Il dominio angioino, accettato con relativa facilità nell'Italia meridionale, aveva reagito con molto vigore al risorgere delle tradizioni severe; ma la durezza della repressione aveva aperto un solco tra dominatori e dominatari specialmente in Sicilia, dove la situazione era aggravata dalla durezza delle pressioni fiscali, dall'immissione di fedeltari e di funzionari angioini, dal definitivo trasferimento della capitale da Palermo a Napoli con tutte le conseguenze economiche che ne derivavano. Gli esuli dall'isola e dalla parte continentale del Regno - ed in particolare il salernitano Giovanni da Procida - intrigavano con nemici degli Angioini e soprattutto con Pietro III d'Angona, marito di Costanza, figlia di Manfredi, che era fortemente interessato a tutti gli avvenimenti mediterranei dell'espansione marinara catalana. I preparativi di una spedizione militare veneto-angioina contro l'Impero bizantino indussero Pietro III ad intendersi col secondo e a preparare uno sbarco in Sicilia, trasferendo la sua flotta sulle coste africane. Il 31 marzo 1282 l'insurrezione popolare scoppiava inopinatamente a Palermo; massacrati od espulsi i Francesi, le città siciliane tentarono di darsi ordinamenti popolari e di costituire un governo federale, sotto la protezione del Papa, che confessò invece il movimento. Impreparazione politica e difficoltà militari le spinnero senza troppa esitazione ad offrire la corona a Pietro III, che il 7 sett. 1282 sbarcò a Palermo ed assunse con il titolo di re di Sicilia la direzione della guerra. Liberata Messina dall'assedio degli Angioini, Pietro III passò all'offensiva per scacciare gli Angioini anche dalla penisola, ed ottenne successi militari sul continente e per mare. Papato e Francia intervennero in appoggio di Carlo d'Angiò, determinando un pericoloso contrasto franco-aragonese per cui Giacomo II giudicò opportuno rinunciare alla Sicilia, ottenendo in cambio Sardegna e Corsica. I Siciliani non accettarono la cessione ed elessero loro re Federico d'Aragona, fratello minore di Giacomo (genn. 1296), il quale continuò la guerra contro gli Angioini, con alterna vicenda, finché ottenne con il Trattato di Caltabellotta (1302) il riconoscimento della situazione di fatto ed il titolo di re di Trinacria, con la condizione che alla sua morte l'isola ritornasse agli Angioini. Ciò non avvenne e si determinò così un continuo stato di guerra, aperto a lontane tra le due parti dell'antico Regno, che ne esaurì le energie e le risorse, preparando la soggezione dell'isola agli Aragonesi e aprendo la via al successivo loro intervento nella penisola.
VESPRO SICILIANO
BIBL.: A. Amari, La guerra del V., Milano 1886; O. Cartellieri, Peter V. MARTINO I, RE D'ARAGONA E DI SICILIA. V., Heidelberg 1904; H. Wierasgowsky, Conjurations y alianzas políticas de rey Pedro de Aragon contra Carlos de Anjou ante de las Vísperas, Madrid 1935; G. Falco, Il V. s, in Albori d'Europa, Roma 1947, p. 478; P. Soldevila, Peire el Gran, Barcellona 1949-52; S. Bottari, Per un nuova ed. della Guerra del V., in Sicilium Gymnasium, 1949, p. 295 sgg. Gina Fasoli