VERCELLI, ARCIDIOCESI di. - Ha una superficie di 1658 kmq. e una popolazione di 198.500 ab., suddivisi tra 139 parrocchie, di cui 119 in provincia di V., 10 in quella di Novara, 9 in quella di Pavia e 1 in quella di Alessandria. Il clero diocesano consta di 299 sacerdoti residenti; 2 seminari: il maggiore in città, quello minore a Moncrivello. Conta inoltre 7 Ordini e congregazioni religiose maschili con 12 case, 49 sacerdoti e 32 laici; 126 case femminili con 955 religiose. Il capoluogo ha 42.930 ab. (1951). Patrono: s. Eusebio vescovo, la cui festa si celebra il 10 ag. Sede arcivescovile dal 1817, ha come suffraganee le diocesi di Alessandria, Biella, Casale, Novara e Vigevano. Il suo territorio è costituito per 3/4 da pianure prevalentemente coltivate a riso (ca. metà della superficie e produzione nazionale), donde de-
riva un particolare problema sociale per la immigrazione stagionale di oltre 27.000 mondarismo forestieri, in maggior parte donne, al tempo della monda (maggio-luglio) e di 16.000 mietitori esterni per la raccolta.
I. STORIA CIVILE
La città è l'antica Vercellae, posta presso il fiume Sesia, quasi alla confluenza delle strade romane, che da Pavia e da Milano portavano ai valichi dell' Alpi Pennine, fondata dai Salluvii tra i Libii o Libici (Plinio, Nat. hist., III, 21). Entrata nell'orbita di Roma forse all'inizio del sec. II a. C., V. divenne forte e potente. Non lungi da essa, ai Campi Raudii, nel 101 a. C. Mario sconfisse i Cimbri. A una trentina di km. verso nord-ovest, presso Vittimulo, esistevano le cave d'oro vercellesi ricordate da Strabone (V, 218, 12) e da Plinio (Nat. hist., XXXIII, 21). Inclusa nella XI regione augustea (Transpadana), V., denominata da Marziale (Epigr., X, 12) «appellano» dal culto pagano ivi prevalente, era fin dai tempi di Vitellio «firmissimum municipium» (Tacito, Hist., I, 70), ascritto alla tribù Aniense. Ma in seguito tanto decaduta che a s. Gerolamo appariva ormai «raro... habitatore semiruta» (PL 22, 327).Capoluogo di ducato all'epoca longobarda, di contea al tempo dei Franchi, passò alla giurisdizione dei vescovi sulla fine del sec. X. Resasi progressivamente autonoma nei secc. XI-XII e costituita in libero comune, dominò su vasto territorio, piegando anche potenti feudatari; ebbe nel 1228 uno Studium generale durato in vita oltre un secolo e proclamò nel 1243 la libertà dei servi della gleba. Nel 1335 cadde sotto la signoria dei Visconti; Filippo Maria la cedette nel 1427 al duca Amedeo VIII di Savoia: Amedeo IX e Carlo II vi risiedettero e vi morirono. Subì rovinosi assedi nel 1617 e nel 1638 da parte degli Spagnoli, che l'occuparono fino al 1659, e nel 1704 dei Francesi che ne smantellarono le fortificazioni.
II. STORIA RELIGIOSA
Creta diocesi verso il 345, V. s. EUGENIO (v.) e comprendeva allora, pare, tutto il Piemonte. Ma l'indirizzo della lettera che Eusebio scrisse dall'esilio (ca. 356) al clero «et sanctis... plebius Vercellensis, Novariensis, Hippogregensis, Augustanis, Industriensis et Agaminis ad Palatium necnon etiam Derthonensis» (secondo la lezione migliore: cf. BHL, 2748), sembra supporre una situazione già diversa per Torino e le altre plaghe del Piemonte. La presenza di comunità cristiane in località minori e distanti dal centro, quali Industria (Monte du Po) e Palatium (presso Crescentino sulla strada romana che, lungo il Po, univa Taurinum a Ticinum), l'istituzione della vita comune tra il clero (s. Ambrogio, Epist., I, 63, 56) e l'esistenza a V. EUGENIO, favorita dalla consistenza dei nuclei preesistenti di fedeli. L'apostolato svolto dai successori, s. Limenio, presente al Concilio di Aquileia del 381, e s. Onorato (CIL, V, 6722), eletto dopo contrasti interni per intervento di s. Ambrogio (Epist., I, 63: cf. Paolino, Vita, 47), nonché da s. NAVARRA (v.) diede tangibili risultati: ca. il 389 vennero smembrate da V. NAVARRA e di Torino, se pur questa non già prima, e, poco dopo, quelle di Ivrea e di Aosta.Il catalogo dei 40 pastori da Eusebio a Nottingham (ca. 1830), risultante dai loro ritratti già dipinti nel vecchio Duomo, è ora frammentario: tra essi, 12 dei quali decorati del titolo di santo, emergono s. Emiliano I, verso il 501, che, oltre un altare nella Cattedrale, ove se ne venera il corpo, ebbe dedicate alcune chiese; s. Flaviano (m. nel 541), presunto autore delle iscrizioni metriche vercellesi, di cui si ha l'epitaffio (CIL, V, 6728); Emiliano II, al quale re Ariperto II confermò nel 707 il monastero di S. Michele di Lucedio, da poco fondato, e le donazioni precedenti. Con Liutvardo, arcicancelliere di Carlo il Grosso, prese consistenza, se non inizio, il potere temporale dei vescovi, sia per virtù del discusso diploma del 16 marzo 882, sia per altro analogo atto. La strage che il 13 dic. 899 fecero del clero cittadino gli Ungheri, ai quali soggiacque pure Liutvardo (cf. MGH, Script., I, p. 609), benché forse in altra data, portò alla Chiesa di V. gravi conseguenze ancora perduranti al tempo del Sinodo di Ingone (964), Attone (v.) vi avesse nel frattempo svolta una ferma azione pastorale.

