FACONDO DI ERMIANA

FACONDO DI ERMIANA. - Vescovo africano del VI sec. Quanto si sa di lui è strettamente connesso con la parte ch'egli sostenne nella questione dei Tre Capitoli, dei quali fu uno dei più strenui e tenaci difensori, impiegandovi le sue doti di vigoroso polemista e di profondo conoscitore dei Padri greci e latini.

Vescovo di Ermiana nella Bizacene d'Africa, si recò a Costantinopoli quando ferveva la controversia, e là, invitato da altri vescovi, scrisse fra il 546 e il 548 la sua opera maggiore: Pro defensione Trium Capitulorum Concilii Chalcedonensis libri XII ad Iustinianum imperatorem. Preso atto che l'imperatore – accettando la proposizione che una delle Persone trinitarie ha sofferto nella carne, ed inoltre la maternità divina della Vergine e l'unione delle due nature in Cristo – è nella vera Fede, cerca di dimostrare che gli oppositori dei Tre Capitoli, eutihiani e originisti, si servono della questione come d'un pretesto per scalzare l'autorità del Concilio di Calcedonia, e difende energicamente gli uomini e gli scritti incriminati, soffermandosi a lungo su Teodoro di Mopsuestia e Hibà di Edessa, mentre Teodoreto di Ciro è solo brevemente menzionato. Insiste, a tale intento, su alcuni principi: dovere dei vescovi d'illuminare nella Fede i principi e di questi di sottomettersi all'autorità dei vescovi in materia di Fede e di morale; irrefondibilità delle decisioni prese da un concilio; illegalità d'un procedimento contro i morti, su cui la Chiesa non ha giurisdizione; ingiustizia della condanna pronunciata contro una persona per qualche sbaglio occasionale e della taccia di eretico attribuita a chi non fu pertinace nell'errore. Prima che quest'opera fosse compiuta, giunse a Costantinopoli papa Vigilio, che richiese a 70 vescovi una relazione scritta sulla questione. F. redasse in sette giorni un riassunto dell'opera che aveva per mano, in oltre 3000 righe, che andò perduto. Quando, con il Indicatum dell'11 apr. 548, Vigilio condannò i Tre Capitoli – condanna confermata, dopo forti contrasti del Papa con Giustiniano, dal Concilio Costantinopolitano del 553 – F., con la maggior parte dell'episcopato africano, si separò dalla comunione con i vescovi orientali e con il Papa. Sostenne questo punto di vista, verso il 571, mentre stavo nascosto per sfuggire alla persecuzione imperiale, nel Liber contra Mocianum scholasticum, appellandosi a precedenti storici, e in tono ancor più aspro nella Epistola Fidei catholicae in defensione Trium Capitulorum, ove attribuisce agli avversari tutta la colpa d'aver turbato la pace della Chiesa e conferma il suo rifiuto di

comunicare con essi. In questo atteggiamento F. si ostinò sino alla morte.

BIBL.: Opera: PL 67, 527-878. Studi: J. Nirschl. Lehr- durch der Patrologie und Patristik, III, Magonza 1885, pp. 475-79; Bardenhewer, V, pp. 320-24; Moricea, III, pp. 1467-79.

Michele Pellegrino

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“FACONDO DI ERMIANA.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 585. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/facondo-di-ermiana.