FERRANDO. - Vescovo africano, m. ca. il 546. Fu discepolo di s. Fulgenzio di Ruspe, e quando questi venne esiliato, con altri 60 vescovi africani, dal re vandalo Trasamondo in Sardegna (ca. 508), in segui, e guadagnato dalle esortazioni di lui abbracciò la vita religiosa in un piccolo monastero fondato da Fulgenzio e Cagliari. Ritornato in Africa nel 523, sotto il re Ilderico, fu diacono della Chiesa di Cartagine.
Scritse: la Vita s. Fulgenzii, in cui l'ammirazione e l'affetto riconoscente per il maestro e il palese intento edificante non intaccano il valore del documento storico, di grandissima importanza per la conoscenza di Fulgenzio e della Chiesa africana sotto il dominio vandalico. La Vita è giunta anonima: l'attribuzione a F. è suggerita da validi argomenti interni, che pochi contestano; la Bresciatio canonum, che raccoglie in 232 capp., ordinandole per materia, le norme disciplinari vigenti nella Chiesa, attinte a numerosi concili greci e africani, trattando prima del clero: vescovi (1-84), preti (85-103), diaconi (104-20), altri chierici (121-42), poi dei concili (143-44), dei delitti e della condotta da tenere con eretici ebrei e pagani (145-98), del Battesimo (199-205), della Quaresima (206-10) infine di argomenti vari (211-32); Lettere: 5 sono biglietti di carattere personale; 2 sottopongono a Fulgenzio dei quesiti, su di un catecumeno battezzato quand'era già privo di conoscenza e morto senza aver ricevuto l'Eucaristie (1), sulla Trinità e su Gesù Cristo; 5 sono trattati in forma di lettera: ad Anatolio, su le due nature e l'unica persona di Cristo (3), a Eugipolo, sul medesimo argomento (4), a Severo di Costantinopoli, ancora di contenuto trinitario e cristologico (5), a Pelagio e Anatolio, diaconi di Roma, sulla questione dei Tre Capitoli, alla cui condanna F. si dichiara contrario, menzionando esplicitamente solo Ibs di Edessa (6), al conte Regino, in cui, suppendo a Fulgenzio che nel frattempo era morto, espone i doveri di un generale cristiano (7).