benché forse in altra data, portò alla Chiesa di V. gravi conseguenze ancora perduranti al tempo del Sinodo di Ingone (964), Attone (v.) vi avesse nel frattempo svolta una ferma azione pastorale.
Contro i vescovi s. Pietro (m. nel 997) e Arduino d'Ivrea (v.): del primo che ne fu vittima arse il cadavere, onde venne scomunicato, mentre Ottone III lo spogliava dei beni che assegnava con le contee di V. e di Santhià a Leone mediante due diplomi del 7 maggio 999. Pur essendo rimaste in parte inoperanti, queste donazioni con quelle del 1000-1001 segnano l'acme della feudalietà vescovile. Ben tosto, forse dalla metà del sec. XI, il comune prese a contrastare sempre più l'esercizio in città e nella contea; in queste lotte si inquadra la costruzione di borghi e castelli da parte di vescovi, quali Uguccione (m. nel 1170) che fondò il Piazzò di Biella e Ronsecco; BORGOFRANCO (v.), una trentina, creati poi con altri fini nei secc. XII-XIII dal Comune. Il quale nel 1243 tentò di impossessarsi del residuo dominio episcopale, ormai ridotto ai soli luoghi elencati (dopo le pievi) nella bolla del 1° giugno 1187, inviata da Urbano III, già vescovo di V. (1182-84) a s. ALBERTI (v.); resistette invito il presule Martino Avogadro (1244-68). Vi posero fine invece la cessione di Biella al duca sabaudo Amedeo VI (1379) e l'investitura del feudo pontificio di Masserano e Crecavuore ai Fieschi (1394). Nel 1400 e 1500 ressero la Chiesa di V. vescovi della famiglia Fieschi di Lavagna per ca. 90 anni FERRANDO (v.), dal 1499 al 1572, quando il card. Guido Ferrero la permutò con G. Francesco Bonomi (v. EUNOMIANI), abate di Nonantola. Il Bonomi vi attuò la riforma tridentina: tenne il sinodi, consolidò il Seminario urbano, eresse quello minore, abolì il rito eusebiano e delle visite pastorali in diocesi, in Moriana ed in Val d'Aosta (1576) lasciò accurate relazioni.
Nel 1474 fu smembrata da V. Casale (v.); nel 1772 Biella (v.). Sotto Napoleone, che nella sola città soppresse ben 18 conventi, la diocesi venne
mano, domenicano (m. nel 1459); b. Arcangela Giriani di Trino, carmelitana (m. nel 1494); b. Panattieri (v.); b. Giacobino Canepaccio, carmelitano (m. nel 1508): tutti con culto approvato in diocesi; Rainero Avogadro, il vesco. o che attuò la crociata con- ro fra' Dolcino (v.); Antonio da V. (v.); M. Gattinara (v.); R. BAZZANO (v.); O. FERRARIENSIS (v.); Raimondo Re- crosio, vescovo di Nizza (m. nel 1732); G. Fr. Marchini, blista (m. nel 1774); E. Avogadro Della Motta (v.).
