VESPUCCI, Amerigo. - Navigatore, uno dei più grandi, anzi il massimo fra i seguaci di Colombo, n. a Firenze nel marzo 1454, terzo di quattro figli di ser Nastagio notaio, m. a Siviglia il 22 febbr. 1512.
Il nome, che doveva poi rimanere per sempre al Nuovo Continente, era tradizionale nella famiglia. Il V. ebbe da gioventù un'istruzione umanistica, nel 1479 accompagnò, come «garzone», un suo parente inviato dai Medici oratore al re di Francia, ed al ritorno entrò nel «banco» di Lorenzo e Giovanni di Pier Francesco de' Medici, acquistando la piena fiducia dei suoi principali. Questi lo inviarono, alla fine del 1491, a Siviglia dove avevano un'attiva agenzia, diretta da un Gianotto Berardi, che si occupava di diversi negozi, ma soprattutto, a quanto pare, dell'armamento di navi. Pertanto V. assiste con ogni probabilità al ritorno di Colombo dalla prima spedizione che il Berardi aveva aiutato; più tardi dovette collaborare, ancora col Berardi, all'allestimento di una nave per la seconda spedizione di Colombo e di altre per la terza; in questa occasione V. e Colombo si conobbero personalmente. Morto il Berardi alla fine del 1495 o ai primi del 1496, il V. ne fu esecutore testamentario e rimase poi capo effettivo dell'agenzia di Siviglia.
Il periodo, nel quale il V. compì le sue navigazioni, cade tra il 1497 ed il 1504. Ai primi del 1505, chiamato alla Corte spagnola per una consultazione su questioni riservate, il V. veniva assunto come esperto presso la famosa Casa de Contratación de las Unidas, istituita due anni prima a Siviglia, e successivamente nel 1508 era nominato piloto mayor presso la Casa stessa: ufficio altissimo e di grande fiducia, cui era annessa la funzione di esaminare tutti i piloti e i capitani marittimi che aspiravano ad una patente per navigazioni d'oltremare, e l'altra di apprestare la carta ufficiale delle terre nuovamente scoperte e delle rotte ad esse dirette (padron real), viaglando e coordinando tutti gli elementi che i piloti e i capitani di mare erano obbligati a fornire: tale carta rappresentava una geloso segreto e chi n'era custode doveva essere in fama di scrupolosa coscienza e fedeltà. Tale ufficio il V., che aveva ottenuto la cittadinanza spagnuola, tenne fino alla sua morte; alla vedova, Maria Cerezo, fu concessa una pensione in riconoscimento degli altri servizi prestati dal marito.
Sulle navigazioni del V. si posseggono due serie di documenti. La prima è costituita: da una lettera del V. stesso data la Lisbona 4 sett. 1504, in lingua italiana, diretta forse al gonfaloniere Pier Soderini, stampata a Firenze nel 1505; da due versioni o rifacimenti latini di tale lettera messa in circolazione per le stampe col titolo di Quatuor Americi navigationes e di Mundus Novus; la seconda serie è costituita da tre lettere private (cioè

monastico. Le parti, aggiunte in seguito al nucleo primitivo dei cinque salmi con le loro relative antifone salmodiche, hanno ridotto gli attuali V. romani ad uno schema simile a quello delle Lodi.
non destinate alle stampe) dirette dal V. Lorenzo e Giovanni di Pier Francesco de' Medici. Nei documenti della prima serie si parla di quattro viaggi del V., in quelli della seconda solo di due. Fino a pochi anni fa i documenti della prima serie erano ritenuti autentici, per quanto la successione dei quattro viaggi suscitasse un'infinità di incertezze e di dubbi; secondo un'ipotesi formulata da Alberto Magnaghi, invece, quei documenti sarebbero il risultato di abili manipolazioni (cui il V. sarebbe stato estraneo) e i soli documenti autentici sarebbero al contrario le lettere private, onde i viaggi accertati si ridurrebbero a due. La questione, fondamentale per la valutazione dell'opera del V., ha dato luogo ad ardenti polemiche e non è ancora chiusa. Il tentativo di conciliare le due serie di documenti, ripetuto anche di recente da uno storico argentino, R. Levillier, non può ritenersi riuscito.
È certamente autentico il viaggio compiuto dal V. fra il maggio 1499 ed il giugno 1500 in qualità di pilota in una spedizione di quattro navi inviate dalla Spagna e comandata da Alonso de Ojeda (è la seconda spedizione della serie tradizionale). Poiché il V. vi partecipava come pilota è da ritenersi per certo che non fosse alla sua prima prova; ma una precedente navigazione (1497-98), che avrebbe avuto per teatro le coste del Golfo del Messico e quelle atlantiche dalla Florida alla Baia di Chesapeake, non sembra assolutamente potersi ammettere come realmente avvenuta.
