TOMMASO GALLO (da VERCELLI). - Detto anche T. di S. Vittore o T. Vercellese, era già canonico Regolare dell'Abbazia di S. Vittore a Parigi nel 1218, quando compose il commento a Isaia.
Fin da questo momento s'era familiarizzato con le opere dello ps. Dionigi. Al seguito del card. Guala Bicchieri venne in Italia (1219) e a Vercelli fondò il monastero di S. Andrea, del quale nel 1224 fu priore e nel 1226 abate. Ai primi anni del soggiorno a Vercelli appartengono il commento ai Cantica canticorum e le Glossae in cav. 1227 il secondo commento ai Cantica, del 1238 le Extractions da diverse opere dello ps. Dionigi; del 1241 l'Explan. in mysticum theol. cui tieni dietro l'Explan. de div. nominibus. Nel 1238 ospitò l'imperatore Federico II, e nel 1243, quando Vercelli si dichiarò guelfa, l'abate riparò coi ghibellini a Ivrea. Lo stesso anno pubblicò a Vercelli l'Explan. de cael. hier. Deposito per l'appoggio dato ai ghibellini, rifiutò di sottomettersi e si stabilì di nuovo a Ivrea, ove attese a un terzo commento ai Cantica, all'Explan. in eccles. hier. e ad altre opere mistiche. Morì, forse ritornato nella sua abbazia nel dic. 1246. Egli approfondì lo studio degli scritti dello ps. Dionigi e s'adoprò ad accordarli con la S. Scritura e con lo spirito della teologia di Giovanni Saraceno. Grande fu l'influenza dei suoi scritti sulla mistica francescana e cistercense, non che su quella tedesca da Maestro Eccardo di Hochheim al card. Cusano.