V. ARCHIVI
Della antica Schola S. Eusebii, annessa al Duomo, si hanno poche notizie; ma di riflesso se ne scorge l'importanza dalla preziosa raccolta di 220 codici dell'Archivio capitolare (numerosi quelli miniati, parecchi dei secc. IX-XI, una cinquantina i liturgici, alcuni dei quali con note musicali antiche; celebri i codici: Vercellensis a della vetus latina del sec. IV; anglosassone, Vercelli Book, del sec. X; De advocatis dell'imitazione di Cristo ([v.] del sec. XIII-XIV; il n. 39 contenente le opere di Attone, del sec. X, ecc. con documenti dal 707 in poi). Notevoli pure gli Archivii: arcivescovile (carte dal 1145 in poi); civico per la raccolta del Biscioni (atti dall'882 in poi); dell'ospedale (re- gestate le carte dal sec. XII al 1500); della Curia arcivesco- vile (atti di visite pastorali dal 1553 in poi). Le carte degli antichi monasteri soppressi, parte sono andate disperse, parte sono all'Archivio di Stato di Torino. Buone le Biblio- teche del Seminario, Agnesia (ecclesiastica) e civica.VI. MONUMENTI
Appartengono al periodo roma- nico il campanile (del 1152 ca.) della Cattedrale, rico- struita in varie riprese dal 1572 al 1860 su disegno di P. Tibaldi e, per la facciata e l'atrio, di B. ALTIERI (v.), che conserva un Crocifisso di lamina d'argento sbalzata (sec. XI) e un tesoro di grande pregio artistico, compren- dente tra l'altro una copertura a lamina d'argento con sbalzi (sec. IX), donata da re Berengario I per il codice dei Vangeli di S. Eusebio, e un'altra d'oro con ornati a smalti e pietre dure per un evangelario (sec. XI; V. tav. 89 del vol. IX); il portale ed i musei pavimentati di S. Maria Maggiore (ora al Museo Leone con il materiale epigrafico ricuperato nella demolizione della stessa e del Duomo), chiesa matrice di V., riedificata nel sec. XII e consacrata da Eugenio III il 17 giugno 1148, abbattuta nel 1777; la parte anteriore di S. Bernardo; i campanili di S. Mi- chele e di S. Vittore. Il fervore architettonico dei sec. XI-XII è confermato dalle superstiti chiese romaniche sparse in diocesi, quali le antiche pievi di S. Michele di Balocco; S. Michele di Clivolo a Borgo d'Ale; Lenta; S. Maria di Rado a Gattinara; l'abbaziale di S. Ge- nuario, del sec. XI; le chiese di Naula a Piane Sesia (ivi epitaffio di prete Candidiano: sec. VII); S. Michele di Trino (importante centro religioso, patria dei Giolito e di altri celebri tipografi che stamparono a Venezia dal 1480 e in loco dal 1508); S. Pietro di Robbio; S. Lorenzo di Oldenico; S. Pietro di Tronzano, ecc. del sec. XII. Il più insigne monumento cittadino è la basilica di
conformata territorialmente al dipartimento della Sesia (1805). Il breve B. Petri Apostolorum del 17 luglio 1817, che elevava V. a metropoli, ne stabili i confini attuali. Tra i pastori del sec. XIX rifugie per zelo Alessandro D'Angennes (1832-69).
III. PIEVI, CAPITOLI, MONASTERI
La diocesi nel sec. X era divisa in 36 pievi rurali (cataloghi in cod. Vat. lat. 4322, ff. 34' e 108), quasi tutte poste su antiche strade romane e in zone archeologiche. Oltre i due Ca- pitoli cittadini di S. Maria e S. Eusebio, che i vescovi Norgaudo (ca. 844) e Alderico nel 1040 alla pratica della vita comune, già dal sec. XI ne esistevano altri 7, tra cui quelli di Biella e Casale. Nove furono le storiche abba- zie: SS. Michele e Genuario di Lucedio, illustrata da s. Bononio (v.); S. Stefano di V.; SS. Vittore e Corona di Grazzano (Ca- sale) dotata nel 961; SS. Salvatore e Gia- como della Bessa (Biella); Sannazzaro (1040 ca.); Muleggio (sec. XI?), benedettine; S. Maria di Lucedio, cistercense, fondata nel 1123, fiorente con gli abati Pietro (1184-1205) Oglerio (v.), il cui vasto territorio dai monaci che lo bonificarono GRANGIA (v.); S. Maria di Vezzolano ([v.] ora Asti); S. Andrea di V. fondata nel 1224 dal card. BICCHIERI, GUALA (v.) Tommaso Gallo (v.).IV. PERSONAGGI ILLUSTRI
Ebbero i natali in diocesi: s. Guglielmo (v.); b. MODO (v.); b. Giovanni da V. (v.); b. Emilia Bicchieri, domenicana, fondatrice del monastero di S. Margherita (m. nel 1314); b. Antonio della chiesa di S. Ger-S. Andrea in stile gotico con elementi antelamici, costruita negli anni 1219-27 a cura del card. Guala Bicchieri; tipiche espressioni del gotico sono pure le chiese di S. Francesco, di S. Marco (ridotta a mercato pubblico), di Sannazzaro e le costruzioni monastiche di S. Maria di Lucedio. Del '700 notevoli il 2° cortile del Seminario ultimato su disegno del Juvaro e la chiesa parrocchiale di Borgo d'Alle (1770) di ispirazione vittoriana.
Sulla fine del '400 e nel '500 tenne un posto preminente nel movimento artistico del Piemonte la scuola pittorica vercellese, resa illustre dai nomi dello Spanzotti, Sodoma (v.), che passò presto a Siena, FERRARIENSIS (v.), degli Oldoni, dei Giovenone e di Bernardino Lanino; le molte tavole e gli affreschi esistenti nel Museo Borgogna, in episcopio e in varie chiese cittadine (S. Cristoforo, S. Paolo, S. Francesco, S. Giuliano, ecc.) e della diocesi ne documentano la feconda attività. Ricchi ed apprezzati i Musei cittadini: Leone (archeologia) e Borgogna (pinacoteca). Un privato conserva il cofano del carl. Bi chi ri con smalti limosini del secc. XIII. - Vedi tav. CXXX.