OLLE-LAPRUNE, LÉON

OLLE-LAPRUNE, LÉON. - Filosofo, n. a Parigi il 25 luglio 1839, m. ivi il 13 febbr. 1898. Allievo dell'Ecole normale supérieure, iniziò il suo insegnamento al Liceo di Nizza, passando nel 1864 al Liceo di Douai. In questo stesso anno conseguì l'agrégation di filosofia.

Passò poi a Versailles e nel 1871 al Liceo Enrico IV di Parigi, che lasciò per assumere l'insegnamento all'Ecole normale supérieure (1875). Sono di questo periodo il notevole studio La philosophie de Malebranche (Parigi 1870) ed i lavori per il dottorato, De la certitude morale (ivi 1880), De Aristoteleae ethicesi fundamento (ivi 1880). All'Ecole normale, dove ebbe a discepolo, fra altri, M. Blondel, rimase per tutta la vita, elaborando le altre sue opere: Essai sur la morale d'Aristote (ivi 1881); La philosophie et le temps présent (ivi 1890); Les sources de la paix intellectuelle (ivi 1892); Le prix de la vie (ivi 1894, trad. II. di A. Codignola, Firenze 1924); Ce qu'on va chercher à Rome (Parigi 1895); La raison et le rationalisme (postumo, ivi 1906). Per aver assunto un atteggiamento di protesta all'epoca dell'espulsione dei religiosi, venne sospeso per un anno dall'insegnamento (1880). Nel 1897 fu chiamato a succedere al Vacherot all'Istituto.

Il pensiero di O.-L. si riallaccia direttamente alla corrente spiritualistica del Cousin tramite il suo maestro E. Caro. Ma da essa, pur nella fedeltà al metodo introspettivo e alle sue posizioni metafisiche, si distingue, collocandosi nella linea di quella filosofia cristiana illustrata allora dal Gratry. Da questo pensatore O.-L. trae poi non pochi motivi, primo quello che occorre andare al vero « con tutto l'essere », sviluppandoli con una chiara impronta personale. La filosofia di O.-L. non nasce infatti da una crisi - non ebbe mai a dubitare della sua fede - ma da un bisogno di approfondimento e di chiarificazione delle fondamentali verità umane. Proprie communia dicere è il compito del filosofo, e per far questo non occorre muovere dal dubbio. « Esaminare non è dubitare », ma approfondire i dati del senso comune e cogliere nella coscienza le certezze dell'esistenza dell'io, del mondo, di Dio, quale causa e ragione dell'universo entro cui ci si muove. E Dio è particolarmente amorevole Provvidenza che assiste e guida: contro il concetto giansenistico di una Provvidenza dalle ferree leggi, quale vorrebbe il Malebranche (ed è questa una delle critiche su cui O.-L. più insiste in La philosophie de Malebranche).

La coscienza viva dell'amore di Dio per l'uomo e quindi del valore dell'uomo è caratteristica di O.-L. Per questo le sue indagini, pur nella severità scientifica, si volgono ad argomenti atti a illuminare gli spiriti e ad aprirli alla verità cristiana. Un proposito di chiarificazione severa si accompagna ad un'esigenza di affermazione e diffusione della propria fede, che non chiude ma stimola e corona la ricerca pur senza invadere il campo. In questa linea si svolge lo studio sulle condizioni della « certezza morale », inteso a mettere in luce il posto che compete alla ragione e alla volontà nella conoscenza delle verità

moral

i. Lontano dal razionalismo ma neppure concedendo al fideismo O

L. precisa come la volontà non pone la verità ma aiuta a vederla attraverso una presenza che inizia con l'attenzione per culminare nell'adesione alla verità; senza questo atto le verità morali non sono conosciute nella loro natura e nel loro valore. « Nell'ordine delle verità morali, l'adesione della volontà è richiesta come condizione dell'assenso completo e definitivo dello spirito; la certezza completa è personale. Per riconoscere nel modo suo proprio la verità morale, bisogna essere in qualche modo simili al proprio oggetto, secondo la definizione dei filosofi antichi; bisogna fare la verità, secondo l'ammirevole parola del Vangelo » (De la certitude morale, ed. cit., p. 79): anche se occorre ammettere che « i motivi di affermare, il dovere di affermare esistono per tutti e sono visibili per tutti, una volta che siano state soddisfatte alcune condizioni preliminari, e pertanto l'affermazione stessa ha un principio obbiettivamente sufficiente e valevole per chiunque sia dotato di ragione » (ibid., p. 345). Questo sano motivo volontaristico è ripreso in La philosophie et le temps présent. La filosofia può nascere ed evitare le degenerazioni dell'estetismo e del positivismo, solo dove una vita alta e piena allarghi la conoscenza del reale acquistata attraverso la scienza e sostenga il pensiero.

Ma la filosofia non può dare tutto. L'uomo ricerca non la sola conoscenza ma il possesso della verità. « Ciò che vive potrebbe essere illuminato, guidato, frenato, sconvolto da ciò che non vive? Non è ammissibile. La vita sola dà l'ultima parola alla vita. Si ponga l'amore e tutto allora si anima senza che venga fatto nessun torto all'ideale » (Il valore della vita, ed. cit., p. 162). E chi dice amore dice persona, rapporto di persone, in una parola dice cristianesimo. Soltanto in questa dottrina attesa da tutto l'essere e garantita da salde prove storiche (l'apologetica classica, anche se si insiste maggiormente sulle disposizioni interiori, non è per nulla negata dall'O.-L.), l'uomo trova la parola e i mezzi che salvano, trova il valore della vita. Chi non è giunto a questa certezza si logora invano (come O.-L. mostra nel saggio su Th. Jouffroy) nel tentativo di trovarle un succedaneo. Solo la Chiesa - ed è questo uno dei pensieri fondamentali ripetuto da O.-L. nei suoi scritti e affermato nel suo insegnamento - ha la parola di vita vera, anche per gli spiriti moderni, e possiede la luce e la forza per illuminare e risolvere tutti i problemi dell'uomo da quelli interiori a quelli sociali.

BIBL.: M. Blondel, L. O.-L., Parigi 1925, trad. II. di O. Arcuno, Firenze 1925; R. Crippa, Il pensiero di L. O.-L., Brescia 1947; id., L. O.-L., ivi 1948 (con ampia bibl.).

Romeo Crippa

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“OLLE-LAPRUNE, LÉON.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 94. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/olle-laprune-leon.