OCCASIONALISMO. - Corrente filosofica, che sviluppa la filosofia cartesiana, dualismo (v.) con l'attribuire soltanto a Dio la causalità efficiente, e agli esseri finiti una causalità puramente occasionale.
Ai successori di Cartesio si presentava il grave problema di giustificare e spiegare il rapporto fra due sostanze (la res cogitans e la res extensa) non soltanto distinte, ma del tutto eterogenee l'una all'altra, essendo l'estensione soggetta a una rigorosa causalità meccanica e il pensiero tale da sussistere per sé, indipendentemente dal mondo corporeo. Cartesio si era limitato ad accettare la corrispondenza fra gli eventi fisici e psichici, empiricamente; i suoi successori si trovarono impegnati dall'esigenza di conferire un fondamento filosofico. HOBBES, THOMAS (v.), Spinoza (v.) e Leibniz (v.) risolvono il dualismo rispettivamente in un meccanismo naturalistico, in un mo-nismo assoluto e in un pluralismo spiritualistico, uscendo così dall'ambito del cartesianismo. Gli occasionalisti invece si adoperarono a risolvere il problema in senso metafisico-religioso, tenendo ferma, anzi accentuando la distinzione cartesiana delle sostanze. Nell'opera Corporis et animae in homine coniunctio di J. CLAUBERG, JOHANN (v.) è negata ogni connessione diretta fra corpo e anima; essendo, secondo la tradizione platonica, le idee più perfette delle cose e non potendo la causa essere inferiore all'effetto, moti del corpo sono, secondo la terminologia stoica usata dal Clauberg, causae procaracticae, in quanto danno solo «occasione» al manifestarsi delle idee, che lo spirito ha sempre in sé virtualmente. L. FORO (v.) nega non soltanto la possibilità di un influsso reciproco fra anima e corpo, ma l'azione di un corpo sull'altro, rilevando come l'idea chiara e distinta di corporeità, cioè, secondo la dottrina cartesiana, di estensione, non implichi la proprietà della forza motrice; i movimenti di un corpo e le violazioni di uno spirito individuale sono causae occasionales di altri movimenti solo perché la causa motrice principale, Dio, agisce sui corpi secondo le leggi del moto e asseconda le volontà degli spiriti, nei limiti della libertà che ha loro concesso. Analogamente per G. de Cordemoy (v.) alla natura delle sostanze finite non appartiene necessariamente il rapporto di causa ed effetto, mentre tutte dipendono dalla libera causalità divina.
La prima formulazione dottrinale dell'o. si deve ad A. GEULINCX, ARNOLD (v.); come Cartesio egli prende inizio dal-autocoscienza, rilevando come essa non implichi la conoscenza del modo come l'io pensante possa determinare i movimenti del proprio corpo o agire su corpi esterni, né del modo come si formino nella mente le rappresentazioni indipendenti dalla volontà umana. In base al principio che non si può agire se non avendo chiara coscienza della propria azione («quod nesciis quomodo fiat, id non facis»), concludo che l'uomo è soltanto spettatore, non attore di quelle manifestazioni delle quali non conosce chiaramente l'origine. È necessario quindi attribuire la causa a un'altra sostanza spirituale (essendo escluso l'influxus physicus) dotata di volontà cosciente; essa non può essere che Dio: i corpi divengono così gli strumenti della causalità divina. In un primo tempo il Geulincx am-mise, con la maggior parte degli occasionalisti, che Dio intervenisse con una serie di atti distinti a determinare i singoli rapporti fra la sostanza spirituale e la sostanza corporea. Ma, di fronte alle difficoltà che sorgevano da
