VERRI, BIAGIO. - Missionario apostolico, n. a Barni, in Vallassina, il 2 ott. 1819, m. a Torino, il 26 ott. 1884, associato nell'Opera del Riscatto delle piccole schiave africane con d. Niccolò Olivieri.
Questi, n. a Voltaggio (Genova) il 21 febbr. 1792, era pronipote di s. G. B. De Rossi (v.); apprezzato direttore del Ricovero delle Penitenti di Genova, nel 1838 cominciò ad estendere la sua attività al riscatto delle morette. Le acquistava sui mercati egiziani e le collocava per la loro educazione in numerosi istituti religiosi di Europa. L'iniziativa, cominciata senza un piano prestabilito, in brevi anni si trasformò nell'attività sapientemente organizzata che prese il nome di Opera del Riscatto. L'Opera assorbì pressoché tutta l'attività dell'Olivieri, sicché nel 1848 rinunciò al proprio ufficio e si dedicò completamente ad essa. Nell'ag. 1859 conobbe a Milano don B. V. che, comprendendo perfettamente l'importanza dell'Opera, se ne fece propagandista per la raccolta dei fondi necessari. In seguito sentì nascere in sé il desiderio di una collaborazione più diretta e completa. Nel 1857, volendo conoscere la volontà di Dio a suo riguardo, compì il mese ignaziano di spirituali esercizi nella Casa dei Gesuiti a Verderio (Milano); si recò poi a Torino per consigliarsi con d. Bosco, che conosceva da alcuni anni. Il 9 dic. partiva da Milano per l'Egitto in compagnia di d. Olivieri. Fu quello il primo di numerosi viaggi, disagevoli e pericolosi. Comperava morette e le portava in Europa, le collocava in istituti e raccoglieva le ingenti somme indispensabili per l'Opera. Per suo consiglio, le Francescane Missionarie d'Egitto fondarono al Cairo il Collegio delle Morette, che fu di valido aiuto per l'opera del Riscatto. Il 25 ott. 1864 d. Olivieri moriva. Don V. continuò solo l'immane compito del Riscatto. Contrariamente ai consigli di molti non volle costruire case, perché molti istituti già provvedevano all'educazione delle morette e perché si era allora nell'epoca dell'incameramento dei beni religiosi. Inoltre non voleva spendere in immobili somme che avrebbero potuto servire per riscattare più numerose morette. A Napoli strinse amicizia con il ven. Ludovico da Casoria, che fondò il Collegio dei moretti, per avviarli al sacerdozio secondo il suo celebre detto: «L'Africa deve salvare l'Africa!». Nel 1884 moriva al Cottolengo di Torino. Tre anni dopo la sua salma veniva trionfalmente trasportata a Barni. È in corso la sua causa di beatificazione. I frutti dell'attività instancabile dei due missionari furono notevolissimi. Delle moltissime morette riscattate la maggior parte fece ottima riuscita sia nel mondo come nel chiostro. Alcune si elevarono ad alti gradi di santità.
il Collegio dei moretti, Milano 1935; C. Caminada, Il Missionario degli schiavi, Como 1936; id., Don B. Verri, Varese 1951. Costantino Caminada