. nat., VII, 56, 57). Di qui il senso figurato di n. riferito a tutto ciò che, in astratto o in concreto, è misura o modello dell'azione. Cicerone parla della ragione e del diritto come n. direttive della vita (De amicitia, 5, 18); e della natura come n. della legge (De legibus, II, 24, 61).

Solo recentemente (Wundt, Liebmann) il termine n. e il suo derivato « normativo » sono entrati nel linguaggio filosofico, indicando tutta quella problematica che nella filosofia precedente era implicita nella concezione della « ragion pratica ». S. Tommaso invece di n. usa l'espressione « regula et mensura rationis » (Sum. Theol., 1a-2ae, q. 90, a. 1) e in luogo di « normativo », « architettonico ». CATHREIN, VIKTOR (v.) la n. morale è « un contrassegno o caratteristica, che serve a distinguere il bene dal male ». Non è sufficiente stabilire « una n. materiale per conoscere ciò che è moralmente buono »; ma occorre « una n. formale, che mostri inoltre la ragione intrinseca, per cui un'azione è buona e un'altra no. La n. etica formale si appella anche sovente principio morale » (La filosofia morale, I, trad. it., 2a ed., Firenze 1913). Sertillanges (v.) considera come n. il fine ultimo umano o sommo bene (La philosophie de st Thomas d'Aquin, II, Parigi 1940, p. 232 sgg.; La philosophie morale de st Thomas d'Aquin, ivi 1946, p. 11 sgg.). Tuttavia la terminologia più comune indica con n. i giudizi pratici della ragione, siano essi diretti all'agire o al fare, imperativi o soltanto valutativi.

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(Ist. Enc. Catt.) NORIS, ENRICO - Busto - Roma, chiesa di S. Agostino.
Il problema della « normatività » ha avuto storicamente varie soluzioni. positivismo (v.) nega la norma IV. 1a della ragione, ETICA (v.) da scienza normativa a mera scienza constatativa o esplicativa di fatti (cf. L. Lévy-Bruhl, La morale et la science des moeurs, Parigi 1903). Nelle concezioni che, in dipendenza del criticismo kantiano, dell'idealismo, del romanticismo e del vitalismo, ritengono lo spirito pura libertà creatrice, la normatività è momento essenziale dell'attività dello spirito, che, ponendosi fini attuali, si limita, per superarsi attraverso l'azione. L'etica è quindi normativa, ma non scienza; ed è normativa soltanto in quanto è autoeducazione dello spirito alla propria libertà. B. Croce vede questa autoeducazione nella storiografia (storia come pensiero), che pone lo spirito nell'interesse attuale dell'attività creatrice (storia come azione: cf. La storia come pensiero e come azione, 4ª ed., Bari 1943). La filosofia dei valori, nella sua posizione fenomenologica, considera la normatività della coscienza come momento essenziale nello sviluppo del ciclo assiologico (cf. R. Polin, La création des valeurs, Parigi 1944). Alcuni contemporanei, riprendendo elementi già formulati dal Wundt e dal Fouillé (v.), tentano proporre un'etica come scienza teorica, che sia intermedia tra la normativa, che escludono, e la scienza dei costumi, che ritengono insufficiente (G. Gurvitch, Morale théorique et science des moeurs, ivi 1937). Il pensiero cristiano è unanime nel riconoscere all'etica il carattere sia di scienza che di normatività: le n. infatti che stabilisce la ragione non provengono da un determinismo meccanico a fondo psichico-sociale, né sono pura creazione dello spirito; ma derivano da una conoscenza intellettuale del fine, del valore del fine, dell'ordine reale per raggiungere il fine, della concreta situazione presente con tutte le sue pressioni e tutte le sue possibilità. L'etica è scienza speculativa quindi, che suppone però le scienze positive dei costumi; ma è anche scienza pratica cioè normativa, perché il suo fine è il perfezionamento dell'intelletto pratico in ordine alla rettitudine dell'azione umana (cf. J. Maritain, Les degrés du savoir, 3ª ed., ivi 1948, pp. 618-26; 879-96).

Non si può dar ragione di qualsiasi attività senza una causa finale ultima: è la volontà del fine che pone l'ordinamento al fine. « Rationalis est ordinare ad finem, qui est primum principium in agendis » (Sum. Theol., 1ª-2ª, q. 90, a. 1): la ragione cioè è normativa soltanto in quanto è ordinatrice al fine. Dio, causa prima, ordina ogni essere al fine: la sua ragione è insieme suprema normatività e assoluta n. Le creature irrazionali partecipano la ragione divina nel determinismo fisico della loro attività. La persona umana, spirituale, dirige se stessa al fine, e quindi con la sua ragione partecipa la ragione divina, diventando anch'essa normativa e n., la cui assolutezza e valore dipendono essenzialmente da tale partecipazione. È normativa (ragione in senso soggettivo) in quanto con l'intelletto ha l'abito dei primi principi morali (v. SINDERSI), con la scienza etica stabilisce il valore e contenuto dell'ordine naturale, con la scienza politica costruisce l'ordine positivo (« politica est scientia maxime architectonica »: s. Tommaso, In I Eth., lect. 2, nn. 24-38), con la prudenza applica i principi universali, sia naturali che positivi, all'atto concreto. È n. (ragione in senso oggettivo) in quanto da principi generali della massima estensione, per un processo compositivo (Johannes a s. Thoma, Log., II, q. 1, a. 4), a cui partecipano l'intelletto speculativo-pratico, l'induzione sperimentale e la deduzione filosofica, la volontà del fine e dei mezzi al fine, tutte le virtù intellettuali e morali (s. Tommaso, In I Eth., lect. 3, nn. 32-42), discende alla massima comprensione del giudizio della coscienza morale.

BIBLI: N. Kaufmann, La finalité dans l'ordre morale, in Rev. néos. de phil., 6 (1899), pp. 380-99, 352-70; V. CATHREIN, VIKTOR, Filosofia morale, trad. it., 2ª ed., Firenze 1913; H. D. Noble, La vie morale d'après st Thomas d'Aquin. La coscienne morale, Parigi 1923; G. Renard, Le droit, l'ordre et la raison, ivi 1924; S. Deploige, Le conflit de la morale et de la sociologie, ivi 1925; M. S. Gillet, La morale et les morales, ivi 1925; E. Elter, Norma moralitatis ad mentem D. Thomas, in Gregorianum, 8 (1927), pp. 337-57; L. Lehu, La raison règle de la moralité d'après st Thomas d'Aquin, Parigi 1930; R. Le Senne, Le devoir, 2ª ed. ivi 1931; Y. Simon, Critique de la connaissance morale, ivi 1934; J. Maritain, Science et sagesse, ivi 1935; J. Peghaire, Intellectus et ratio selon st Thomas d'Aquin,

ivi 1936; J. Leclercq, Les grandes lignes de la philosophie morale, Lovanio 1946; R. Le Senne, Traité de morale générale, 2ª ed., Parigi 1947; vari autori, Fondazione della morale (Atti V Convegno di studi fra filosofi cristiani, Gallarate 1949), Padova 1950; A. Lalande, La raison et les normes, Parigi 1948. Tullio Piacentini

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“NORMA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1130. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/norma.