Questa posizione, in particolare per ciò che riguarda il peccato, non riferibile a un intervento diretto e specifico di Dio, Geuincx attribui la coincidenza dei fatti fisici con quelli psichici alla sapienza preordinatrice di Dio, ricorrendo al noto paragone dei due orologi, che funzionano con perfetta sincronia, senza essere in reciproco rapporto causale, ma per un accordo loro, inizialmente conferito dall' artefice. Togliendo ogni facoltà d'azione ai singoli esseri corporei e spirituali, il Geuincx tende a negarne anche la sostanzialità, considerando i corpi come modi di un'unica sostanza estesa e gli spiriti come modi dello Spirito divino. L'o. assume così un carattere decisamente mistico e ciò appare soprattutto evidente nell'etica di A. Geuincx: massima virtù è considerata la umiltà, alla quale si giunge attraverso la conoscenza di sé («inspeggio et despeggio sui»); la vita morale è pura interiorità, piena dedizione a Dio, poiché ogni rapporto con il mondo esterno è illusorio e privo di valore («i subìni vales, ibi nil velis»). Per ciò che riguarda la conoscenza, il Geuincx critica la gnoseologia del realismo aristotelico-scolastico, affermando che le cose, quali sono in sé, rimangono per gli uomini inconsorbibili. La gnoseologia occasionalistica viene approfondita dal massimo rappresentante dell'o., N. Malebranche (v.), nella sua opera principale De la recherche de la vérité (1675). Anche il Malebranche accentua il dualismo cartesiano, negando la possibilità di un influsso reciproco fra esseri spirituali e corporei, anzi senz'altro qualsiasi forma di attività autonoma negli esseri finiti; Dio agisce direttamente su di essi, senza valersi di alcuno strumento. Su queste basi viene prospettato il problema della conoscenza. La vera conoscenza consiste nella chiara percezione delle idee da parte dell'intelletto, indipendentemente dalle sensazioni e dalle passioni, che sono le principali fonti di errore. Il problema fondamentale riguarda perciò l'origine delle idee; esse non possono provenire dagli oggetti esterni, per la incomunicabilità fra spirito e materia, né essere prodotte dall'anima, priva di creatività, né essere innate, poiché lo spirito finito non potrebbe contenere l'infinità. Si possono quindi concepire soltanto come pensi in Dio e la conoscenza ne è resa possibile soltanto da un rapporto diretto di partecipazione con la mente divina. Come i corpi finiti sono nello spazio, così gli spiriti finiti sono in Dio, che è «il luogo degli spiriti». Non v'è quindi inclinazione o aspirazione dell'anima umana che non sia, in ultima analisi, amore di Dio, anche se per un errore dei sensi e un arbitrio della volontà venga fraintesa. Malebranche ammette infatti nell'uomo la libertà, ma come mistero. Anche la conoscenza di Dio e l'autocoscienza (in contrasto con il razionalismo cartesiano) hanno un carattere mistico: di Dio non si può avere un'idea chiara e distinta, sebbene Dio sia il primo oggetto del pensiero; AUTOCOSCIENZA (v.) ha un valore intuitivo e coincide con la coscienza della partecipazione alla Divinità. Soltanto le conoscenze di tipo fisico-matematico sono puramente razionali, riferendosi al'idea chiara e distinta di estensione, ma esse sono possibili soltanto perché Dio agisce nel mondo fisico seguendo le vie più semplici, secondo leggi universali, che rimangono costanti con il variare delle cause naturali (occasionali). La speculazione razionale coincide perché ciò ancora con la vita religiosa.
Numerosi furono i cartesiani che si fecero segui dell'o. di Malebranche; fra questi: F. Lamy, monaco benedettino; R. Fedè, matematico e fisico; il padre gesuita P. André, discepolo di Malebranche e strenuo di-fensore della dottrina di lui; in Italia M. Fardella. L'o. suscitò gravi polemiche negli ambienti filosofici e religiosi del tempo. Soprattutto i cartesiani di Port-Royal avversarono le dottrine di Malebranche, il quale dovette GLI ARNALDISTI (v.) intorno al Traité de la nature et de la grâce.
bibl. recente in G. A. De Brie, Bibl. philosophica 1934-45, I. Bruxelles 1950, pp. 365-67. M. Elena Reina