FAENZA, DIOCESI di. - In prov. di Ravenna; è suffraganea di Bologna; la Cattedrale è dedicata a s. Pietro Apostolo. La diocesi ha un'estensione di 700 kmq. e conta 125.000 ab., di cui 23.250 in città, 47.660 nel comune e ca. 80.000 in altri 10 comuni. Le appartengono 14 parrocchie di città e 103 di campagna divise in 25 vicariati. Conta 247 sacerdoti, 536 religiosi e religiose, divisi in 7 monasteri, 9 conventi o addetti alla cura di 14 collegi o istituti di educazione.
Centro di comunicazione tra la Toscana e la zona ravennate, deve principalmente a ciò il suo sviluppo fin dall'antichità (è ricordata per la prima volta nelle fonti storiche come alleata di Roma nella seconda guerra punica, 216 a. C.). Di un cristianesimo precostantiniano a F. non abbiamo notizie dirette (leggendari i martiri faentini Emiliana e Savino): però al Sinodo romano del 313 è già presente un suo vescovo Constantinus a Faventia (Ottato Mil., CSEL, 26, 26), e questo fa supporre che il cristianesimo vi fosse già da tempo numeroso ed organizzato. Nessun'altra diocesi dell'Emilia ha dato sicure tanto antiche. Ad un vescovo, pure di nome Costanzo, si rivolge ca. 60 anni dopo s. Ambrogio (PL 16, 879) come a vescovo vicinissimo ad Imola, per affidargli la temporanea cura di questa chiesa. È verosimile trattarsi di un vescovo di F., la città più vicina ad Imola; le obiezioni mosse al riguardo dal Lanzoni (p. 770) sono basate su di un singolare equivoco geografico in cui è caduto l'illustre studioso. L'antica Cattedrale corrispondeva all'attuale S. Maria vecchia (vi si notano ancora importanti avanzi murari del VI sec.) ed era una basilica cimiteriale a tre navate, posta fuori e ad ovest della città. Con le guerre longobarde (a. 740) questa chiesa passò ai monaci assumendo il nome di S. Maria foris portam e divenne cattedrale la Plebs S. Petri, al centro della città, basilica anch'essa a tre navi, volta con la facciata ad oriente: dopo vari incendi a distruzioni, fu riedificata dal vescovo Federico Manfredi (1474).
I secc. VI-XI segnano lo sviluppo delle pievi e dei monasteri in questa diocesi. Una balla di papa Celestino II (Kehr, Italia Pontificia, V, Berlino 1911, p. 148) dice che nel 1243 la diocesi di F. comprendeva ben 22 pievi e 6 monasteri, e si estendeva dalla cresta dell'Appennino alle porte di Ravenna, con largo sviluppo anche a valle di Imola ed a monte di Forli. Di tali pievi sono particolarmente antiche quelle di S. Pietro in Silvia
e di S. Giovanni in Ottavo; tra i monasteri celebri quello di S. Maria foris portam (dove nel 1072 muore s. Pier Damiano, sepolto oggi nella Cattedrale) e quello di S. Benedetto in Alpe (per il quale nel 1021 s. Romualdo ottiene un diploma da Enrico III). Dal sec. XI sorgono attorno alle pievi le cappellanie o parrocchie; nella sola città nel 1200 sono già 27, e la Rotta Decimarum del 1301 (Studi e Testi, 60 [Città del Vaticano 1949], pp. 199-221) per tutta la diocesi ne clenea 237 con 12 monasteri. Anche durante il periodo delle lotte tra guelfi e ghibellini (fino all'affermarsi della signoria dei Manfredi, 1313)
è notevole il rifiorire della vita religiosa a F., dovuta principalmente allo sviluppo degli Ordini mendicanti. Nel 1223 si ha il primo convento di Domenicani e nel 1224 quello delle Clarisse (era ancor vivo a. Francesco). Sono di questo tempo i faentini b. Novellone (m. 1280), s. Umiltà (m. nel 1310, nel 1266 aveva fondato il suo monastero di monache vallombrosane) ed il b. Filippo Giacomo Bertoni (m. 1483). Però nel sec. XVI la città è infestata dalle dottrine dei novatori, ed in tutta Italia acquista fama di città luterana: tristamente celebri i processi del

(fot. Alivori)
I monumenti sacri di F. hanno subito gravissimi danni per la guerra 1940-45: il 50% delle chiese è andato totalmente distrutto ed il 20% gravemente danneggiato, mentre quasi tutti i campanili sono scomparsi. Sono rimasti fortunatamente in piedi, con danni più leggeri, alcuni fra i monumenti più preziosi: la Cattedrale, di Giuliano da Maiano (1474: nell'interno fu compiuta da Lapo Portigiani il giovane nei primi decenni del Cinque-
cento, e fu consacrata nel 1381), in cui si ammirano il sepolcro di S. Savino, di Benedetto da Maiano (1442-97), l'altare di S. Terenzio, di Agostino di Duccio (1418-98), pitture di Ferravi Penzoni (m. 1613), ecc.; la chiesa della Commedia, del sec. XI, con affresco abidale di Girolamo Tarvisano (m. nel 1544) ed altro affresco sulla tomba di fra' Saba di Castiglione del Minzocchi (m. 1564); S. Ippolito, opera di Gioacchino Tomba (1771); S. Maria dell'Angelo (1621), su disegno del romano Girolamo Rainaldi; S. Domenico (1759) col prezioso coro in legno del Paganelli; S. Bartolomeo (sec. IX); ceramiche e tele cinquecentesche trasportate poi nella Pinacoteca comunale e nel Museo delle Ceramiche, ecc.
107-221; F. Lanzoni, Cronotazzi dei vescovi di F. dai primordi a tutto il sec. XIII, Faenza 1913; id., La Controriforma nella città e diocesi di F., ivi 1925; id., La fondazione e l'apertura del Seminario di F., ivi (1926); Cottineau, I, 1908-1100. Giovanni Lucchesi