Nella navigazione del 1499-1500, il V. si separò dall'Ojeda dopo raggiunte le coste della attuale Guiana e navigò verso sud, scoprendo le foci del Rio delle Amazzoni, poi procedette lungo le coste dell'attuale Brasile fino al C. de la Consolación o C. S. Agostino (circa 6° lat. s.) indi tornò sui suoi passi, raggiunse Trinidad, vide le foci dell'Orinoco e si ricongiunse con le navi dell'Ojeda ad Haiti. Il viaggio ebbe, dal punto di vista scientifico, importante, e il V. ritenne di avere navigato lungo le coste di una estrema penisola orientale dell'Asia, quella nella quale Tolomeo poneva l'emporio commerciale di Catticara, anzi di tale penisola ricercò la estremità occidentale, il Capo di Catticara, come il V. dice, varcato il quale le navi sarebbero, secondo le sue idee, pervenute nei mari dell'Asia meridionale. Ed appena tornato in Spagna si diede ad apparecchiare una nuova spedizione (in concorrenza con quella allestita in quel tempo da Vasco de Gama) con l'obbiettivo di raggiungere l'Oceano Indiano, il Golfo gongetico e l'Isola di Taprobanc. Ma il governo spagnolo non accolse le proposte del V., il quale sul finire del 1500 passò, per ragioni non conosciute, al servizio del Portogallo e sotto gli auspici del Portogallo compiù una seconda spedizione, che partì da Lisbona il 13 maggio 1501. Dopo una sosta alle Isole del C. Verde le navi traversarono l'oceano in direzione sud-ovest, raggiunsero le coste del Brasile verso il C. Agostino, scoprendo (nel genn. 1502) la baia detta Rio de Janeiro, e navigarono certamente fino al Rio de la Plata del quale il V. è da ritenersi il primo scopritore. Con tutta probabilità una rapida corsa condusse le navi ancor più a sud lungo le coste della Patagonia, fino al Golfo di S. Giuliano o forse più oltre. L'itinerario del ritorno è ignoto. Le navi approdarono a Lisbona il 22 luglio 1502.
Quale che sia l'estremo punto raggiunto a sud dal V., questa navigazione ha nella storia delle scoperte geografiche un'importanza fondamentale e decisiva, in quanto radicò nel V. stesso e diffuse nell'ambiente dei dotti la convinzione che le terre nuovamente scoperte non fossero parte dell'Asia, ma costituissero un Mondo Nuovo. Non è pertanto da meravigliarsi se in un cenacolo di studiosi tedeschi a St-Dié di Lorena, un umanista, Martino Waldseemüller, ristampando nel 1507 le Quatuor Americi navigationes, precedute con un breve opuscolo intitolato Cosmographiae Introductio, lanciasse la proposta che il nuovo mondo testé rivelato fosse denominato «ab Americo inventore... Amerigen quasi Americi terram sive Americam». La proposta è consacrata anche in un grande planisfero dello stesso Waldseemüller, nel quale appare per la prima volta il nome America, appli-cato tuttavia solo all'America del Sud. La proposta ebbe una fortuna forse inattesa; ma l'estensione del nome all'America del Nord è più tardiva. Nella parte superiore della carta, figurano in corrispondenza all'emisfero abbraccianti il Continente Antico, il ritratto di Tolomeo; in corrispondenza a quello dove è delineato il Mondo Nuovo, il ritratto del V. 
cato tuttavia solo all'America del Sud. La proposta ebbe una fortuna forse inattesa; ma l'estensione del nome all'America del Nord è più tardiva. Nella parte superiore della carta, figurano in corrispondenza all'emisfero abbraccianti il Continente Antico, il ritratto di Tolomeo; in corrispondenza a quello dove è delineato il Mondo Nuovo, il ritratto del V.
Che questi partecipasse ancora ad un'altra spedizione per conto del governo portoghese (si dice a quella, assai dubbia, comandata da G. Coelho) è incerto, anzi improbabile. In ogni caso questa spedizione non arrecò alcun contributo di conoscenze nuove. Successivamente il V. tornò al servizio della Spagna e certamente, in qualità di piloto mayor, contribuì alla preparazione di altre spedizioni, ma a nessuna più partecipò di persona.
Sul V. furono pronunziati giudizi disvessimi: non è mancato chi lo ritenesse un ignorante, un falsario, un ciarlatano usurpatore di menti altrui, ecc. A smentire queste accuse basta il fatto che la Spagna confidò a lui straniero, a preferenza che a qualsiasi connazionale, l'ufficio altissimo di piloto mayor, il che implica che a lui, si riconoscessero qualità eminenti scientifiche e pratiche in materia di nautica, dirittura morale, e scrupolosità tale da poter esser custode di materiali e di elementi di eccezionale importanza e riservatissimi. Quali che siano state le ragioni del suo temporaneo passaggio al servizio del Portogallo, è certo che il governo spagnolo non gli fece di ciò alcun carico. La fama del V. è ormai definitivamente consacrata come quella di un uomo di mare e navigatore di altissimo valore, tale da potersi porre a pari con Colombo, che ebbe pure per lui, come risulta da una lettera autografa, la maggiore estimazione. L'antagonismo onde in passato si contrapponevano i due grandi italiani è ormai da tempo definitivamente composto: a Colombo spetta l'incomparabile merito di aver per primo valicato l'Oceano occidentale, per millenni ritenuto invalicabile, e di aver scoperto le terre della «altra sponda»; a V. quello di aver dimostrato che tali terre non appartenevano all'Asia, ma costituivano un nuovo Continente.
Il V. eseguì il rilievo delle coste da lui scoperte e ne costruì la carta, ma questa è andata perduta al pari dei diari di bordo. Rimangono tuttavia alcune carte