VIALE PRELÀ, MICHELE. - Cardinale n. a Bastia (Corsica) il 29 sett. 1798, m. a Bologna il 15 maggio 1860.
Sacerdote nel 1823, venne avviato alla carriera diplomatica ed iniziò il suo cursus quale uditore della nunziatura in Svizzera. Dopo una lunga permanenza in Segreteria di Stato, nel 1838, fu destinato a Monaco di Baviera come internunzio, promosso nunzio nel 1841 ed innalzato alla dignità arcivescovile di Cartagine e finalmente trasferito a Vienna nel 1845. Le sue elette doti gli procurarono nella capitale austriaca vaste simpatie e sicure amicizie, principale fra tutte quella del Metternich: circostanza che riuscì preziosa alla S. Sede nel 1848, perché il V. P. poté rimanere in sede, quasi a titolo personale, anche dopo la partenza dell'ambasciatore austriaco da Roma ed evitare una rottura completa tra il Vaticano e il governo imperiale nel momento difficilissimo in cui si minacciava addirittura uno scisma contro il Pontefice, che a Vienna era riguardato come asservito alla rivoluzione italiana. Sollevatasi anche la capitale contro l'assolutismo absburgico, il nunzio seguì la famiglia imperiale ad Innsbruck per espresso invito del sovrano; e di lì ebbe a trasferirsi a Soden, per seguirvi da vicino i lavori dell'Assemblea costituente di Francoforte e riferirne costantemente alla Segreteria di Stato. A sett., prima ancora del ristabilimento ufficiale dei rapporti diplomatici tra la S. Sede e l'Impero, egli era di nuovo a Vienna, inteso a rendere ancora cordiali le relazioni con Roma.
Ma il capolavoro diplomatico del V. P. fu la stipulazione del Concordato del 1855, di cui egli suggerì la prima idea ad uno dei più autorevoli prelati austriaci, Giuseppe von Rauscher, sino dalla primavera del 1849, traendo motivo dalla promulgazione della Costituzione dell'Impero, concessa da Francesco Giuseppe, il 4 marzo di quell'anno. Intervenne così alla conferenza episcopale diretta dal card. di Schwarzenberg, dalla quale uscì appunto l'invito al sovrano di negoziare un concordato con la S. Sede. La richiesta della conferenza venne accolta dal governo soltanto nel 1852 e le trattative ebbero inizio tra il V. P. ed il von Rauscher - divenuto frattanto arcivescovo di Vienna - ai primi del 1853. L'instaurazione di un regime concordatario con l'Austria presentava per la S. Sede un'importanza del tutto particolare, perché si trattava non solo di addivenire a uno strumento che potesse servire di modello per le trattative con altri governi dopo la bufera rivoluzionaria del 1848, ma di cancellare ogni traccia del « giurisdizionalismo » giuseppino che aveva sino allora dominato la politica ecclesiastica degli Absburgo. Il V. P. fu all'altezza del grave compito e in tre anni di laboriose trattative raggiunse la meta, con piena soddisfazione di Pio IX. Cardinale riservato in pectore dal 1852 e proclamato nel 1853, egli rimase a Vienna come pronunzio sino alla firma del Concordato (18 ag. 1855), ratificato dal Papa il 3 nov. con la bolla Deus humanae salutis auctor e proclamato legge di Stato in Austria due giorni più tardi. Rientrato finalmente in Italia, il V. Bologna e raggiunse immediatamente la sua sede, alla quale si volle con insistenza che lo avesse destinato il card. Antonelli per allontanare da Roma il più abile diplomatico pontificio, ad evitare che il Papa avesse ad affidargli la Segreteria di Stato.
Per quanto vissuto fino allora lontano dalla cura pastorale, il V. P. fu, nei quattro anni in cui resse la diocesi, un presule veramente esemplare, che le maggiori cure dedicò alla formazione del suo clero e al miglioramento dei costumi dei fedeli. Seguita nel 1859 la caduta del dominio pontificio in Emilia, egli evitò studiosamente ogni contatto con le nuove autorità politiche dimostrandosi strenuo difensore dei diritti della Chiesa.